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CERCANDO MARIOLA PER RAVENNA / La raccolta differenziata va ampliata, ce lo chiede l’ambiente, e non ci sono scuse per essere… irresponsabili

Da diverso tempo si susseguono le lamentele dei cittadini – che registriamo puntualmente anche su queste pagine – per il nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, che ha allargato a diversi comuni e zone del territorio il porta a porta (a volta integrale, a volta misto) che interessa diverse decine di migliaia di utenze. I cambiamenti sono stati ampiamente pubblicizzati. I comuni interessati e la società che sovrintende alla raccolta – Hera – hanno svolto incontri e attivato canali con flussi d’informazione abbastanza esaustivi. Inoltre, per potersi adattare al nuovo sistema, gli utenti hanno avuto a disposizione diverse settimane di tempo per sintonizzarsi con il cambiamento.

Come tutti gli interessati, anch’io sono stato invitato a ritirare i contenitori dell’umido e dell’indifferenziato (dove abito io c’è la raccolta mista) al CinemaCity, ho fatto la fila, ho ritirato i bidoni che ho messo in balcone, ho ritirato anche tutti gli opuscoli informativi e ho cercato di memorizzare bene i giorni in cui dovevo mettere fuori del mio piccolo condominio il contenitore dell’umido e quello dei rifiuti indifferenziati.

Anch’io ho faticato a sintonizzarmi su tempi e modalità nuove, ma dopo aver sbagliato non mi sono mai sognato di lasciare la spazzatura vicino ai vecchi cassonetti, cosa che parrebbe frequente dalle foto che arrivano in redazione. Questo comportamento con la nuova raccolta non c’entra nulla: qui entrano in gioco il buon senso, l’educazione, la civiltà.

Siccome per diverse settimane non facevo mente locale, ho cercato di smaltire l’indifferenziato che si accumulava nei cassonetti ancora esistenti, che ho accuratamente cercato in città e che ho trovato allungando il percorso abituale con l’auto. Poi ho memorizzato e ora non debbo più girare per smaltire.

Anch’io mi sono chiesto perché Hera raccoglie due volte alla settimana l’umido e una volta sola l’indifferenziato: secondo la mia esperienza di prima doveva essere il contrario. Ma ci ho pensato su un minuto e credo di avere capito la ragione: in questo modo i cittadini sono chiamati a differenziare di più. C’è una chiara spinta a differenziare e a mettere nell’indifferenziato meno rusco e scarto che si può. È tutto qui. Lo trovo giusto. Ero abituato a differenziare molte cose già da prima. Ora lo devo fare e lo faccio di più. Lo faccio non perché me lo chiedono il Comune o Hera, ma perché me lo chiede il pianeta, me lo chiede il mio senso di responsabilità verso le generazioni future di cui tutti si riempiono la bocca appena possono. Salvo poi tirarsi indietro spesso quando si tratta di essere conseguenti nei comportamenti, come quello di produrre meno rifiuti e di differenziare il più possibile.

È un fatto che produciamo troppi rifiuti e che stiamo sommergendo la nostra terra e i mari di rifiuti che inquinano, ammalano, deturpano. Sappiamo da tempo che dobbiamo produrre meno rifiuti per quanto possibile e che, soprattutto, dobbiamo differenziare, recuperare, riciclare, riusare quanto più possibile. Sappiamo, insomma, che i rifiuti sono una cosa seria e che la loro raccolta e il loro smaltimento corretto sono molto importanti per il futuro del pianeta. Sappiamo tutto questo, eppure non siamo sempre conseguenti. E non mi riferisco solo ai singoli.

Comunque sia, da quando il nuovo sistema è partito sono partite anche lamentele e proteste. Questo giornale ne registra quasi ogni giorno. Prontamente cavalcate da alcuni gruppi politici. È un fatto che ogni qual volta interviene un cambiamento nella vita e nelle abitudini consolidate dei cittadini si generano malumori, lamentazioni e proteste. Si può dire che ci troviamo di fronte a reazioni fisiologiche. Così come sono fisiologiche le critiche di chi sta all’opposizione del governo locale e approfitta di ogni occasione per mettere in rilievo le cose che non vanno, enfatizzando le difficoltà.

È di questi giorni la critica all’Amministrazione comunale del Gruppo Lega di Ravenna che dice: “L’insistenza nell’adottare questo sistema di raccolta, fa emergere una posizione ideologica che non tiene conto delle necessità e delle problematiche legate alla raccolta porta a porta, imponendo una transizione in tempi brevi e al momento sbagliato. In centro si verificano situazioni di degrado notevoli dovute all’organizzazione dei nuovi bidoni, con un posizionamento che spesso non è consono e con tempistiche di raccolta non idonee, creando disagi. Nei lidi le attività si trovano ora con decine di bidoni, i residenti lamentano già oggi problematiche e sono preoccupati di un peggioramento della situazione con l’arrivo della stagione turistica, i turisti per ovvie ragioni non essendo informati sul funzionamento della raccolta si troveranno in difficoltà e questo potrebbe penalizzare le nostre località turistiche. Chiediamo pertanto all’Amministrazione di mantenere almeno fino al termine della stagione estiva i cassonetti classici dell’indifferenziata per ridurre i disagi dei cittadini sia nei lidi che in centro”.

È sempre di questi giorni una lettera di un cittadino di Cotignola che intende dare vita a un comitato (l’abbiamo pubblicata l’altro giorno): “Grazie all’incapacità dell’Amministrazione comunale e di Hera, evidentemente inadeguati nella gestione dei rifiuti, si è verificato un proliferare di bidoni che invadono la città. – scrive – I cittadini dovrebbero, essendo obbligati a pagare tre laute rate della Tari, avere il diritto di un servizio decente, invece sono costretti a svolgere il lavoro che dovrebbe competere alla “multi-inutile”. Hera che obbliga a mansioni che non dovrebbero gravare sui cittadini. Sarebbe stato meglio che prima di prendere decisioni sulle modalità gestionali della raccolta dei rifiuti, si fossero consultati gli utenti e non si dovesse arrivare da parte dell’Amministrazione comunale a decisioni aprioristicamente programmate e imposte dall’alto. Non si possono fare scelte che prescindono dal consenso dei cittadini. A questo punto, meglio la consegna dei rifiuti ai termovalorizzatori già esistenti, invece di questo marasma che crea difficoltà e dimostra ancora una volta tutta l’incapacità organizzativa…”

Sono due esempi di protesta, con varie motivazioni, che si possono condividere o meno. Fin qui è normale dialettica fra cittadini e amministrazione pubblica e fra maggioranza e minoranza. Restano sul tappeto in ogni caso alcune domande a cui vorrei cercare di dare qualche risposta, prima di tutto di buon senso. Perché non sono uno specialista.

La prima: era necessario questo cambiamento?

La seconda: a chi è utile questo cambiamento?

La terza: la maggiore responsabilizzazione dei cittadini nella raccolta dei rifiuti è giusta o si chiede troppo agli utenti?

La quarta: si poteva e si può organizzare meglio la raccolta differenziata o bisogna solo lasciare al nuovo sistema il tempo di assestarsi?

raccolta differenziata

Raccolta differenziata: la provincia di Ravenna maglia nera in regione

L’Assessore all’Ambiente del Comune di Ravenna Gianandrea Baroncini presentando il cambiamento in corso aveva detto: “L’obiettivo della riorganizzazione è aumentare la raccolta differenziata, per recuperare quantità sempre maggiori di materiali riciclabili, come organico, plastica, vetro, carta, che restano risorse preziose per l’ambiente. L’obiettivo da raggiungere a Ravenna è il 70%, come previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti. Attualmente, la percentuale di raccolta differenziata a Ravenna è del 62%. Differenziare correttamente i rifiuti non è semplicemente un obbligo di legge, ma rientra in quei comportamenti sostenibili che, se effettuati da tutti i cittadini, contribuiscono notevolmente alla qualità della vita delle nostre città e alla valorizzazione del nostro territorio.”

La Regione Emilia-Romagna è la più virtuosa in Italia nel campo della raccolta differenziata. E il nuovo piano regionale dei rifiuti 2022-2027 – ormai in dirittura d’arrivo – prevede che la raccolta differenziata arrivi all’80% entro il 2025, il riciclaggio dei rifiuti al 66%, ponendo fine alla pianificazione di nuove discariche per i rifiuti urbani indifferenziati. Per quanto riguarda il rifiuto urbano pro capite non inviato a riciclaggio, l’obiettivo della Regione è pari a 120 kg per abitante l’anno nel 2027. La tariffa puntuale rappresenta una delle azioni che entreranno nell’azione della Regione: già adottata da 90 Comuni e ispirata al principio comunitario “chi inquina paga”, è equa sia dal punto di vista ambientale che etico, perché ciascuno pagherà “per quanto butta”, dice l’amministrazione regionale.

Nel 2020, anno di pandemia, secondo i dati dell’annuale Rapporto curato della Regione, la raccolta differenziata in regione ha raggiunto in media il 72,5%, sostanzialmente in linea con l’obiettivo del 73% fissato dal precedente Piano regionale dei rifiuti. Tra i capoluoghi di provincia il risultato migliore è stato raggiunto da Ferrara, con l’87,6% di rifiuti differenziati, seguita da Reggio Emilia (84,8%) e Parma (82,6%). A seguire abbiamo Forlì (82,1%), Cesena (72,7%), Rimini (71,7%), Piacenza (71%), Ravenna (62,1%) e Bologna (55,4%).

Per quanto riguarda le province, nella differenziata abbiamo questo quadro: Reggio Emilia è all’82,2%, Parma all’80,0%, Ferrara al 79,3%, Modena al 72,9%, Rimini al 72,2%, Piacenza al 71,5%, Forlì-Cesena al 69,0%, Bologna al 66,5% e Ravenna solo al 61,1%.

In provincia di Ravenna il comune più virtuoso è quello di Riolo Terme, mentre quello meno virtuoso è Cervia. Ma ecco i dati di tutti i comuni: Alfonsine (61,2%), Bagnacavallo (66,7%), Bagnara di Romagna (55,8%), Brisighella (53%), Casola Valsenio (52,7%), Castel Bolognese (54,6%), Cervia (52,2%), Conselice (65,6%), Cotignola (61,1%), Faenza (60,5%), Fusignano (66,5%), Lugo (60,6%), Massa Lombarda (74%), Ravenna (62,1%), Riolo Terme (77,5%), Russi (59,6%), Sant’Agata sul Santerno (65,1%), Solarolo (57,4%).

Rispetto alla prima domanda che ho posto (era necessario questo cambiamento?) la risposta è nelle cose: sì, era necessario. La provincia di Ravenna è la maglia nera in regione nella raccolta differenziata. Siamo ancora lontani dagli obiettivi regionali e, in parole povere, dobbiamo darci una mossa.

Discarica

Chi raccoglie meglio i rifiuti paga di meno e ci guadagna

Migliorare nella produzione, nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti non solo porta beneficio al pianeta, alle città in cui viviamo, all’ambiente, alla salute, ma fa guadagnare soldi o comunque fa spendere meno. Insomma, è un affare. È di 312 euro la tassa per i rifiuti pagata in media nel 2021 da una famiglia nel nostro Paese, con un aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente. La regione con la spesa media più bassa è il Veneto (232 euro), mentre la regione con la spesa più elevata resta la Campania (416 euro). I dati sono di Cittadinanzattiva. In genere a pagare di più sono i cittadini del sud dove i servizi di raccolta e smaltimento sono meno efficienti e dove la raccolta differenziata è meno diffusa.

“A fronte di una spesa media a famiglia che continua a salire e di una eccessiva sperequazione della tariffa fra le regioni e le singole città, ci spiace constatare che soltanto il 10% dei capoluoghi di provincia applica la tariffa puntuale che incentiverebbe le famiglie a produrre meno rifiuti. Allo stesso modo ancora scarseggiano le iniziative per favorire il riuso e per ridurre i rifiuti, sebbene finalmente tutte le regioni registrino un aumento nei livelli di raccolta differenziata”, dichiara il responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva.

Il quadro regionale che emerge dall’annuale rilevazione dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, disponibile online sul sito www.cittadinanzattiva.it sui costi sostenuti dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti nelle varie regioni è riassunto nella tabella qui sotto, da cui si evince che la Regione Emilia-Romagna – con una spesa media annua per famiglia di 274 euro per la Tari nel 2021 – è fra le regioni più virtuose. Di noi fanno meglio solo Basilicata, Friuli, Lombardia, Marche, Molise, Valle d’Aosta e Veneto.

Tabella

Anche rispetto alla seconda domanda che ho posto (a chi è utile il cambiamento?) la risposta è facile: il cambiamento serve ai cittadini e alla comunità. Sia in termini di salute e decoro in senso lato, sia in termini economici.

Non chiediamoci solo cosa può fare Hera per noi, ma prima di tutto che cosa possiamo fare noi per l’ambiente in cui viviamo

Vi siete mai chiesti quanta spazzatura producete ogni giorno? Ammetto di non pensarci troppo spesso nemmeno io. Eppure se lo facessi, sarei ancora più consapevole. Sarebbe meglio lo facessimo tutti. Sul web mi sono imbattuto in un rapporto (2018) di alcuni ricercatori dell’Eurostat, con i dati sulla produzione di rifiuti generali che mette i brividi. Nel 2016 le attività economiche e le famiglie dei soli stati dell’Unione Europea ne hanno prodotti 2.537.000.000 di tonnellate: la quantità maggiore di rifiuti mai registrata dal 2004 in poi. Nel frattempo le cose potrebbero essere anche peggiorate. Per quanto i settori più colpevoli rimangano le industrie delle costruzioni, l’industria mineraria e manifatturiera, i nuclei domestici risultano responsabili di circa l’8,5% del totale europeo. Solo a livello domestico, nel 2016 l’Italia ha prodotto 30 milioni di tonnellate di rifiuti. Vale a dire 496 chilogrammi di rifiuti a persona ogni anno. Ogni giorno, in media, un italiano produce 1,3 kg di rifiuti.

Più della metà delle tonnellate di spazzatura prodotte finisce in discarica. E meno le componenti di ogni prodotto sono degradabili, più lente saranno a decomporsi, più rimarranno nei siti di discarica, emettendo gas serra e favorendo quindi il cambiamento climatico. Le discariche contribuiscono a più del 10% delle emissioni mondiali. Quando non decomponibili, i rifiuti inorganici contribuiscono alle emissioni di gas nocivi se vengono bruciati, ed in aggiunta sono responsabili delle emissioni degli stessi gas durante il processo produttivo.

Ma cosa si può fare per ridurre drasticamente la nostra individuale produzione di rifiuti? Ci sono alcune azioni che includono la diminuzione di rifiuti dalla fonte, come ad esempio il non comprare prodotti imballati più del necessario o acquistando frutta e verdura sfuse. Altre pratiche, come il riciclo, mirano invece a limitare i danni di consumi inevitabili. Riutilizzare le materie prime, infatti, riduce la domanda di estrazione di quelle stesse materie prime, attraverso attività come l’estrazione mineraria e la deforestazione, che contribuiscono all’inquinamento e all’emissione di gas serra nell’atmosfera.

Da molti anni, in tutte le società più evolute si sono studiate e promosse le motivazioni psicologiche che spingono le persone a riciclare. Naturalmente la motivazione più forte viene dalla convinzione di fare qualcosa di buono per l’ambiente e poi viene il senso civico del cittadino. Inoltre, è risaputo che con il miglioramento dei servizi di raccolta differenziata porta a porta c’è un significativo aumento delle quantità riciclate. E qui entrano in gioco le amministrazioni pubbliche (torniamo al piano regionale di cui abbiamo parlato e all’implementazione della raccolta differenziata a Ravenna da cui siamo partiti).

La cosa più singolare è che i rifiuti sono una prerogativa della specie umana: non esistono in alcun altro ecosistema naturale. In natura, ogni “rifiuto” diventa poi risorsa per un altro fine. L’uomo invece è l’unica specie capace di trasformare delle risorse naturali in spazzatura che, lasciata a marcire a cielo aperto, rilascia quantità nocive di gas serra responsabili del cambiamento climatico. Il riciclo è fattibile, basta fare con scrupolo la raccolta differenziata, dando una seconda vita ai nostri consumi. Purtroppo c’è spesso una lunga lista di scuse o di “barriere” nella nostra condotta quotidiana che ci impediscono di fare la cosa giusta: ignoranza, pigrizia, mancanza di tempo, scarsità di interesse, carenze di infrastrutture o di strumentazione adatta.

Tutto questo per cercare di dare risposte alle domande tre e quattro. La maggiore responsabilizzazione dei cittadini nella raccolta dei rifiuti è giusta o si chiede troppo agli utenti? Non solo è giusta è sacrosanta. Ripeto quello che ho detto all’inizio: tutto questo lo dobbiamo fare per l’ambiente in cui viviamo e per noi stessi, non perché ce lo chiede qualcuno. Per questo consapevolezza e responsabilità individuale e collettiva sono imprescindibili. Per questo chi non fa il suo dovere per una qualsivoglia ragione fa un danno a tutti e a se stesso (e, è bene ricordarlo, può andare incontro a sanzioni). Per questo non ha senso dire: siccome pago la Tari, che è pure salata, allora ho diritto a non differenziare, cioè ho diritto a non essere responsabile. No, caro cittadino, non esiste un diritto ad essere irresponsabili verso l’ambiente e la comunità in cui viviamo. E non basta una transazione economica (pagare la Tari) per avere poi il permesso di fare ciò che si vuole con i rifiuti.

In definitiva, prima ancora di chiederci che cosa può fare il nostro Comune o Hera per i miei rifiuti, chiediamoci tutti noi che cosa possiamo e dobbiamo fare dei nostri rifiuti per il bene del nostro ambiente.

La quarta e ultima domanda è questa: si poteva e si può organizzare meglio la raccolta differenziata o bisogna solo lasciare al nuovo sistema il tempo di assestarsi? A questa domanda sinceramente non so rispondere. Col buon senso direi di aspettare un po’ per vedere come si assesta il servizio. Credo che con il passare del tempo e con l’acquisizione delle nuove abitudini da parte dei cittadini molte cose andranno a posto da sole.

Naturalmente ben vengano le critiche costruttive ai Comuni e ad Hera e le proposte migliorative per la raccolta differenziata nelle nostre comunità, da qualsiasi parte arrivino. Purché non si punti sempre a rinviare e a deresponsabilizzare, perché questo non ce lo possiamo più permettere.

Commenti

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  1. Scritto da paola stoppi

    Vivo a Mezzano e da circa due anni viene svolta da Hera la raccolta porta a porta di umido (2volte a settimana) e indifferenziata (1 volta a settimana).Hera svolge ottimamente la raccolta e attivarsi a questo impegno non è assolutamente un disagio.Anche dove vengono, purtoppo da gente maleducata, lasciati rifiuti di ogni genere vicino ai cassonetti per strada per la raccolta differenziata Hera dopo poco tempo raccoglie tutto. Grazie per il servizio che ci offrite.

  2. Scritto da Sangio

    Dopo tutto questo bel discorso io mi chiedo:costa meno il nuovo sistema con automezzi più piccoli e maggiori addetti(almeno così ho visto) oppure costava meno mettere delle telecamere in ogni zona contenitori e trovare chi non differenzia?La mia famiglia differenziava anche col vecchio sistema,lavavo i bidoncini di plastica dello yogurt ,toglievo la carta dalle confezioni miste ecc.ecc. allora io dico che dipende dalla coscienza dei cittadini perchè ancora adesso,guardando i contenitori ad esempio della raccolta carta,vedo messi all’interno dei sacchetti che con la carta non hanno nulla a che fare.Nelle città,amio avviso più civili,ci sono dei contenitori,compreso l’indifferenziata,con le chiusure in modo che ognuno sia costretto ad utilizzare i contenitori opportuni.

  3. Scritto da Babbeo

    eh no, non ce lo chiede l’ambiente ma ce lo impone l’amministrazione. Subordinando al cittadino un compito per il quale ogni cittadino paga profumatamente un servizio che frutta un sacco di soldi al gestore. Se ci fosse seriamente voglia di fare bene all’ambiente si punterebbe a contenere gli imballi, una capsula di caffe ha in se alluminio, plastica, dentro a confezioni di cartone, quindi all’ambiente ci deve pensare solo il consumatore? Frazioni del territorio senza punti vendita alimentari e migliaia di automezzi inquinanti che vanno in città per la spesa, non inquinano? Proponete contenitori che restituiscono soldi in cambio di rifiuti e vedrete quanta differenziata ci sara. In germania lo fanno da almeno 20 anni

  4. Scritto da Maria

    Chi va il fine settimana nella casa al mare poi non può lasciare il bidoncino fuori per una settimana, l’immondizia deve portarsela a casa? Nessuno sa rispondere.

  5. Scritto da Annalisa

    Nel forese la facciamo da tre anni! Era ora

  6. Scritto da Ermes

    Lasciamo perdere i gruppi politici! Qui non si tratta di avere speso una briciola di tempo al Cinema City o memorizzare i depliants illustrativi, qui si ragiona da cittadini che si sono trovati costretti a pagare per l’auto gestione dei propri ”scarti di produzione”, tra balcone e garage (per chi ce l’ha), fino al tanto atteso momento del ritiro del puzzolente bidone.
    Bidoni sul marciapiede che, per chi parte (alle 05.15) per il turno delle ore 06.00, verranno raccolti non prima delle 14.30; bidoni sul marciapiede che, dopo vuotati rimangono, aperti, in preda ai gatti e cani e sono ostacolo per gli studenti che passano in bici, tra le 7.45 e le 8.30; i bidoni non sono sempre ben allineati e zavorrati, e l’ultima bufera ce lo ha confermato.

    “ Per potersi adattare al nuovo sistema, gli utenti hanno avuto a disposizione diverse settimane di tempo per sintonizzarsi con il cambiamento.”

    Io direi che, ai cittadini è stato IMPOSTO, il cambiamento….

    “È un fatto che ogni qual volta interviene un cambiamento nella vita e nelle abitudini consolidate dei cittadini si generano malumori, lamentazioni e proteste”

    Sono le ‘’lamentazioni e proteste’’ che devono creare i dubbi, da non ignorare e che DEVONO essere valutati .
    Ora, al secondo mese di bidoncini in casa e sparsi per strada, si potrebbe pensare perché non si sia adottata una migliore gestione delle “mini- stazioni ecologiche”, già esistenti e sparse per la città, installando Telecamere e mostrando gli “attributi” agli inadempienti???.
    Anche il controllo, un tempo gestito dallo ”operatore ecologico”, è venuto a mancare; (carenza di personale???).
    “ Non chiediamoci solo cosa può fare Hera per noi ma…cosa possiamo fare noi…..”

    Già sentita nel ‘61 J.F.K……Io aggiungo: e io pago!!! e io devo fare!!! e chi fa per me??

    “L’obiettivo della riorganizzazione è aumentare la raccolta differenziata, per recuperare quantità sempre maggiori di materiali riciclabili, come organico, plastica, vetro, carta, che restano risorse preziose per l’ambiente.”

    Ok ma, perchè noi, ultima ruota del carro, non abbiamo introiti derivanti dal commercio di queste risorse? Non ho mai ricevuto premi, grazie alla produzione dei
    miei rifiuti! Sto, forse io, impegnando tempo libero e denaro, arricchendo altri? Qualcuno mi darà conferma?

    E’ bello vedere le medie per Regione, Province e Comuni ma, ricordiamoci , anche con i polli si facevano le statistiche: ogni italiano, a testa, mangia un pollo??

    Alla Domanda :La maggiore responsabilizzazione dei cittadini nella raccolta dei rifiuti è giusta o si chiede troppo agli utenti?

    Buona l’ultima! Più lavoro gratuito si distribuisce alla la base…. più tempo c’è, in Olimpo, per contare i guadagni!

  7. Scritto da Alex

    Circa 22 anni fa ho vissuto per un breve periodo in Germania (zona Monaco) e già allora li si faceva la raccolta differenziata senza alcun problema ,come se fosse una cosa normalissima,.Perché qui in Italia tutto deve sempre essere cosi difficile da capire e da far funzionare ?

  8. Scritto da Andrea

    Abito nel forese e la raccolta porta a porta l’ho sempre avuta da quando mi sono trasferito qui,sono d’accordo a farla e sono convinto che serva (anche se ritengo che togliere i cassonetti provocherà montagne di discariche abusive,gli incivili ci sono già ora, figuriamoci dopo che si sentiranno anche “giustificati”). Quello che proprio non mi va giù e dover pagare quattro volte di tari rispetto ad un singolo che abita in appartamento quando devo produrre la stessa quantità di rifiuti…

  9. Scritto da Gianluca

    Quoto al 100% Ermes.
    Aggiungo che i rifiuti hanno un valore per Hera che li rivende per riciclarli.
    Come nelle attività industriali in “rottamatore” paga l’azienda che produce i rifiuti riciclabili (vedasi ferro, acciai ecc.), non capisco perché Hera oltre a non pagarci per questo lavoro (che mi piacerebbe, ma ahimè non lo credo possibile) non ci fa un servizio ad un prezzo inferiore!

    Inoltre mi preme notare che Hera ha imposto un volume massimo pro-capite di indifferenziata! Ogni qualvolta che ho qualcosa (ad esempio un barattolo vuoto di vernice, ma anche qualsiasi altra cosa più ingombrante che non entra nel bidone grigio come ad esempio un banale manico della scopa), lo devo conferire nei centri di raccolta (a meno che non faccia una discarica nel cortile ed ogni tanto faccia un viaggio), .. Ma questo non dovrebbe essere compito mio!!!

    Infine i giorni di raccolta sono stati imposti. Ma se io questa estate vado in vacanza una settimana, lascio il bidone sulla strada tutti e 7 i giorni?
    …e anche se così fosse, cosa ci troverò dentro al mio ritorno? Già un paio di volte (lo ritiro normalmente alle 6,30 del mattino) ci ho trovato un sacchetto con escrementi di un cane, fazzoletti di carta, cartacce… e siamo solo all’inizio…

    Sono d’accordo che occorra un atteggiamento molto più ecologista, ma non credo che la strada intrapresa sia quella giusta.
    Da prima cosa credo che bisognerebbe eliminare o ridurre massicciamente l’uso del vetro: utilizzato come facciamo in Italia (cioè usa e getta) senza riciclare le bottiglie con un lavaggio non ha senso. Così utilizzato il vetro crea un impatto per il pianeta che è devastante: dopo ogni utilizzo, rompiamo tutto per fondere il vetro (che fonde oltre i 1200°C) e rifare un oggetto simile a quello appena rotto!
    Ma poi ci sarebbero tanti altri esempi… Quindi il problema non è solo sui cittadini, ma sulle abitudini moderne e sulle industrie che devono generare lavoro.

  10. Scritto da Vince

    Solo due parole al documentatissimo Carloni: si vada a leggere cosa sta facendo il comune di Asti, capoluogo di provincia. In breve, glielo dico io: abbandona il porta a porta e ritorna ai cassonetti. E Asti non ha oltre un milione di turisti all’anno che girano per la città come Ravenna!

  11. Scritto da Colonnello Kurtz

    “Me lo chiede il pianeta”. Opperbacco !