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FEM NEWS – LA FINESTRA FEMMINISTA / È il femminismo a essere contro la guerra, non il genere femminile… sentiamo sui nostri corpi la follia

Nolite non è economista né esperta di geopolitica, ma di qualità della vita sì, a partire da quella delle donne. E allora non possiamo tacere di fronte alla decisione governativa di aumentare le spese militari fino al 2% del PIL entro i prossimi anni. Vorremmo chiedere a tutte le persone, già duramente provate da due anni di pandemia e dall’aumento delle disuguaglianze, se vogliono che i soldi pubblici siano spesi per le armi o per la sanità, l’istruzione, i servizi, il lavoro e l’ambiente. La risposta è scontata. Infatti i sondaggi di queste settimane dicono che in Italia le persone sono contrarie all’aumento dei fondi per le armi, come lo sono all’invio di armi in Ucraina, anche se è quasi unanime la condanna della Russia per aver scatenato la guerra.

Nolite si sente parte di questa maggioranza che usa il buonsenso, l’esperienza e un po’ di memoria storica, tutte cose oggi ignorate da chi ci governa. Domina su tutto la retorica della difesa e della sicurezza. DIFESA, SICUREZZA, LIBERTÀ, INDIPENDENZA parole ancora una volta manipolate e distorte dalla comunicazione politica e rilanciate dai media dove prevale ormai la propaganda sulla vera informazione. Nolite è testarda, rifiuta di mettere l’elmetto e di schierarsi. Diserta la propaganda bellica. Diserta la logica del militarismo e del nazionalismo che porta alla guerra. Diserta la logica del riarmo globale. Diserta la logica dell’ordine patriarcale che ancora una volta si affida alla guerra per riaffermarsi. Nolite sa che questa guerra non sarà breve, sa che le sanzioni le paghiamo noi, teme l’escalation, il rischio nucleare, la mancanza di trattative serie, la scomparsa del ruolo dell’Europa come mediatrice di pace e allora vuole capire dove andiamo a finire? Dove ci state portando? 

Armarsi fino ai denti non porta pace e sicurezza, ma alimenta per nuove guerre, tensioni internazionali e disastri. A conferma di ciò Sofia Basso, giornalista e ricercatrice dell’Unità Investigativa Greenpeace, scrive: “Negli ultimi dieci anni, la spesa militare mondiale è cresciuta del 9,3%, il livello di conflittualità rilevato dal Global Peace Index è aumentato del 6,5% e il tasso di sicurezza è sceso del 2,5%. Più armi, evidentemente, non ci rendono più sicuri. Eppure la guerra in Ucraina ha scatenato una corsa al riarmo in tutta Europa, Italia compresa. Così, malgrado i Paesi UE spendano già il triplo della Russia per la difesa, ha ripreso vigore il vecchio impegno Nato di destinare al settore almeno il 2% del PIL”.

Per l’Italia porsi l’obiettivo del 2% del PIL per le spese militari significa passare dai circa 25 miliardi l’anno attuali (68 milioni al giorno) ad almeno 38 miliardi l’anno (104 milioni al giorno). Aumentare di 13 miliardi all’anno le spese per l’acquisto di armamenti (li chiamano investimenti per la difesa) quando è già stato previsto un taglio di 6 miliardi per la spesa sanitaria per gli anni 2023 e 2024, non ci sembra il modo migliore per tutelare il futuro del popolo italiano. È stato calcolato che con la stessa cifra potremmo rendere gratuita l’istruzione dall’asilo all’università; potremmo assumere 200mila insegnanti (quellie che mancano); potremmo assumere 100mila infermierie (quellie che mancano); potremmo assumere 15mila medici e mediche (quellie che mancano).

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Allora Nolite si intestardisce e vuole capire da dove viene questa folle idea. “È solo l’applicazione di una richiesta Nato già prevista” minimizzano in molti. Il premier Draghi poi pare inamovibile: “Il governo intende rispettare e ribadire con decisione gli impegni Nato sull’aumento delle spese militari al 2% del PIL“. In realtà scopriamo che non è proprio così.

Il magistrato Domenico Gallo dice “la decisione dell’Italia di incrementare le spese militari fino a portarle al 2% del PIL (passando da 25 a 38 miliardi annui) non è un destino o un vincolo imposto da trattati internazionali. È una scelta. Coerente con l’atteggiamento di tutti i governi che si sono susseguiti in epoca repubblicana, abituati, in sede di Consiglio atlantico, a dire sempre e soltanto sì, anzi signorsì!” Ce lo spiega meglio Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo: “L’indicazione di almeno il 2% del Pil in spesa militare fa capolino nel 2006 in un accordo informale dei Ministri della Difesa rilanciato al vertice dei Capi di Stato e di Governo del 2014 in Galles (obiettivo per il 2024) in cui si indicava anche una quota per investimenti del 20%. Dichiarazioni di intenti mai ratificate dal Parlamento con forza normativa e obbligo vincolante per il Bilancio dello Stato. L’obiettivo del 2% non è mai stato giustificato in termini militari e collega una spesa pubblica a un parametro soggetto a fluttuazioni comprendente produzione di ricchezza privata: è quindi aleatorio e scollegato da reali esigenze tecniche.”

Ma siccome Nolite è anche maliziosa oltre che testarda, le viene un dubbio leggendo il testo di Montecitorio che fa riferimento a un “aumento stabile nel tempo, che garantisca al Paese una capacità di deterrenza e protezione, a tutela degli interessi nazionali, anche dal punto di vista della sicurezza degli approvvigionamenti energetici”. Il dubbio è: tutelare con le armi le fonti energetiche fossili? Insomma, non solo aumento stratosferico delle spese militari, ma anche tutela con le armi degli approvvigionamenti di quelle fonti fossili che il Paese dovrebbe dismettere velocemente, se vuole centrare gli obiettivi del Green Deal europeo e attuare la transizione verde. Comunque sia, resta da capire come le casse dello Stato possano permettersi 13 miliardi in più all’anno per soldati e armi.

Ma c’è un’altra idea peregrina in circolazione da smontare, cioè che con lo scoppio della guerra in Ucraina gli stati europei e non solo, dopo anni di smilitarizzazione, siano tornati a mettere la Difesa al centro dei loro pensieri. In realtà il riarmo in corso viene da lontano.

“La spesa militare globale è in costante aumento dal 2001, dopo l’attentato alle Torri Gemelli di New York e l’inizio della cosiddetta guerra al terrorismo a guida statunitense – spiega Vignarca – Da quell’anno a oggi l’incremento complessivo è stato del 90%. Sembrava che questa fase potesse terminare pochi mesi fa con la fine della missione in Afghanistan, invece ora si è trovata un’altra giustificazione per un ulteriore rilancio… La pressione politica internazionale, l’aumento della paura della popolazione europea con i governi che la assecondano, il lobbying dell’industria degli armamenti stanno favorendo questa nuova impennata delle spese militari, i cui effetti peraltro si vedranno a lungo termine.” Quindi la guerra in Ucraina è il catalizzatore di una corsa al riarmo che plasmerà l’Europa per il futuro? Allora chi sono i pazzi? Solo Putin?

Un’altra pazzia è stato il passaggio fulmineo dalla pandemia alla guerra. Nolite denuncia da tempo che la lezione del Covid è stata ignorata e tradita. La pandemia ha mostrato a tuttie la nostra fragilità e la nostra totale interdipendenza. Non si vuole capire che l’unica sicurezza è nella convivenza pacifica, nella solidarietà e nella cura delle persone e del pianeta. 

Invece purtroppo assistiamo a un vecchio copione. Come è già capitato molte volte nella storia ci pensa la guerra a riportare un ordine patriarcale in declino. La guerra: quella domestica dei femminicidi e quella sociale delle armi. Da una parte “donne e bambini”, “madri e mogli” a cui dare rifugio e protezione, dall’altra la chiamata degli uomini al coraggio virile delle armi, compresi quelli che forse non lo vorrebbero, ma sono trattenuti dalla paura di rinunciare ai benefici di un potere millenario e di essere considerati dei “traditori”.

E a chi ci fa notare che ci sono anche donne che combattono rispondiamo che è il femminismo a essere contro la guerra, non il genere femminile. Nella storia recente abbiamo molti esempi di donne di potere come Golda Meir, Margaret Thatcher, Condoleeza Rice, Madeleine Albright e altre che hanno sostenuto la necessità della guerra e pazienza se provoca danni collaterali. Ma la storia è anche piena di donne che hanno partecipato a lotte, anche armate, di resistenza antifascista, anticoloniale, antirazzista.

Allora non è tanto l’essere biologicamente donne che ci fa rifiutare la guerra, ma la posizione che abbiamo nella società, il rapporto tra potere e margini, quando c’è una guerra. È il sentire da vicino sui nostri corpi la follia e l’orrore della guerra in quanto prime vittime. È il rifiuto radicale dell’ingiustizia e della sopraffazione. L’opposizione alla guerra più che una questione di donne come categoria tout court è una pratica femminista o meglio di un certo tipo di femminismo.

In Il femminismo è per tutti, bell hooks ci dà una lezione di educazione femminista alla coscienza critica e dice: “Le femministe illuminate capiscono che il problema non sono gli uomini, bensì il patriarcato, il sessismo e il dominio maschile. Donne e uomini devono opporsi all’uso della violenza come strumento di controllo sociale in tutte le sue manifestazioni: guerra, razzismo, sessismo ecc..” (Ed. Tamu, 2021, p. 85).

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FemNews di Nolite

Ogni mercoledì si apre una finestra femminista su RavennaNotizie, dalla quale ogni settimana si respira aria pungente, si espongono germogli al sole, si stende la biancheria profumata al sapone di Marsiglia, si appendono lunghe trecce di aglio e peperoncino, ci si rilassa con un bicchiere di vino e l’ultima sigaretta, si parla con il vicinato, si accarezzano felini senza nome cantando Moon river, si guarda oltre con occhiali di genere. Nasce così una rubrica autonoma rispetto alla testata che gentilmente la ospita, pluralista, apartitica, decisamente femminista, che cerca di trovare il modo di agire per trasformare il mondo. Fem News ha una firma collettiva NOLITE – imperativo negativo latino omaggio alla condivisa cultura umanistica, alla passione politica, alla compulsione alla lettura, alla madre Atwood (Nolite te bastardes carborundorum, Non consentire che i bastardi ti annientino), alla lotta ancillare per dire no al pensiero dominante patriarcale, coloniale e specista.