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CERCANDO MARIOLA PER RAVENNA / Mario Draghi e le scelte della Befana, quelle spiegazioni tardive ma necessarie e poi le scuse

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Fermo. Deciso. Brillante. Rassicurante. E persino bonariamente umile. Così è apparso nella conferenza stampa di ieri sera, lunedì 10 gennaio, il Presidente del Consiglio Mario Draghi, che seppure tardivamente ha voluto spiegare agli italiani gli ultimi provvedimenti anti-Covid adottati dal Governo alla vigilia dell’Epifania.

E parto proprio da qui, dall’errore di sottovalutazione e comunicazione commesso nell’occasione e ammesso dal Premier. Tant’è che agli sgoccioli della conferenza stampa Draghi ha parlato di “atto riparatorio”. Ha ammesso cioè di avere sbagliato a non averci messo la faccia per spiegare, e con un sorriso bonario ha chiesto scusa. Non credo Mario Draghi sia un uomo particolarmente umile. E chi potrebbe esserlo, dopo che tutti gli ricordano da anni di avere salvato l’Euro e l’Europa, dopo che il Presidente della Repubblica lo ha chiamato a salvare la Repubblica un anno fa circa. Insomma un salvatore delle istituzioni, un predestinato, un unto del Signore. Stavolta, in ogni caso ha ammesso l’errore e ha chiesto scusa. Chi altri l’avrebbe fatto? Non ho ricordi al proposito. Quindi, al di là di tutto, chapeau!

Nel merito, il Premier ha detto cose di buon senso. Che si possono riassumere in una premessa e tre punti.

Premessa. Si apre un anno che dobbiamo affrontare “con realismo, prudenza ma anche fiducia e soprattutto con unità”, ha detto il Presidente del Consiglio. Già il 2022 è un anno cruciale. C’è elezione del Presidente della Repubblica. C’è da portare a termine ordinatamente la legislatura (forse) e continuare il lavoro sul PNRR (in ballo i miliardi dell’UE da spendere bene, perché poi saranno in buona parte da restituire). C’è da superare la pandemia, con tutte le incertezze del caso.

Naturalmente su un punto c’è l’azzardo di Draghi: quello sull’unità del Paese e del mondo politico. Servirebbe eccome, ma non c’é. È la dura realtà. Non è unito il Paese. Men che meno è unito il mondo politico, diviso più che mai negli ultimi tempi. Anche se Draghi ha cercato di gettare acqua sul fuoco delle divergenze, dicendo che in una maggioranza così ampia le differenze di vedute sono fisiologiche. Buon senso che spiega le divisioni fra Lega e Pd, M5S e FI, IV e LeU, ma certo non basta a governare prendendo le decisioni di volta in volta utili e migliori.

Quindi l’unità è più una speranza e un’invocazione che una realtà su cui poter contare. Realismo, prudenza e fiducia, invece, sono merce già più presente sul mercato, perlomeno una buona fetta di italiani (quella maggioritaria) sta mostrando di averne ancora. Ma chi può scommettere su un orizzonte lungo? Viviamo tempi di opinioni (pubbliche) fragili e ondivaghe. La politica dovrebbe aiutare a orientarsi su questi terreni, invece spesso fa l’esatto contrario.

Primo Punto. “La scuola è fondamentale per la democrazia, va tutelata, protetta, non abbandonata” ha dichiarato Draghi, per motivare la scelta dell’apertura di fronte a proteste e iniziative in senso contrario, come quelle della Regione Campania e della Regione Sicilia o come l’appello dei mille o duemila presidi.

Draghi ha detto che “probabilmente ci sarà un aumento delle classi in Dad ma quello che va respinto è il ricorso generalizzato alla didattica a distanza”. Il Premier ha sottolineato che “ci sono anche motivazioni di ordine pratico: ai ragazzi si chiede di stare a casa, poi vanno in pizzeria la sera e trascorrono tutto il pomeriggio a fare sport… Non ha senso chiudere la scuola prima di tutto il resto, ma se chiudiamo tutto torniamo all’anno scorso e non ci sono i motivi per farlo”.

Anche qui ha elargito pillole di buon senso. Anche se restano tanti problemi di ordine pratico in merito alla gestione dell’apertura delle scuole. Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, in conferenza stampa a fianco dell’inquilino di Palazzo Chigi, ha seminato ottimismo, forte dei numeri.

“Ad oggi i docenti assenti perché positivi o in quarantena sono il 6%, gli studenti il 4,5%. Stiamo controllando la situazione perché abbiamo operato con attenzione, non siamo stati fermi”, ha detto il Ministro aggiungendo che “i docenti sospesi perché non vaccinati sono appena lo 0,72%” mentre solo “il 3,07% dei Comuni ha disposto ordinanze di chiusura delle scuole”. Insomma la situazione non è sfuggita di mano, è tutto sotto controllo. Vedremo a breve se questo ottimismo ha un fondamento e se le valutazioni sono giuste. Tutti si augurano di sì per il bene della scuola italiana, dei ragazzi e delle ragazze, delle famiglie.

Secondo Punto. Ecco la constatazione più forte e diretta di Mario Draghi: “gran parte dei problemi che abbiamo oggi dipende dal fatto che ci sono dei non vaccinati.” Ha aggiunto l’invito – l’ennesimo – a tutti gli italiani che non si sono vaccinati a farlo, “anche con la terza dose”.

“Siamo stati tra i primi ad adottare l’obbligo” di vaccino “per tutta una serie di categorie” ma “ora la circolazione del virus mette di nuovo sotto pressione i nostri ospedali, soprattutto per l’effetto sulla popolazione non vaccinata”. Poi ha aggiunto: “L’obbligo vaccinale per gli over 50 lo abbiamo fatto sulla base dei dati, essenzialmente, che ci dicono che chi ha più di 50 anni corre maggiori rischi”. Infine, ancora un affondo sui no vax e non vaccinati: “Le terapie intensive sono occupate per i due terzi dai non vaccinati”. “Grazie alla vaccinazione la situazione che abbiamo di fronte è molto diversa dal passato. L’economia ha segnato una crescita di oltre il 6%, le nostre scuole hanno riaperto”.

Tabella

(Tabella pubblicata sul Corriere della Sera)

In conferenza stampa il Ministro della Salute Roberto Speranza e il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), Franco Locatelli, avevano il compito di dare i numeri per corroborare su quelli le tesi del Premier. Speranza ha detto che in Italia “oggi siamo all’89,40% di over12 con prima dose, quindi non sono vaccinati poco più del 10% degli over12 che però occupano i due terzi di posti in terapia intensiva e 50% in area medica, quindi vogliamo ridurre i non vaccinati per ridurre la pressione sugli ospedali”. “Su 100mila persone ci sono 23,2 persone che vanno in intensiva e sono i non vaccinati. Quando si va ai vaccinati con due dosi da più di 4 mesi, il dato passa da 23 a 1,5 ogni 100mila abitanti, quindi crolla clamorosamente e scende a 1 quando la vaccinazione avviene in ciclo primario entro 4 mesi e col booster (il richiamo con terza dose) si va a 0,9. Se vogliamo ridurre la pressione sugli ospedali e salvare vite umane e se vogliamo favorire la ripartenza economica e sociale del paese la strada prioritaria è ridurre l’area dei non vaccinati. E questa è una scelta che ha piena evidenza scientifica”.

Per Locatelli “con la variante Omicron il booster copre per l’88% e per il 65% nel caso di ciclo primario, in base ai dati che ci arrivano dal Regno Unito”. “Non è corretto dire che Omicron sia connotato da un’incapacità di provocare malattia grave. È meno pericolosa di Delta ma ha capacità di dare patologia grave e anche fatale. Uno studio sudamericano dimostra che lì ci sono stati 256 morti per Omicron e la larga maggioranza aveva più di 60 anni.”

In buona sostanza, se in Italia si fossero vaccinati tutti gli over12 saremmo in una botte di ferro. Invece non è così, perché c’è ancora uno zoccolo del 10% di italiani che ha paura (immotivata) del vaccino (i no vax ideologici e fanatici sono una minoranza esigua, anche se hanno un’influenza molto negativa su quel 10%). È per via di questo 10% che il virus trova ancora terreno facile per diffondersi e gli ospedali sono ancora in sofferenza. Ma bisognerebbe anche dire un’altra cosa: il ciclo vaccinale va portato a compimento da parte di tutti e quindi va fatta la seconda dose poi anche la terza e se sarà necessario altri richiami più avanti. Come ci consigliano medici e scienziati. Bisogna avere perseveranza e fiducia e prudenza (leggi auto-protezione) nella lotta al Covid. E queste cose riguardano tutti, ma proprio tutti, non solo quel 10%.

Terzo Punto. Mario Draghi viene dall’economia ed è prima di tutto sensibile all’obiettivo del rilancio economico. Finalità che combacia con l’esigenza vitale di un paese in stagnazione ormai da 20 anni. Ecco perciò che l’uomo rivendica con piglio il +6,5% del 2021. Mentre è prudente sul 2022.

“Continuano a uscire stime che confermano stime precedenti su una crescita intorno al 4-4,5% nell’anno 2022. Certo non è una ripresa sugli stessi ritmi dello scorso anno, la pandemia è un fattore, il secondo sono gli altri indicatori. È presto per poter fare una valutazione adeguata, perché ci sono rischi per la crescita come il prezzo del gas, rischi geopolitici. La serie dei rischi è molto lunga, dobbiamo aspettare un po’ prima di avere aggiornamenti delle proiezioni” ha detto.

Fra i rischi ci sono naturalmente quelli dell’instabilità politica. Leggi elezione del Presidente della Repubblica con tutte le incognite del caso e leggi rischio di elezioni anticipate. Ma di tutto questo Mario Draghi non poteva parlare. E sappiamo tutti perché.

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Commenti

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  1. Scritto da Ettore

    Rubrica francamente inutile e noiosa, che non aggiunge nulla a quanto si legge già tutti i giorni.- Mariola scomodata per niente
    Ettore