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Il Fuori Coro: chiediamo riforma e tutele per gli agenti della Polizia locale

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Siamo Ufficiali ed Agenti appartenenti alla Polizia Locale di diversi Comuni d’Italia che, uniti nel comune intento di vedere finalmente approvata la riforma della Polizia Locale, abbiamo costituito sui social network un gruppo denominato “IL FUORI CORO”, un luogo d’incontro dove, le nostre voci, possono andare al di là, nel pieno rispetto della legge. “Il FUORI CORO” nasce con la ferma volontà di diffondere una identità e promuovere un senso di appartenenza tra tutti i 60.000 operatori della Polizia Locale d’Italia, portando avanti iniziative intese proprio a rafforzare lo spirito di Corpo unitario.

Dall’articolo di cronaca del quotidiano online ‘ravennanotizie.it’ del 29 agosto u.s. https://www.ravennanotizie.it/cronaca/2019/08/29/faenza-scena-da-film-americano-mima-un-colpo-di-pistola-verso-gli-agenti-della-polizia-locale-denunciato/ “Faenza. Scena da film americano: mima un colpo di pistola verso gli agenti della Polizia locale. Denunciato” abbiamo appreso che: “Sembra una scena da telefilm americano quanto accaduto pochi giorni fa a Faenza ad alcuni agenti della polizia locale di Faenza, impegnati in un posto di controllo di polizia stradale in città. Un automobilista a petto nudo, senza cintura di sicurezza, dopo aver notato una pattuglia della polizia locale manfreda, impegnata in un posto di controllo ha arrestato la marcia della vettura di fronte agli agenti, ha abbassa il finestrino, e mimato il gesto di una pistola con la mano puntando i due vigili e pronunciando le parole “bang bang”, simulando un colpo di pistola per ciascuno degli agenti. Quindi è ripartito velocemente. Una bravata che è costata però cara ad un cittadino romeno del 1993, residente da tempo a Solarolo. Gli agenti infatti, dopo un attimo di sbalordimento, si sono posti all’inseguimento dell’auto e, raggiunto il veicolo, hanno identificato il conducente, P.F. nato in Romania nell’agosto del 1993 e, non solo gli hanno contestato il mancato uso della cintura di sicurezza ma hanno proceduto anche a denunciarlo per minaccia aggravata in stato di libertà al Tribunale di Ravenna. La Corte di Cassazione ha infatti sancito con la sentenza n. 25165/2015che: “Integra il reato di minaccia anche il gesto della mano con il quale si mima una finta pistola rivolta contro pubblici ufficiali”. È bene ricordare che: da una ricerca condotta dall’associazione ASAPS (’associazione sostenitori e amici della polizia stradale), i numeri delle aggressioni verso gli operatori delle forze dell’ordine, purtroppo sono in continuo aumento con numeri inquietanti che vedono nel 2018 l’Arma dei carabinieri quella più colpita dagli attacchi. I militari feriti, nel corso del 2018, sono stati 1.210, seguiti dai 1.137 operatori della Polizia di Stato e dai 405 agenti della PoliziaLocale. Numeri impressionanti. Per tali motivi, la polizia locale manfreda continuerà a procedere sempre e comunque con la massima fermezza nei confronti di chiunque si permetterà di mettere in essere, anche solo verbalmente, come in questo caso, comportamenti ostili verso gli agenti in servizio”.

EPPURE

La parola “eppure” nella grammatica italiana, rientra fra quelle congiunzioni che si definiscono avversative, ovvero quelle congiunzioni coordinanti che introducono una proposizione di significato contrario o restrittivo. “Eppure”, ha un suo fascino ed un “gusto” tutto suo particolare visto che, se proviamo a ripeterlo anche mentalmente, non possiamo non notare come questa parola sia più bella e più forte di altre congiunzioni avversative come “ma” e come sia meno pesante di “tuttavia”. Insomma, “eppure” ha un fascino seducente perché in tutte le nostre conversazioni assume sempre toni diversi, visto che introduce, tra le altre cose, certi nostri sentimenti di nostalgia, di rammarico o di speranza. E di nostalgia, rammarico e speranza ne abbiamo, da far intercalare con la parola “eppure” che anche a Faenza, ha trovato il modo di essere parte fondamentale di un pensiero più o meno esplicito in merito all’ultimo fatto di cronaca che ha avuto come proscenio proprio la città manfreda.

A Faenza infatti, un giovane straniero, un romeno poco più che 20enne, circolando a bordo della propria vettura, si è fermato davanti ad una pattuglia di colleghi mimando al loro indirizzo con indice e pollice, il gesto di una pistola ed accompagnando il tutto con due sonori “Bang bang” a viva voce, prima di ripartire in fretta e tentando di far perdere le proprie tracce. Inutile corsa per questo “pistolero dei Carpazi” che è stato raggiunto, fermato e denunciato per minaccia aggravata oltre che per il mancato uso delle cinture di sicurezza durante la guida. Storie di umane miserie che se non fossero ricomprese in un momento storico particolare come quello che stiamo vivendo, potrebbero far sorridere come si sorride davanti ad un gesto di pochezza, di basso spessore ed infimo gusto, ovvero con la smorfia di un sorriso di indulgente compatimento, alzando magari anche gli occhi al cielo in segno di cristiana rassegnazione. In realtà, stiamo vivendo giorni tristi in questo nostro Paese, le forze di polizia in generale e la Locale in particolare, subiscono aggressioni continue, le risorse economiche ed umane a loro disposizione sono sempre più esigue e costrette da limitazioni di carattere giuridico che si scontrano poi, con la reale domanda di sicurezza da parte del cittadino. Visto questo poco rassicurante panorama, il cittadino stesso vede aumentare la propria sfiducia nelle istituzioni e nelle divise preposte al mantenimento dell’ordine ed al rispetto delle regole.

Eppure sarebbe abbastanza semplice cominciare a “mettere una qualche pezza” a questa situazione; basterebbe che minacce ed aggressioni a nostro carico, fossero punite applicando le norme contenute nel codice penale piuttosto che vedere interpretate le stesse, farcite di attenuanti talvolte fantasiose quando non addirittura grottesche. C’è una giungla di individui, spesso stranieri, talvolta clandestini e sfaccendati che vivono di espedienti anche illegali e violenti, quando non peggio; eppure anche per questi, se ci fossero la certezza dell’applicazione della pena e rimpatri immediati, si vivrebbe tutti sicuramente in un clima generale più disteso e rilassato. Purtroppo sempre più individui si fanno beffe della Legge, recando grave danno ed offesa a chi le Leggi le approva, le promulga, a chi è preposto alla loro applicazione ed anche a chi, in nome di quella Legge, ha dato la propria vita.

Eppure, anche in questo caso, se chi è preposto a giudicare, (mestiere difficile quello del giudicare, assolutamente) applicasse la norma, garantirebbe a coloro che ancora credono nella forza della Legge che questa c’è, è reale e presente nelle vita del cittadino, a suo beneficio e garanzia di libertà perché, potersi dare delle Leggi e rispettarle, è una delle più grandi conquiste dell’uomo sociale. Ci sono molti eppure che dai fatti di Faenza, si dipanano in tutto lo stivale eppure, per quanto lo stivale sia lungo e largo, la soluzione per risolvere almeno in parte il “problema sicurezza”, sembrerebbe fattibile ed a portata di mano, quantomeno per poter dire di avere tentato.

Eppure, non si vuole nemmeno tentare mentre minacce ed aggressioni non conoscono tregua.

Per tutto questo, Dott. Malpezzi, Dott. Talenti , vogliate farvi carico di far pervenire un’istanza, presso le opportune sedi Istituzionali, che rappresenti il grido oramai disperato dei 60.000 agenti e ufficiali, che indossano ogni giorno con alto senso del dovere l’uniforme di poliziotto locale e che chiedono RIFORMA e TUTELE per la categoria. Noi del FUORI CORO lo abbiamo fatto in più occasioni, anche recentemente, scrivendo più volte negli ultimi due anni al Presidente del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato, al Ministro e al Vice Ministro dell’Interno. Le Istituzioni debbono una risposta politica a chi le serve quotidianamente.

Con la presente, il Fuori Coro vuole infine rappresentare ed esprimere la più totale vicinanza al Comando della Polizia Locale di Faenza.

IL FUORI CORO

Seguono diverse decine di firme

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