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Le Rubriche di RavennaNotizie - La posta dei lettori

LA POSTA DEI LETTORI / I contorsionismi etici dei precari della scuola

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I precari della scuola hanno molte ragioni dalla loro parte, ma, a sentirli parlare – e capita spesso – anche diversi torti e contorsionismi etici. Ne ho sentito uno (che tra l’altro tiene una perdibile rubrichetta su un giornale locale) che raccontava di aver partecipato ad un concorso e di avervi rilevato un generale scopiazzamento.

Da cui la sentenza (rafforzata dall’intervento di altra angelica ex-precaria): i concorsi sono un male per il reclutamento del corpo docente in quanto sentina di corruzione e di comportamenti illegali. Convinzione apodittica che serviva poi ad asseverare un altro caposaldo del precarismo: quello che conta è l’esperienza sul campo (cosa tutta da vedere).

Mettiamo da parte il secondo punto che abbisognerebbe di largo spazio. È una vulgata non recente, quella della contraffazione dei concorsi ordinari. Chi non ne ha fatti e chi non ha finito per consolarsi proferendo un, “È già tutto deciso”? Non senza ragione, lette le cronache, ma anche con un discreto esercizio di pressapochismo e facile consolatorio qualunquismo ‘ndo coglio, coglio’. Sta di fatto che conosco tanti docenti entrati nella scuola tramite concorso, cioè: per titoli e merito, senza aver chiesto favori o scopiazzato a destra e a sinistra. Forse perché, un tempo, i concorsi consistevano in prove più sostanziose difficilmente affrontabili con la “riproducibilità tecnica” di quanto prodotto dal proprio vicino di banco.

Ma al di là di questo, mi chiedo perché il solerte precario non abbia prodotto nessuna azione di contrasto e si sia limitato a una giaculatoria inoffensiva tra consimili (si trattava di un convegno sulla Buona Scuola promosso da una rispettabilissima forza sindacale) senza fare quello che chiunque in presenza di un comportamento illegale dovrebbe fare: recarsi in Procura e testimoniare la rea condotta; e risultando alla fine connivente, allo scopo di continuare ad avere a disposizione quel comodo alibi che addita nei concorsi (sparando nel mucchio) il solo male della scuola piuttosto che nei vari puntifici insensati che permettono di avanzare nelle graduatorie fino a quando non si venga assunti (a fronte, ovviamente, della maggioranza che alimenta il proprio punteggio per meriti di servizio inoppugnabili).

E dimenticandosi che per tutti c’è una prima volta, che si sia vincitori di concorso o iscritti a una graduatoria. Insomma: si vorrebbe un po’ meno sciatteria (ma parlerei di dolo interessato) nel considerare i percorsi di coloro che sono nella scuola. Questo per evitare la solita contrapposizione tra poveri, in questa guerra non dichiarata, ma palese, tra le generazioni che sa molto di bio-politica (l’espressione fa suonare inquietanti campanelli storici); e in ultimo, per cercare di trovare soluzioni che non tarpino le legittime aspirazioni di nessuno senza gettare fango sugli altri da sè.

A proposito: il sottoscritto è entrato tramite concorso e, sebbene gli anni avanzino, non ricorda di aver corrotto o di aver chiesto raccomandazioni a chicchessia.

Lettera firmata

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