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La tristezza di un’insegnante alle prese con la didattica a distanza e la vita reale delle famiglie

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Sono un’insegnante e sto vivendo e vedendo, con questa pandemia, nel mio ambiente lavorativo, un profondo inumano menefreghismo da parte dei colleghi che sono solo preoccupati di finire il programma e della valutazione di fine anno scolastico. Non si sono accorti della quantità di persone che non sanno come risolvere la giornata e dare da mangiare ai propri figli. Non si sono accorti o semplicemente non vogliono vedere/sentire la stanchezza che c’è all’interno delle famiglie, stanchezza di adulti e bambini, dovuta oltre che alla situazione generale, anche allo stracarico di compiti e attività assegnati ai figli (spesso anche senza spiegazione e con pretese assurde da parte di insegnanti che obbligano i genitori ad improvvisarsi insegnanti) che spesso, anzi quasi sempre occupa buona parte della giornata.

Nella mia vita, una cosa del genere non solo non l’ho mai sperimentata ma nemmeno immaginata. Viviamo un film di fantascienza.

Io non ho sentito una sola parola da nessuno su come possano stare gli alunni, le loro famiglie… se per caso siano stati colpiti dal covid, oppure se per caso avessero avuto un familiare al lavoro negli ospedali… poi ancora il lavoro… nessuno si è chiesto se tutti avessero ancora il lavoro, visto che è cosa nota e certa che molta gente fatica o addirittura non arriva a fine mese.

Per i bambini della primaria è raro che si possa immaginare un accesso autonomo alle piattaforme. Un po’ perché la gestione è complicata, un po’ perché i bambini non sono solitamente in possesso di strumentazioni autonome (situazione che, tra l’altro, sta innescando un surreale ribaltamento delle richieste abitualmente portate avanti dalla scuola: se è vero che solitamente gli insegnanti della primaria sconsigliano ai genitori di acquistare uno smartphone ai figli prima delle medie, ci troviamo in questo momento di fronte ad una richiesta implicita, che di fatto premia quei genitori che invece avevano dotato i figli anche piccoli di autonomia nell’accesso al digitale).

L’impossibilità di accesso autonomo alla DaD (didattica a distanza) per i bambini tra i 6 e i 10 anni, comporta di fatto la necessità che almeno uno dei due genitori resti accanto al figlio per tutta la durata delle lezioni, e per buona parte dei compiti. Ovviamente, però, l’orario delle videolezioni, quando presenti, rischia di coincidere con l’orario dello smart working di chi non ha potuto o voluto sospendere il lavoro, e con quello di eventuali altri figli impegnati con la scuola.

Insomma, se la situazione nelle scuole secondarie è già molto complessa, alla primaria diventa spesso ingestibile per le famiglie.

Ed il numero di bambini raggiunti rischia di distanziarsi molto da quello degli studenti coinvolti attivamente.

Per non parlare poi dei dirigenti… spariti nel nulla per i primi due mesi… persi chissà dove, per ricomparire, dire e fare l’esatto contrario di quello detto il giorno prima, e caldeggiare l’uso di Gsuite for education ed “apparire” così agli occhi delle famiglie come traghettatori del destino scolastico dei loro figli.

Purtroppo penso che questo sia solo il preambolo di quello che vedremo a settembre…

Lettera firmata – Ravenna

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Commenti

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  1. Scritto da leo

    ed il vostro stipendio è pagato da persone che neppure lo prendono

  2. Scritto da Vittoria

    Posso idealmente abbracciare questa persona/insegnante per farle sentire la mia vicinanza e condivisione di stati d’animo? E’ vero , c’è ancora molto da fare…. e dovremo farlo… ma per farlo dobbiamo avere tutti uno sguardo attento alla situazione reale di difficoltà degli alunni (soprattutto i più piccoli) , delle famiglie (oltre le difficoltà economiche-lavorative anche quelle di gestione dei rapporti con la scuola anche di più figli (per dotazioni informatiche, per competenze tecnologiche,…) …..