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Maria Paola Patuelli: La nostra Repubblica è di nuovo parlamentare? Chissà…

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Chissà che, dopo lunghi anni di fastidio, anche trasversale a molte forze politiche, per il Parlamento e il suo ruolo, non  si scopra  – mi auguro che accada non solo per ragioni contingenti –  e si  prenda definitivamente atto che la nostra è una Repubblica che ha al centro il Parlamento. Eletto dal popolo. Naturalmente e per fortuna.

Un popolo che non è, come qualcuno pensa, o desidera,  a tinta unita.

Fino a poche settimane fa sembrava – abbiamo recentemente affrontato anche a Ravenna la questione insieme a Gaetano Azzariti –  che ogni cosa fosse in mano  a  pochi capi. E che si volesse mettere una pietra tombale sul Parlamento.

Ora che uno dei capi ha buttato per aria le carte, dando ordini – votare subito! – anche al Presidente della Repubblica, e chiedendo pieni poteri – parole che evocano  tinte molto nere – qualcosa si è mosso, dopo un tempo lungo in cui sembrava che, in alto, accadessero solo cose fuori o contro la Costituzione, e azioni che mettevano all’angolo il Parlamento.

Invece, la Costituzione ha posto al centro della nostra democrazia il Parlamento, dove i rappresentanti siedono per discutere, parlamentare – ossigeno della democrazia e non perdita di tempo – e poi formare governi, che non sono eletti direttamente dal popolo, come Salvini auspica, e che dal Parlamento riceveranno, o meno, la fiducia.

Pochi giorni fa Gianfranco Pasquino lo ha ricordato in modo chiaro. “ Sento l’immediato bisogno di affermare per l’ennesima volta che nelle democrazie parlamentari gli elettorati non eleggono mai il loro governo. Eleggono più o meno bene, grazie al tipo di legge elettorale, un Parlamento nel quale si formerà il governo, si potranno cambiare i ministri: rimpasto, non “roba da Prima Repubblica”, ma strumento che tutti i governi parlamentari, monopartitici e di coalizione usano per ridare slancio alla loro azione, per sostituire chi non ha fatto bene, per rimettersi in sintonia con il loro elettorato e con l’opinione pubblica.” Ed è in Parlamento, che ha il compito di decidere tempi e modi, che una crisi si apre. Non preparandola in stabilimenti balneari, o decretandola in comizi elettorali, peraltro permanenti.

Chissà che le pratiche salviniane, scandalose per chi, come noi, vede nella Costituzione una garanzia e un metodo democratico efficace, abbiano fatto aprire gli occhi a chi, da tempo, li teneva chiusi. Forse  il Presidente Mattarella non si trova del tutto solo in questo inedito frangente, come poteva sembrare la settimana scorsa. La crisi si apre, come è giusto, in Parlamento. Altro che “roba da Prima Repubblica”, tornare in Parlamento. Dove si dovrebbe tornare? In piazze vocianti? In permanenti comizi? Ieri, a Genova , il Presidente Mattarella ha raccolto calorosi e popolari consensi. Non è poco.

La nostra è una Repubblica parlamentare, risultato faticosamente raggiunto, in Italia, con traversie storiche tragiche. Già, ma Salvini, e tanti altri, la nostra storia la conoscono? Direi di no, se sventola, insieme, Costituzione e rosario. Anche “sommi sacerdoti” gli hanno severamente chiesto di non farlo. A noi laici stanno bene sia la Costituzione – molto – che il Vangelo. Del rosario sappiamo meno. Ma all’elettorato cattofascista di cui, tempo fa, in modo assai lucido ci parlò Alberto Melloni, storico e docente di storia del Cristianesimo, la Costituzione non piace, e il rosario non basta. L’elettorato cattofascista – definizione di Melloni –  desidera maniere forti, e capi a tutto tondo.

Che Salvini stia compiendo qualche errore? “Voglio i pieni poteri”. Non tutto il mondo moderato è cattofascista. Non escludo che quella frase  abbia risvegliato qualche coscienza, e un po’ di memoria. Per quanto i capi si presentino, nel tempo, con fogge diverse, il volere il potere da soli è una costante. E non è mai, mai, finita bene. E non parlo solo di Mussolini, che ha portato con sé nella rovina un esercito sconfinato di morti, militari e civili. Anche a chi ha abbozzato “faccio tutto io”, non è mai andata bene. Fino ad oggi.

Un’altra voce autorevole, quella di Giovanni Maria Flick, già presidente della Consulta e ministro in un governo Prodi. “C’è un attacco ai principi fondamentali della Carta. Parlamentarizzare la crisi è fondamentale”.  Parole lampanti. Aggiungo. E ci chiedete perché da venti anni ci battiamo per mettere al sicuro la Costituzione? Perché la Costituzione, per quanto troppo spesso disapplicata, serve soprattutto nei tempi difficili, come quello che stiamo vivendo. Ci dice cosa si può e cosa non si deve fare. Mette argini, pone limiti, quelli che i capi di turno tentano di sovvertire.

Inoltre, per stare nel merito della crisi, ho trovato interessanti alcuni interrogativi del costituzionalista Massimo Villone, presidente del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, che ha il grande merito di avere sollevato severe critiche all’autonomia differenziata, molto cara a Salvini. L’autonomia differenziata è diventata così, in qualche settimana, oggetto di dibattito pubblico, e i 5 Stelle hanno cominciato ad avere più di un dubbio. “La crisi di governo è ormai aperta in apparenza sul Tav. Ma è davvero così?  Si fa cadere un governo nel momento in cui si vince, e si sfiducia un premier che ha esplicitamente aderito alla causa? Ovviamente, la ragione vera deve essere altrove, non nelle battaglie vinte, ma in quelle ancora da vincere. La considerazione più immediata è: flat tax e autonomie”. Già, le autonomie differenziate. Nel suo giro preelettorale nelle regioni del Sud, pare che Salvini abbia avuto non poche contestazioni.  Che ci sia un risveglio civile che possa dare una mano a chi pensa che discutere, in Parlamento, è necessario? E che il Parlamento non è solo Salvini? E che la Repubblica è una e – dice la Costituzione – solidale?

Anche Anna Falcone ha detto, in questi giorni, parole da ascoltare. Anna è stata vicepresidente del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale che, presieduto da Alessandro Pace, ha portato un contributo decisivo alla vittoria del NO del 4 dicembre 2016. Vittoria dopo la quale il Parlamento non ha visto lesi i suoi poteri. Dice, Anna. “  Il potere plurale e democratico delle donne, l’energia e l’ottimismo dei giovani e un vero “Green New Deal” contro la pretesa di “pieni poteri” del burattino di Putin. Questa è la via. Di questo abbiamo bisogno: di un “Manifesto per un mondo nuovo”. Perché non sarà certo l’odio a salvarci, né i muri, né la propaganda menzognera con cui manovrano come marionette gli stessi uomini a cui, a furia di minacce e strategia della paura, hanno abilmente tolto diritti e libertà.” Ci sono, in Parlamento, forze politiche in grado di ascoltare queste parole piene di speranza? Lo vedremo solo nelle prossime settimane.

Le parole di Anna Falcone si trovano anche nell’appello rivolto a Zingaretti, e non solo a lui, dalla Associazione Nazionale dei Giuristi Democratici. (Appello che condivido e che ho  firmato al seguente link  http://chng.it/ypqsg5VJKD) Che dire? Il quadro che abbiamo davanti è assai confuso. Ma è mosso, e, forse, aperto. Unica cosa certa, per ora, è che la crisi si svolgerà in Parlamento, nel rispetto della Costituzione.

L’epilogo dipende dalla politica.  Che non è già scritta. Vedremo.

Maria Paola Patuelli – Comitato in difesa della Costituzione di Ravenna 

 

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