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CERCANDO MARIOLA PER RAVENNA / L’importanza di chiamare le cose con il loro nome. Zelenskyj, Draghi e il Parlamento italiano fra la guerra e la pace…

Oggi martedì 22 marzo 2022 è stato un giorno particolare per il Parlamento italiano: il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha parlato alle nostre Camere riunite a MontecitorioNon era presente, naturalmente, perché il suo paese è stato invaso dalla Russia di Putin e il Presidente è rimasto a Kiev a fianco del suo popolo, che resiste e lotta per la libertà e la democrazia. È la prima volta che il leader di un paese in guerra parla di fronte al Parlamento della Repubblica. Dopo i videocollegamenti con il Parlamento Europeo e con quelli del Regno Unito, del Canada, degli Stati Uniti, della Germania e di Israele, oggi il tributo d’onore è toccato all’Italia. Si è trattato di un atto dal grande significato politico e dal grande valore simbolico. Un tributo giusto – lo dico subito – da parte del nostro paese al Presidente di un popolo amico, che sta duramente pagando ogni giorno il prezzo di una guerra subita e non voluta.

Guerra. Nell’emiciclo di Montecitorio oggi ha fatto irruzione la guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina. Guerra è una parola che in Russia è vietata. Chi la pronuncia rischia 15 anni di galera. In Italia, nel Parlamento italiano, invece, si può chiamare la guerra con il suo nome. Purtroppo. Ma dire guerra oggi è dire una parola di verità. Si può e si deve chiamare invasione un’invasione. Aggressione un’aggressione. Dittatore un dittatore. Perché le parole sono importanti. E c’è una bella differenza fra i luoghi in cui tutte le parole si possono dire e i luoghi in cui le parole scomode al potere sono vietate.

Così come c’è una bella differenza fra chi in Italia può parlare contro il Governo, l’Unione Europea, la Nato, e chi in Russia finisce in carcere perché si oppone alla guerra o a Putin. Si stima siano già 15 mila gli oppositori alla guerra fermati dalla polizia di Putin, mentre migliaia di russi fuggono dal loro paese dove ogni libertà è ormai soffocata. Proprio in queste ore il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny è stato dichiarato colpevole per nuove accuse mossegli di appropriazione indebita. Insomma lo hanno incarcerato, gli hanno impedito di presentarsi alle elezioni, lo hanno avvelenato, di nuovo incarcerato, accusato di tutto. Ora anche di essere un ladro. L’importante è che non possa nuocere all’autocrate.

Sì, c’è una bella differenza. È la differenza che separa la democrazia dalla dittatura. La libertà dall’oppressione. La Russia dall’Italia e dagli altri paesi occidentali. La distanza abissale che separa anche buon senso e ragionevolezza dalle tesi strampalate che mettono sullo stesso piano gli uni e gli altri, come in una notte in cui tutti i gatti sono grigi. Pensate, fra i nostri parlamentari alcuni – pochi per fortuna, ma sempre troppi – pretendevano addirittura di ascoltare in Parlamento anche la tesi del dittatore, invasore, aggressore. Semplicemente grottesco.

Zelenskyj è il Presidente liberamente eletto di un paese democratico, aggredito e invaso senza giustificazione alcuna – ripeto, senza giustificazione alcuna, perché non c’è e non ci può essere giustificazione alcuna a questa guerra di aggressione dai tratti distruttivi e barbari – l’altro è il Presidente-dittatore che ha invaso il paese vicino e dato inizio alla guerra – preparata da tempo – dopo che per mesi aveva dichiarato il contrario, seminando il terreno della diplomazia internazionale di bugie e depistaggi.

Ricordiamo che il Parlamento italiano ha già votato a stragrande maggioranza ordini del giorno e misure di condanna dell’invasione russa e di pieno sostegno alla lotta del popolo ucraino, fino all’invio di aiuti militari per la difesa del paese attaccato proditoriamente, contro tutte le norme internazionali. Una posizione sostanzialmente in linea con quelle dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e della Nato, cioè degli organismi politici e delle alleanze di cui l’Italia fa parte e in cui si riconosce. Anche la grande maggioranza dell’assemblea dell’ONU ha condannato l’invasione russa ma non ha potuto prendere provvedimenti più stringenti per il veto opposto, naturalmente, dalla Russia.

Le stravaganti posizioni di chi mette sullo stesso piano Zelenskyj e Putin non debbono però stupire più di tanto. Perché l’Italia fino a poche settimane fa pullulava di amici di Putin. Gli italiani hanno la memoria corta, ma ricordano ancora bene le intemerate putiniane di Silvio Berlusconi (dal lettone di Putin in poi) e quelle di Matteo Salvini (con tanto di magliette del Putin fan club indossate sulla Piazza Rossa e mal gliene incolse al confine polacco) e ancora quelle di parecchi pentastellati (usciti o rimasti nel movimento), per finire con gli elogi a Putin di Giorgia Meloni. Tutti folgorati un tempo sulla via di Mosca.

Per fortuna molti di costoro ora sono rinsaviti e hanno cambiato idea. Ma potrebbero almeno dichiarare pubblicamente che si erano sbagliati e avevano preso un abbaglio quando elogiavano Putin e attaccavano nello stesso tempo, per esempio, l’Unione Europea (e qualcuno si azzardava a dire che Putin era più democratico dell’UE). Renderebbero un buon servizio all’intelligenza oltre che alla loro causa, se lo facessero. Non ho ancora sentito però parole di chiarezza in questo senso da parte dei leader. Mentre, addirittura, Putin continua ad avere molti estimatori fra i cosiddetti peones. Malgrado tutto.

IL DISCORSO DI ZELENSKYJ: “A Kiev torturano, violentano, rapiscono bambini, distruggono e con i camion portano via i nostri beni. L’ultima volta in Europa è stato fatto dai nazisti”

Ad ascoltare e accogliere “a distanza” il Presidente Volodymyr Zelenskyj, in tarda mattinata a Montecitorio, c’erano Elisabetta Casellati Presidente del Senato, Roberto Fico Presidente della Camera, Mario Draghi Presidente del Consiglio e l’ambasciatore ucraino, Yaroslav Melnyk. Una standing ovation dei parlamentari italiani ha accolto l’immagine in diretta del Presidente Zelenskyj, in camicia verde e non nella tradizionale maglietta militare, come lo abbiamo visto in tutti questi giorni.

“Intendiamo testimoniare nel modo più solenne la vicinanza e il sostegno di tutto il Parlamento e del popolo italiano all’Ucraina e alle sue libere istituzioni democratiche a fronte dell’ingiustificabile attacco da parte della Federazione russa. E ci uniamo, in una ideale catena di solidarietà, ai parlamenti di altri Paesi innanzi ai quali lei è già intervenuto”: queste le parole del Presidente della Camera, Roberto Fico nell’accogliere Zelenskyj.

“Caro popolo italiano, oggi ho parlato con sua Santità Papa Francesco e lui ha detto parole molto importanti”, ha esordito il Presidente ucraino, che poi ha aggiunto: “A Papa Francesco ho risposto che il nostro popolo è diventato l’esercito… l’Ucraina ha visto il male che porta il nemico, quanta devastazione lascia a quanto spargimento di sangue”. Zelensky ha ringraziato per l’aiuto e l’accoglienza al popolo ucraino in fuga. “Italia ha aperto il cuore e le porte” all’Ucraina. E “gli ucraini sono stati vicini a voi durante la pandemia, noi abbiamo inviato medici e gli italiani ci hanno aiutati durante l’alluvione.” Il Presidente ha detto che apprezza moltissimo l’aiuto ma ha subito ricordato che “l’invasione dura da 27 giorni, quasi un mese: abbiamo bisogno di altre sanzioni, altre pressioni”. L’Ucraina chiede più sostegno ancora da parte dell’Occidente.

“L’invasione russa sta distruggendo le famiglie, la guerra continua a devastare città ucraine, alcune sono completamente distrutte come Mariupol, che aveva mezzo milione di abitanti, è come Genova, immaginate Genova completamente bruciata”, ha aggiunto Zelensky. Il presidente ucraino ha ricordato il tragico numero dei bambini uccisi, un bilancio drammatico che è passato da 79 come aveva detto in videocollegamento dalla piazza di Firenze a 117 oggi, dopo una settimana. “A Kiev torturano, violentano, rapiscono bambini, distruggono, e con i camion portano via i nostri beni. L’ultima volta in Europa è stato fatto dai nazisti” ha ammonito. Ma Zelenskyj ha anche ricordato che l’Ucraina è il cancello che la Russia ha aperto per entrare in Europa.

IL DISCORSO DI DRAGHI: “Oggi l’Ucraina non difende solo se stessa ma la nostra pace, libertà e sicurezza”

“La resistenza di tutti i luoghi in cui si abbatte la ferocia del presidente Putin è eroica”, ha detto il premier Mario Draghi nella sua replica di commiato all’incontro con Zelenskyj. “Oggi l’Ucraina non difende solo se stessa ma la nostra pace, libertà e sicurezza”. “Vogliamo disegnare un percorso di maggiore vicinanza dell’Ucraina all’Europa: è un processo lungo fatto di riforme necessarie. L’Italia è a fianco dell’Ucraina in questo processo. L’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione Europea” ha detto Draghi, che poi ha voluto ricordare come “in Italia abbiamo congelato beni per oltre 800 milioni di euro agli oligarchi russi, vicini a Putin”.

PACE: ecco l’altra parola che vorremmo sentire e vedere realizzata

Chiudo questo nuovo intervento sulla guerra, confessando che sono piuttosto pessimista sul fatto che l’altra parola – pace – pur tanto invocata, possa trovare in pochi giorni una sua traduzione fattuale. È facile scatenare una guerra. È difficilissimo arrivare a una pace che possa rappresentare un compromesso ragionevole fra le forze in campo. Perché dopo una guerra ingiusta è difficile trovare una pace giusta. Una pace che si coniughi con la libertà e il diritto dei popoli. Difficilissimo. Malgrado questo, abbiamo il dovere di crederci e di insistere. Dobbiamo stare a fianco delle vittime, a fianco dell’Ucraina, con tutti i mezzi possibili. E dobbiamo continuare a invocare e lavorare perché l’aggressione abbia termine e si faccia una pace giusta. Che, in quanto tale, non può in alcun modo umiliare o sacrificare il coraggioso popolo ucraino.

Commenti

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  1. Scritto da Maria

    La guerra porta solo distruzione, come può uno stato chiederci di aderire ad una guerra? È la fine. Loro statisti insistano per il dialogo.

  2. Scritto da Matilde

    L’intervento del Presidente del Consiglio è stato davvero meraviglioso, mi ha fatto sentire fiera di essere Italiana e della nostra nazione, è un grande uomo!
    Il Presidente Zelenskj è un Eroe che sta tentando di salvare il suo Popolo e, con esso la Libertà e la democrazia in Europa!

  3. Scritto da Babbeo

    L’Italia ripudia la guerra.

  4. Scritto da PORTER

    Signora Maria,
    la Nato è una alleanza difensiva e l’Ucraina non ne fa parte. La Nato quindi esonda dalle sue competenze nel mandare armi. Comunque tutta la Nato è d’accordo però vorrei la garanzia che, se la Russia ci taglia il gas ed il grano, ci pensassero gli USA a fornirceli allo stesso prezzo. Su questo non abbiamo alcuna assicurazione e qui il nostro governo è carente

  5. Scritto da Direttore

    Signor Babbeo l’Italia ripudia la guerra e, infatti, non è in guerra. Ma resta il fatto che un signore di nome Putin ha scatenato una guerra alle porte dell’Europa e noi non possiamo fare finta che non ci riguardi. Né possiamo lasciare gli ucraini al loro destino guardando da un’altra parte e senza muovere un dito. LA REDAZIONE

  6. Scritto da Maria

    Se mandano armi diventiamo tutti profughi, ma non vedete che nessuno vuole la pace?

  7. Scritto da Giovanni lo scettico

    Perchè la maggior parte dei sostenitori di Putin è di destra?

  8. Scritto da Porter

    Comunque è bene parlare di quanto riporta Il Fatto Quotidiano su quanto detto dal presidente dell’ANPI:

    Contrarietà, netta, all’invio di armi in Ucraina. E, al contempo, critiche al presidente del Consiglio, Mario Draghi – oltreché per la decisione sugli armamenti mandati al governo guidato da Volodymyr Zelensky – anche per la “frettolosa e imperativa richiesta di far entrare l’Ucraina nell’Unione europea“. A prendere posizione rispetto alle scelte dell’esecutivo italiano legate alla guerra tra Mosca e Kiev è stato il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, dal palco del congresso dell’Associazione nazionale partigiani.

  9. Scritto da Giovanni lo scettico

    Gentile Maria, per dialogare bisogna essere in due. Se Putin in realtà finge di dialogare per prendere tempo e ultimare la conquista dell’Ucraina, il dialogo diventa una presa in giro. In ogni modo io invito tutti i lettori a cercare su Google la conferenza di Monaco del 1938 che vide la partecipazione di Mussolini, Hitler, Chamberlain (il premier inglese) e Daladier (quello francese). Hitler voleva a tutti costi una grossa fetta di territorio (i Sudeti) e per scongiurare una invasione completa della Cecoslovacchia venne accontentato da Chamberlain e Daladier. Alla fine della conferenza questi ultimi se ne uscirono dicendo: abbiamo salvato la pace in Europa.
    Chi vuol capire, capisca.