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Il Movimento per l’Autonomia della Romagna: “Se serve un marchio territoriale per i prodotti tipici, sia romagnolo”

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L’emergenza coronavirus, comprensibilmente, fa passare in secondo piano tutto il resto compresa la battaglia che il MAR conduce per la autonomia della Romagna dalla Emilia. I tempi duri che stiamo affrontando, come romagnoli e come italiani, ci impongono doverosamente di seguire le direttive ricevute, con coscienza e responsabilità. Il mondo ci guarda e non possiamo permetterci di fallire, non dobbiamo sottovalutare la situazione e non dobbiamo disunirci in questa sfida epocale all’epidemia.

Ciò premesso, in qualche modo dobbiamo altresì trovare la forza per riorganizzarci e saper poi ripartire (e ripartiremo) di slancio, il ché per la Romagna significa innanzitutto considerare seriamente la svolta autonomista.

Se i risultati delle recenti elezioni regionali hanno avuto il merito di portare sotto i riflettori la questione della scarsa rappresentatività della Romagna, e se da più parti si sono innalzate voci critiche, talvolta furiose, e promesse di modifica della sciagurata legge colpevole di questo male, facendo emergere la Romagna quale soggetto unico, distinto dalla Emilia, sfavorito, dall’altro lato, proprio in occasione di questa emergenza coronavirus, apprendiamo da alcuni media che il gruppo consigliare regionale (regione Emilia-Romagna, per intenderci) della Lega, propone di istituire un marchio “made in Emilia-Romagna” al fine di ridare slancio ai prodotti tipici.

Orbene, se può apparire opinabile, ma non da escludere a prescindere, l’utilizzo di un marchio regionale per prodotti che spesso vengono destinati ad un mercato estero, il quale conosce prevalentemente l’Italia e non le singole regioni, quando ragioniamo a livello di mercato italiano un marchio regionale / locale può essere utile, e già diversi territori se ne sono dotati (ad esempio Alto Adige / Sudtirol).

Ciò anteposto, nel merito la proposta avanzata da questi consiglieri regionali è da ritenersi un obbrobrio, un grosso pesce in faccia alla Romagna, alla sua storia, alla valorizzazione delle tipicità, alla legittima richiesta di autonomia e sussidiarietà che, seppur timidamente, anche diverse associazioni di categoria romagnole avanzano.

Qualcuno per caso conosce l’esistenza di marchi “made in Lombardo–Veneto” o made in Trentino-Alto Adige”? Ovviamente no. Sarebbero “bestemmie in chiesa”. Esattamente come è fuori luogo, lontana dalla storia e dal buon senso la proposta di quei consiglieri regionali. Che invito a riformulare distinguendo, come ha fatto il Trentino–Alto Adige, i due distinti territori con le voci “made in Emilia” e “made in Romagna”.

Samuele Albonetti, coordinatore regionale MAR-Movimento per l’Autonomia della Romagna

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