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“Poi mi ricordo. Le memorie di Primo Rosetti durante la Seconda Guerra Mondiale”, un libro di ricordi ed emozioni

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Roberta Rosetti ha deciso di raccontare suo padre Primo Rosetti, classe 1935, e gli anni duri vissuti da Primo nel secondo conflitto mondiale. E lo ha fatto insieme a lui. O forse bisognerebbe rovesciare il discorso. Primo Rosetti ha deciso di ricordare e raccontare quegli anni in cui bambino vedeva e viveva le drammatiche vicende dei grandi e lo ha fatto attraverso la figlia Roberta. Invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Ne nasce questo libro “Poi mi ricordo. Le memorie di Primo Rosetti durante la Seconda Guerra Mondiale” stampato presso la tipografia Stear di Ravenna.

Vi si legge fra l’altro: “Sono nato… l’8 novembre del 1935. Abbastanza presto per poter ricordare molto di quanto accadde nel nostro territorio durante il secondo conflitto mondiale e per avere, come tutti, in quel periodo, un’infanzia segnata da alcune immagini che si sono impresse da quei giorni in poi, fino ad oggi. Queste immagini ora sono diventate dei mini racconti. E da un po’ di tempo mi capita di tirarli fuori, quando viene a trovarmi mia figlia Roberta. Io parlo, così come si parla normalmente di cose vissute, e lei scrive su dei fogli, che poi rilegge. Ogni tanto salto avanti nel tempo mentre racconto, o torno indietro. Lei mi chiede qualche dettaglio, mi fa delle domande. Altre volte ascolta, pensierosa. Forse vorrebbe che io mantenessi un certo ordine cronologico. Allora incomincio, ritornando per un attimo alle considerazioni di poco fa. In quelle stesse considerazioni, infatti, ricade la vita di mio padre. Lui combatté quella guerra. Si chiamava Antonio, e partì nel 1942. Rimase per 3 anni lontano da casa. Fu fatto prigioniero a Palermo. Questa parola, prigioniero, nel triste vocabolario degli eventi bellici, ha davvero un peso terribile. Il prigioniero è forse il simbolo più forte della privazione della libertà. Per mano di altri, che nemmeno conosci. E che (quasi sempre è così) si fa fatica a capire. Quando incominceremo a parlare dei soldati tedeschi, è probabile che questo aspetto si mostrerà molto chiaramente. Se c’è una cosa che davvero è evidente per chiunque abbia vissuto o viva in uno stato di guerra, è proprio questa: il fatto che nessuno capisce nessuno. Fino a che questo diventa la normalità. Prima (parlo di mio padre) partecipò alle azioni in Algeria, ad Orano. In mezzo a quelle operazioni passate nelle pagine di storia come lo sbarco americano nei territori del nord Africa (Algeria e Marocco).  All’età di 4 anni abitavo a Durazzanino, in provincia di Forlì. A questo punto mia figlia mi guarda con molto stupore. Non si capacita di quanto si mantenga vivo in me questo particolare tanto antico. Le dico: “4 anni” , e lei mi guarda a occhi aperti. Eppure sa della casa colonica in cui vivevo. In essa, abitavano 50 persone. Penso sia difficile dimenticarsene. Anche se si parla di oltre 80 anni fa…”

Già da queste righe si intuisce l’intensità e insieme la semplice freschezza del racconto. Chi fosse interessato al volume (il costo è di 8 euro) può rivolgersi a Roberta Rosetti (robertarosetti@libero.it / cell. 340.1262631)

LA PREFAZIONE DI ROBERTA ROSETTI

In queste pagine si vivono i ricordi. Non si raccontano. Dico si vivono perché si possono ascoltare, più che leggere. I ricordi che abbiamo deciso di riportare sono vivi, freschi al punto che ci si può immergere in essi. Io sono Roberta, la figlia di Primo Rosetti, il vero autore di questo libro. Una delle tre. Quella che ha deciso di appuntare questi momenti lontani, che appartengono sì al passato, ma che restano presenti nel cuore di chi li ha vissuti. Senza che si possano cancellare. E ho ritenuto giusto che, in qualche modo, questo tempo passato tanto vivo trovi un piccolo supporto, una barchetta che lo aiuti a superare le barriere del futuro. E, se non a superare, almeno a resistere più a lungo, magari fino ad arenarsi su una spiaggia deserta, che prima o poi qualcuno visiterà. Ho preso nota dei ricordi di mio padre piena di stupore. Tanto quanto fosse la prima volta che ne sento le storie. E, in un certo senso, continuo a prenderne nota, perché li ripenso, li medito. Quando meno me lo aspetto nel corso delle mie giornate. Questi ricordi, così chiari e così intatti, sono come una pausa di silenzio. O forse (ciò sembra possibile) questi ricordi un attimo di silenzio lo domandano. Non chiedono al lettore di impegnarsi. Questi ricordi sono spontanei, naturali. Privi di intenti letterari. Sono racconti colloquiali. E sono un incontro, dove affiora ciò che da tempo fa parte di una persona. Proprio queste cose, il silenzio e l’incontro, si uniscono insieme, nel corso della lettura. Molto spesso ci rendiamo conto della bellezza di un incontro vissuto nel silenzio. Di quello che ci lascia dentro. Come un dolcissimo calore. Noi, sperando, abbiamo pensato di trasmetterlo. Almeno in parte. Insieme alle memorie di una volta.

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Commenti

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  1. Scritto da Marco74

    Leggere queste righe emozionano
    Lo acquisterò sicuramente.
    Pensando a chi come me non ha mai conosciuto i propri cari che hanno affrontato la prima o la seconda guerra.
    Nel mio caso che ho solamente visto le foto di mio nonno che ha combattuto in Africa e come premio un posto di lavoro in miniera a Perticara dove ciò che non ti ha tolto la guerra ti ha tolto la miniera emoziona. Storie vere vissute che andrebbero sicuramente lette per tentare di capire cosa siano le restrizioni e non un lockdown.

  2. Scritto da Alessandra Maltoni

    Complimenti a padre e figlia, conservare la memoria del vissuto è una ricchezza e una lode alla vita.

  3. Scritto da Donatella P

    Penso che sarà emozionante rivivere quei tempi con la memoria di chi li ha vissuti e ancora li ricorda, io ascoltavo da piccola i racconti di mio padre che non c’è più, sarà come rivivere i suoi…lo leggerò sicuramente. Brava Roby che hai contribuito