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Le Rubriche di RavennaNotizie - La posta dei lettori

Speriamo che le lanterne verdi continuino a illuminare scelte politiche: ai confini tra l’umano e il disumano delle guerre… un appello nel vuoto?

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Buongiorno, nel mese di novembre 2021, un gruppo di associazioni, singole persone (alle quali negli ultimi giorni se ne sono aggiunte molte altre) hanno inviato al Comune di Ravenna (al Sindaco e alle Assessore all’Immigrazione e alla Cooperazione Internazionale) l’appello Creare il Precedente in cui si chiedeva che la città desse un segnale preciso in merito alla situazione delle migliaia di esseri umani intrappolati tra Bielorussia e Polonia.  In data 9 febbraio è seguito un incontro con i gruppi consiliari a cui sono stati sottoposti alcuni suggerimenti depositati come ordine del giorno (sottoscritto da tutto il gruppo di maggioranza) per la discussione in Consiglio.  Ad oggi, però, non si è ricevuto, alcun riscontro.

Inoltro, in allegato, rilancio dell’appello.

Speriamo che le lanterne verdi continuino a illuminare scelte politiche: ai confini tra l’umano e il disumano delle guerre

L’Europa resta ad oggi inaccessibile per le persone provenienti da Siria, Kurdistan, Afghanistan, Yemen e Africa, in fuga da guerre e persecuzioni che provano a superare il confine dimenticato tra Polonia e Bielorussia dove, di notte, nella foresta di Pogorzelce, lanterne verdi rimangono accese per segnalare le case dove profughe/i in difficoltà possono trovare accoglienza e non respingimento. Le guardie bielorusse spingono questi esseri umani, impedendogli di indietreggiare, verso un margine assurdo-terra di nessuno lungo centinaia di chilometri, fino alla Lituania in cui, questo inverno sono morte di freddo e stenti almeno una ventina di persone ma si teme siano molte di più. Le guardie di Minsk sono sempre più spietate. Circolano sulle pagine social di giornaliste/i curde/i video di cadaveri di donne nude al confine lituano. Vi sono racconti di sparizioni di donne e bambini, si teme il traffico di organi e le persone che vengono sorprese a fotografare o filmare violenze o decessi finiscono deportate nel “bosco degli orrori”, senza telefono. La concreta realtà delle migliaia di esseri umani, intrappolati fra Bielorussia e Polonia e da ogni parte respinti, impone a tutte le persone, ognuna secondo il proprio ruolo e le proprie competenze, di farsi carico di una situazione intollerabile da qualsiasi punto di vista la si osservi. Le scelte intraprese sulla vita di queste persone sono  dettate da calcoli e preoccupazioni che si situano unicamente nell’ambito della geopolitica. Da un punto di vista pratico, la risoluzione del problema, che riguarda circa quattromila persone, significherebbe che se anche un solo Paese, poniamo l’Italia (che conta ottomila comuni) decidesse di farsene carico, dovrebbe accogliere una persona ogni due comuni. Creare il precedente  dimostrerebbe che una politica di accoglienza praticata dalla volontà anche dei singoli Paesi e delle singole Comunità locali, senza aspettare le decisioni delle cancellerie internazionali, è in grado di affrontare i problemi, anziché acuirli, allentare le tensioni anziché esasperarle, e soprattutto di salvare vite umane anziché abbandonarle al loro destino  di gelo, violenze e naufragi.

La giusta accoglienza dei profughi in fuga dall’Ucraina non può essere negata a chi fugge da altre immani tragedie. In merito a questo nuovo “muro” al confine tra Bielorussia e Polonia, nel mese di novembre 2021, un gruppo di associazioni, singole persone (alle quali negli ultimi giorni se ne sono aggiunte molte altre) hanno inviato al Comune di Ravenna (al Sindaco e alle Assessore all’Immigrazione e alla Cooperazione Internazionale) l’appello Creare il Precedente in cui si chiedeva che la città desse un segnale preciso alla propria comunità, a tutti i Comuni, al Paese e a tutta l’ Europa. In data 9 febbraio è seguito un incontro con i gruppi consiliari a cui sono stati sottoposti i suggerimenti di seguito riportati, successivamente depositati come ordine del giorno per la discussione in Consiglio e sottoscritto da tutto il gruppo di maggioranza. Ad oggi, però, non si è ricevuto, alcun riscontro. Ci auguriamo che venga calendarizzato al più presto nei lavori del Consiglio.

I nostri suggerimenti:

  • costituisce fatto notorio la concreta realtà delle migliaia di esseri umani, intrappolati fra Bielorussia e Polonia e da ogni parte respinti;
  • il sito Melting Pot Europa riferisce che nel 2021 almeno 21 persone di diversa origine e nazionalità sono morte nel tentativo di attraversare il confine e ancora oggi migliaia di persone continuano ad affrontare temperature sotto lo zero, senza cibo, acqua, riparo, vestiti pesanti, cure mediche, letteralmente parcheggiate al confine di un’Europa che non accoglie e respinge, anche persone vulnerabili come bambini, donne, anziani, in violazione del diritto internazionale umanitario, del principio di non refoulement previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sulla protezione dei rifugiati e degli artt. 2, 3 e 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (CEDU);
  • il principio di solidarietà di cui all’art. 2 della Costituzione, insieme all’art. 10 comma 3 che sancisce il diritto di asilo, impone ad ogni componente della Repubblica (dai semplici cittadini, alle associazioni, alle stesse istituzioni) di attivarsi, ciascuna secondo il proprio ruolo e le proprie competenze, per farsi carico di una situazione intollerabile da qualsiasi punto di vista la si osservi; il numero delle persone migranti ammassate al confine bielorusso e polacco è di circa 4.000, ditalché se anche un solo Paese, come l’Italia (che conta 8.000 comuni) decidesse di farsene carico per scelta totalmente autonoma, si tratterebbe di accogliere 1 (una!) persona ogni 2 (ogni due!) Comuni e nella pratica, se qualche città si offrisse di ospitarne anche solo una decina, la maggioranza delle località non ne verrebbe nemmeno sfiorata;
  • a tale proposito un gruppo di cittadine/i e associazioni ravennati hanno interpellato nei mesi scorsi le Assessore all’Immigrazione e alla Cooperazione Internazionale per provare a “creare il precedente” di un progetto di micro-accoglienza proprio nella nostra città, storicamente e naturalmente ponte tra oriente ed occidente e luogo di incontro fecondo tra culture diverse: si tratta di accogliere almeno una famiglia o un gruppo di profughi, tra coloro che tuttora sono imprigionati fra i fili spinati di Bielorussia e Polonia;
  • l’aggressione russa all’Ucraina ha ulteriormente aggravato il quadro descritto ma in questo caso l’Europa si è subito attivata per l’accoglienza dei profughi ucraini con la Decisione di esecuzione (UE) 2022/382 del Consiglio del 4 marzo 2022, con la quale è stata azionata la Direttiva 2001/55/CE del 20 luglio 2001 per la concessione della “protezione temporanea”;
  • diversamente dai profughi ucraini, giustamente accolti nell’ambito della procedure europee previste in caso di “afflusso massiccio di sfollati”, le/i profughe/i e i migranti di altra origine da mesi bloccati tra Bielorussia e Polonia vengono segregati e respinti;
  • non si può realisticamente attendere che l’Europa faccia ciò che non ha voluto fare in questi mesi ma gli enti locali e la società civile, parimenti soggetti al dovere di solidarietà di cui all’art. 2 della Costituzione, possono comunque attivarsi dal basso per costruire un corridoio umanitario che consenta di accogliere almeno una famiglia o un gruppo di quei profughi dimenticati dalle istituzioni nazionali ed europee;
  • l’accoglienza di profughe/i e migranti nella nostra città sta facendo emergere con particolare gravità il problema abitativo, acuito dal recente sblocco post pandemia degli sfratti per morosità (che colpiscono persone e famiglie bisognose italiane e straniere allo stesso modo): se si è stranieri, si fatica a trovare un alloggio anche quando uno o addirittura entrambi i coniugi lavorano ed hanno un reddito sufficiente
  • per pagare un canone locatizio, perché molti proprietari si rifiutano – discriminatoriamente – di affittare agli stranieri;
    sembra necessario attivare iniziative di tutte le istituzioni locali, dal Comune alla Prefettura, con il coinvolgimento delle organizzazioni degli inquilini e dei proprietari di case, per trovare soluzioni che non possono essere rinviate, al cospetto della esplosione imminente di una vera e propria bomba sociale;
  • dal sostegno all’affitto alla creazione di uno strumento innovativo di supporto e mediazione tra proprietari e potenziali locatari, si possono e si devono implementare misure urgenti per fare fronte ad una situazione ingravescente;
  • appare doveroso un intervento pubblico in particolare a sostegno delle persone senza fissa dimora, molte delle quali, anche nel periodo invernale sono costrette a dormire in strada, per carenza di posti nei dormitori e nelle strutture e disposizione, che vanno subito potenziati;
  • occorre definitivamente superare la prassi amministrativa di dividere i nuclei familiari in condizione di disagio abitativo, collocando madri e figli minori in accoglienza e lasciando i padri in solitudine: simili opzioni, tollerabili solo per brevissimi periodi e nell’emergenza, sono già state censurate dal Garante per l’Infanzia della Regione Emilia-Romagna;
  • sembra necessario esprimere un chiaro indirizzo politico per la corretta interpretazione ed applicazione del nuovo Regolamento di Polizia Urbana, poiché l’intervento repressivo e sanzionatorio (allontanamento, daspo urbano, requisizione delle coperte ecc.) operato in taluni casi dalla Polizia Municipale nei confronti delle persone senza fissa dimora, anche quando queste occupano inoffensivamente spazi pubblici, deve essere preceduto da un intervento sociale di ascolto del bisogno, di presa in carico sociale e di accompagnamento, salvaguardando i diritti fondamentali e la dignità di ogni persona;
  • impegna la Giunta a svolgere uno studio attento dei fenomeni e delle criticità quivi rappresentati e a riferire al Consiglio Comunale in seduta pubblica, al fine di coinvolgere la comunità nella discussione e approvazione di linee di indirizzo politico chiare nelle materie dell’accoglienza, del diritto alla casa, del sostegno alle persone vulnerabili e a rischio di emarginazione sociale, individuando soluzioni concrete e urgenti;
  • impegna l’Amministrazione Comunale a “creare il precedente” in ordine all’accoglienza nella nostra città di un nucleo familiare o di un gruppo di profughi attualmente bloccati sul confine tra Bielorussia e Polonia, attivando all’uopo un progetto compartecipato dalle associazioni di cittadine/i e dalle istituzioni locali.

Marina Mannucci – Ravenna

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Commenti

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  1. Scritto da b

    bisogna avere paura ha fare un foro per terra
    se scopri una terra preziosa o un petrolio sei un uomo morto
    l africa è piena di terre preziose e la guerra è eterna, e i morti sono sempre quelli
    i poveri, poveri senza ricchezze a disposizione e poveri CON le terre a disposizione
    gli ucrani è stessa solfa terra ricchissima di tutto e popolo più POVERO d europa
    li stanno uccidendo per la lora libertà, ma quale, e cosa è la libertà