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FEM NEWS – LA FINESTRA FEMMINISTA / Destini strabici e divergenti di donne in lotta per la vita e il futuro, fra Oriente e Occidente, dall’Afghanistan al Cile

Per Nolite la cosa difficile è imparare a guardare il mondo con occhi strabici e allo stesso tempo riuscire a guardare dritto davanti a sé. Servono occhi da camaleonte. Locchio destro guarda verso oriente e vede, impotente, il dramma della vita delle donne afghane che stanno faticosamente cercando di sopravvivere. In questi primi 6 mesi di governo dei talebani, le donne afghane hanno visto restringersi, di giorno in giorno, quelle limitate libertà e autonomie che faticosamente si erano conquistate. Ora alle donne è vietato lavorare, studiare, andare a scuola, allontanarsi oltre 72 chilometri dalla propria residenza (se non accompagnate da un parente maschio), fare sport, ascoltare musica, andare allhammam e ai bagni pubblici, unica possibilità per molte di lavarsi, o almeno di lavarsi al caldo, nel freddissimo inverno afghano. E perché non si creino ambiguità di sorta, il Ministero per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio ha ordinato ai negozianti di tagliare le teste ai manichini femminili.

Non solo. Molti condannati per reati sessuali sono stati scarcerati e nello stesso momento, come fosse una conseguenza, sono stati chiusi e smantellati i luoghi di rifugio e le reti di sostegno per le donne vittime di violenze. In alcuni casi i rifugi sono stati razziati e occupati dai talebani. Messaggi tanto chiari quanto inquietanti. Eppure dal 17 agosto le donne afghane non hanno mai smesso di protestare e lottare per il rispetto dei loro diritti, sono la resistenza e la maggiore forza di opposizione democratica del paese. Si danno appuntamento davanti all’università di Kabul, perché quello è il luogo dove vogliono stare, e chiedono giustizia e uguaglianza, dicono che i diritti delle donne sono diritti umani internazionali e in quanto tali vanno garantiti. Sanno di essere, probabilmente, la sola e unica via di uscita e di salvezza per un paese che sta collassando sotto il peso della peggiore crisi economica e umanitaria mai vista prima.

Per tutta risposta, i talebani, il cui obiettivo è costruire un mondo di maschi depurato dallempietà, dal pericolo e dalla tentazione che le donne rappresentano, spruzzano loro spray al peperoncino, lo stesso che in occidente le ragazze tengono in borsa nelleventualità che abbiano bisogno di difendersi da possibili aggressioni maschili. Talvolta sparano e, nella peggiore delle ipotesi, si presentano a casa, sfondano la porta, portano via con la violenza le ragazze che hanno osato stare nello spazio pubblico sfidando divieti e imposizioni. L’ultima volta, o almeno l’ultima di cui siamo a conoscenza, è toccato a Tamana Zaryab Paryani e a Parwana Ibrahim Khel, studentesse e attiviste, arrestate e, di fatto, scomparse. Oltre alla doverosa denuncia e indignazione, se proviamo a immaginarci davvero in quella situazione, operazione forse impossibile, la domanda che rimane è: cosa resta di una vita così? Di una vita così, a una donna, non resta che vendere i figli più piccoli nella speranza di garantire la sopravvivenza a quelli più grandi. Non resta che riesumare lantica tradizione della Bacha Posh per cui le bambine vengono trasformate in maschi garantendo così loro una maggiore libertà e alle famiglie una piccola fonte di sussistenza. Uno stato di non esistenza garantito dalle sole funzioni di schiavitù e riproduzione.

donne afghane

Intanto però l’occhio sinistro si spinge a guardare fin verso l’estremo occidente dove qualcosa sembra stia per succedere. La fotografia del nuovo governo cileno, composto dal presidente socialista appena eletto Gabriel Boric, è di quelle che non può non attrarre l’attenzione di Nolite. 14 ministre su 24 o, altrimenti detto in linguaggio da quote rosa, il 58,3% che possiamo arrotondare al 60% considerando alcuni altri importanti incarichi governativi. Detto ancora diversamente, e con maggiore soddisfazione, nel governo di Gabriel Boric gli uomini sono la minoranza. Ma siccome Nolite vuole il pane e vuole anche le rose, vuole questo ma anche quello e insomma, vuole tutto, non si accontenta certo di una bella fotografia e di una percentuale che supera la parità.

E in quella fotografia, con gli occhi da camaleonte, ci entra dentro e trova Ministra degli Interni Izkia Siches, 35 anni, femminista, medica che ha saputo farsi ascoltare dal popolo cileno durante la pandemia ed è riuscita a dare un senso a un Ordine dei Medici che aveva ormai perso ogni credibilità, facendo del Cile uno dei paesi con il tasso di vaccinazioni complete più elevato al mondo. Alla Segreteria Generale di governo, che in Cile è un ministero, Camila Vellejo, 33 anni, geografa, femminista e militante del Partito comunista del Cile. Noi Nolite Camila Vellejo la conosciamo fin dal 2011, quando guidava le proteste del movimento studentesco che è riuscito a mettere in crisi il governo di Sebastian Pinera e che chiedeva un sistema di istruzione pubblico e quindi più equo, democratico.

Cile

Nella foto Gabriel Boric e Maya Fernandez Allende

Maisa Rojas, 49 anni, fisica e scienziata del clima, è al Ministero dell’ambiente. Da anni Rojas studia come il cambiamento climatico agisca da amplificatore delle disuguaglianze sociali nella società cilena, la cui origine, secondo Rojas, è da ricondurre alla dittatura di Augusto Pinochet. Ad Antonia Urrejola, 53 anni, avvocata, Presidente della Commissione Interamericana sui diritti umani, costituita esclusivamente da donne, va il Ministero degli Affari Esteri. Antonia Orellana, 32 anni, giornalista, militante femminista, è alla guida del Ministero delle donne e della parità di genere, obiettivo del suo lavoro è dare al Paese una prospettiva di parità di genere e femminista. Allo sport Alessandra Benado, 45 anni, insegnante di educazione fisica, ex calciatrice e capitana della squadra cilena, attivista LGBT, prima ministra apertamente lesbica nella storia del Cile, figlia di Lucía Vergara, militante del MIR assassinata durante la dittatura militare di Pinochet.

Infine Maya Fernandez Allende, 50 anni, biologa, veterinaria, componente del partito socialista, nipote di Salvador Allende, cresciuta a Cuba dove la famiglia è emigrata dopo il golpe di Pinochet, alla guida del dicastero della Difesa. Una formazione femminista, ambientalista, neosocialista, neocomunista, meticcia, che quando si è presentata al popolo cileno, davanti al Museo Nacional de Historia Natural, ha alzato il pugno chiuso e ha indossato il fazzoletto verde al collo simbolo dell’aborto legale, sicuro e gratuito. Nolite non può sapere cosa accadrà, di certo può dire che il Cile fa sul serio e ha preso la rincorsa verso il cambiamento. Quel cambiamento che passerà solo da giustizia e uguaglianza, come stanno chiedendo, rischiando la vita, le donne afghane.

Donne Lotta Femministe

FemNews di Nolite

Ogni mercoledì si apre una finestra femminista su RavennaNotizie, dalla quale ogni settimana si respira aria pungente, si espongono germogli al sole, si stende la biancheria profumata al sapone di Marsiglia, si appendono lunghe trecce di aglio e peperoncino, ci si rilassa con un bicchiere di vino e l’ultima sigaretta, si parla con il vicinato, si accarezzano felini senza nome cantando Moon river, si guarda oltre con occhiali di genere. Nasce così una rubrica autonoma rispetto alla testata che gentilmente la ospita, pluralista, apartitica, decisamente femminista, che cerca di trovare il modo di agire per trasformare il mondo. Fem News ha una firma collettiva NOLITE – imperativo negativo latino omaggio alla condivisa cultura umanistica, alla passione politica, alla compulsione alla lettura, alla madre Atwood (Nolite te bastardes carborundorum, Non consentire che i bastardi ti annientino), alla lotta ancillare per dire no al pensiero dominante patriarcale, coloniale e specista.