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FEM NEWS – LA FINESTRA FEMMINISTA / Stupri di guerra: sul corpo delle donne l’arma usata da tutti gli eserciti per avvelenare la pace

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Gli stupri di guerra sono una notizia tanto barbara e brutale quanto annunciata e prevista. Purtroppo Nolite sa anche che quello che sappiamo oggi si scoprirà domani essere molto peggio. Non sono i soldati russi ad essere particolarmente violenti e feroci. È la radice patriarcale della guerra ad essere violenta e feroce.

È la guerra che porta con sé disumanità, orrore, distruzione, morte. Come ha scritto Linda Laura Sabbadini, la guerra acceca gli uomini, calpesta i diritti di tutti gli esseri umani e passa sopra la vita e i corpi di uomini, donne, bambini e bambine. Le testimonianze che abbiamo letto nei giorni scorsi sono purtroppo repliche di quello che abbiamo visto accadere, impotenti, in ex Jugoslavia: da 20 a 50mila donne stuprate; in Ruanda: da 250 a 500mila ragazze; altrettante, si stima, in Congo, in Darfur, in Sudan, in Etiopia, altre migliaia le ragazze nigeriane rapite da Boko Aram e altrettante le schiave sessuali yazide di Isis Daesh. E siccome la storia è fatta di guerre, se continuassimo ad andare indietro nel tempo, l’elenco non avrebbe fine.

Si tratta di numeri stimati e sicuramente in difetto perché lo stupro di guerra è, tra tutti, il crimine più a lungo nascosto, quello più difficile da svelare, quello più invisibile. Ed è per questo che in Ucraina sono arrivati team forensi specializzati, per lo più francesi, per raccogliere gli elementi necessari a formalizzare gli stupri come crimini di guerra al Tribunale Internazionale dell’Aia.

Ma fino agli anni Novanta la comunità internazionale considerava le violenze sessuali nei conflitti armati come un “effetto collaterale” delle guerre, un male minore e inevitabile. Fu solo dopo gli orrori compiuti in ex Jugoslavia e in Ruanda e grazie alle lotte delle associazioni femminili che finalmente emerse la reale portata del fenomeno.

Nel 1993 la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite approvò la risoluzione che identifica lo stupro come crimine di guerra. Vuol dire che gli stupri di guerra non sono effetti e danni collaterali, non sono al di fuori del controllo dei comandanti militari, non sono inevitabili. In guerra le violenze sessuali fanno parte degli arsenali di armi, sono pianificate, programmate, orchestrate e dirette da più alti livelli politici e militari. Gli stupri muovono sempre da una percezione di impunità, di dominio e di possesso, dell’uomo sulla donna, ma, in tempo di guerra gli stupri minano l’intera comunità, scardinano la stabilità sociale, distruggono i legami famigliari, ipotecano e compromettono le relazioni future tra le generazioni.

nolite stupri di guerra

Gli stupri di guerra sono il modo più efficace per  avvelenare la prospettiva della pace e rendere impossibile una futura convivenza. Avrai un figlio russo, nessun ucraino ti vorrà più. Hai generato il figlio del nemico disonorando per sempre la nostra famiglia. Con lo stupro si cancella lo spazio inviolabile di libertà delle donne, spesso si eliminano le donne dalla scena pubblica, perché si suicidano o perché in qualche modo si ritirano o vengono fatte sparire, e, allo stesso tempo si umilia, si offende, si colpisce, si spezza il morale al nemico.

Eppure… se è vero che dalla lezione della Bosnia non abbiamo imparato niente, abbiamo, purtroppo, la possibilità di imparare dalla lezione di Buča.

Sappiamo tutti e tutte che alcune donne ucraine rimaste incinta dagli stupri di guerra sono andate in Polonia con la speranza di poter abortire. La Polonia sarà anche il paese che sta maggiormente accogliendo le rifugiate ucraine, i loro figli e figlie, ma non è certo un paese in cui le donne possono vivere libere e sicure.

Dal 2016 la Polonia è governata dal presidente Andrzej Duda e dal primo ministro Mateusz Morawiecki entrambi esponenti dell’ultradestra clericale Diritto e Giustizia. In pochissimo tempo, con i poteri loro conferiti, hanno svuotato sistematicamente le fondamenta della repubblica semipresidenziale dei suoi diritti fondamentali, fino a renderli dei simulacri.

Primo tra tutti il diritto di aborto perché, come sempre accade, è sul corpo delle donne che si fanno le politiche più autoritarie, razziste e populiste. Le donne europee si sono mobilitate subito in solidarietà, sostegno e sorellanza con le donne polacche. Quando nel 2019 Nolite andò a Verona a manifestare contro il Congresso delle famiglie, un progetto finanziato dal miliardario ortodosso Konstantin Malofeev, uomo fidato di Putin che tiene le fila di tutta l’estrema destra in Europa, Nolite non poteva sapere che esattamente 3 anni dopo la Russia avrebbe invaso l’Ucraina dando origine alla guerra che vediamo oggi. Eppure sapeva che quel manifesto politico “Dio Patria e Famiglia” sarebbe passato sul corpo delle donne, che le donne ne avrebbero pagato tutto il prezzo, che avrebbero visto il loro diritto alla libertà e alla libera scelta, restringersi sempre più fino a scomparire.

E infatti quella che era una tra le leggi più restrittive sull’aborto di tutta Europa non è passata attraverso un iter parlamentare. Il governo polacco ha dovuto aspettare la sentenza della Corte costituzionale, giudicata collusa con il governo, che ha stabilito che l’aborto è vietato ad esclusione dei casi di stupro e del pericolo di vita della madre. Il risultato è che ora le donne ucraine incinta non possono abortire in Polonia perché è necessario un procedimento penale che accerti il loro stato di vittime di stupro di guerra.

Le donne ucraine vengono accolte alla frontiera dagli attivisti della Fondazione antiabortista “Vita e Famiglia” con volantini bilingue, polacco e ucraino, che dicono “La più grande minaccia alla pace è l’aborto. Se alla madre è concesso di uccidere i propri figli, che cosa ci impedisce di farlo a vicenda?”. Allo stesso tempo, le donne polacche che andavano in Ucraina per abortire, non possono più farlo perché il paese è in guerra. È semplice capire che l’unica alternativa, per entrambe, è ricorrere alla clandestinità, vivere nascoste, in silenzio, sottoterra, lontane dagli occhi dei soldati, dei guardiani, dei patriarchi, dei giudici. Le donne sono da sempre costruttrici di relazioni, di pace e di democrazia, fonti e garanzia di vita per tutte e tutti, e questo non è per loro il tempo giusto per vivere allo scoperto.

FemNews di Nolite

Ogni mercoledì si apre una finestra femminista su RavennaNotizie, dalla quale ogni settimana si respira aria pungente, si espongono germogli al sole, si stende la biancheria profumata al sapone di Marsiglia, si appendono lunghe trecce di aglio e peperoncino, ci si rilassa con un bicchiere di vino e l’ultima sigaretta, si parla con il vicinato, si accarezzano felini senza nome cantando Moon river, si guarda oltre con occhiali di genere. Nasce così una rubrica autonoma rispetto alla testata che gentilmente la ospita, pluralista, apartitica, decisamente femminista, che cerca di trovare il modo di agire per trasformare il mondo. Fem News ha una firma collettiva NOLITE – imperativo negativo latino omaggio alla condivisa cultura umanistica, alla passione politica, alla compulsione alla lettura, alla madre Atwood (Nolite te bastardes carborundorum, Non consentire che i bastardi ti annientino), alla lotta ancillare per dire no al pensiero dominante patriarcale, coloniale e specista.

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