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Le Rubriche di RavennaNotizie - Elezioni Ravenna 2021

Stefania Craxi: mio padre come Dante, qui un sistema di controllo che fa paura, viva l’Italia che non ha paura. Ancarani spera nel ballottaggio, a chiunque tocchi

Alberto Ancarani candidato Sindaco di Forza Italia e PrimaveRa Ravenna sta conducendo una campagna elettorale tenace e aggressiva, sfoderando tutte le sue armi dialettiche e le sue conoscenze in area berlusconiana. E così dopo Tajani, Cangini, Bernini e prima di Cattaneo e Renzulli arriva a Ravenna per dargli sostegno anche una donna dal cognome illustre: Stefania Craxi. Apre l’incontro in Piazza Andrea Costa Bruno Fantinelli Coordinatore provinciale di Forza Italia, che si dichiara socialista non pentito ed estimatore di Craxi, dunque orgoglioso di ospitare Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia, una “socialista che a differenza di altri non si è mai venduta per un pezzo di pane.” Poi tocca al senatore Enrico Aimi, Coordinatore regionale degli azzurri di Berlusconi che tesse l’elogio pubblico di Alberto Ancarani “uomo brillante, preparato e di carisma, che il partito sostiene con convinzione in questa battaglia per diventare Sindaco di Ravenna.”

Stefania Craxi

Stefania Craxi prende la parola con calma e determinazione e parte subito col botto, paragonando la vicenda del padre a quella di Dante, entrambi esuli e condannati in contumacia. Legge il dispositivo con cui Firenze mette al bando il poeta, lo condanna alla interdizione perpetua dai pubblici uffici e al rogo – quindi a morte – qualora avesse avuto la temerarietà di ripresentarsi a Firenze. E poi chiosa: “Un paese senza memoria è destinato a cadere sempre negli stessi errori.”

Per Craxi l’Italia è “un paese che cammina su un piano inclinato, cioè in declino, con una democrazia liberale in sofferenza, perché hanno distrutto i cinque partiti democratici” (il pentapartito, ndr) su cui era basata praticamente la dialettica democratica in quegli anni. Non cita Stefania Craxi il PCI-PDS che fu come risparmiato da “Mani Pulite” e poté sopravvivere a se stesso, cambiando diversi simboli e nomi, fino alla storia di oggi. Quei partiti, secondo Craxi, avevano una funzione importante, poiché selezionavano classe dirigente, facevano da cerniera fra base popolare e vertice, governavano i comuni, facevano emergere giovani di talento capaci e consapevoli del loro ruolo nella politica e nella gestione della cosa pubblica. Insomma, Craxi tesse l’elogio di quella Prima Repubblica che fu spazzata via dalle inchieste.

La senatrice Craxi parla anche del declino dell’Occidente e dei suoi valori, come mostra la vicenda afghana, oltre che dell’Europa “che deve essere più democratica, non gestita dagli euroburocrati”. Poi la figlia di Craxi si ferma e riflette a voce alta: “Sto dipingendo un quadro a tinte fosche, lo so. E da qualche parte bisogna ripartire. – dice per infondere un po’ di ottimismo – E allora cita il lavoro e l’impegno di uomini e donne che hanno trasformato l’Italia povera e contadina del secondo dopoguerra “nella quinta potenza economica mondiale sotto il Governo Craxi.”

Anche oggi ci sono tante energie, dice, che “se liberate potrebbero far crescere l’Italia, perché l’Italia ha bisogno di crescere, da troppo tempo non cresce. L’Italia è un paese bellissimo, con potenzialità enormi, bisogna liberare le energie, sburocratizzare, investire nelle infrastrutture.” Poi attacca il sistema di potere della sinistra che “qui è un sistema di controllo che fa paura” e ci sarebbe “quasi la necessità di una liberazione”. “Io sono garibaldina e proprio a Ravenna – al Museo Byron e del Risorgimento – verrà la collezione garibaldina di Craxi. Mia figlia si chiama Anita. Ecco, io da garibaldina credo che a Ravenna serva una liberazione” scandisce.

Critica i grillini per la deriva dell’uno vale uno. “No, bisogna chiedere alla politica serietà, competenza, visione. Penso a una politica che si assume responsabilità di decidere e che chiede ai cittadini di fare un passo avanti e di assumersi anche loro responsabilità” dice. E se da qualche parte bisogna ricominciare “ricominciamo da un sistema politico e di governo che sappia coniugare rappresentanza e governabilità”. “Per troppo tempo questo paese è sembrato una nave senza nocchiere; – aggiunge – oggi il nocchiere c’é ma i mali della democrazia restano e non vanno nascosti sotto il tappeto, ma affrontati. Bisogna ripartire dalla buona amministrazione delle città. Bisogna ridare questo paese in mano ai cittadini e toglierlo alla burocrazia e a certa magistratura, non tutta, ma una certa magistratura sì. Bisogna rimetterlo nelle mani di chi lavora, degli imprenditori, degli operai, dei professionisti, dei docenti.”

Chiude citando la canzone preferita di suo padre, “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori e ne cita diversi versi fino alla strofa che fa “Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.” È quasi un momento di commozione per il pubblico non molto numeroso alle 17 del pomeriggio di Piazza Andrea Costa.

Chiude Alberto Ancarani che, per ribadire le ragioni della sua scelta di candidarsi in contrasto con gli altri due partiti del centrodestra, fa appello alle coscienze come Stefania Craxi e dice: “Lo abbiamo fatto per essere coerenti con noi stessi. Come Stefania Craxi non è mai tornata fra i carnefici del padre, con chi l’ha accoltellato alle spalle, così noi non ci siamo schierati con chi ci stava accoltellando alle spalle. E lottiamo con coerenza da sempre e anche questa volta contro il sistema di potere che soffoca questa città. Noi abbiamo il coraggio di metterci la faccia anche quando è scomodo”.

Rispondendo a qualche domanda, Ancarani precisa che l’incontro degli ambasciatori di qualche giorno fa (Alberghini-Tardi) “è stato puramente casuale” e che comunque lui ha già dichiarato che “chiunque vada al ballottaggio del centrodestra avrà il suo voto, anche se naturalmente spera di andarci lui.” A chi gli chiede se Filippo Donati farà altrettanto nel caso toccasse ad Ancarani, risponde: “Non gliel’ho ancora sentito dire. Mi piacerebbe ci fosse reciprocità.” Forse non l’ha detto perché è convinto al 100% di andare lui al ballottaggio, facciamo notare. “O forse perchè è convinto di non andarci affatto” risponde gelido Ancarani, che non fa previsioni ma che si augura solo che al ballottaggio ci si arrivi “a prescindere” perché “in quel caso cambia tutto.”

In piazza anche un simpatico fuori programma. Prima dell’incontro, Stefania Craxi vede all’angolo fra Piazza Andrea Costa e Via IV Novembre apparire Marco Rizzo in compagnia del giovane candidato Sindaco del PC Lorenzo Ferri e gli va subito incontro per salutarlo e scambiare qualche parola. Due mondi lontani che s’incontrano. O forse no.

Stefania Craxi

Commenti

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  1. Scritto da Ba

    Qui qualcosa non quadra,si vuole riscrivere la storia. Incredibile

  2. Scritto da Rusty

    Povero Dante, che non si può difendere.

  3. Scritto da batti

    il papa craxi non avrebbe avuto necessità di fuggire se lasciava stare il portafogli

  4. Scritto da Obezio

    Craxi come Dante? Ma come si possono affermare queste bestialità? Ora, capisco che la figlia sia addolorata per il padre, ma non si può rivoltare la storia di manipulite e della corruzione di 30 anni di politica che hanno saccheggiato economicamente e moralmente questo paese. Non capisco come ci si possa far appoggiare in campagna dalla signora Craxi, un paradosso.

  5. Scritto da P.S.

    “Mio padre come Dante”!!! Ah ah ah ah!!! Non mi sembra molto gentile insultare il sommo poeta nel 700° della sua morte. Dante era esule, non latitante. Era stato allontanato non fuggito col bottino.

  6. Scritto da Direttore

    Per la precisione anche Dante fu condannato in contumacia, al rogo, e non poté più tornare a Firenze. Era esule certo, ma aveva anche un processo e una condanna pesantissima sul groppone. Poi ognuno è libero di avere la sua opinione sulla pertinenza del parallelo Dante-Craxi. LA REDAZIONE

  7. Scritto da Roberto B.

    Ci risiamo Direttore, come in occasione dell’articolo sullo spettacolo teatrale, sempre in tema del parallelo Dante-Craxi, ricadi nella tentazione di sporcarne uno per far sembrare pulito l’altro.
    Conosci le verità storica e sai bene che la condanna del Sommo fu esclusivamente politica, non avendo egli rubato alcunchè, mentre il Craxi era un condannato contumace in via definitiva, sulla base di solide prove.
    Forse che la chiamata in correo del Craxi ancor ti tocca?

  8. Scritto da Ba

    Quindi la redazione sposa il pensiero di Stefania?

  9. Scritto da Direttore

    Assolutamente no. Abbiamo solo precisato un fatto tecnico. D’altra parte è chiaro che i contesti delle due vicende sono molto diversi. Per il resto ognuno tira le conclusioni che vuole. La signora Craxi ha tirato le sue. Che non sono affatto le nostre. LA REDAZIONE

  10. Scritto da Direttore

    Non abbiamo voluto sporcare nulla. Abbiamo solo precisato un fatto tecnico. D’altra parte è chiaro che i contesti delle due vicende sono molto diversi. Per il resto ognuno tira le conclusioni che vuole. La signora Craxi ha tirato le sue. Che non sono affatto le nostre. E lasci da parte ogni illazione, che proprio non ci riguarda. LA REDAZIONE

  11. Scritto da batti

    ma dante prendeva tangenti?

  12. Scritto da Roberto B.

    Tangenti? No, il Direttore ha solo precisato un fatto tecnico. Ma, perdindirindina, gli si sta allungando il nasino però…

  13. Scritto da batti

    @ B,tangenti era riferito alla sig. graxi, non alla direzione