I ragazzi di UPpunto raccontano la loro esperienza di “Scuola Bottega” intervistando l’Assessore Cameliani

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Ospitiamo volentieri sul nostro quotidiano online – ogni lunedì – l’iniziativa patrocinata all’Associazione Amici di Enzo e portata avanti da un gruppo di studenti del Liceo Classico e del Liceo Scientifico di Ravenna, di Istituti Tecnici di Ravenna, di diversi ragazzi dell’Istituto Politecnico di Grumello del Monte della Fondazione IKAROS e della Scuola di Apprendistato Upprendo di Bergamo della Fondazione Et Labora.  LA REDAZIONE

Scuola Bottega

UNA FINESTRA SULLA SCUOLA BOTTEGA. PARTE 3

Si conclude oggi la finestra che abbiamo aperto tre settimane fa sulla realtà di Scuola Bottega. Per quest’occasione abbiamo voluto intervistare anche l’Assessore del Comune di Ravenna Massimo Cameliani, per conoscerlo e comprendere le sue osservazioni in merito a questo progetto.

Perché ha deciso di entrare in politica? Da cosa nasce il suo impegno per la società?

“Fin da bambino ho avuto questa passione. L’ interesse non si è ripresentato fino a dopo gli studi universitari, quando come un sogno nel cassetto mai realizzato, a 28 anni ho deciso di impegnarmi nell’allora Partito Democratico. L’esperienza successivamente è maturata quando nel 2011 ho avuto l’incarico da assessore”.

In questo tempo di Covid-19, dove siamo stati costretti a portare avanti il lavoro in modalità smart working, uno come lei che ha un assessorato così ampio, come vive la sua responsabilità e il suo impegno a servizio del bene comune?

“Con la tecnologia non ho mai avuto un buon rapporto, credo che essa sia lo strumento, non il fine. Per lavorare in modalità smart working la tecnologia serve, ma è chiaro che mi manca il rapporto diretto che avevo con le persone. Ritrovarmi a casa davanti a un computer nei primi tempi non è stato facile, ma lo smart working mi ha permesso di lavorare e seguire tutte le questioni amministrative attraverso le numerose videoconferenze con i miei colleghi. C’è una differenza, però, tra lo smart working nelle imprese private e pubbliche. Nel mondo del pubblico impiego c’è ancora molto da lavorare, perché non si è ancora abituati a utilizzare lo smart working, nelle imprese private, invece, il tema è più semplice e vedo che si stanno raggiungendo risultati più positivi”.

Lei è stato un sostenitore della Scuola Bottega e ha voluto fosse sostenuta anche attraverso l’iniziativa del Comune di Ravenna “Adotta un progetto”. Quali peculiarità vede in un progetto come questo?

“È un’iniziativa importante perché dà la possibilità ai ragazzi e alla ragazze di fare un’esperienza all’interno di una azienda durante l’anno scolastico. Si tratta di un progetto lungimirante, forse anche più avanti rispetto alle scuole superiori di oggi, dove del mondo del lavoro non se ne parla neanche. A volte i ragazzi durante il percorso di studi hanno delle difficoltà e andare in un’azienda con un tutor può essere un metodo vincente perché gli dà la possibilità di riappropriarsi dei loro interessi e di conoscere un altro ambiente. È un progetto che ha una valenza formativa ed educativa, per noi importante”.

Qual è il feedback delle aziende che accolgono i ragazzi della Bottega?

“Di feedback ne ho avuti diversi l’anno scorso, ma quelli più positivi provengono dalle imprese agricole che ricordano con piacere la presenza dei ragazzi. La figura del tutor è apprezzata molto dalle aziende. Spesso le forme di tirocinio vengono viste come un peso, perché l’azienda ha tanti obiettivi e non riesce a star dietro anche ai ragazzi. Avere, invece, un tutor fornito dall’associazione o dalla cooperativa è importante, perché le imprese da un lato si sentono meno sole e dall’altro avvertono una maggiore responsabilità nei confronti della formazione del ragazzo o della ragazza.”

Quali differenze, se ci sono, vede tra la Scuola Bottega e l’Alternanza scuola lavoro?

“Forse la differenza maggiore è la presenza del tutor educativo, che non è presente nell’esperienza dell’Alternanza scuola lavoro. Una seconda distinzione è l’ambito delle aziende. Nella Scuola Bottega le aziende che partecipano sono più “sensibili” rispetto alle altre. Nell’Alternanza scuola lavoro le imprese sono più numerose, ma a volte, non hanno più quella passione che avevano all’inizio del percorso. Essendo la Scuola Bottega un percorso relativamente nuovo, le aziende aderenti sono aziende appassionate. Questo è senza dubbio l’elemento di maggior pregio.”

Uppunto

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