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FEM NEWS – LA FINESTRA FEMMINISTA / My body, my choice: cosa sta accadendo negli Usa? Impedire alle donne di abortire parte di un disegno liberticida

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Nolite stava per prendersi una pausa estiva ma, anche solo per il nome che porta, non può esimersi dal commentare quanto accaduto venerdì 24 giugno negli Stati Uniti e di cui ci si è molto inorriditi per le 48 ore successive o poco più. Quello che è accaduto non è argomento da consumare nel tempo di un week end. È qualcosa che viene da lontano e quello che accadrà sarà molto veloce e molto feroce quindi meglio fermarsi, cercare di capire e prepararsi.

Nel 1973 la sentenza Roe vs Wade non solo rese l’aborto un diritto costituzionale valido per tutti gli Stati Uniti ma mise in collegamento, saldandoli, e noi si pensava per sempre, il principio della privacy, sancito dal 14° emendamento della Costituzione, al principio dell’autodeterminazione della donna sul proprio corpo e alla sua libertà di scegliere se portare a termine o meno una gravidanza.

Venerdì 24 giugno sei giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti e precisamente Samuel Alito, Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh, Amy Coney Barrett e John Roberts hanno cancellato la sentenza Roe vs Wade eliminando così un diritto costituzionalmente protetto a livello federale a favore di una regolamentazione in capo ai singoli Stati, ovvero alle maggioranza politiche che si creeranno in ciascuna legislatura. Nei prossimi 30 giorni in 13 Stati entrerà in vigore il divieto di abortire e altri 13 legifereranno molto presto norme così restrittive da renderlo di fatto impraticabile e 40 milioni di donne, pari al 58% delle donne in età riproduttiva, dovranno fare i conti con l’impossibilità di accedere all’assistenza sanitaria riproduttiva, dovranno affrontare i tristemente noti lunghi viaggi della speranza, dovranno tentare di procurarsi più o meno clandestinamente come fossero criminali, i farmaci per abortire, saranno costrette a partorire.

Diritto Aborto

Chi sono questi sei giudici?

Samuel Alito, nominato da George W. Bush nel 2005, è uno che nel 1991 votò contro la decisione della Corte suprema che dichiarava l’incostituzionalità parziale di una legge che richiedeva ad una donna sposata di notificare il coniuge prima di accedere all’IVG. Clarence Thomas, nominato da George W. Bush nel 1991, è uno secondo cui si può e si devono capovolgere altre sentenze storiche, quali quella sui matrimoni tra persone dello stesso sesso e sull’accesso alla contraccezione, perché la Corte ha “il compito di ‘correggere gli errori’ stabiliti in alcuni precedenti”. Neil Gorsuch, nominato da Donald Trump nel 2017, è uno stretto osservante della dottrina dell'”originalismo”, l’adesione più stretta alle intenzioni originali degli autori della Costituzione, senza interpretazione e letture ulteriori. Brett Kavanaugh, nominato da Donald Trump nel 2018, è uno che è stato accusato di numerosi aggressioni sessuali e di stupro, accuse negate con forza e che, grazie all’appoggio incondizionato di Trump e dei repubblicani, sono finite in un nulla di fatto. Amy Coney Barret, nominata da Donald Trump nel 2020 di seguito alla morte di Ruth Bader Ginsburg, è un’ultracattolica, contraria alla sanità pubblica, contraria all’aborto che considera “sempre immorale”. John Roberts, nominato da George W. Bush nel 2005, è uno che sembra essere il meno peggio della compagnia pur essendo anch’egli un conservatore contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.

E poi ci sono i tre giudici che hanno votato contro la cancellazione della sentenza Roe vs Wade. Sonia Sotomayor e Elena Kagan, nominate nel 2009 e nel 2010 da Barak Obama, e Stephen Breyer, nominato nel 1994 da Bill Clinton.

È una Corte Suprema che registra il minimo storico di fiducia delle cittadine e dei cittadini statunitensi, pari a 1 su 4, ma che ha riscritto la storia degli Stati Uniti, e non solo, e che probabilmente, non finirà di riscriverla.

Dunque, come si diceva e come è ora più evidente, l’attacco e la progressiva erosione al diritto all’aborto e, lo ripeteremo sempre, all’autodeterminazione delle donne, è una storia che viene da lontano e che non riguarda solo gli Stati Uniti.

La violenza sulle donne, la vittimizzazione secondaria, le molestie, i ricatti sessuali, gli stupri di gruppo e non, i family day, i congressi mondiali delle famiglie, i finanziamenti statali e pubblici ai Centri di aiuto alla vita, i cartelloni pubblicitari di coloro che si autodefiniscono provita e che invadono le città, la selvaggia, incontrollata e non punita obiezione di coscienza alla legge 194, il boicottaggio alla RU486, le preoccupazioni per la denatalità e le relative politiche più o meno propagandistiche sulla natalità, l’impoverimento dei consultori pubblici, i Family Act, la retorica intorno alla festa della mamma e a quella del papà, le mancate autorizzazioni ai Pride, la totale abdicazione della politica a legiferare sui diritti civili e sociali a cui fanno fronte solo le sentenze della Corte di cassazione e della Corte costituzionale, sono tutte azioni che i movimenti femministi di tutto il mondo contrastano da almeno cinquant’anni.

Diritto Aborto

La gravità della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti è tutta concentrata in questo elenco, peraltro parziale, e dimostra che non si tratta “solo” di avere cancellato un diritto, né di essere tornati al Medioevo, come si usa dire in questi casi, né di stupirsi di quanto sia stata profetica Margaret Atwood con il suo Racconto dell’ancella e della Repubblica di Gilead. Qui si tratta di essere arrivati alla concretizzazione di ciò che il dominio maschile disperatamente cerca di affermare. Un presente in cui il patriarcato si mostra in tutta la sua brutale e vendicativa portata di repressione, sorveglianza e controllo sui corpi, sulla sessualità e sulla libertà delle donne. Impedire alle donne di abortire è solo una tappa di un disegno più complesso e globale che prevedere il riconoscimento della personalità fetale, ovvero l’idea che dal momento del concepimento, quindi ancora prima che la donna sappia di essere incinta, l’embrione sia un essere umano a pieno titolo e quindi soggetto di diritto.

Nella pratica quello che già succede in Polonia alle donne incinta malate di tumore a cui viene sospesa la chemioterapia che potrebbe sì salvarle ma a scapito del feto. O anche la creazione di database governativi di donne incinte, e sospette, che potrebbero cercare strade per abortire, con relativa vendita da parte di broker, dei dati personali compresi viaggi, pagamenti ma anche il monitoraggio su qualsiasi ricerca fatto su qualsiasi motore di ricerca. Negli Stati in cui l’aborto sarà vietato, qualsiasi perdita di gravidanza dopo un’interruzione anticipata può essere potenzialmente indagata come reato. Che si tratti del patriarca russo Kirill, del mullah Abdul Ghani Baradar, dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump o del leader europeo della destra integralista Mateusz Morawiecki, ciò che importa è rinsaldare l’idea del destino biologico delle donne d’Oriente e d’Occidente come madri, escludendole così dalla vita pubblica e condannandole allo sfruttamento del lavoro di cura.

E però questi politici, con le loro azioni autoritarie e repressive che si pensano detentori assoluti e legittimi del potere di vita e di morte delle donne, non hanno fatto bene i conti con quanto il femminismo del Novecento ha seminato e sta oggi raccogliendo. Le donne sanno che non rimangono incinta da sole e sanno che se per loro una gravidanza, a maggior ragione se indesiderata, cambierà per sempre la loro vita, per l’uomo è stato solo un piacere, spesso ottenuto con la forza. Le donne sono storicamente le oppresse della Storia in tutto il mondo e dunque chi meglio di loro conosce il valore e la preziosità della libertà, almeno di quella riproduttiva? Sappiamo bene che a scrivere nuove pagine di Storia non sono solo uomini di potere, che per farlo ricorrono sempre alle stesse logiche della guerra, della sopraffazione e della distruzione che lasciano solo polvere e macerie.

Le donne hanno scritto e non mancheranno di scrivere le pagine dei diritti, delle libertà e della democrazia, dunque niente è perduto, tutto è da rifondare e intanto le molteplici forme di resistenza sono partite. New York, Chicago, San Francisco, Seattle, Denver, Phoenix, Washington, Greenville sono solo alcune delle grandi città che stanno ospitando le manifestazioni e le proteste di chi non ha alcuna intenzione di arretrare e di arrendersi all’oscurantismo. In migliaia sfilano da giorni con i cartelli My body, my choise. I Pride in corso e in programma nelle prossime settimane hanno assunto la protesta in una alleanza delle lotte per la liberazione e la sicurezza dei corpi oppressi. Le celebrities di Hollywood stanno prendendo posizioni pubbliche contro la Sentenza della Corte Suprema e non perdono nessuna occasione utile per unirsi alla lotta. Apple e Meta si sono dichiarate pronte a pagare alle dipendenti viaggi, alloggi e procedure nel caso siano costrette a spostarsi di Stato in Stato come forma di sostegno al diritto di scelta.

Il Tribunale distrettuale della Louisiana ha bloccato, temporaneamente, il bando all’IVG. Ed è crollata la fiducia degli statunitensi nella Corte Suprema, scesa al minimo storico del 25%. Noi qui, dall’altra parte dell’oceano, in un continente con una guerra in corso che sta cambiato l’ordine mondiale, non lasceremo sole le donne statunitensi, le loro lotte e la loro resistenza perché la libertà delle donne è il prerequisito necessario per liberare donne e uomini dalla gabbia del sistema patriarcale. Ciascuno e ciascuna deve fare la propria parte e quindi chiediamo al direttore del giornale di continuare a seguire le proteste e la resistenza statunitensi e di darne notizia perché si sappia che 5 uomini e 1 donna non possono fare quello che vogliono con la vita di milioni di persone.

FemNews di Nolite

Ogni mercoledì si apre una finestra femminista su RavennaNotizie, dalla quale ogni settimana si respira aria pungente, si espongono germogli al sole, si stende la biancheria profumata al sapone di Marsiglia, si appendono lunghe trecce di aglio e peperoncino, ci si rilassa con un bicchiere di vino e l’ultima sigaretta, si parla con il vicinato, si accarezzano felini senza nome cantando Moon river, si guarda oltre con occhiali di genere. Nasce così una rubrica autonoma rispetto alla testata che gentilmente la ospita, pluralista, apartitica, decisamente femminista, che cerca di trovare il modo di agire per trasformare il mondo. Fem News ha una firma collettiva NOLITE – imperativo negativo latino omaggio alla condivisa cultura umanistica, alla passione politica, alla compulsione alla lettura, alla madre Atwood (Nolite te bastardes carborundorum, Non consentire che i bastardi ti annientino), alla lotta ancillare per dire no al pensiero dominante patriarcale, coloniale e specista.

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Commenti

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  1. Scritto da Porter

    Cerchiamo di essere un po’ precisi. la Corte Costituzionale USA ha deliberato che l’aborto non è un diritto costituzionale e che quindi la relativa disciplina è demandata ai singoli stati dell’Unione. Se gli stati delibereranno di disciplinare l’aborto in maniera diversa sarà nelle loro prerogative.
    In teoria potrebbero tutti deliberare regole ancora più permissive di quelle di adesso

  2. Scritto da Giovanni lo scettico

    La prima cosa da capire è che Dio non esiste, poi tutto viene di conseguenza.