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FEM NEWS – LA FINESTRA FEMMINISTA / Sciogliamo l’iceberg, quell’infinita gamma di comportamenti sessisti quotidiani contro le donne

Nolite è sempre Nolite. Anche quando è in attesa dal tabaccaio. Tre uomini, tabaccaio compreso, si scambiano allegramente battute da una parte all’altra dell’ampio locale, incuranti dell’unica presenza femminile, la mia, perfettamente visibile.

– Stamattina presto è venuta la gnocca bionda!

– Ah… appena uscita dal letto? 

– Mah… così tanta roba fresca e quello là la scansa.

– Beh, se proprio non la usa può sempre passarla un po’ in qua.

Per un po’ continuano gli sghignazzi, i risolini, le metafore, le allusioni, finché il tabaccaio non si decide a servirmi, con tono professionale e con perfetto sdoppiamento di personalità.

Nolite

Nolite si sente invisibile. Di solito le conversazioni maschili in presenza di “signore” si interrompono, si trattengono o cambiano registro, mostrando così di avere almeno un barlume di consapevolezza che il gergo maschile potrebbe essere sgradito alle “signore”. A volte, invece, nessun barlume, si sa, i maschi sono così. Se non ti sta bene, puoi sempre cambiare negozio.

Se dici qualcosa, Nolite conosce a memoria le reazioni. “Ma dai, non te la prendere” o ” Si sta solo scherzando” e ancora “Voi donne non avete il senso dell’umorismo”.

Questo è il mantra che puntualmente viene ripetuto quando si fa notare che no, si tratta di sessismo. Si tratta di molestia. Nolite sa quanto peso abbiano linguaggio, gesti e immagini sulla costruzione dell’immaginario e della mentalità individuale e collettiva. Sa quanto sia facile assuefarsi agli stereotipi. 

Abbiamo visto con indignazione le molestie subite dalla giornalista Greta Beccaglia in diretta TV fuori dallo stadio da parte di un gruppo di tifosi che sciamavano dopo la partita. Pacche sul sedere e commenti volgari mentre il conduttore in studio diceva “Non te la prendere. Si cresce anche attraverso questa esperienza. Chiudiamola qui così”.

Abbiamo sentito spesso ripetere che il femminicidio è la punta di un iceberg. Vero. Ma per fare sciogliere questo iceberg bisogna prima di tutto saperlo riconoscere in tutta quella infinita gamma di comportamenti sessisti quotidiani che alimentano la mancanza di rispetto e la violenza sulle donne.

Si chiama violenza invisibile: sono le forme più subdole di molestie, in ambito familiare, sociale, lavorativo, quelle che non vengono percepite come tali, sia da parte degli uomini che le commettono sia da parte delle donne che le subiscono. Una piaga strisciante, molto diffusa e pericolosa.

Secondo la ricerca “La cultura della violenza. Curare le radici della violenza maschile contro le donne” realizzata di recente dalla Ong WeWorld con Ipsos, 1 donna su 3 non riconosce le forme più subdole delle molestie. Meno del 40% delle donne sono consapevoli di aver subito una forma di molestia almeno una volta nella vita; tuttavia il 70% delle lavoratrici ha subito discriminazioni in ambito lavorativo.

Se la violenza fisica è universalmente riconosciuta, quella psicologica si insinua e agisce sulla donna in modo sottile e graduale e lascia impunito chi la commette.

«Certe forme invisibili di violenza sono parte integrante di dinamiche di coppia e sociali, proprio perché mancano strumenti culturali per individuarle come tali. Vittima e maltrattante non hanno – soprattutto in alcuni contesti – gli strumenti per riconoscere che quella è violenza, perché stanno dentro automatismi inconsapevoli intrisi di cultura patriarcale», commenta Marco Chiesara, presidente di WeWorld.

In questo rapporto Nolite scopre anche il nuovo termine catcalling (i versi per attirare “call” l’attenzione dei gatti “cat”) per indicare l’insieme delle molestie di strada: fischi, battute sessiste, allusioni sessuali, domande invadenti, insulti, suoni di clacson, inseguimenti, insomma il vecchio pappagallismo, duro a morire. Per dirlo con Michela Murgia “non è un playboy quello che fa un complimento da una macchina, ma un estraneo convinto di avere il diritto di esprimere sul tuo corpo un parere che non gli hai assolutamente richiesto”.

L’ultima a denunciarlo è stata Aurora Ramazzotti, che ha utilizzato Instagram per denunciare i commenti sessisti ricevuti mentre faceva jogging. “Appena mi tolgo la giacca sportiva perché sto correndo e fa caldo devo sentire fischi, commenti sessisti e altre schifezze. Mi fa schifo e se sei una persona che lo fa, mi fai schifo. Allora dico agli uomini: mettetevi nei panni di una donna che cammina per strada da sola o corre in un parco deserto. Come pensate che possa sentirsi quando voi fischiate o richiamate la sua attenzione come fosse un cane? Ci sono donne che hanno smesso di vestirsi come vogliono per non attirare sguardi e commenti indesiderati.”

Purtroppo il fenomeno viene spesso banalizzato o ancora peggio considerato una forma di complimento, mentre si tratta di abuso verbale e quindi molestia. Infatti, l’impatto emotivo che questi ‘complimenti’ possono scatenare è molto pesante: sentimenti di rabbia, umiliazione e senso di colpa, depressione e insicurezza. Inoltre, può indurre a importanti modificazioni comportamentali, come ad esempio l’evitamento, cioè cambiare strada e percorso, non prendere più quel mezzo di trasporto, non frequentare determinati luoghi, non uscire di sera e di notte.

In Italia, come in molti altri paesi, questo fenomeno non è ancora considerato un reato, complice la tendenza comune a ritenere che qualificare tentativi di approccio in strada come comportamenti penalmente perseguibili sia lesivo della libertà individuale di avanzare proposte ai fini del corteggiamento.

MeToo

Dalla nascita del movimento #Metoo nel 2017, la società civile ha discusso a lungo cosa sia  violenza, abuso, molestia o corteggiamento. Grazie al coraggio delle donne che hanno denunciato è cresciuta la consapevolezza sull’argomento, ma la strada è ancora lunga.

Nolite vede con soddisfazione che la spinta del #Metoo continua a propagarsi nel mondo, favorita anche dal potere dei social media, anche nei paesi con regimi patriarcali feroci. Pensiamo solo al #Metoo delle iraniane, perché lì ci vuole molto più coraggio che in Occidente.

Insomma tutte le Nolite del mondo continuano a ripetere che serve un cambiamento culturale. Serve costruire una responsabilità condivisa, educazione, formazione e informazione.

Non basta suggerire alle donne strategie di protezione o di evitamento, serve educare tuttie fin dall’infanzia al rispetto, all’empatia, alla responsabilità.

Per sciogliere l’iceberg occorre che ognunoa di noi agisca con coraggio per rompere il circolo della violenza di genere dalla forma più subdola a quella più esplicita.

FemNews di Nolite

Ogni mercoledì si apre una finestra femminista su RavennaNotizie, dalla quale ogni settimana si respira aria pungente, si espongono germogli al sole, si stende la biancheria profumata al sapone di Marsiglia, si appendono lunghe trecce di aglio e peperoncino, ci si rilassa con un bicchiere di vino e l’ultima sigaretta, si parla con il vicinato, si accarezzano felini senza nome cantando Moon river, si guarda oltre con occhiali di genere. Nasce così una rubrica autonoma rispetto alla testata che gentilmente la ospita, pluralista, apartitica, decisamente femminista, che cerca di trovare il modo di agire per trasformare il mondo. Fem News ha una firma collettiva NOLITE – imperativo negativo latino omaggio alla condivisa cultura umanistica, alla passione politica, alla compulsione alla lettura, alla madre Atwood (Nolite te bastardes carborundorum, Non consentire che i bastardi ti annientino), alla lotta ancillare per dire no al pensiero dominante patriarcale, coloniale e specista.