Ravenna, Michele de Pascale e l’elogio della città: chiusi in casa, abbiamo riscoperto l’importanza dello spazio pubblico

Rassicurante sulle casse e sul bilancio comunale - servizi e investimenti sono al sicuro - il Sindaco guarda al futuro in tre direzioni: la sanità, l'economia, la città pubblica.

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Soddisfatto di come Ravenna sta affrontando la Fase 2 (“i Ravennati si stanno comportando bene e meglio della media dei cittadini italiani”), scettico per non dire peggio sugli assistenti civici, impegnato a dare più suolo pubblico ai pubblici esercizi e ad alleggerire la Tari, il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale punta sulla rinascita della città dopo la pandemia, a partire proprio dal grande segnale che può arrivare dal Ravenna Festival (“tutto il mondo ci guarda e attende di vedere il Maestro Riccardo Muti che apre il Ravenna Festival alla Rocca Brancaleone”). Rassicurante sulle casse e sul bilancio comunale – servizi e investimenti sono al sicuro – de Pascale guarda al futuro in tre direzioni: la sanità, l’economia, la città pubblica. Già, l’avevamo sotto gli occhi e non ce ne eravamo accorti. Poi il lockdown e la clausura forzata nelle nostre case ci hanno fatto capire quanto sia bella, preziosa, importante la città con la sua dimensione comunitaria e i suoi spazi pubblici. Di cui avere cura, oggi e domani.

L’INTERVISTA

Sindaco de Pascale, qual è la sua opinione sulla Fase 2 a Ravenna, iniziata il 4 maggio e rilanciata il 18, sul fronte assembramenti

“In generale, la mia percezione è che, seppure con qualche eccezione fisiologica – che stiamo cercando di controllare e di ricondurre a una logica di comportamento corretta -, i Ravennati anche in questa Fase 2 si stiano comportando bene e meglio della media dei cittadini italiani. Vedo molto senso di responsabilità sia da parte dei cittadini, sia da parte del sistema delle imprese.”

E come va il dialogo con le imprese?

“Abbiamo messo in piedi questi tavoli di confronto strada per strada, con gli operatori, che si stanno concludendo in questi giorni. E assieme alle preoccupazioni economiche, a cui stiamo cercando di dare risposte efficaci, gli operatori mostrano una grande sensibilità a fare tutto quello che è necessario perché il lavoro e l’attività economica riprendano e si svolgano secondo le regole, in sicurezza per tutti.”

Qual è la sua opinione sulla ormai famosa proposta dei 60 mila assistenti civici annunciata dal Ministro Boccia?

“Non l’ho capita e non l’ho condivisa, sinceramente. Questa idea è tendenzialmente sbagliata perché centralizzata. Un bando nazionale per ricercare dei volontari da indirizzare nei Comuni, per dare una mano ai Sindaci, semplicemente non funziona.”

Lei dice, se devono aiutare i Sindaci lasciate fare queste cose ai Sindaci.

“Sì, lasciateci lavorare. Poi io posso capire che noi a Ravenna e in Emilia-Romagna abbiamo una situazione particolare, perché non abbiamo mai avuto in questi mesi alcun problema di volontari che diano una mano. A me non è mai capitato durante questa crisi di avere bisogno di un volontario e di non avere almeno due opzioni diverse di associazioni di volontariato che non si rendessero disponibili.”

Probabilmente altrove non è così.

“Certo. Però io poi sono dell’idea che dove non c’è il volontariato, bisogna che ci sia il lavoro e non ci si debba inventare delle forme ibride come queste, cioè chi percepisce il reddito di cittadinanza dovrebbe ‘meritarsi’ con ore di volontariato il sussidio che riceve. Abbiamo già visto che questa cosa non funziona con i lavori socialmente utili. Facciamo lavorare le persone, è meglio. Noi abbiamo avanzato alla Regione la proposta dello street tutor che è previsto dalla legge regionale, ma è cosa diversa. Qui è prevista l’assunzione. C’è un lavoro. C’è un reddito, C’è una funzione chiara da svolgere.”

Apertura della città di Ravenna durante l’estate 2020 anche la sera, oltre il venerdì sera tradizionale: si riuscirà a fare questa cosa?

“Ora stiamo lavorando strada per strada, ventre a terra, per l’ampliamento degli spazi di suolo pubblico che le attività economiche possono occupare, perché per molte imprese si tratta di vita o di morte. Se non si concedesse l’occupazione di suolo pubblico molte attività sarebbero in condizioni di non riaprire. Quindi niente lavoro. Dipendenti in cassa integrazione o licenziati. Città meno viva. Una cosa da scongiurare. A differenza di altre città, non abbiamo detto presentate le domande che poi ci guardiamo: abbiamo fatto i tavoli con associazioni e operatori per decidere insieme. Questa è la priorità per commercio e pubblici esercizi che gli Assessori Cameliani e Costantini stanno gestendo. Anche il tema degli orari e dell’apertura serale dei negozi ci vede favorevoli e cercheremo di costruire una proposta condivisa insieme alle associazioni di categoria.”

La cultura riparte. Riaprono i siti Unesco. Riaprono i musei e i teatri. Si fa il Ravenna Festival. Sono segnali di rinascita importanti per una città come Ravenna.

“Sì. Assolutamente. Possiamo dire che tutto il mondo ci guarda e attende di vedere il Maestro Riccardo Muti che apre il Ravenna Festival alla Rocca Brancaleone. È un evento internazionale, un segnale che Ravenna manda al mondo intero dopo questa grande crisi che abbiamo attraversato e che non è finita. Ma a proposito di cultura, voglio dire che noi stiamo cercando di sostenere chi è in grado di ripartire, come il Ravenna Festival, ma non ci dimentichiamo di chi è più piccolo e non è in grado di ripartire. Abbiamo adottato un provvedimento per sostenere quanti hanno visto le loro produzioni o manifestazioni compromesse dalla crisi. Non vogliamo perdere il pluralismo della nostra ricca e variegata offerta culturale. Vogliamo cercare di traghettare tutta la cultura ravennate oltre questa crisi. Non possiamo permetterci di perdere alcun pezzo.”

In Francia, dove il turismo è importante ma non quanto in Italia per l’incidenza sul Pil, il Governo ha stanziato 18 miliardi di sostegno. In Italia, appena 5. Si può e si deve fare di più per questo settore che è il più penalizzato dalla crisi?

“Purtroppo a livello nazionale non c’è la stessa percezione che abbiamo qui in Emilia-Romagna sull’importanza del turismo. Non a caso qui abbiamo politiche di sviluppo fortemente incentrate sul turismo e ben interpretate dall’Assessore Andrea Corsini. La stagione balneare 2020 è fortemente compromessa, perché oltre all’emergenza sanitaria c’è stato un danno d’immagine notevole per l’Italia sul piano internazionale. Quest’estate dobbiamo difenderci, lavorare sul mercato domestico, ci sono speranze che questo mercato si orienti sull’Emilia-Romagna che sta uscendo bene dalla crisi e ha notoriamente livelli di qualità ed efficienza che in questa fase sono ancora più importanti. Poi superata l’estate, avremo bisogno di un grande investimento in comunicazione perché dovremo rilanciare l’immagine dell’Italia nel mondo.”

Michele de Pascale

Scuole ed asili. Lei ha fatto una battaglia, con qualche risultato, ma forse non tutti quelli che sperava di ottenere. A che punto siamo?

“Grazie a un lavoro di squadra, un risultato è stato ottenuto: fino a un certo punto di infanzia non si parlava affatto, l’infanzia era assente dai radar fin dall’inizio della crisi. Poi abbiamo posto il problema e se ne è cominciato a discutere e questa discussione non si è più fermata. È stato istituito un tavolo permanente sull’infanzia di cui io faccio parte, insieme a 4 Ministri, poi Regioni, Province e Comuni. Che cosa abbiamo ottenuto? Per ora la ripartenza dei centri estivi dai 3 anni in su e stiamo combattendo per l’estensione di queste aperture anche ai bimbi di 1 e 2 anni. Da oggi a Ravenna e altrove riaprono i giochi nei parchi. Nel Dpcm precedente c’era il divieto di accesso ai giochi nei parchi. Con il paradosso che un bambino ricco con un grande giardino aveva tutti i giochi che voleva nel suo parco e poteva invitare i suoi amici, mentre i bambini poveri non avevano alcun gioco. La crisi ha fatto esplodere anche le differenze sociali e questo è solo uno dei casi più eclatanti.”

A settembre resta il punto interrogativo sull’apertura delle scuole. Lei come la vede?

“Le scuole non possono non riaprire. E le lezioni non possono non essere in presenza. Perché la didattica a distanza può andare bene per una fase transitoria eccezionale, ma non può sostituire la didattica tradizionale. Aggiungo che se come Comuni e Province dobbiamo fare degli interventi strutturali sulle scuole, dobbiamo saperlo subito e dobbiamo avere delle procedute facilitate per potere intervenire al più presto.”

E forse anche i soldi per intervenire.

“Anche, ovviamente.”

A proposito di risorse, fra minori introiti e maggiori costi, come sono messe le casse del Comune? Che autunno ci attende? Ci sono dei servizi a rischio?

“Per fortuna, rispetto ad altri comuni italiani il Comune di Ravenna ha una situazione di cassa molto buona e, più in generale, siamo un Comune molto solido dal punto di vista del bilancio. Questo ci consente di fare, anche in questa fase di crisi, scelte che altri comuni non sono in grado di fare. Naturalmente stiamo lavorando per ottenere entrate straordinarie. La prima strada è questa del fondo da tre miliardi per il sistema dei comuni che il Ministro Gualtieri ha già detto che sarà rimpinguato nel corso dell’anno. La seconda strada è quella del sistema delle partecipate del Comune, il gruppo Ravenna Holding: puntiamo ad avere un sostegno straordinario anche da loro, vista la straordinarietà della situazione. È il momento di fare tutto ciò che è necessario per sostenere la comunità.”

Le ripeto la domanda, ci sono dei servizi a rischio?

“No, no, non ci saranno servizi ai cittadini a rischio. Le uniche cose che non faremo sono quelle che non si potranno fare. Per esempio, lo spettacolo delle Frecce Tricolori era un investimento importante, ma quest’anno non si può fare. Per fare un altro esempio, alle associazioni culturali garantiremo un sostegno anche se non hanno potuto svolgere certe manifestazioni e daremo più fondi per gli eventi dell’anno prossimo. Non stiamo ragionando in una logica di depauperamento dell’offerta dei servizi. Semplicemente non butteremo via i soldi. Invece, stiamo facendo un intervento poderoso sulla Tari, per andare incontro alle imprese che hanno subito i danni più forti, soprattutto nel turismo e nel commercio. La Tari è la leva più importante sulla quale possiamo agire.”

E sugli investimenti? Qualcuno aveva proposto di fermare il nuovo palasport per dare soldi alle imprese. Le sembra una buona idea?

“Ottima idea quella di fermare i cantieri adesso: poi chi glielo spiega alle ditte e agli operai?! Assolutamente no. Non vogliamo sottrarre un euro al piano investimenti del Comune. Se c’è un momento in cui bisogna aprire o confermare i cantieri, è proprio questo. E noi che facciamo, fermiamo quelli in corso? Proprio no, a parte che non si può. L’Italia oggi ha bisogno di raddoppiare gli investimenti pubblici. Noi abbiamo un piano investimenti importane e se sarà necessario contrarre qualche mutuo in più per rafforzare quel piano non esiteremo a farlo. Questa è la maniera migliore per sostenere l’economia.”

Sindaco, l’ultima domanda riguarda la città del futuro. Siamo ancora in una fase di emergenza e magari a qualcuno sembra bizzarro pensare al futuro mentre siamo alle prese ancora con la gestione così dura del presente. In realtà è proprio oggi che forse dovremmo pensare alla città che vogliamo domani. Anche per affrontare meglio emergenze come quella che stiamo attraversando, non crede?

“Sì. Io penso a tre fattori fondamentali. Il primo è scontato: la centralità dell’offerta di servizi sanitari. Continuo a dirlo, perché conoscendo come vanno le cose in questo paese, temo che fra tre mesi ci saremo dimenticati di come sono andate le cose. Ritengo che il funzionamento della sanità sia uno dei punti più rilevanti che segnala lo stato di salute di una comunità, non a caso come unica delega mi sono tenuto fin dall’inizio proprio questa. A livello nazionale questa consapevolezza non è altrettanto diffusa. In questi anni, tutti hanno dato più importanza a mettere in tasca della gente dei bonus piuttosto che investire su questo settore, senza capire che il Servizio Sanitario Nazionale è essenziale e ha bisogno di più risorse, e questa cosa è nell’interesse di tutti.”

Gli altri due temi.

“L’economia. L’Italia è uscita peggio di altri paesi dalla crisi del 2008, ora alle difficoltà si è aggiunta questa emergenza, quindi io dico che sul versante delle politiche industriali bisogna assolutamente recuperare terreno, ci vuole uno scatto. Basta ambiguità rispetto alle opportunità della crescita e dello sviluppo. Non possiamo più permetterci dibattiti surreali su infrastrutture sì, infrastrutture no, oppure le polemiche assurde sull’energia che abbiamo vissuto sulla nostra pelle anche a Ravenna. Mi auguro che si esca da questa crisi smettendo con le stupidaggini e imboccando la strada delle opportunità per la nostra economia, con tutte le tutele ambientali, ma senza pregiudizi ideologici. Ultima cosa importante: la città pubblica. Tutti rinchiusi nel nostro spazio privato forzatamente, ci siamo resi conto di quanto sia importante il parco pubblico, il teatro, il museo, l’offerta culturale. Tutte cose che nella frenesia della vita quotidiana si danno per scontate. Invece, scontate non sono.”

Fino a poco tempo fa andava di moda dire meno stato più privato. In questa crisi si è riscoperto che la dimensione pubblica è centrale.

“È fondamentale. Perché passa da questa dimensione l’idea di una società più accogliente, giusta e più armoniosa. Pensiamo a cosa è successo ai bambini. A quelli che avevano il parco in casa e a quelli che non ce l’avevano. Quelli che avevano una casa grande con tanti libri e un buon computer con una buona connessione internet e quelli che non ce l’avevano e dovevano fare lezione con il cellulare. Quindi, per una buona parte dei bambini e delle persone la risposta è nella dimensione pubblica. Nella scuola pubblica. Nel parco pubblico. Nell’impianto sportivo aperto a tutti. Nell’andare a teatro. Sono i luoghi della nostra comunità di cui dobbiamo sempre di più avere cura.”

 

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Commenti

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  1. Scritto da Donatella Donati

    Orgogliosissima! Non fa una piega

  2. Scritto da Patroclo

    Chiusi in casa, abbiamo vissuto, forse, con le dovute proporzioni, quello che i nostri genitori/nonni hanno vissuto nel ventennio..ambe’ pero’ quelli erano fascisti.!!!!!