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Marco Maiolini: dal “prima gli italiani” al “prima me, poi il mio partito, e poi gli italiani”

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Come molti italiani, provengo da una famiglia contadina, con pochi soldi ma molto pratica. A mio nonno, bastava una stretta di mano, per onorare un impegno o un contratto. Piuttosto non avrebbe mangiato, pur di tener fede alla parola data, anche fosse stato un contratto capestro che il “padrone” gli avesse imposto. I tempi sono cambiati, e le parole “galantuomo”, o “buon padre di famiglia” odorano di naftalina, e fanno sorridere. La parola data non conta più nulla, anzi conta a stento una firma apposta in calce ad un contratto. Questo è il secolo dei furbetti, di quelli che dicono una cosa, ma già ne covano sotto un’altra, di quelli che mettono davanti a tutto gli interessi economici o il proprio ego. Questo è il secolo di chi non si prende le proprie responsabilità nemmeno davanti all’evidenza, di chi ti chiede di sacrificare parte delle tue idee per percorrere una strada comune, ma quando arrivi al dunque, dà due pugni sul tavolo e spariglia le carte, perché a lui conviene così. Questo è il secolo dove si passa, in men che non si dica, dal propagandistico “prima gli italiani” al “prima me, poi il mio partito, e poi gli italiani”. Stracciare un contratto, come ho appreso dalla mia famiglia, è un fatto grave che non può passare in cavalleria, quindi signor “Spaccamontagne” ti abbiamo dato fiducia, ma hai dimostrato di non essere un galantuomo e di non avere il comportamento “del buon padre di famiglia”. Dici di voler difendere il nostro Paese e invece lo stai abbandonando nelle mani dei mercanti e della troika, sempre in agguato e pronta ad approfittare delle nostre difficoltà.

Marco Maiolini – Consigliere comunale del Gruppo Misto a Ravenna

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