Le Rubriche di RavennaNotizie - La posta dei lettori

Grazie agli scambi culturali, io, giovane ravennate, ho realizzato il mio sogno di vivere e studiare all’estero

L’estate scorsa stavo guardando un reality inglese su Netflix, uno di quelli che guardi quando ti annoi ed è troppo caldo per abbandonare la propria camera e il condizionatore, e ricordo che un ragazzo si presentò affermando “but I had big old dreams, bigger than my small town”. Non so perché tale frase mi sia rimasta impressa, probabilmente perché ho subito sentito che stava parlando di me. Nata e cresciuta a Ravenna, ho sempre voluto andare oltre, conoscere altre culture e costruirmi un futuro all’estero, e nella mia vita sono stata fortunata, ho avuto la possibilità di viaggiare parecchio, sia per svago che per studio, e ogni esperienza ha accresciuto la mia voglia di vedere di più, ma non avevo mai preso seriamente in considerazione la possibilità di continuare i miei studi al di fuori dell’Italia subito dopo il liceo.

Ma, si sa, la vita è imprevedibile. Così, quando a maggio 2019 il Liceo Scientifico Oriani, anche grazie a un finanziamento della Regione Emilia-Romagna, a cui sarò sempre riconoscente, ha autorizzato uno scambio culturale con la Wheeling High School, scuola in un graziosa cittadina nei dintorni di Chicago, non me lo sono fatta ripetere due volte. Quattro mesi dopo, il 10 settembre, assieme ad altri 12 studenti e studentesse del liceo, sono partita alla volta della mitica America. Sarò onesta, avevo più pregiudizi che aspettative sugli Stati Uniti, ma sono bastati pochi istanti per ricredermi. Il giorno del nostro arrivo i partners americani sono venuti all’aeroporto ad accoglierci, e dopo i classici riti di presentazione, ognuno si è avviato col il/la proprio/a partner verso quella che sarebbe stata la nostra abitazione per i successivi dieci giorni. É stato in quel viaggio verso casa, guardando il sole abbassarsi fino a toccare l’orizzonte e il cielo tingersi dei colori del tramonto, mentre cantavamo a squarciagola The Edge of Glory di Lady Gaga, che mi sono perdutamente innamorata di quell’esperienza.

I dieci giorni seguenti sono volati, tra bonfire nights, ossia serate davanti al falò, mangiando s’mores (marshmallow riscaldati -o dovrei dire carbonizzati- posti tra due biscotti a mo’ di sandwich), gite da veri turisti a downtown Chicago e lezioni alla Wheeling High School, che, come ogni scuola statunitense che si rispetti, non si fa mancare laboratori di ingegneria in collaborazione con la Nasa, una falegnameria e un’officina meccanica, una piscina e un numero indefinito di palestre e campi da football, tennis e via dicendo. Mi sono resa conto che andare a scuola, per molti ragazzi americani, è un piacere, perché è proprio lì che vivono gran parte delle esperienze più belle dell’adolescenza, dagli incontri sportivi ai famosi prom, i balli di fine anno; mentre noi spesso pensiamo alla scuola come ad un luogo ad una sorta di prigione la cui finalità ultima è farci imparare nozioni di cui ci importa poco.

Quando è giunto il momento di salutarci, ho avuto l’impressione di aver vissuto a Wheeling e di conoscere quei ragazzi da anni. Mentre ripercorrevamo la strada per l’aeroporto, alla radio è partita casualmente The Edge of Glory, ancora una volta, e devo ammettere che mi è scesa una lacrima. Forse anche più di una. Decisamente più di una. Durante le 12 ore del volo di ritorno, senza dubbio la parte peggiore dell’esperienza, un’idea si è fatta lentamente strada nella mia testa: e se il mio futuro fosse davvero all’estero? Se invece di Bologna, cercassi delle università nel resto d’Europa?

E così eccomi qui, dopo ricerche, domande di iscrizioni, ripensamenti, esami di inglese, saluti e valigie. Ottobre 2020, Hillhead Student Village, Aberdeen, Scozia. Frequento l’Università di Aberdeen da due settimane -mi definisco scozzese doc ormai- e non riesco ad immaginarmi in un altro luogo, a studiare altro. Il mio corso di laurea è Zoologia, ossia lo studio di tutto ciò che riguarda gli animali, dal loro comportamento all’anatomia e dal loro benessere alla conservazione delle specie, e, giusto per informazione, in Italia questa facoltà non esiste proprio. E anche se ci fosse, l’approccio educativo sarebbe piuttosto differente. Non che qui i corsi siano più facili o difficili, semplicemente ci sono mentalità e metodi diversi da quelli che troviamo nelle università italiane. Esempi? La valutazione finale di molti corsi è data da una somma di risultati ottenuti nel
corso del semestre durante test, esperienze di laboratorio, assignments, essays e discussioni di gruppo.

Non c’è solo un grande esame finale che stabilisce la tua comprensione del corso. Inoltre, l’Unione Europea paga le tasse agli studenti dell’UE che vengono a studiare in Scozia (anche se per gli studenti che si iscriveranno l’anno prossimo ancora non è assicurato, causa Brexit) ed è praticamente scontato che gli studenti e le studentesse abbiano un lavoro o facciano volontariato durante il periodo scolastico, perciò le lezioni e i tutorials sono ad orari flessibili, cosicché ognuno sia in grado di organizzare al meglio il proprio tempo. E, ciliegina sulla torta, non c’è una sessione estiva. A fine maggio si termina il semestre, e ci si rivede a settembre. Non male eh? Ovviamente non ci sono solo lati positivi, se decidete di andare a studiare all’estero preparatevi ad affrontare solitudine, difficoltà linguistiche, mentalità e abitudini diverse e momenti di puro sconforto. E non è da sottovalutare la guida a sinistra per chi sceglie il Regno Unito come propria meta…

Però vi posso dire che sono piuttosto sicura ne valga la pena. Inseguite il vostro sogno, qualunque esso sia. Non lasciate che la paura vi faccia perdere le occasioni. Anche io ho avuto paura, ho avuto paura di perdere amici e famiglia, specialmente in un periodo di pandemia globale come quello in cui stiamo vivendo. Tuttora ho paura di rimanere sola, di essere sulla strada sbagliata, di non riuscire a farcela. La verità è che non possiamo smettere di avere paura, ma possiamo iniziare a far sì che essa non freni il nostro cammino e non ci impedisca di diventare le persone che vogliamo, e che meritiamo di essere.

Emma Chen