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FEM NEWS – LA FINESTRA FEMMINISTA / Una donna è impegnata in lavoro non retribuito e cura 309 minuti al giorno, un uomo solo 136. Si chiama carico mentale e pesa sulle donne

Nolite oggi è stanca. Forse perché ieri sera, subito prima di addormentarsi, il pensiero le è scivolato ai 5 euro che la mattina dopo doveva ricordarsi di lasciare nello stipetto con il simbolo della nave, quello di Gino, il compagnetto d’asilo di suo figlio piccolo: sua mamma raccoglie i soldi per il regalo di Pino, l’altro compagnetto che fa gli anni. Però poi le è venuto in mente che nel portafogli 5 euro non ce li aveva e quindi ha messo a mente di fermarsi al bancomat prima di arrivare al nido.

E dopo averli portati a scuola entrambi, i figli, e prima di andare in ufficio, ha pensato che forse era meglio che riuscisse ad organizzarsi con la spesa per la cena, che poi nel pomeriggio li dovrà accompagnare a fare sport e si tornerà tardi. Cosa gli può preparare di gustoso e al contempo sano, ma che non richieda troppo tempo? Non si può mica sempre finire a surgelati e piatti pronti, qualcuno ci deve pur pensare alla salute di sti figli. La salute, accipicchia. Ora che ci pensa, dovrebbe chiamare al più presto il pediatra per quel dolore al ginocchio che avverte da un po’ la figlia grande. All’inizio non gli aveva dato peso, ma continua a lamentarsene, bisognerà chiedere…

Chiedere, sì. Dovrebbe anche telefonare a sua suocera e chiederle come sta. Nell’ultima telefonata l’aveva sentita molto giù, forse è tutta questo clima ferale della pandemia. La pandemia, a proposito! Bisogna ricordarsi di comprare le mascherine che stanno finendo! Mentalmente le aggiunge alla lista della spesa che farà la mattina seguente, prima del lavoro. Che poi, sul lavoro, c’è quella grossa questione rimasta in sospeso. Domani bisogna che ragioni sul come fare a risolverla.

Ed è così che, balzando da un pensiero ad un altro, da una preoccupazione a quella successiva, il sonno è passato e, nonostante l’enorme stanchezza, non è più riuscita a chiudere occhio. Per questo stamattina è davvero stanca e non sa neanche dove trovare le energie per affrontare la giornata, ma tanto non c’è tempo di pensarci, tocca marciare.

La storia qui sopra è totalmente inventata, ma le Nolite di tutta Italia, se non di tutto il mondo, sanno bene quanto sia vera nella sua sostanza, soprattutto se mamme. Tutto quel pensare, organizzare, pianificare, non è un’attività astratta, frutto di una mente che si arrovella, ma ha un nome e un cognome. Si chiama CARICO MENTALE. Non si tratta semplicemente di FARE le cose, ma PENSARE a cosa fare, perché farlo e come farlo al meglio, nei tempi giusti. Ed è un’attività che ricade prevalentemente, se non totalmente, sulle spalle delle donne. 

I dati forniti dall’ISTAT nel 2019 sull’uso del tempo, dicono che l’impegno nel lavoro non retribuito e di cura, quindi tipicamente il tempo dedicato alle attività familiari, varia in modo considerevole tra uomini e donne: 2 ore e 16 minuti per gli uomini, contro le 5 ore e 9 minuti al giorno per le donne. E questi dati non tengono conto del tempo impiegato a pensare, ma solo a fare. Già a questo livello il disequilibrio è smaccato.

Gli uomini, quando va bene, fanno. Spesso cose che riguardano il proprio lavoro o loro stessi, oppure attività che gli sono state suggerite dalle compagne: caricare la lavatrice, fare la spesa, stendere i panni. Un po’ come se andassero “attivati” e da soli non fossero capaci di accorgersi delle incombenze da svolgere. Le donne invece fanno e pensano, soprattutto per gli altri e questo carico mentale di pensieri è tanto invisibile quanto pesante da portare. E si mangia tutto il tempo e le energie da dedicare a sé in quanto persone, fuori dai ruoli ricoperti di moglie, madre, sorella, amica e quant’altro.

L’argomento è spesso causa di conflitto nelle coppie, con le donne che si sentono investite di un peso e una responsabilità che probabilmente non avevano considerato di dover sopportare prima di diventare mogli e madri e gli uomini che non comprendendo lo sfinimento delle loro compagne, le accusano di recriminare e lamentarsi. Alcune coppie vivono in questa infelicità, continuando a lamentarsi l’uno dell’altra, accettando nei fatti i ruoli imposti dalla società, anche se non li soddisfano. Altre non resistono e scoppiano. In altre ancora, lo sforzo profuso per sovvertire gli schemi e cambiare le cose, finisce per soffocare l’amore da cui erano sorte.

Nolite

Di carico mentale ha parlato in modo esemplare e molto ironico qualche tempo fa la blogger ed ingegnera informatica francese Emma, nel libro a fumetti “Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano”, che Nolite invita tutte, ma soprattutto tutti a leggere. Le donne, perché trovare la propria esperienza quotidiana rappresentata plasticamente in una vignetta fa sentire meno sole. Gli uomini, perché forse aiuterebbe a capire che no, non bastava chiedere, bisognava agire per primi, capendo la situazione, senza bisogno che nessuna compagna dovesse spiegarla.

Nel capitolo di apertura, dopo una serie di esilaranti vignette sul riordino del tavolino della sala ingombro, da parte di una donna e di un uomo – lei ci mette 2 ore, perché nel farlo trova altre mille cose da riordinare e lo fa, lui 2 minuti, ma tutto il resto intorno rimane sparso in giro – l’autrice arriva a questa conclusione: “Quello che i nostri partner stanno davvero dicendo quando ci chiedono di dir loro cosa c’è da fare, è che rifiutano di prendersi la loro parte di carico mentale”. Non è un libro “piagnone” sulla condizione femminile e “contro” gli uomini: la critica emerge feroce, certo, ma solo perché Emma non ha paura di dire le cose come stanno.

E stanno così: “sebbene le donne siano sempre più presenti nel mondo del lavoro, restano comunque le principali responsabili della famiglia e della casa. Quando diventiamo madri, questa doppia responsabilità cresce a dismisura. Perché appena 10 giorni dopo aver affrontato il parto, il nostro compagno torna a lavorare. E gli sembra normale. Mentre noi, in questo periodo, tra punti che guariscono e notti insonni, dobbiamo pensare a tutto quello che serve al bambino. E quando ricominceremo a lavorare entreremo in un ritmo così infernale che per noi sarà meno stancante continuare a fare tutto da sole piuttosto che combattere con il nostro partner perché si faccia carico della sua parte”. Parola di Emma, ma ci sentiamo di sottoscriverla in toto.

Come si esce da questa situazione? Neanche nel libro c’è una ricetta, naturalmente, ma ogni soluzione parte dal mettere in discussione i ruoli costituiti, dall’abbattere le gabbie stereotipate nelle quali vengono rinchiusi donne e uomini, con rinunce reciproche. Perché, se il privilegio di cui godono gli uomini rispetto alle donne in famiglia è palese – e consente loro di avere lavori più gratificanti, stipendi più alti, maggiore autonomia, anche economica, tempo libero e realizzazione personale – ci sono diritti, come quello di vedere i propri figli diventare grandi, contribuendo fattivamente alla loro crescita, dai quali sono di fatto esclusi o comunque disincentivati a rivendicare.

Serve insomma una rivoluzione sociale, antipatriarcale, da fare insieme, uomini e donne fianco a fianco, perché servirà a liberare le donne dalla posizione subordinata nella quale sono storicamente relegate, ma aprirà nuovi spazi e prospettive anche agli uomini, se saranno disposti a rinunciare ai privilegi in favore dei diritti. E forse, salverà anche qualche matrimonio!

Nolite

FemNews di Nolite

Ogni mercoledì si apre una finestra femminista su RavennaNotizie, dalla quale ogni settimana si respira aria pungente, si espongono germogli al sole, si stende la biancheria profumata al sapone di Marsiglia, si appendono lunghe trecce di aglio e peperoncino, ci si rilassa con un bicchiere di vino e l’ultima sigaretta, si parla con il vicinato, si accarezzano felini senza nome cantando Moon river, si guarda oltre con occhiali di genere. Nasce così una rubrica autonoma rispetto alla testata che gentilmente la ospita, pluralista, apartitica, decisamente femminista, che cerca di trovare il modo di agire per trasformare il mondo. Fem News ha una firma collettiva NOLITE – imperativo negativo latino omaggio alla condivisa cultura umanistica, alla passione politica, alla compulsione alla lettura, alla madre Atwood (Nolite te bastardes carborundorum, Non consentire che i bastardi ti annientino), alla lotta ancillare per dire no al pensiero dominante patriarcale, coloniale e specista.