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Le Rubriche di RavennaNotizie - Cercando Mariola...

CERCANDO MARIOLA PER RAVENNA / Il festival è il più importante investimento culturale della città nell’ultimo mezzo secolo (cit. Antonio De Rosa) foto

Oggi, mercoledì 25 maggio, con l’anteprima di Ludovico Einaudi, prende ufficialmente il via al Pala de André (un bel ritorno) la 33^ edizione del Ravenna Festival dedicata a Pier Paolo Pasolini, dilaniato “fra la carne e il cielo”. Ma fare la cronaca sa troppo di routine. Mentre il festival è tutt’altro. Non so voi, ma il Ravenna Festival per me è una festa dello spirito che si rinnova tutti gli anni. Un momento di vera gioia e di eccitazione per godere di artisti e opere emozionanti. È come la festa del paese, nei ricordi di quando ero piccolo. Io lo vivo così, con un tocco anche fanciullesco. Immagino sia così non solo per me: basta guardare come tutti gli anni i nostri concittadini partecipano con entusiasmo agli eventi del loro festival.

In un’altra occasione ho definito il festival come un’oasi o un’isola di cultura, di civiltà e di bellezza – ora non ricordo le parole esatte, ma poco importa – in una realtà circostante spesso piena di brutture e ingiustizie, di barbarie e violenze di ogni genere. Questa immagine di un luogo speciale in cui potere ritrovare emozioni, conforto, consolazione, piacere di vivere insieme agli altri è tanto più vera in questa stagione, in cui dopo due anni di pandemia abbiamo ricevuto in dono anche il frutto amaro di una guerra devastante nel cuore dell’Europa. Una guerra che evoca i peggiori spettri e demoni del ‘900, che pensavamo di esserci lasciati alle spalle per sempre. Non solo la guerra, la morte, le distruzioni, ma anche le dittature, l’arbitrio assoluto, il sopruso, la menzogna spudorata e l’impotenza di poter contrastare tutto questo con la sola forza della ragione e della volontà.

“La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza. Chi penetra il senso della musica potrà liberarsi da tutte le miserie in cui si trascinano gli altri uomini.” Così Ludwig van Beethoven. Vorrei che fosse così, vorrei poterlo credere fino in fondo. Così come vorrei credere al principe Myškin che ne “L’idiota” di Dostoevskij pronuncia la frase spesso citata da tutti, un salvacondotto per la speranza: “La bellezza salverà il mondo”. Il mio pessimismo cosmico e quello che ogni giorno vedo, leggo, ascolto sui media non mi fanno ben sperare.

Tuttavia, la bellezza, l’arte e la musica possono rappresentare un grande nutrimento dell’anima e una ciambella di salvataggio, per resistere in tempi bui come questi. Il nostro maestro Riccardo Muti ama ripetere che la musica “è una necessità dello spirito”. Mentre per Franco Battiato, a cui il 33° Ravenna Festival dedicherà alcuni importanti eventi, “la musica è una lingua in codice che ha il potere di trasportarti in mondi che non hai mai conosciuto.” Per dirla in parole povere, qualcosa di speciale, straordinario, emozionante.

Ravenna Festival 2021

In definitiva, che cos’è il Ravenna Festival per noi e per Ravenna? Forse vale la pena chiedercelo dopo 33 anni e senza considerare quest’isola un fatto scontato. Perché non c’è nulla di scontato, come abbiamo purtroppo capito, nemmeno la pace.

Ravenna Festival è la grande scommessa vinta da Ravenna 33 anni fa ed oggi è un pezzo essenziale della vita e dell’anima di questa città. C’è un legame ormai inscindibile e imprescindibile fra i ravennati e il loro festival, quel rito collettivo che torna ogni anno, in cui la città si specchia e si riconosce migliore. Il festival ha portato il nome di Ravenna nel mondo nel segno della musica e della cultura: migliore ambasciatore non poteva esserci. Con il Maestro Riccardo Muti. Con le Vie dell’Amicizia. Con l’eccezionale livello degli spettacoli e degli artisti che danno lustro alla manifestazione.

A qualche sprovveduto o povero di spirito che ogni tanto torna a tormentarmi sulla solita questione che a Forlì hanno i Musei San Domenico e grandi mostre (fra provinciali, si sa, l’erba del vicino è sempre più verde), io rispondo immancabilmente: ma volete mettere con il Ravenna Festival?! Le decine di eventi di eccezionale livello proposti ogni anno e per così tanti anni. Il nome di Ravenna che rimbalza in tutto il mondo per il festival oltre che per gli antichi mosaici (e oggettivamente non per molto altro). Fareste uno scambio, e non me ne vogliano gli amici di Forlì che sono bravissimi a organizzare grandi mostre?! Io, signori, non lo farei.

Certo l’ideale sarebbe che la città avesse questo e quello, ma una città medio-piccola come Ravenna non ha le risorse per garantirsi questo e quello, deve fare una scelta. Quella che fece Ravenna 33 anni fa di puntare sul festival è giusta e impagabile. Una scelta fatta grazie a una fortunata congiunzione astrale. In virtù della presenza di amministratori illuminati. Per le intuizioni e la visione di personalità come Mario Salvagiani e Cristina Muti e poi grazie all’apporto carismatico del Maestro Riccardo Muti. Non so quando capiterà di nuovo a Ravenna un periodo così fecondo. E per fortuna e per merito, 33 anni fa Ravenna quella occasione l’ha colta.

Ma io ho parlato anche troppo. Perciò ora lascio la parola ad Antonio De Rosa, orgoglioso Sovrintendente del Festival, che mentre si alza il sipario sulla 33^ edizione, mi racconta cosa pensa lui, cioè cosa rappresenta il Ravenna Festival per la città, dal suo punto di vista.

Ravenna Festival 2022

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Cristina Muti Mazzavillani

ANTONIO DE ROSA: “IL FESTIVAL È IL PIÙ IMPORTANTE E FRUTTUOSO INVESTIMENTO CULTURALE FATTO DALLA CITTÀ NELL’ULTIMO MEZZO SECOLO”

Ravenna Festival è stato il più importante e fruttuoso investimento culturale che la città abbia fatto nell’ultimo mezzo secolo.esordisce De RosaPerché le risorse generate dal festival a Ravenna e per Ravenna, arrivate grazie al Ministero dei Beni Culturali, al Parlamento e alla Regione Emilia-Romagna, sono significative e non sarebbero pervenute senza il festival. Anche solo sul piano economico il festival è un grande investimento. Ottiene il contributo FUS, il contributo della Legge cosiddetta Veltroni e della legge per i festival di valore nazionale: sono risorse stabili che vengono investite a Ravenna solo grazie al festival. Qual è il fatto eclatante allora? Qui c’è una comunità locale che ha investito sul festival e quel festival ha prodotto, ha dato frutti. Grazie alla qualità, quindi la direzione artistica di Cristina Muti, Franco Masotti e Angelo Nicastro, e grazie alla presenza del maestro Muti, oltre che al grande successo di pubblico e di critica che il festival negli anni ha saputo conquistare.”

Si è innescato quello che possiamo definire come il classico circolo virtuoso.

Assolutamente. Ripeto è stato il più grande investimento economico in campo culturale realizzato nell’ultimo mezzo secolo. Per esempio, un’altra cosa fondamentale portata avanti da Mario Salvagiani, come il riconoscimento del teatro di tradizione, non ha prodotto le stesse ricadute. Quelle del festival sono molto più importanti, proprio anche dal punto di vista strettamente economico. Poi c’è il nome di Ravenna nel mondo, che nel campo della musica e della cultura è legato a Ravenna Festival.continua De RosaRavenna è nota nel mondo per i mosaici bizantini e per il Ravenna Festival. Questo è un dato incontrovertibile. Del resto sono passati da qui, dopo Riccardo Muti, tutti i più grandi direttori d’orchestra da Mehta a Kleiber ad Abbado. Poi c’è la straordinaria qualità degli eventi e degli interpreti. Lo sviluppo della manifestazione, siamo arrivati adesso a 120 eventi nel corso dell’estate. Senza dimenticare la Trilogia d’Autunno dove ante pandemia avevamo raggiunto i 2.000 turisti culturali, che venivano a Ravenna da ogni parte del mondo per l’opera. Ecco questo è un circolo virtuoso formidabile. Soltanto per parlare di immagine di Ravenna nel mondo. Mi ricordo perfettamente ancora le parole del Sindaco Pierpaolo D’Attorre che dopo la crisi del Gruppo Ferruzzi disse: ‘meno male che abbiamo il festival’. A sottolineare il grande contributo alla città che il festival ha dato, con il sostegno del Comune di Ravenna, delle Fondazioni Bancarie, di tutto il mondo imprenditoriale, dell’Associazione degli Amici. Ancora oggi è così. Con l’Eni, il nostro main partner, e tutti i sovventori privati che sono protagonisti. Non c’è in Italia una cosa come il Ravenna Festival per intenderci, cioè un festival che abbia questi numeri, con questo ritorno di immagine per la città. Se vi faccio vedere la nostra rassegna stampa annuale, è talmente pesante che si fa fatica a portarla con due braccia: sono tre volumi, tutti investimenti in immagine della città, che ritornano poi sul territorio in tanti modi. Come diceva Jack Lang ogni investimento in cultura produce un ritorno incommensurabilmente superiore. Intanto per l’effetto sulla consapevolezza dei cittadini, sul loro livello culturale e diciamo così sociale e civile. E poi c’è il ritorno turistico e non ultimo il lavoro. Anche noi abbiamo dato lavoro con la fondazione e il teatro e non soltanto agli artisti, ma anche a quelli che lavorano dietro le quinte.”

De Rosa cosa sarebbe Ravenna senza il festival? Se la immagina? No. Non oso immaginarla. Ravenna Festival è un’icona della città al pari dei mosaici bizantini. E quando si gira in Europa, nei teatri e nei luoghi della cultura abbiamo sempre grandissime attestazioni di amicizia, di stima e di riconoscimento della qualità del nostro festival. dice il Sovrintendente Quindi dobbiamo essere grati a chi ha avuto tanti anni fa la lungimiranza di creare il festival, partendo da Mario Salvagiani e Cristina Muti. Oggi apriamo la 33^ edizione con l’ottimismo di chi esce da due anni di pandemia e con l’orgoglio di chi, nonostante la pandemia, ha portato avanti il festival, alla Rocca, e siamo stati i primi in Italia a riaprire. Il Ravenna Festival è un caso di studio, non c’è in Italia un altro esempio di questo tipo. Sono tanti i ragazzi che vengono a fare tesi di laurea, perché nelle università se ne parla.”

Veniamo alle Vie dell’Amicizia. Che cosa significa portare un messaggio di amicizia e di pace nel mondo con la musica, in questo momento particolare? E perché Lourdes e Loreto? Abbiamo bisogno tutti di una benedizione dopo questi anni tragici? Beh, certamente, faremo un pellegrinaggio straordinario. Questo è uno dei motivi. C’è stata una chiamata da Lourdes, dove c’è un festival dedicato ai disabili, e come si fa a non accogliere una chiamata di questo genere?! A questa chiamata poi ha risposto il santuario di Loreto: anche lì sarà una cosa magnifica. Metteremo in connessione due luoghi straordinari, non solo per il mondo dei cristiani ma per tutti. È un grande impianto spirituale. E in questo momento c’è un grande bisogno di riflessione spirituale, un qualcosa che ci tenga uniti tutti” conclude Antonio De Rosa.

Ravenna Festival Le Vie dell'Amicizia Paestum

Zubin Mehta ©SimoneDonati

Giovanni Sollima Ravenna Festival 2021