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CERCANDO MARIOLA PER RAVENNA / I nostri Sindaci firmano perché Mario Draghi resti, mentre Giorgia Meloni li vorrebbe “zitti e buoni”

“Zitti e buoni”: è così che la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni intende il ruolo dei Sindaci. Zitti e buoni affinché non disturbino le grandi manovre che dovrebbero portare alle elezioni anticipate e alla vittoria elettorale (presumibile e prevista dai sondaggi, ma tutt’altro che certa) del centrodestra a trazione Fratelli d’Italia. Quanto sia surreale e risibile questa pretesa lo dico dopo. Qui mi limito a dire che i Sindaci dei nostri più importanti Comuni – seguendo le orme di Michele de Pascale – hanno firmato l’ormai famoso documento dei mille, con cui hanno detto “Draghi vai avanti”. Fin qui nulla di strano o di straordinario. Hanno fatto bene, dal loro punto di vista di amministratori delle città.

A me personalmente non sono mai piaciuti né i salvatori della patria, né gli unti del signore, né gli uomini eccezionali osannati dai più perché – a sentire loro – sarebbero in grado di fare cose eccezionali. Di solito dietro c’è sempre qualche fregatura ai danni del popolo. E di eccezionali, alla fine, ci sono solo le fregature, appunto. Per questo non mi è piaciuta per nulla la manovra dei primi mesi del 2021 che ha portato alla crisi del Governo Conte II, quello giallo-rosso, che per quanto mi riguarda aveva fatto bene fino a quel momento, soprattutto nella gestione della pandemia e nella capacità di manovra in Europa per portare a casa tutti i miliardi del PNRR: una capacità del genere non si era mai vista prima.

La manovra di palazzo costruita da Matteo Renzi ha fatto fuori quel Governo che si reggeva su una maggioranza risicata ma abbastanza coesa sulle cose essenziali, e ha portato a una maggioranza larga, di unità nazionale, divisa su quasi tutto ma costruita attorno all’idea dell’incapacità intrinseca della classe politica di governare e della necessità perciò di affidarsi a un salvatore della patria: l’autorevole tecnocrate Mario Draghi, invocato da larga parte del mondo imprenditoriale ed economico, dalla stampa e dai cosiddetti poteri forti o pseudo tali.

Dunque, io non sono – ante litteram – un fan di Mario Draghi e non indosso la sua pettorina. Né nutro avversione per Giuseppe Conte, che, anzi, quando stava alla guida del Governo giallo-rosso mi era garbato. Tuttavia il mio personale giudizio sul Governo Draghi all’opera negli ultimi 18 mesi è positivo. Ha operato bene in Italia e sul piano internazionale, in linea con l’appartenenza alla UE e alla Nato. Ha affrontato con il piglio giusto la crisi della guerra della Russia all’Ucraina. Ha lavorato discretamente sul PNRR, per farlo cadere a terra, come si dice, e quindi per fare tutte le cose utili a dare concretezza agli innumerevoli progetti che all’Italia servono come il pane e che ogni giorno però si scontrano con problemi tecnici e burocratici, fra miriadi di enti, autorizzazioni, veti, e difficoltà di varia natura.

Sta lavorando anche per affrontare la grave crisi energetica e inflattiva che mette in crisi le imprese e falcidia i conti delle famiglie, rendendo esplosiva la situazione sociale. Lo fa cercando di non esagerare col debito, che poi va ripagato e che si troveranno sul groppone le generazioni future. Lo fa cercando di tenere a freno i vari appetiti, secondo una linea di compromesso ragionevole fra le diverse forze in campo, che sulle questioni sociali ed economiche hanno spesso ricette molto diverse se non contrapposte: dal reddito di cittadinanza alla flat tax, da quota 100 al taglio del cuneo fiscale, dal bonus 110% ad altre richieste.

Mentre il Governo cerca di operare, i partiti si agitano e si attaccano, fanno e scombinano coalizioni, alleanze, accordi. Tutto è in movimento e in fibrillazione in vista delle elezioni della primavera 2023, fra circa 8 mesi. È fisiologia democratica. È la democrazia bellezza! Preferireste forse essere in Russia ed essere chiamati a votare per Putin ogni 5 anni e buonanotte al secchio? O essere in Cina e non essere nemmeno chiamati a votare? Le domande sono retoriche, va bene, ma nella situazione attuale, tutt’altro che peregrine.

È la nostra democrazia, debole, fragile, malata, ma – grazie a dio – ce l’abbiamo ancora e allora difendiamola con le unghie e con i denti. Accettandone anche le conseguenze meno esaltanti, come queste fibrillazioni politiche. Pazienza se là fuori – fuori dal Parlamento e fuori dai partiti – c’è la crisi che morde e una situazione di ormai perenne emergenza. È normale che la politica litighi. Così come è normale che la destra attacchi la sinistra e la sinistra attacchi la destra. È normale che molti attacchino l’anello considerato debole della compagine governativa: il M5S. Debole perché da sempre lacerato da contraddizioni e divisioni, debole perché quello meno esperto e meno avvezzo al gioco politico e parlamentare, debole perché a volte eccessivamente ingenuo, retorico e demagogico, come quando dal balcone qualcuno annunciò che la povertà era stata abolita. Che bestialità!

Perciò a me fa specie che il Presidente del M5S Giuseppe Conte e una parte del movimento pentastellato abbia fatto la scelta di non votare la fiducia a Draghi al Senato, esponendosi platealmente agli attacchi più virulenti. Che ingenuità! Gli avversari non aspettavano altro per dire che il M5S è sempre quello dei no, quello degli irresponsabili, che non sa mediare e non sa capire le situazioni, insomma inutile e dannoso al paese. Da mesi, anzi da anni, molti martellano su questo punto e vogliono cancellare anche le scelte che hanno caratterizzato il governo del M5S, una su tutte il reddito di cittadinanza.

Non avere capito che rimanendo al governo con Draghi era il modo migliore per continuare a difendere quello che prima i Cinque Stelle hanno costruito e ottenuto, è un errore madornale. Una totale mancanza di realismo politico. Oggi presentare a Draghi una lista di 10 o 20 cose e pretendere che lui ti dica sì quando governa anche con Lega e Forza Italia significa essere fuori dalla realtà. Uscire e andare all’opposizione farà guadagnare una manciata di voti a Conte e compagnia, ma farà perdere ai Cinque Stelle il reddito di cittadinanza e tutto il resto, perché il governo che verrà dopo farà esattamente l’opposto di quello che vogliono loro. Il governo che verrà prima o dopo le elezioni quasi certamente sarà più di destra e meno propenso a prendere in considerazione i contenuti pentastellati, che non sono affatto tutti da buttare come qualcuno vorrebbe far credere.

E qui siamo alla partita del “Draghi resti al suo posto per il bene del paese”. Me la cavo con poco. Dico solo che se mille e più Sindaci italiani – di ogni schieramento politico, anche di centrodestra – hanno preso carta e penna e sottoscritto un appello a Draghi, affinché prosegua in questo momento il suo lavoro per il bene dell’Italia, ci sarà un perché.

Non mi interessano qui gli appelli che arrivano dall’Europa, dagli Usa e perfino dall’Ucraina. Mi interessa quello dei Sindaci, che ogni giorno si confrontano con i problemi del fare e con quelli delle città e dei cittadini che amministrano. I Sindaci chiedono a Draghi di restare fino alla scadenza naturale della legislatura, perché ritengono che votare oggi farebbe correre gravi rischi al paese, per la possibilità di gestire la crisi energetica e inflattiva, la crisi economica e sociale già in atto e che si aggraverà in autunno, e naturalmente per la gestione della delicata partita del PNRR che è tutt’altro che risolta. Mi pare una presa di posizione molto sensata. Se fossi Sindaco di Roccacannuccia avrei firmato anch’io.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e i suoi dirigenti e militanti (non solo loro) gridano al vulnus democratico e istituzionale perché i Sindaci si esprimono su una questione come questa. Non dovrebbero approfittare del loro ruolo per parlare. Sono Sindaci di tutti, dice Meloni, non possono esprimere una posizione di parte. E perché mai? Quale logica perversa sta dietro quest’idea balzana di Meloni e soci?

I Sindaci sono Sindaci di tutti, è vero. Ma sono stati eletti da una maggioranza di cittadini nelle urne, qualificata politicamente, ed esprimono giustamente sul piano politico le posizioni per le quali sono stati eletti. Lavorano nell’interesse della città e dei cittadini ma hanno un programma, una linea di governo del territorio, un’idea della città e – oserei dire – del mondo. È nel loro diritto esprimersi su tutto quello che ritengono sia opportuno.

Se avesse ragione la Meloni, allora per rispetto dei no vax Michele de Pascale avrebbe dovuto astenersi dal dire ai suoi concittadini vaccinatevi e proteggetevi dal Covid! Per fortuna ha fatto il suo dovere. Oppure l’altro giorno non avrebbe dovuto esprimersi a favore dello Ius Soli e dello Ius Scholae (perché ci sono sempre i soliti razzisti che su questo non demordono). E tantomeno dovrebbe dire sì al rigassificatore (perché ci sono i no gas). E così via.

Se avesse ragione la Meloni, allora per rispetto dei filo-russi (sì ne abbiamo anche in Italia e in provincia di Ravenna), il Sindaco di Lugo Davide Ranalli, quello di Faenza Massimo Isola e quello di Cervia Massimo Medri non avrebbero dovuto condannare la guerra scatenata da Putin. Per fortuna lo hanno fatto.

Come vedete le ragioni della Meloni e dei meloniani sono tanto assurde quanto risibili. I Sindaci continuino a fare e a dire tranquillamente. E se pensano che Draghi debba restare, va bene così. Nessuno strappo istituzionale. Nessuno si senta colpito o non rappresentato. Essere il Sindaco di tutti non significa essere d’accordo con tutti, né significa parlare solo se tutti sono d’accordo. Perché in questo caso avremmo solo dei Sindaci afoni. Zitti e buoni perché lo vuole la Meloni? No, grazie.

Commenti

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  1. Scritto da batti

    se draghi ha accettato di fare il presidente del consiglio fa il politico,
    detto questo se non viene sfiduciato deve andare avanti, e ascoltare le forze politiche che lo hanno sostenuto, non chi è all opposizione
    cosi funziona in democrazia

  2. Scritto da Claudio

    Ergo: il PD non è pronto per il voto. Dobbiamo tirare a campare almeno fino a marzo sperando giri il vento.

  3. Scritto da Nino

    Perfetto.

  4. Scritto da Roby

    “Giuseppi” non conta nulla, è Grillo che muove i fili e fino a che non si comprende cosa ha in testa quel personaggio le sorprese sono dietro ogni angolo. E poi basta coi no ai termovalorizzatori, all’estrazione del gas italiano, ma questa gente come ragiona? Loro l’immondizia dove la buttano? L’acqua di casa la riscaldano? Fenomeni da baraccone!

  5. Scritto da Ba

    Stiamo vivendo un vuoto politico, non a caso è venuto Draghi in soccorso altrimenti non so proprio come saremmo messi. La Meloni ha la presunzione di avere la cura per tutti i mali ,però io le credo neanche un po. Abbiamo visto Fini che ha fatto, lei non è certamente meglio.

  6. Scritto da viktor

    “Zitti e buoni” sarebbe la massima aspirazione di Draghi nel confronto con tutte le forze politiche che compongono il governo…………

  7. Scritto da ale

    nella democrazia non si dovrebbe mai avere paura del voto. tra poco voterà il Regno Unito, non mi pare un dramma. staremo a vedere cosà dirà Draghi.

  8. Scritto da Alessandro

    C’è una triste, continua, e inquietante ricerca dell’Uomo della Provvidenza…

  9. Scritto da batti

    ale , paura del voto no, ma il” migliore”queste motivazioni le ha avute anche con le astensioni della lega e renzi.
    poteva dimettersi allora se coerente e non portarci a un vuoto di direzione ha fina anno con le scadenze importanti che ci sono
    finanziaria energia ,deindustriazione crescente ecc.

  10. Scritto da Marco

    Cmq anche in Italia succede….la sinistra governa da 12 anni senza le votazioni degli italiani

  11. Scritto da Direttore

    Gentile Marco a dirla tutta si è votato nel marzo 2018, 4 anni e 4 mesi fa. Sulla base del voto si fece un governo Conte I giallo-verde. Poi Salvini fece la crisi del Papeete. Dopo c’è stato il governo Conte II, quello giallo-rosso. Poi c’è stata la crisi provocata da Renzi e siccome non c’era più una maggioranza né di un colore né di un altro sì è fatto il governo Draghi di unità nazionale. Tutto questo proprio perché gli italiani hanno votato. Ai posteri la sentenza: hanno votato bene o male? Hanno votato e questi 3 governi sono ciò che ne è scaturito nel bene e nel male. LA REDAZIONE

  12. Scritto da Luca

    No direttore , non sono d’accordo con lei…in tutte le altre democrazie occidentali si va al voto, in Italia si fanno tanti giochini alle nostre spalle, così è…

  13. Scritto da Direttore

    Gentile Luca ogni democrazia ha il suo modo di funzionare. Alcune funzionano meglio altre peggio. Non esiste la democrazia perfetta. E chi cerca la perfezione di solito finisce per costruire un regime da incubo. Detto questo, è vero che a volte i politici fanno i “giochini” come li chiama lei. Ma non è che una volta votato, abbiamo risolto tutti i problemi. Nel 2018 abbiamo votato e i problemi più che risolverli li abbiamo creati con quel voto. Problemi che ci stiamo portando dietro. Vede, la democrazia è una gran bella invenzione ma è un aggeggio delicato, difficile da maneggiare e anche fragile. A volte se non stiamo attenti rischiamo anche di romperla, magari cullando l’idea che tanto si risolve tutto con il voto. Il voto è fondamentale, poi ci vuole tutto il resto. Politici che sappiano fare i politici e approvino leggi giuste. Governi che sappiano governare e così via. LA REDAZIONE

  14. Scritto da cromwell

    Potete anche eliminare i commenti, se poi chi ha il volante da la linea ai commentatori e anche le bacchettate sulle dita. Possiamo sopravvivere lo stesso.

  15. Scritto da batti

    sig. marco e luca, se si votasse secondo gli umori dei italiani si andrebbe a votare ogni 8/10 mesi, l’elenco della direzione lo dimostra

  16. Scritto da batti

    una mia previsione è che alle elezioni vince la destra, (questa è facile lo so)
    se l europa ci sospende il pnnr la destra si divide dopo 3 mesi
    sul pd claudio e difficile dirlo ma quando mai è stato pronto
    almeno la destra ha come stimolo che li rende vivi i soldi del pnnr
    nel pd non si muove nulla magari provare col viagra

  17. Scritto da Porter

    Hai ragione Cromwell: E ti va bene se ti pubblicano, perchè se ci vieni giù pesantino di argomenti mica sempre succede

  18. Scritto da Luca

    Giochini finiti…si torna finalmente a votare