Sardine a Ravenna. Mattia Santori: “se si sta zitti, qualcuno parlerà al nostro posto”, per questo siamo in piazza fotogallery

Prima Bologna, poi Modena. Ha avuto così inizio la storia delle “Sardine”, il movimento di protesta nato per contrastare Salvini, leader della Lega, e per fare argine al centrodestra nelle prossime elezioni regionali in programma in Emilia-Romagna domenica prossima. “Nessun insulto, nessun simbolo, nessun partito, solo partecipazione” ha ripetuto più volte Mattia Santori, 32 anni, laureato in scienze politiche e collaboratore per una rivista legata a Romano Prodi, uno degli ideatori del cosiddetto movimento delle sardine, a chi lo interrogava circa la ragione di questa clamorosa “azione dimostrativa”.

Un’idea frutto di una notte insonne, condivisa con tre amici – Roberto Morotti, 31 anni, ingegnere, Giulia Trappoloni, 30 anni, fisioterapista, e Andrea Garreffa, 30 anni, guida turistica – per fare qualcosa che fosse una sorta di contraltare alla manifestazione leghista al Paladozza. La definizione “sardine” sta a simboleggiare la forza dello stare uniti, la coesione contro la destra, rimanere “stretti stretti” come sardine in una scatola, a dimostrazione che la piazza antileghista è forte e numerosa: vicini e silenziosi come i pesci, contro la “retorica populista”.

Il tam tam partito da Facebook ha fatto il resto con la creazione dell’evento “Seimila sardine contro Salvini” e così in 15mila o forse di più hanno riempito giovedì 14 novembre Piazza Maggiore per quella che non avrebbe dovuto essere una manifestazione politica ma una dimostrazione della società civile. Dopo Bologna, è stata la volta di Modena. Poi Rimini e anche Ravenna in Darsena il 5 dicembre scorso. Se su Facebook si digita “6.000 sardine” compaiono eventi in mezza Italia: da Firenze a Torino a Napoli fino alla manifestazione nazionale di Roma con 100 mila persone in Piazza San Giovanni. Nel cuore di Roma si è, in quella circostanza, materializzato un popolo di “anticorpi della democrazia”, come si leggeva su magliette e cartelloni. Anche qui nessuna bandiera di partito. “Abbiam vinto 113 piazze a zero in un mese” ha esultato Santori, dinnanzi ad una piazza traboccante. E poi la festa del 19 gennaio in Piazza VIII Agosto a Bologna.

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Dall’abolizione dei decreti sicurezza di Salvini alla condanna di ogni forma di violenza nella pratica politica anche sui social, sono state 5 le proposte politiche delle Sardine. Chiediamo a Mattia Santori di spiegare meglio.

“Chi è eletto faccia politica nelle sedi istituzionali i ministri comunichino solo attraverso i canali istituzionali. Ci sia trasparenza nell’uso dei social network e su chi finanzia le pubblicazioni da parte dei politici. La violenza verbale sia equiparata alla violenza fisica. Per abrogare i decreti sicurezza, servono leggi che non mettano al centro la paura”.

Quale è stata la “molla” che ha dato origine al vostro movimento e qual è il rapporto tra le vostre intenzioni iniziali e quello che si è sviluppato nel tempo?

“La nostra intenzione iniziale, quando abbiamo organizzato la piazza di Bologna, era contestualizzata in un momento ben preciso: l’inizio della campagna elettorale e l’arrivo ufficiale in Emilia-Romagna di Salvini, che sapevamo si sarebbe trattenuto qui per mesi. Si trattava di presentare un’alternativa collettiva, di dare una sveglia subito, in modo da non doversi interrogare il giorno dopo le elezioni sulle responsabilità. In seguito quello che è successo è che, evidentemente, è saltato un tappo, si è scoperchiata una pentola che ribolliva. Da una parte all’altra dell’Italia c’era un senso di fastidio e malsopportazione di quello che stava avvenendo a livello di dibattito politico. A distanza di tre settimane, in un solo giorno 14 piazze in tutta Italia, autogestite, auto-organizzate, da parte di persone che hanno visto quello che era successo a Bologna, si sono riconosciute ed hanno voluto scendere in piazza a manifestare il proprio dissenso rispetto alla piega che la Lega, e non solo, stava facendo prendere alla politica. Noi eravamo a fare tutt’altro, a seguire le nostre vite, e nel frattempo in Italia c’era questa ondata di manifestazioni, piazze gremite di persone “.

La vostra “azione” è finalizzata esclusivamente a dare maggiore forza alla candidatura di Bonaccini oppure ha un ”respiro più ampio”? Mi spiego meglio, questo è un fenomeno legato ad un’idea di temporaneità o è destinato ad assumere una forma organizzativa ben definita?

“Anche la mancata consapevolezza della durata dà l’idea di un fenomeno. Stiamo parlando di qualcosa di incontrollato, che all’inizio doveva durare un giorno, forse una settimana. Sta durando da mesi e forse proseguirà anche nei prossimi mesi. Forse diventerà qualcosa di più stabile ma per il momento resta un fenomeno sociale”.

Come interpreti il vostro ruolo? Adoperi spesso la parola “fenomeno” invece che “movimento” per definire la realtà che è nata. Perché questa scelta, quali sono le implicazioni di questa scelta di termini?

“Un movimento è qualcosa di organizzato. Nell’accezione del termine che siamo abituati a dare noi, ad esempio nel caso del Movimento 5 Stelle, è qualcosa di molto più organizzato e centralizzato, mentre il nostro è un fenomeno di riappropriazione di pensieri, di idee di società: è molto più riconducibile a un fenomeno sociale che a un movimento politico”.

Quale dovrebbe essere secondo te il rapporto tra un fenomeno come il vostro, la politica rappresentativa ed i partiti, e qual è il ruolo che queste diverse forme politiche dovrebbero assumersi?

“È un ruolo complementare. Da un lato serve un anticorpo sociale che aiuti a ristabilire le regole del gioco e del sano dibattito. Dall’altro serve una dimensione rappresentativa che, approfittando di questo sostegno da parte delle piazze, cerchi di ripristinare una politica in senso stretto più efficace, dove finalmente si possa discutere di temi. È chiaro che le due cose devono dialogare. La scommessa, un po’ utopica, alternativa, innovativa di questo fenomeno è appunto la ricerca di un dialogo tra i due aspetti. C’è una piazza che riconosce la responsabilità di essere stata assente per tanto tempo e una politica che riconosce di non essere stata in grado di dare un’alternativa alla retorica populista, sovranista”.

Qual è secondo te la situazione del dibattito pubblico oggi? Quali sono le ragioni di tale situazione e cosa occorrerebbe fare per cambiare questa rotta?

“Il primo punto è questo: se il campo da gioco è inquinato è difficile che sia espresso un buon gioco. Prima di guardare alle responsabilità dei diversi partiti della sinistra, del centro, dei moderati noi dovremmo riflettere sul modo in cui una parte della destra ha ottenuto i propri consensi. Questo è avvenuto con dei metodi, basati anche su psicologia e informatica, tali per cui su Internet e Facebook, dove ormai moltissime persone sviluppano opinioni su tutti gli argomenti, fosse possibile manipolare ad arte i messaggi. In questo contesto la difficoltà per chi voleva esprimere un concetto complesso era di riuscire ad affermarlo senza essere sovrastato da chi usava toni diversi e senza essere aggredito. Se anche Berlinguer, Pertini o De Gasperi fossero stati presenti in questi anni non sarebbero riusciti ad affermare un concetto in questo schema di gioco. Quindi c’è una responsabilità oggettiva e finché non la si riconosce non si va da nessuna parte. Dopodiché ci sono stati politici più o meno efficaci ma prima di tutto va riconosciuto questo nodo. Anche per quanto riguarda i temi ambientali non è possibile affrontarli seriamente fintantoché, ad esempio, Greta Thunberg è sminuita in quanto persona e non si analizza il messaggio che porta. Questo è il terreno su cui lavoriamo: ripartire da una serie di temi e lavorare su questi. Anche perché, se finora l’esperienza diretta e immediata delle minacce, degli insulti, della manipolazione di Facebook e di Internet era riservata prevalentemente ad alcune figure molto esposte, ora viene vissuta da molte più persone. Chiunque ha organizzato una piazza in Italia è andato incontro a tantissimi problemi, di reputazione, di insulti, di diffamazione della propria persona, di violazione della privacy. In questo momento ci sono centinaia, migliaia di persone in tutta Italia che hanno capito e subìto quello che di solito può succedere ai politici o agli esponenti di istituzioni o ai sostenitori di determinate idee.”

Quale sarà il vostro futuro?

“Abbiamo imparato che la percezione delle cose è completamente falsata. Internet e i social network arrivano a falsare le percezioni non solo dei prodotti commerciali, ma anche delle idee di società. Questo lo abbiamo visto in tutte le piazze delle sardine. Quasi sempre i referenti mi chiamano il giorno prima della manifestazione dicendo che la loro è una piazza difficile, che non riusciranno a riempirla. Gli stessi referenti mi chiamano il giorno dopo raccontando che la piazza è stata un successo, qualcosa che non si era mai visto negli ultimi trent’anni. Questa è sicuramente la questione centrale. L’altra cosa che abbiamo scoperto è che se si sta zitti, qualcuno parlerà al nostro posto. Questo vale sia nel dibattito politico, sia nelle piazze, sia a livello mediatico. L’errore del Movimento 5 Stelle nella fase iniziale era quello di rifiutarsi di andare in televisione, di rilasciare interviste, di parlare. Sono stati gli altri a descriverli. Noi,  forse troppo, andiamo in televisione, andiamo sui giornali, rilasciamo interviste, interveniamo, proprio perché vogliamo evitare che qualcun altro ci descriva al posto nostro. Per quanto riguarda il futuro credo bisognerà ritornare sul livello territoriale. L’idea, molto complessa, per la quale servirà tanto tempo, è quella di sintetizzare quello che siamo, che siamo stati, di capire chi ha composto questo movimento, quali sono i temi che ci hanno unito, quali sono le sfide future. Questo è necessario proprio per fare in modo che nelle sfide future possiamo essere uniti e dare ancora un segnale, che non sia politico in senso stretto ma che rappresenti quel famoso argine, quell’anticorpo rispetto all’avanzata di qualcosa di disastroso”.

A cura di Mirella Madeo

 

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LE SARDINE IN PIAZZA KENNEDY A RAVENNA E AL PAPEETE DI MILANO MARITTIMA

A conclusione della campagna elettorale a Ravenna, oggi venerdì 24 gennaio, in concomitanza con la manifestazione del centrodestra in Piazza del Popolo – con Salvini, Berlusconi, Meloni e Borgonzoni – le Sardine di Ravenna e dell’Emilia-Romagna si troveranno alle ore 18.30 in Piazza Kennedy a Ravenna. Sulla pagina Facebook delle Sardine di Ravenna c’è scritto per la giornata di oggi:

🐟“ISTRUZIONI PER L’USO”🐟:
Per una corretta assunzione di “sardine in piazza” ricordiamo a tutti i partecipanti di portare con sé all’evento SARDINE COLORATE, un LIBRO a testa e, per chi sa suonare o per chi vuole imparare, uno STRUMENTO MUSICALE o qualcosa che gli somigli (https://tabs.ultimate-guitar.com/tab/modena-city-ramblers/bella-ciao-chords-1907515).
Vi spiegheremo come usare l’occorrente durante la manifestazione. Noi siamo carichissimi e abbiamo in serbo una SORPRESA per voi, un OSPITE D’ECCEZIONE che porterà il suo saluto alla piazza 😎🐟. Partite per tempo e cercate di usare i mezzi pubblici, perché Piazza Kennedy è facilmente raggiungibile sia a piedi dalla stazione, sia con il bus che fa fermata proprio lì. Inoltre, non meno importante, le sardine ci tengono a nuotare in un mare pulito perciò lasciamo la piazza più pulita di come la troveremo 🌱!”
Domani sabato 25 gennaio alle 12 è invece in programma un flash mob davanti al Papeete di Milano Marittima.