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Situazione sanitaria: in Marcegaglia a rimetterci sono sempre i lavoratori

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Nel videomessaggio di fine anno la Marcegaglia esprime profonda soddisfazione sulla gestione della situazione sanitaria all’interno dei propri stabilimenti e sulla chiusura positiva dell’anno appena trascorso, nonostante la sua tragicità sotto il profilo umano.

Marcegaglia elogia la rigida applicazione dei protocolli adottati per la tutela della salute e sicurezza in riferimento all’emergenza sanitaria e l’impegno profuso sotto il piano produttivo da parte di tutti i dipendenti.

Ma nella realtà non è proprio così.

Nello stabilimento di Ravenna, per esempio oltre alla mancanza di dispositivi, USB ha evidenziato come il protocollo applicato non riusciva a colmare alcune lacune normative dei vari DPCM, come l’isolamento preventivo, per quei lavoratori invitati a fare il tampone fino al momento del suo risultato.

Periodo scoperto normativamente durante il quale, non essendoci alcun obbligo di permanenza domiciliare, secondo gli enti territoriali preposti il lavoratore può fare regolarmente rientro sul proprio posto di lavoro.

Una falla nel sistema di prevenzione che l’azienda ha ritenuto di non dover normare ma che rischia di minare seriamente la tutela della salute di tutti i lavoratori in un luogo di lavoro.

Come lo stesso Antonio Marcegaglia ammette inoltre pochi lavoratori, molti secondo noi, hanno avuto enormi difficoltà ad affrontare questo periodo veramente complicato, perché costretti per diversi mesi alla cassa integrazione a zero ore (CIGO) vedendosi così decurtati i propri salari, tredicesima compresa.

Molti di questi lavoratori già normalmente versano in situazione economica precaria.

Di fatto questi lavoratori obbligati alla CIGO venivano sostituiti con dipendenti di aziende in appalto in una logica mirata anche alla riduzione dei costi.

USB ha sempre chiesto che la Società riconoscesse ai lavoratori obbligati a stare in cassa integrazione, per inaccettabili logiche aziendali e di fatto pesantemente discriminati, un’integrazione salariale aggiuntiva all’indennità di CIGO pagata dall’INPS oltre ad un’equa rotazione e alla piena maturazione dei ratei degli istituti differiti indipendentemente dalle giornate lavorate. Tutte richieste mai prese in considerazione.

Ma non solo, nello stabilimento di Forlì, dopo le elezioni per la nuova Rsu, l’ingresso in stabilimento di USB non è bene accetto, tant’è che i lavoratori oggi sono orfani di democrazia.

Ciò è paradossale, se si pensa al fatto che USB ha partecipato legittimamente alle elezioni di ottobre raccogliendo il 30% dei consensi e se si pensa che nello stabilimento di Ravenna ad Usb sono state riconosciute tutte le agibilità sindacali previste.

Quindi No dottoressa e dottor Marcegaglia, non tutti si sentono parte di quella grande famiglia.

Perché in una grande famiglia tutti dovrebbero avere pari condizioni e pari dignità.

USB Lavoro Privato Emilia-Romagna

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