Le Rubriche di RavennaNotizie - Cercando Mariola...

CERCANDO MARIOLA PER RAVENNA / Bella Ciao, la Resistenza e la Repubblica. L’Anpi, l’Europa e la Nato: tutto ciò che è in ballo il 25 Aprile

In questi giorni ovunque nella nostra provincia, e non solo, si stanno celebrando le cerimonie per ricordare il 25 Aprile 1945, la Resistenza e la Liberazione del nostro paese dal nazifascismo. Il mio modesto auspicio è che questi momenti di celebrazione non si ripetano quest’anno come riti un po’ stanchi sul piano della partecipazione pubblica e della coscienza civile e democratica. Perché la situazione che stiamo vivendo richiede ben altro che una pigra consuetudine.

Un secondo auspicio è che questi momenti siano occasione di riflessione e di acquisizione di consapevolezza vera su quanto sta accadendo oggi in Europa: una guerra devastante e barbara, che sta facendo migliaia di vittime innocenti e sta letteralmente distruggendo intere aree e città di un paese come l’Ucraina. Una guerra che minaccia gli equilibri del mondo e in primo luogo dell’Europa. Una guerra che mette a rischio ciò che fino a ieri abbiamo chiamato coesistenza pacifica e che fa paventare perfino il ricorso alle armi nucleari.

Un terzo auspicio è che le celebrazioni non siano occasione di polemica e di divisione, semmai di coesione e unità nazionale intorno ad alcuni valori fondamentali, fondativi della nostra Repubblica e della nostra Costituzione che sono nate dalla lotta di Liberazione contro il nazifascismo.

In questo senso, dico subito che alcuni segnali non fanno ben sperare.

La polemica sulla canzone Bella Ciao insegnata a scuola è quanto di più stucchevole e sgrammaticato rispetto ai temi appena trattati. Indipendentemente dalla sua origine, Bella Ciao è un canto simbolo della Resistenza italiana e appartiene a tutti gli italiani. Non solo. È diventata simbolo di lotta per la libertà in tutto il mondo. E appartiene a tutto il mondo. Appare non solo strumentale, ma perfino stupido e ridicolo, che qualche politico voglia ridurla a canzone politica di parte e impedirne lo studio a scuola, immaginando chissà quale pericoloso indottrinamento.

Gli esponenti di destra che ieri a Faenza – ma anche in altre occasioni e in altre città – sono tornati su questo tasto, non hanno ancora capito una cosa in fondo semplice da capire: facciamo tutti parte della Repubblica democratica nata dalla Resistenza, quella Resistenza che cantava Bella Ciao. La nostra Repubblica, le nostre istituzioni, le libertà di cui godiamo, sono eredità di quella stagione. Ne usufruiamo tutti, anche quelli che allora forse erano (o sarebbero stati) dall’altra parte. Ma oggi l’altra parte non c’è più. C’è solo la democrazia. Il resto è qualcosa che è stato sconfitto dalla storia e che non può ritornare. Non vogliamo ritorni. E lavoriamo perché non ritorni. Se ne facciano una ragione tutti. Anche a destra. Prima accade, meglio è.

Il secondo segnale che non fa ben sperare è rappresentato dalle polemiche intorno all’Anpi, alimentate dalle stesse dichiarazioni di alcuni suoi esponenti nazionali, come il Presidente Gianfranco Pagliarulo. In questi giorni, proprio Pagliarulo ha affermato che alle celebrazioni del 25 Aprile non sarebbero benvenute le bandiere della Nato. Con questo, ancora una volta, accreditando una sorta di corresponsabilità (e di equidistanza) fra Russia e Nato nella guerra in corso oggi in Ucraina, dopo l’aggressione scatenata da Putin.

Questa lettura è fuorviante e sbagliata. La guerra di Putin non ha giustificazione alcuna con la presunta invadenza Nato. Nessuna. Ci sono decine di documenti ormai che testimoniano quale sia l’ideologia e la strategia putiniana di dominio sull’ex Impero russo e sovietico. La Nato è solo un ostacolo, non è la causa.

Inoltre, l’Italia fa parte della Nato, oltre che dell’Unione Europea. La Nato – malgrado tutti gli errori che ha compiuto durante il suo percorso e le guerre sbagliate che ha condotto – ha garantito all’Europa e all’Italia decenni di pace ininterrotta, tranne la parentesi jugoslava.

Nuovi paesi stanno chiedendo di entrare nella Nato. Perfino l’opinione pubblica della neutrale Svizzera pare si senta oggi più sicura sotto l’ombrello della Nato e sarebbe disposta a chiedere l’adesione. Non è un caso che molti paesi dell’ex impero sovietico abbiano aderito. Non è un caso che l’Ucraina abbia chiesto a suo tempo di aderire, sentendo la minaccia che incombeva sul paese intero. Non è un caso che Finlandia e Svezia da tempo neutrali ora stiano affrontando il tema cruciale di chiedere l’adesione alla Nato.

Il problema dunque non è l’espansione della Nato. Il problema è la dittatura di Putin che fa paura (a ragion veduta e conclamata purtroppo). E non fa paura solo quella.

Un altro problema spesso sollevato riguarda il sistema di comando della Nato, dominato dagli Usa e subìto dall’Europa. Indubbiamente è così, perché l’Europa ha deciso di essere una potenza economica ma un nano politico. L’Europa non ha mai scelto di avere una politica estera comune, un esercito comune, e di esercitare un peso geopolitico come continente, preferendo andare sempre in ordine sparso come stati nazionali.

Fra l’altro, c’è anche un piccolo particolare: appena qualcuno propone di aumentare le spese militari in Europa c’è un sacco di gente che protesta perché nelle armi non bisogna spendere un euro in più. Ma per difendersi dai dittatori e dalle dittature bisogna avere eserciti all’altezza del compito. Per difendere la libertà e la democrazia bisogna fare dei sacrifici, come dice il Presidente Draghi. Questi non sono beni che ci sono dati per sempre e di cui godiamo per diritto ereditario. Vanno salvaguardati e difesi.

Allora bisogna spendere senz’altro meglio e forse di più per avere un esercito europeo, come dice l’ex Presidente della Commissione Europea Romano Prodi. Bisogna creare le condizioni, in buona sostanza, di un’Unione Europea più unita e più forte in grado di difendersi anche da sola, oltre che insieme agli Usa. Un’Europa che conti di più e faccia pesare maggiormente il suo punto di vista dentro la Nato.

Servirà del tempo, ma questa è la strada. Anche per mantenere la pace in Europa in futuro. Anche se ora non è facile immaginare di porre fine a questa guerra, né come, obiettivo di tutti coloro che credono nella libertà.

Fuori dal tempo invece è chi a destra e a sinistra prima voleva uscire dall’Europa e dalla Nato e ora – anche di fronte all’evidenza della guerra in Ucraina – continua a puntare il dito soprattutto sull’Europa e sulla Nato. Invece di indicare i veri responsabili: Putin e l’imperialismo russo.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RavennaNotizie, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da mirko

    Gentile redazione, non sono molto d’accordo con questo articolo, ne su Bella Ciao e nemmeno sulle spese militari. Non entro nel merito della canzone (per me meravigliosa) ma vado dritto sulla questione Nato e spese militari, il problema di cui ci dobbiamo occupare tutti è il cambiamento climatico che non combatti con le armi e nemmeno con un esercito unico,studi e scienziati ce lo stanno dicendo, urlando in tutte le lingue, il tempo è scaduto. Vorrei aggiungere un ultima cosa, per me il 25 Aprile è una Festa e in quanto tale ci si dovrebbe divertire, ballare e cantare perché se pensiamo di portare gente in piazza a seguire noiosissime parate e discorsi infiniti allora aspettiamoci una lenta e sempre più incisiva assenza. W il 25 Aprile!!! Ora è sempre Resistenza!!! Ditemi, cosa faranno a Ravenna???

  2. Scritto da ST

    L’ANPI pacifista (a senso unico) è la dimostrazione che ormai si tratta solo di un’associazione occupata da politici e simpatizzanti di estrema sinistra, da sempre anti occidentali e anti americani, prima ancora che davvero antifascisti.
    Il che è un insulto alla memoria di chi ha dato la propria vita combattendo, perchè la Resistenza ed il partigianato non sono stati movimenti pacifisti, ma erano fatti da persone che con le armi hanno difeso la dignità e la libertà del nostro Paese sparando, mettendo bombe, uccidendo soldati tedeschi, nazisti e fascisti.
    Ormai l’ANPI non rappresenta altro che l’ennesima sigla in mano ad una piccola percentuale di italiani che ancora si sentono comunisti ed orfani dell’Unione Sovietica.
    Per fortuna l’Italia ha potuto contare sull’Occidente e sulla NATO, per cui noi siamo liberi di esprimerci e vivere come vogliamo.

  3. Scritto da batti

    SI FESTEGGIA LA LIBERAZIONE DAI FASCISTI? misa che qui quest anno cè poco da festeggiare ,e qui preciso i studenti che manifestavano bastonati a sangue per i morti in fabbrica shiavizzati(stage) e poi la distruzione della sede cgil indisturbati e forze dell ordine spettatori… ricordo che il ministro nelle occasioni dichiarò che nei giovani c erano i provocatori, e bastonarono, nel secondo erano troppo violenti. penso lunedi la parola LIBERTà aia stata sporcata sia dai violenti alla cgil, sia dalla polizia coi studenti

  4. Scritto da mirko

    Gentile direttore, la notizia di oggi che la Regione Veneto abbia chiesto più ACQUA al Trentino che ha risposto “quale acqua che non ha né piovuto né nevicato!!!” evidenzia ció che le ho scritto giorni fa, non ci sarà mai un esercito o armi che ci servono per quello che è l’unico, vero problema del nostro tempo. In sud Africa, a Durban, un evento meteorologico ha provocato centinaia di vittime nel giro di poche ore. In Indonesia stanno spostando la capitale jakarta a monte perché sta sprofondando. Come si può ancora benestare la spesa militare???