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Il trasferimento provvisorio delle ossa di Dante Alighieri da Ravenna a Firenze non s’ha da fare

Auspichiamo che la proposta circa il trasferimento provvisorio delle ossa di Dante Alighieri da Ravenna a Firenze in coincidenza del settimo centenario della sua morte nel 2021 non venga presa minimamente in considerazione.

Motivazioni di carattere storico più che autorevoli sono state già espresse in tal senso e non vi sarebbe bisogno di ripeterle qualora alcuni concittadini, prima di lanciare una simile proposta, avessero anche solo chiesto un parere o si fossero preventivamente confrontati con coloro che hanno fatto della tutela del sepolcro di Dante Alighieri la propria missione. O semplicemente se avessero chiesto ad alcuni ricercatori scientifici dell’Università dei Beni Culturali se fosse opportuno rimuovere e conseguentemente sottoporre ad un controllo e ad analisi le reliquie prima di “prestarle” alla città di Firenze.

A ciò si aggiunge un secondo aspetto non trascurabile, ovvero che il trasferimento delle reliquie del Sommo Poeta in Toscana sposterebbe l’attenzione del mondo culturale e dell’indotto turistico sulla straordinarietà di questo evento e sul suo arrivo-ritorno a Firenze, più che sulla città di Ravenna e sul calendario di appuntamenti che verrà proposto per l’occasione.

La cosa che emerge da questa boutade, e dal dibattito che ne sta uscendo, è inesorabile.
Il rischio di asservire la figura di Dante Alighieri non tanto alla città dove egli scelse di fermarsi e dove chi amministra ha il dovere di rendergli omaggio nel migliore dei modi, ma ai propri scopi personali o addirittura per celebrare o per rendere più importanti iniziative che poco o nulla hanno a che vedere con il settecentenario del Sommo Poeta.

Paolo Guerra
Presidente Assoraro