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L’architetto e le house boat in Darsena

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Da millenni le case galleggianti sono un modo di abitare dell’uomo, in tutte le latitudini, con modalità diverse: dall’Olanda alla Thailandia. A pochi chilometri da Ravenna, ci sono quelle recenti di Portoverde. Ravenna, sull’acqua per secoli, non si sa bene oggi se sia una città portuale o un porto cittadino. La Darsena di Città, con preventiva bonifica dell’acqua, potrebbe ospitarle tranquillamente lungo le banchine, nonché in rii interni.

Nel dibattito non proprio vivace, nell’azione non proprio dirompente, c’è bisogno di idee concrete, che non siano fughe in avanti, ma riverberazioni culturali, della matrice di appartenenza. Penso ad una visione della morfologia compositiva, che rispetti l’impianto a pettine attuale, coi magazzini in prevalenza rigenerati e qualche nuovo impianto di qualità, resiliente; penso alla eliminazione della via di Spina, che spezza l’anelito all’acqua, ha uno sbocco viario troppo intasato per riceverla, anzi, col rischio contrario. Vedo le strade strette che conducono all’acqua e immettono in una sorpresa “galleggiante”. Destinazione residenziale/terziaria/turistica, con prelazione degli spazi alle attività prospicienti; pagamento di un piccolo canone in conto alla bonifica e mantenimento dell’acqua.

Schemi ordinati, in libertà espressiva; correlazione-convenzionamento costruttivo, con i locali cantieri della nautica, per farli riprendere ossigeno. Per l’acqua, nuove fognature, porte vinciane, già previste da PRG 93, adduttori 24 pollici dalla pinetina Micoperi, di acque pulite salate dal largo. Vedete, “less is more” è una frase dell’architetto Mies van de Rhoe, che alcuni di noi colleghi (indegnamente), portiamo già incisa nella matita. “Il meno è il più”: perché non semplifichiamo questa Darsena?

Daniele Vistoli architetto

 

 

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