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Non siamo noi donne a dover iscriverci a corsi di autodifesa, gli uomini devono imparare a tenere le mani a posto 

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Elisa è stata uccisa. Prima di lei, Giulia. Ad entrambe è stata tolta la vita, e a compiere questa brutale scelta, massacrandole, sono stati proprio gli uomini che, un tempo, dovevano essere i compagni di vita. Sono una ragazza di 26 anni, abito a Ravenna da sempre: quando il telegiornale racconta dell’ennesimo femminicidio provo rabbia e tristezza, anche se sono omicidi brutali che accadono lontano dalla mia bella città mosaicata.
Poi, nel giro di pochi anni, anche Ravenna è diventata protagonista di due femminicidi che hanno lasciato un’intera comunità senza parole: Giulia Ballestri è stata massacrata dall’ex marito, e la sua unica colpa è stata quella di volere una vita nuova, migliore, per sé e per i suoi figli. L’altra notte, Elisa è stata strangolata dal marito e padre delle sue due bambine, che nel frattempo stavano dormendo: tutto ciò che le lacrime della comunità riescono a dire è che, tutto sommato, la coppia apparentemente sembrava felice.
La colpa di Elisa l’altra sera qual è stata, invece? Quella forse di discutere con il marito, col quale stava intraprendendo un percorso terapeutico di coppia?
È sempre tutto più sentito, terribilmente intimo, quando a morire sono due donne della nostra città; peggio ancora quando si scopre che sono state assassinate da coloro che avrebbero dovuto proteggerle.

In questi ultimi giorni le associazioni, il Comune stesso, hanno incoraggiato le donne, ancora anonime, vittime di violenza domestica, di denunciare, di correre ai ripari: purtroppo non è sempre così immediato.
Ho conosciuto ragazze e donne nel corso della mia vita che sono state vittime di violenza da parte dei mariti o dei compagni: qualche schiaffone forse, niente di più. Il problema che spesso la società non coglie, e le donne vittime di ciò nemmeno, è che lo schiaffone di un marito o fidanzato non dovrebbe nemmeno essere concepito. Nemmeno una spinta, un urlo in faccia.

Non credo che Ravenna sia più pericolosa di tante altre città, tuttavia penso che il femminicidio ormai sia una realtà che, ahimé, appartiene anche alla nostra piccola comunità romagnola: cosa potremmo mai fare noi, spettatori inermi? Uomini o donne, non fa differenza. Potremmo riflettere. Potremmo pensare due volte, anche tre, prima di scrivere sui social un’offesa a una donna; si potrebbe evitare di apostrofare le ragazze quando in centro passeggiano la sera, solo perché hanno una gonna, o un paio di calze.
Anche queste sono mancanze di rispetto. Le parole cattive, i commenti violenti ed immotivati sono violenze verbali; gli uomini che minacciano le proprie compagne, anche solo con una spinta o un urlo, sono persone che devono essere segnalate.

La verità è che non siamo noi donne a dover iscriverci a corsi di autodifesa, per sapere come reagire a un’aggressione: il fatto è che gli uomini di quel tipo devono imparare a tenere le mani a posto.
È giusto, è SACROSANTO che le donne vittime di violenze denuncino ciò, e che chiedano aiuto alle associazioni competenti; è altresì importante, URGENTE oserei dire, monitorare quegli uomini violenti verbalmente e fisicamente che potrebbero diventare dei potenziali assassini. Forse non tutti, forse solo alcuni: il supporto psicologico è necessario per prevenire le violenze domestiche e i brutali omicidi che stanno avendo un funesto record in Italia.

La cittadinanza non può indignarsi solo quando i quotidiani scrivono a lettere cubitali che è stata uccisa una donna ravennate; la cittadinanza deve essere sensibilizzata e educata per capire che anche le offese verbali, quelle sessiste, quelle violente, non possono essere minimizzate. La donna è ancora, nel 2020, una delle vittime di questa società: ciò non è solo dovuto ai compagni assassini, ma anche alla noncuranza dei cittadini che, dopo essersi indignati per un omicidio, dopo due giorni riprendono le regolari attività convinti che non sia successo nulla.
O comunque qualcosa di grave, ma che ormai è finito, andato.

Invece Elisa e Giulia non sono morte invano: il loro omicidio non è passato, ma rappresenta ad oggi una realtà drammatica che dobbiamo scongiurare e prevenire. Per loro, ma anche per noi, e per i figli che verranno.

Veronica

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