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FEM NEWS – LA FINESTRA FEMMINISTA / Perché un nonno al Quirinale sì e una nonna no? I tempi sono maturi per riscuotere il debito che la politica ha nei confronti delle donne

L’antivigilia di Natale, mentre Babbo Natale preparava renne, slitta e pacchi, succedeva qualcosa di importante. Il nonno d’Italia titolare, Lino Banfi, noto come Nonno Libero, è stato spodestato da un nuovo nonno, Nonno Mario, che si è messo al servizio delle Istituzioni. Nonno Libero sembra l’abbia presa bene: ha un bel viso da bravo ragazzo che gioca con i nipoti. Salvo poi aggiungere: da oggi io e Mario Draghi nonni d’Italia ex aequo.

Bene, si dirà, quindi? Qual è  il problema per Nolite? Il problema è un’opportunità. In una recente Fem News Nolite ha scritto che la vita delle ragazze non è la stessa di quella dei ragazzi, ora diciamo che la vita delle nonne non è la stessa di quella dei nonni. 

Il nonno è certamente un anziano, lo scrive anche la definizione della Treccani, ma in lui i decenni accumulati hanno generato una saggezza che utilizza per dispensare consigli e suggerimenti sulla giusta strada da intraprendere. È insomma una figura rassicurante e famigliare, che, come dice lo stesso Nonno Libero, è un eterno ragazzo e, come dice Nonno Mario, sa come vanno le cose e ne fa dono alla comunità. Un Babbo Natale.

La nonna, invece, secondo la Treccani, è una figura analoga a quella del nonno ma più di questo ultimo è frequente riferirsi a lei per indicare tempi, costumi, modi di un passato non molto lontano ma ormai superato. Ad esempio: le idee della nonna, le camicie da notte della nonna, (persino) i mutandoni delle nostre nonne. Oppure, prosegue il dizionario, ci si riferisce alla nonna per datare oggettivamente un’epoca (il cassettone della nonna, le trine della nonna), spesso con tono di rimpianto e di tenerezza (i biscotti della nonna, il rosolio della nonna). Fino ad arrivare alla mitica torta della nonna, e la Treccani non lo dice ma la mente corre veloce a visualizzare la Nonna Papera di Walt Disney, nome che si dà alle torte di tipo tradizionale e di fattura casalinga. 

Una figura piuttosto rassicurante ma, in sostanza, una vecchia, una su cui i decenni si sono andati ad accumulare inutilmente, depositando un persistente odore di polvere e facendone un metro di misura del tempo e niente altro. Non sarà un caso che digitando su Google nonno d’Italia i risultati sono tutti riferibili a Nonno Lino e a Nonno Mario mentre digitando nonna d’Italia i risultati si riferiscono tutti a Marietta Oliva, morta lo scorso agosto a 112 anni. 

Liliana Segre e Sergio Mattarella

Liliana Segre con Sergio Mattarella (foto Fanpage)

Del resto che nonna sia sinonimo di vecchia e quindi di facile utilizzo per offendere e insultare, è una pratica diffusa, almeno nel nostro paese. Ne ricordiamo, una per tutte, quando l’avvocato Riccardo Rodelli, segretario di Lecce della Lega Nord, ha parlato di Liliana Segre, senatrice a vita della Repubblica Italiana, come di una nonnetta usata come avanguardia e maschera, un personaggio che non può essere attaccato, una vecchietta ben educata, reduce dai campi di concentramento, mai eletta. La Mrs. Doubtfire del Palazzo del Senato. 

Anche Mario Monti, 78 anni, Renzo Piano, 84 anni, Carlo Rubbia, 87 anni e Giorgio Napolitano, 96 anni, sono senatori a vita della Repubblica Italiana eppure a nessuno è mai passato per la mente di chiamarli nonnetti o vecchietti per offenderli deliberatamente.

Il gioco è dunque presto fatto. Chi metterebbe una nonna a capo di uno Stato? Nessuno. Perché una nonna non è altro che una vecchia piena di rimpianti e di tenerezze, che porta i mutandoni e fa torte tradizionali e casalinghe. E infatti, quando ogni tanto qualche leader politico se ne ricorda, viene calata la carta della donna al Quirinale. Chi è questa donna? Non si sa. Si sa però chi non è. Certamente non è una nonna. Certamente non ha un nome, un cognome, né una storia, ma è sempre una rosa di nomi, è un’entità senza corpo e forse senza anima. Certamente non è una che può mettersi al servizio delle Istituzioni quanto piuttosto una che potrebbe andare bene perché i tempi sono maturi. Qualche cosa però la donna al Quirinale lo deve avere. Un alto profilo istituzionale.

Una donna al Quirinale

Alcune delle donne che hanno proposto l’appello per una donna al Quirinale

Donne di alto profilo istituzionale dal 1948 a oggi il nostro paese ne ha avute tante e se diciamo che i tempi non erano maturi stiamo dicendo che per fare una presidente servono 12 presidenti e 74 anni. Quindi, caso mai, i tempi sono maturi per riscuotere il debito che la politica ha nei confronti delle donne. Un debito, nel caso della presidenza della Repubblica, di oltre 10 settennati. 

Viene il dubbio che quella della donna al Quirinale sia una storia inventata, un paravento, un pretesto, da agitare alla bisogna per giocare come bambini con le candidature di uomini, alcuni, per altro, dal bassissimo profilo istituzionale. Dunque non c’è solo una A a fare la differenza tra nonno e nonna. C’è tutta una politica fondata su strumentalizzazioni, stereotipi, luoghi comuni e percezioni, che regolano la scala di potere e di privilegi e che ordinano disparità e disuguaglianze.  

Ma è pur sempre l’antivigilia dell’Epifania e non ci resta che guardare al cielo e augurare un buon lavoro a tutte le Befane del mondo unite.

Nolite

L’uso dell’immagine è stato gentilmente concesso da Anarkikka a Nolite, per questo articolo

FemNews di Nolite

Ogni mercoledì si apre una finestra femminista su RavennaNotizie, dalla quale ogni settimana si respira aria pungente, si espongono germogli al sole, si stende la biancheria profumata al sapone di Marsiglia, si appendono lunghe trecce di aglio e peperoncino, ci si rilassa con un bicchiere di vino e l’ultima sigaretta, si parla con il vicinato, si accarezzano felini senza nome cantando Moon river, si guarda oltre con occhiali di genere. Nasce così una rubrica autonoma rispetto alla testata che gentilmente la ospita, pluralista, apartitica, decisamente femminista, che cerca di trovare il modo di agire per trasformare il mondo. Fem News ha una firma collettiva NOLITE – imperativo negativo latino omaggio alla condivisa cultura umanistica, alla passione politica, alla compulsione alla lettura, alla madre Atwood (Nolite te bastardes carborundorum, Non consentire che i bastardi ti annientino), alla lotta ancillare per dire no al pensiero dominante patriarcale, coloniale e specista.