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“San Zvan dla zòla”. Tra lavanda e cipolla, la storia della chiesa di San Giovanni Battista a Ravenna

Per i ravegnani è “San Zvan dla zòla”, San Giovanni della cipolla, perchè alla cipolla era dedicata una fiera che si svolgeva in giugno sul sagrato, dove sorgeva un quadriportico demolito nel 1634.

La chiesa di via Girolamo Rossi risale al IX secolo almeno, come la struttura cilindrica del campanile, ma l’aspetto attuale è l’esito della ricostruzione d’ età moderna.
Tra Sei e Settecento la curia arcivescovile effettuò numerosi interventi di sistemazione alle chiese di molte delle ventuno parrocchie di città. Varie furono oggetto di demolizione e rifacimento, soprattutto per contrastare gli effetti della subsidenza, come Santa Maria Maggiore, Santa Croce, Sant’Eufemia, il complesso della cattedrale e le scomparse Sant’Andrea Maggiore, Sant’Agnese, Santa Maria in Coeloseo, i Santi Nicandro e Marciano. Avvenne anche per San Giovanni Battista, ricostruita nel 1683 su progetto di Pietro Grossi, l’architetto più attivo a Ravenna nella seconda metà del Seicento e autore di molte delle citate ricostruzioni.

La chiesa custodisce una preziosa raccolta di dipinti di artisti ravennati tra XV e XVIII secolo: una Madonna col Bambino e i Santi Alberto e Sebastiano, di Nicolò Rondinelli, la principale personalità del secondo Quattrocento, formatosi alla scuola veneziana del Bellini; due pale, ancora con Madonna, Bambino e santi, di Francesco Longhi, figlio di Luca e fratello di Barbara, famiglia di pittori attivi nel Cinquecento; un Sant’Antonio abate, del primo Seicento, autore Giovanni Barbiani, capostipite di una famiglia di artisti operanti tra Sei e Settecento, che costituirono una sorta di scuola locale.
Di suo figlio Giovan Battista è la pala della Madonna con Bambino e i Santi Caterina, Eufrosina, Simone Stock, Andrea Corsini e un santo vescovo, ritoccata nel Settecento da Andrea, suo più celebre discendente; del 1771 è infine la Madonna, il Bambino e i Santi Crispino e Crispiniano, firmata  da Domenico Cignani.Molti gli scritti su questa Chiesa come molte sono state le credenze che si sono rincorse negli anni sul perché di una festa con lavanda e giochi per bambini.

Nel 1408 presso la chiesa sorse il convento dei Padri Carmelitani, che vi allestirono un ospedale, uno dei sei operanti in città fino ai primi anni del XVI secolo, per una popolazione inferiore ai diecimila abitanti.

Di fronte alla chiesa, via Pietro Alighieri era attraversata da via Zanzanigola, della quale resta solo il tratto verso sud; l’altro è stato eliminato dopo le distruzioni provocate dalle bombe nel 1944.
La Zanzanigola segna ancora la riva occidentale del canale Padenna, che scorreva qui fino al XV secolo, e che aveva nella via Rossi la corrispondente riva orientale. In questo punto esisteva forse un traghetto e la chiesa sembra fosse chiamata San Giovanni ad Naviculam. Dalla storpiatura dialettale, “Sàn Zvan a navigula”, deriverebbe il curioso nome di Zanzanigola,poi per tutti San Giovanni la cipolla.

Dopo varie vicissitudini, dopo l’uscita di Don Gino, la chiusura forzata del biennio pandemico che ha impedito l’organizzazione della festa e del rito della lavanda, finalmente in questo caldo 2022 le “sante donne” della parrocchia e delle vicine canoniche, hanno potuto rincontrarsi all’alba per lavorare con sapienti mani le fascette viola dei fiori di lavanda.

Domani 23 giugno alla Chiesa di San Giovanni alle ore 18 ci sarà la messa di commemorazione del Santo e ci sarà la benedizione della lavanda e della cipolla che verrà poi distribuita alla cittadinanza a corsa per la festività.

Quest’anno la coincidenza della solennità della Natività di San Giovanni Battista è con quella del Sacratissimo Cuore di Gesù il giorno 24/06/2022.

Un evento che si è sempre svolto in canonica con amiche e amici che andavano e venivano per esaltare un rito, per aggiudicarsi un mazzolino di lavanda oppure solo perché rapiti dall’inebriante profumo che come un olio avvolge tutti i sensi e rilassa anche l’animo più irrequieto. Nel cesenate la festa è più ricca di eventi e spettacoli come avviene nella vicina Firenze, terra  di Dante che ricorda il Santo nel suo passaggio.
Ravenna resta fedele alla semplice tradizione come la semplicità delle donne ne arricchisce il mito negli anni.
Buon Sangiovanni!

Anika

 

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