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Come potranno riaprire gli stabilimenti balneari se mancano i bagnini? Ripartano subito i corsi interrotti a marzo

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L’emergenza a livello nazionale da pandemia COVID-19 (Coronavirus) ha costretto il Governo ad emanare i ben conosciuti provvedimenti normativi che hanno imposto la temporanea sospensione di tutte le attività commerciali e non, ritenute “pericolose” per la diffusione del virus, tra cui le piscine, sia pubbliche che private e naturalmente il divieto di assembramento delle persone. Quanto sopra ha costretto le tre note Federazioni Nazionali F.I.S.A., F.I.N. e S.N.S., le sole autorizzate alla formazione degli Assistenti Bagnanti o Bagnini di Salvataggio, alla sospensione dei percorsi formativi in ottemperanza a quanto dettato sia dai D.P.C.M. che dalle discendenti Ordinanze.

Normalmente i corsi hanno inizio nel mese di gennaio di ogni anno e terminano nel mese di maggio con gli esami finali da tenersi in presenza di un Ufficiale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera. Tale imposizione, seppur condivisa, ha di fatto interrotto i corsi dopo circa un mese dall’avvio degli allenamenti pratici e dalle lezioni teoriche, ossia da marzo, fino ad oggi. Il perdurare della sospensione causerà lo slittamento dei corsi e di conseguenza degli esami finali che potrebbero svolgersi a stagione balneare già avviata.

Le ordinanze della regione, dei comuni e non ultima delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, impongono la presenza della figura dell’Assistente Bagnanti (Bagnino di Salvataggio) quale figura OBBLIGATORIA per l’apertura dello Stabilimento Balneare. Negli ultimi anni è stata rilevata una diminuzione costante delle iscrizioni e i corsi riescono a garantire, a fatica, la copertura delle esigenze di personale per la stagione balneare in arrivo. Pertanto, discutere sul tema della ri-partenza delle attività balneari, potrebbe non essere sufficiente, se non si tiene in considerazione anche l’aspetto relativo al salvataggio, prevedendo, di massima, anche i rischi di contagio covid-19, causato dal particolare contatto con le persone in difficoltà, che il personale potrebbe incontrare durante il servizio, sia a terra che in acqua, che rischirebbe di rendere ancora più difficoltoso il raggiungimento degli organici previsti.

Quindi, per i motivi sopra esposti, si chiede di esaminare la possibilità di permettere, in tempi brevissimi, il riavvio dei corsi seppur in un contesto di “sicurezza da virus”, utilizzando grandi spazi come le spiagge e il mare (mediante l’uso di mute durante la voga, il nuoto, apnea e tecniche di rianimazione) in attesa dell’eventuale apertura delle piscine in tempi utili per completare la formazione degli Assistenti Bagnanti. Le tre Federazioni Nazionali sono rappresentate a livello locale dai loro fiduciari i quali hanno promesso di impegnarsi per affrontare un corso “intensivo” ma non superficiale, scaglionando nel tempo gli esami in funzione della preparazione raggiunta di volta in volta che sarà comunque valutata da personale militare come sopra indicato.

Infine, non è da sottovalutare l’aspetto relativo all’occupazione che in un momento di crisi come questo potrebbe fornire il servizio di salvataggio.

Luca Rosetti, Consigliere territoriale del Mare, Lista per Ravenna

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