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Paola Patuelli: ricordo di Francesco Saverio Borrelli

Come dimenticare Francesco Saverio Borrelli? In realtà, in questi suoi ultimi anni di silenzio, non lo abbiamo mai dimenticato. Furono le sue parole che ci misero in movimento, simultaneamente, a Ravenna e in tanti altri luoghi, in Italia. Ricordo bene l’intensa emozione che ebbi nell’ascoltare le parole con le quali concluse l’apertura dell’anno giudiziario a Milano, il 12 gennaio 2002. Resistere, resistere, resistere, come su una irrinunciabile linea del Piave. E i parlamentari di centro destra che lasciano il palazzo di Giustizia, cartina di tornasole. Le sue parole avevano colpito nel segno. Parole semplici e dirompenti, che mossero molte coscienze. Con il resistere, musica per orecchie antifasciste, come erano – e sono – le nostre. E per orecchie casomai meno radicali delle nostre ma colpite dal linguaggio risorgimentale e  patriottico una irrinunciabile linea del Piave. La patria è in pericolo.

Il mattino dopo, nella mia scuola, un gruppo di docenti si mosse. Un breve comunicato stampa di solidarietà, firmato in pochi minuti da decine di colleghi. La stampa ci aiuta. Nel giro di pochi giorni le decine diventano centinaia. Un quotidiano ci dedica una locandina a grandi caratteri, 750 le firme raccolte in pochi giorni. Arrivano firme da altre scuole, da cittadine e cittadini. Entusiasmo. A Firenze, dopo poche settimane, il Laboratorio per la Democrazia indice un corteo a tamburo battente. Aspettavano mille persone. Ne arrivano dodicimila. Comincia, in quasi tutte le città, la stagione dei girotondi. Anche a Ravenna.

Entriamo in contatto con la sede ravennate dell’Associazione Nazionale Magistrati. Fondiamo il Comitato Emergenza Legalità, attivo poi per molti anni. Dopo il 2006 ci rinominammo, speranzosi, Comitato per la Legalità e la Democrazia. Portammo il tema legalità costituzionale in molte scuole, con la preziosa e continuativa collaborazione di Gherardo Colombo. Il 23 febbraio 2002, poco più di un mese dopo resistere, MicroMega convoca a Milano, al Palavobis, una manifestazione nazionale a sostegno della indipendenza della Magistratura. Organizziamo pulman da Ravenna, che si riempiono in poche ore. Si aspettavano, a Milano, diecimila persone, ne arrivano quarantamila. Per chi non riesce ad entrare, altoparlanti esterni. Un pomeriggio memorabile, indimenticabile. Passione civile altissima. Per qualche anno ci siamo scherzosamente definiti quelli del Palavobis. Resistenti  ostinati. Questa mobilitazione sfociò poi, dopo quattro anni, nel movimento referendario che disse NO alla riforma costituzionale di Berlusconi.

Il seguito è altra storia.

Ho ritrovato il comunicato ravennate del 14 gennaio 2002. Eccolo.

Solidarietà a Ilda Boccassini e a tutta la Magistratura libera e indipendente. Le sottoscritte e i sottoscritti docenti del Liceo Classico Dante Alighieri e dell’Istituto Magistrale Margherita di Savoia di Ravenna esprimono la loro piena solidarietà a Ilda Boccassini, a Francesco Saverio Borrelli, all’intera Procura di Milano e ai magistrati che, in tutta Italia, hanno pubblicamente e doverosamente espresso il loro dissenso per l’attacco anticostituzionale del Governo al libero svolgimento delle loro funzioni. Invitano inoltre le cittadine e i cittadini ad esprimere direttamente e pubblicamente solidarietà e sostegno al coraggio civile di Magistrati che chiedono semplicemente di potere fare il loro dovere, nel rispetto dei compiti a loro affidati dalla Costituzione della Repubblica. 

Leggo della delusione di Borrelli nei suoi ultimi anni per l’incerto stato di salute della Repubblica. Comprensibile delusione. Ma, come sottolinea Gherardo Colombo nella intensa e commossa intervista rilasciata oggi a la Repubblica, la legge deve svolgere il suo compito. Aggiunge, poi. Quando la cultura (cioè la tolleranza della corruzione) e le leggi confliggono, a rimetterci sono queste ultime. Cultura. Dispiace dirlo, perché la parola cultura ci piace. Ma è cultura, mentalità, senso comune diffuso anche il disprezzo delle leggi, e il farla franca.

La patria è in pericolo anche oggi? Credo che ognuno di noi possa porsi, laicamente, questo interrogativo. Interrogativo che rilancio in questo mio ultimo saluto a un grande kantiano, di fatto e di diritto. Così lo ha definito la figlia Federica. Grande omaggio a chi ha difeso la Repubblica, con la Costituzione sempre in mano.

Paola Patuelli