Le Rubriche di RavennaNotizie - La posta dei lettori

10 febbraio Giorno del Ricordo per vittime delle foibe: vanno ricordate tutte le vittime, anche quelle del nazionalismo fascista, per memoria condivisa

Più informazioni su

Bene ha fatto il Parlamento italiano ad istituire all’unanimità il giorno del Ricordo (10 febbraio) a memoria dell’esodo giuliano dalmata e della vergognosa, terribile tragedia delle foibe. Fatti che oggi vanno inquadrati storicamente per cercare di capire e arrivare possibilmente ad una memoria condivisa. Capire, sia chiaro, non vuol dire, giustificare. Ossia, non si comprende questa pagina della nostra storia se non si riflette sull’antefatto: post hoc, propter hoc sentenziavano i Latini. Infatti, cosa ha distrutto una pacifica e proficua convivenza tra italiani (veneti) e slavi che durava da secoli lungo le coste orientali dell’Adriatico?

Il virus del nazionalismo, il motore della prima guerra mondiale, dopo la quale a Trieste ed in Istria si scatenò il fascismo con la violenta “italianizzazione” degli sloveni e dei croati, quasi un genocidio culturale. A Trieste nel 1920 lo squadrismo fascista si tinse di nazionalismo e si presentò con l’incendio della Casa degli sloveni culminando nel discorso ferocemente razzista di Mussolini in piazza Unità d’Italia nel 1938 (reperibile su Youtube). Il virus si trasformò poi in guerra dopo la nostra invasione della Yugoslavia: stragi, campi di concentramento e sterminio (Arbe, Gonars), generali italiani ricercati in seguito dagli Alleati come criminali di guerra (Roatta, Robotti, etc). Tutto ciò è testimoniato nel documentario della BBC “The fascist legacy” (l’eredità fascista) mai diffuso dalla nostra rete televisiva nazionale, ma reperibile su Youtube. Dobbiamo pensare ancora alla perfida Albione?

Si può ignorare questo e rimuoverlo quando si intende parlare dell’esodo degli italiani considerati erroneamente dai titini tutti fascisti o processati spesso come “nemici del popolo”? Non solo; la barbarie delle foibe è stato uno strumento di vendetta ma anche, inizialmente, di pulizia etnica nella prospettiva di annessione di tutta l’Istria e Trieste alla Yugoslavia. Tutto questo nel silenzio assordante della nostra sinistra (se scappano da un paese socialista, sono fascisti…) e del governo italiano per ragioni di geopolitica (Tito aveva abbandonato il campo comunista). Sono due tempi dello stesso film che ha come autore e regista il totalitarismo nazionalista (oggi si direbbe sovranismo), prima in versione fascista, poi comunista. Per questo, più propriamente, sarebbe più giusto, parlare anche di giorno dei Ricordi oltre che del Ricordo.

Soprattutto oggi, in un ambito europeo dove Slovenia e Croazia fanno parte a pieno titolo dell’Unione ed è essenziale eliminare i reciproci nazionalismi, ancora superstiti e risorgenti, come garanzia per il mantenimento della pace in cui viviamo da settanta anni. Sarebbe opportuno richiamarsi alla relazione presentata dalla Commissione mista di storici sloveni ed italiani (tra cui il prof. Raoul Pupo dell’Università di Trieste). Fu istituita nel 1999 in previsione dell’ingresso in Europa della Slovenia per addivenire ad una storia condivisa: curiosamente non è stata divulgata in Italia dalle nostre autorità preposte, mentre in Slovenia si. È reperibile sul web.

Questo permette agli esponenti della destra, eredi di coloro che hanno creato la tragedia, di rivendicare ogni anno il ruolo paradossale di principali difensori della memoria delle vittime. Sia chiaro: gli esuli ed i profughi giuliano dalmati sono le vere vittime della seconda guerra mondiale; hanno perso tutto per mantenere la loro vita e la loro italianità mentre talvolta sono stati maltrattati o appena tollerati nel nostro Paese. Le loro case e proprietà sono state usate come risarcimento per i danni di guerra subìti dalla Yugoslavia. Meriterebbero, se fosse possibile, oltre alla dovuta, tardiva, solidarietà una doppia cittadinanza italiana.

Fortunatamente oggi gli istriani, sia sloveni o croati che italiani, hanno una cittadinanza in comune: quella europea, unico vaccino contro il virus dei nazionalismi risorgenti. La tengano ben stretta: è il vero risarcimento della Storia.

Nel luglio scorso, in un contesto europeo, le ferite della Storia sono state finalmente rimarginate con la restituzione alla comunità slovena della loro casa restaurata (Narodni dom) dopo l’incendio degli squadristi fascisti. In quell’occasione i presidenti della repubblica italiana Mattarella e slovena Pahor (omonimo dello scrittore) hanno reso omaggio alle vittime di entrambe i fronti: la loro stretta di mano, anzi il loro tenersi per mano (come Kohl e Mitterrand), davanti alla foiba di Basovizza è stato il riconoscimento dei reciproci torti e la testimonianza della volontà di intraprendere una nuova strada in comune. In particolare Mattarella, ha colto l’occasione per ritrovare e rafforzare una dimensione europea appannata dai sovranismi e nazionalismi risorgenti nonché colpire le strumentalizzazioni ricorrenti, di destra e sinistra, in occasione delle celebrazioni del giorno del Ricordo.

Citando anche le parole del presidente sloveno  “Oggi abbiamo due popoli vicini, finalmente liberi di non sentirsi più nemici.” A Trieste è stata scritta una pagina di storia con cui si è cercato di chiudere definitivamente i conti della prima e seconda guerra mondiale. Grazie Presidente! Grazie Europa!

Angelo Ravaglia – Lugo

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RavennaNotizie, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Italo

    C’e ‘ ancora gente che va in giro con la stella del dittatore tito…apposta sul tricolore! Lordandolo.!! Bisognerebbe denunciarla per violazione dell’art. 12 della Costituzione Italiana.

  2. Scritto da Angelo Ravaglia

    La stella rossa sul bianco del tricolore era il simbolo delle brigate Garibaldi, composte da ex militari italiani che hanno liberato la Yugoslavia assieme ai partigiani titini. A lordare la nostra bandiera ci ha pensato il fascismo in vent’anni di “italianizzazione”forzata dell’Istria ( divieto di parlare slavo in pubblico, a scuola, cambiamento dei cognomi, etc) che hanno alzato un muro d’odio e sete di vendetta che hanno portato alla foibe con il coinvolgimento anche di civili innocenti. Ma, soprattutto, la guerra e l’occupazione italiana hanno comportato fucilazioni, genocidi e campi di concentramento (Arbe, Gonars)su cui sventolava la nostra bandiera.
    Nessun militare italiano ha pagato per questo. Il generale Roatta fuggì in Spagna ospite del dittatore fascista Franco per sottrarsi alla richiesta di cattura degli Alleati.
    Sì, qualcuno ha lordato il tricolore…