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Il sindaco di Casola Valsenio, Giorgio Sagrini sulle richieste di chiusura della Cava di Monte Tondo: “Senza lavoro non c’è tutela ambientale”

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Basito e indignato. Si definisce così il sindaco di Casola Valsenio, Giorgio Sagrini, dopo aver preso visione dei commenti sulla stampa alle considerazioni dell’assessora regionale Irene Priolo in risposta all’interrogazione della consigliera di Europa Verde, Silvia Zamboni, sulla Cava di Monte Tondo. Ciò che lo ha disturbato “è la sottovalutazione, la totale mancanza di interesse, di considerazione delle ricadute, delle conseguenze occupazionali, socio-economiche delle scelte che si andranno a compiere su tempi e modi di prosecuzione dell’attività estrattiva del gesso nella cava di Monte Tondo”, spiega Sagrini.

Secondo il sindaco, la consigliera Zamboni ha sottovalutato e ignorato l’importanza dell’aspetto occupazionale, che concerne un centinaio di lavoratori occupati nello stabilimento di produzione del cartongesso e nell’indotto, definito dal sindaco “un prodotto fondamentale della nuova edilizia sostenibile”. Tra le osservazioni della consigliera Verde, maggiormente criticate da Sagrini, la richiesta di “una accelerazione per arrivare alla cessazione delle estrazioni e maggiori garanzie per la tenuta di questo fragile contesto ambientale”.

“La preoccupazione “per la tenuta di questo fragile contesto ambientale” è legittima – commenta Sagrini – ma lo è altrettanto e, per quanto mi riguarda, di più!, la tenuta di un fragile contesto sociale ed economico, qual è quello dei territori montani e delle aree interne. Non considerare, ignorare questo aspetto, è inaccettabile e intollerabile ed è l’espressione di una cultura ambientalista deviata e distorta… perché non c’è tutela ambientale in territori non presidiati, spopolati, desertificati dall’esodo; esodo inevitabile se non c’è lavoro, se non c’è occupazione, se non ci sono condizioni di reddito che giustifichino, che permettano di vivere nei territori montani”.

“Per me, per noi, come ribadito nella mozione approvata dal Consiglio comunale di Casola Valsenio, “la tutela del lavoro, dei livelli occupazionali, dell’indotto e il futuro della comunità è una condizione, un requisito imprescindibile dello scenario finale che si dovrà perseguire attraverso la prosecuzione dell’attività estrattiva e il conseguente ripristino ambientale”, aggiunge Sagrini.

“Una prosecuzione che deve essere misurata e quantificata in funzione del determinarsi delle condizioni tecniche e organizzative che permettano al Gruppo Saint-Gobain Italia di continuare a orientare sempre più la produzione del cartongesso, verso un minore utilizzo di materia prima naturale e il sempre maggiore utilizzo di materiale di recupero, come il cartongesso dismesso”.

“Obiettivo questo, che presuppone l’organizzazione di un sistema nazionale di raccolta del prodotto dismesso e la possibilità di realizzare nel territorio un polo, di interesse e dimensione nazionale, per il recupero e l’uso industriale di questo materiale. L’obiettivo da perseguire è garantire la continuità dell’attività industriale e dell’occupazione per gli addetti attuali e futuri”, conclude il sindaco di Casola Valsenio.

Silvia Zamboni replica al sindaco Giorgio Sagrini

“Leggo con stupore le parole del sindaco di Casola Valsenio, Giorgio Sagrini, sulla cava di Monte Tondo. Nell’interrogazione che ho presentato in Assemblea Legislativa Emilia-Romagna ho toccato il tema della tutela del reddito degli occupati e nella replica alla risposta dell’assessora Priolo ho espresso apprezzamento per il fatto che tre assessorati sono al lavoro a garanzia degli aspetti sia ambientali che occupazionali. Le parole e l’indignazione del sindaco sono quindi fuori luogo. Spero che se ne renda conto. Alimentare lo scontro tra occupazione e tutela dell’ambiente non aiuta né l’una né l’altro.”

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