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“Basta violenza sulle donne: rendere sicuri i posti in cui lavorano”

Leggiamo sulla stampa locale che una educatrice di una comunità per minori stranieri non accompagnati è stata violentata da parte di un minore ospite della struttura. È una notizia che ci lascia atterrite e arrabbiate. Lo stupro è senza dubbio l’esperienza più traumatica che una donna possa vivere. Le conseguenze sono importanti, durature e coinvolgono tutti gli aspetti della vita che viene improvvisamente stravolta. In particolare in questa terribile vicenda, fra gli altri, ci sono alcuni aspetti che ci colpiscono e ci sconvolgono e che aprono a molte riflessioni di natura etica e politica.

L’educatrice stava facendo il turno di notte. Ci domandiamo: è possibile lasciare da sola una donna tutta la notte in un luogo di lavoro delicato e in un contesto difficile come ci immaginiamo sia quello di una comunità per minori? Nel nostro paese la storia delle donne nel mercato del lavoro è una storia di disuguaglianze e di discriminazione. Le donne guadagnano l’11% in meno degli uomini, il 32% del part time è femminile, solo il 25% ha posizioni apicali, i lavori nei quali sono maggiormente impegnate sono lavori di cura: collaboratrici domestiche e badanti (88%), operaie addette ai servizi di pulizia (85%), educatrici e insegnanti (83%), impiegate nella sanità (60%), ristorazione (52%). Il mondo del lavoro è strutturato per disparità: le donne fanno lavori di cura che gli uomini non considerano neanche fino in fondo lavoro e gli uomini coordinano, dirigono, presiedono, sovrintendono, amministrano.

Leggiamo sul Resto del Carlino che nei giorni precedenti la violenza l’educatrice avrebbe avvisato il coordinatore della struttura che il minore avrebbe annunciato quello che avrebbe fatto. Il condizionale è certamente d’obbligo e le indagini faranno chiarezza. Se così fosse ciò significa solo una cosa, di cui le donne purtroppo hanno esperienza quotidiana e gli uomini no. Significa che non è stata creduta. Significa che non siamo credute. Ci domandiamo: perché quando una donna parla non è creduta? Cosa ne sanno gli uomini di cosa significa per una donna essere sola di notte al lavoro? Si certo lo sappiamo cosa state pensando. Ma non siete sempre quelle dell’uguaglianza e dell’emancipazione? Si siamo sempre quelle ma qui stiamo parlando di sicurezza sui luoghi di lavoro, di dignità, di protezione e di tutela della vita delle lavoratrici. A cercarle le soluzioni si trovano sempre. Perché i turni notturni non si possono fare in coppia? Perché non vengono usati dispositivi di protezione e sicurezza d’avanguardia? Se è vero che tutte le vite contano, e sappiamo quanto contano le vite di chi fa un lavoro di cura, allora è necessario cambiare al più presto la struttura del lavoro, oltreché certamente una rivoluzione culturale, perché questa violenza pesa in modo insopportabile su tutte noi e su tutta la comunità.

Casa delle Donne di Ravenna