Le Rubriche di RavennaNotizie - La posta dei lettori

Abbiamo costruito un partito con la tensione prevalente per il governo, dimenticando che per governare serve un’idea di società

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Potremo dire un giorno di avere visto scorrere sotto i nostri occhi il corso della storia, delle sue modificazioni, i suo traumi, le sue rotture… Papa Francesco arriva in Iraq, basterebbe questo per dirci, ancora una volta, il coraggio che sta caratterizzando il pontificato di Francesco. La visita in un Iraq martoriato è di per sé un fatto storico ma se a questo si aggiunge il fatto che questo cammino viene fatto nel pieno di una pandemia che ha sconvolto e sta sconvolgendo il mondo, questo viaggio assume davvero i caratteri di una rivoluzione.
Dobbiamo essere sinceri, senza ipocrisia e retoriche stanche: Papa Francesco sta arrivando laddove molti leader politici, capi di importanti Paesi, non sono arrivati. Al cuore dei problemi e dunque delle persone. Questo viaggio ce lo insegna e noi, comuni mortali, dobbiamo fare i conti con la forza del messaggio che è fatto di spiritualità e di esempio terreno.

Oggi vorrei fermarmi qui perché tanta è la potenza di quel che sta accadendo che occorrerebbe focalizzarsi su questo ma non posso negare il travaglio che sta attraversando il Partito Democratico e la sinistra più in generale. Nicola Zingaretti si è dimesso, lo ha fatto con affermazioni durissime che impongono a tutti, cominciando dal gruppo dirigente, una riflessione seria e appassionata. Il Partito Democratico era nato per essere il partito del secolo, un partito post ideologico che avrebbe dovuto superare le storture e le contraddizioni di un novecento finito dieci anni prima, con la caduta del muro di Berlino. Il partito del secolo, invece, rischia di essere cancellato dai libri di storia proprio per non aver saputo affrontare la contemporaneità per quella che era: una stagione largamente ideologica in cui la politica avrebbe dovuto svolgere un ruolo chiave nella trasformazione di una società neo capitalista o neo liberista. Invece, abbiamo costruito un soggetto che aveva come tensione prevalente quella verso il governo, dimenticando che non vi può essere governo senza un’idea di società e non vi può essere un’idea chiara se essa passa dalla spartizione correntizia a tavolino.

Personalmente non ho alcuna voglia di lasciarmi attrarre dall’approccio moralistico che ha attraversato molti nel mio partito, nelle ore successive alle dimissioni del Segretario. Voglio, al contrario, sottolineare la necessità per un Partito progressista di avere al proprio interno chi propone idee, pensieri e strumenti di organizzazione utili a darsi un profilo. Se ne sente il bisogno. Oggi, sfogliando i giornali, ho letto di questa iniziativa portata avanti dalle Seimila Sardine. Tutto oggi è utile per scuotere l’albero e rilanciare il progetto di una forza autenticamente progressista, ma a fianco di queste iniziative di popolo serve una classe dirigente che sia in grado di guidare questo processo, coinvolgendo questi soggetti e dando loro protagonismo senza però abdicare al ruolo che ad un gruppo dirigente compete: leggere, interpretare e trasformare la società.
Continuo a sperare.

Davide Ranalli – Sindaco di Lugo e dirigente Pd

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Commenti

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  1. Scritto da batti

    il pd era già nato malato, fatto di scarti, poi se ha generato il renzismo e uno come renzi è stato segretario nessuno si è accorto che era morto? avere un segretario cosi spregevole ti sentenzia la morte e recuperare il disastro avvenuto ci vogliono dei anni. questo era un cancro e il pd si è tenuto le metastasi in corpo

  2. Scritto da Gilberto

    Tutto condivisibile. Ai giovani suggerisco di scorrere il passato perché non è sempre necessario essere al governo, ma occorre essere capaci. Il PCI all’opposizione è stato capace di ottenere importanti riforme tipo sistema sanitario nazionale, statuto dei lavoratori ecc…meditare su questi aspetti.