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L’Arca: Valle della Canna, le nostre raccomandazioni non furono accolte

Caro Direttore del Parco del Delta del Po, sono decenni che brontolo per l’inadeguatezza della gestione idrica delle Oasi palustri ravennati, Punte Alberete e Valle Mandriole in primis. Ho cominciato fin dai primi anni 90, quando facevo parte del Comitato Tecnico Scientifico del Parco Regionale del Delta del Po dell’Emilia Romagna, parlando e scrivendo alla allora Direttrice Lucilla Previati, ed ho continuato a scrivere lettere, memoranda e comunicati Stampa sui problemi di qualità e quantità delle acque per le oasi. Una raccolta di questi documenti l’ha vista giovedì 14 sera alla Commissione consiliare a Ravenna, pubblicata da L’ARCA per l’occasione, a memoria di un interessamento profondo alle cause di una perdita di biodiversità di un prezioso patrimonio naturalistico, cuore del Parco del Delta in provincia di Ravenna. Questa grave perdita fu denunciata anche nel 2004 da un esperto della natura ravennate, che ora ricopre il ruolo di Direttore del Parco della Vena del Gesso, e si aggravò al punto di rendere non più rimandabile il Piano di Gestione delle suddette oasi, pubblicato nel 2013 dal Parco del Delta, proprio in riconoscimento della gravità delle problematiche in atto da decenni.

In quella occasione scrissi la lettera che ha citato sempre il 14 novembre alle 13 in audizione presso la Regione a Bologna, lettera che non diceva che L’Arca non era in grado di gestire il comprensorio, come mi pare abbia dichiarato, ma spiegava le ragioni per cui L’ARCA riteneva di dover por fine alla collaborazione alla gestione. Collaborazione iniziata fin dal 1968, istituzione dell’Oasi rifugio faunistico di Punte Alberete, come socio volontario del WWF, poi continuata dal 1985 come socio della Cooperativa Culturale L’ARCA, convenzionata con il Comune di Ravenna, ed infine dal 1998 come vicepresidente dell’Associazione di Volontariato L’ARCA, convenzionata con il Parco del Delta del Po. Queste date danno un chiaro indizio di uno dei motivi per cui L’ARCA ha deciso di non rinnovare la convenzione: una pura e semplice questione di età e di salute, perché il sottoscritto è nato nel 1939 e i pochi soci rimasti sulla breccia erano più o meno coetanei… e la collaborazione alla gestione richiede invece presenze assidue e forze fisiche per espletare al meglio i vari compiti previsti dalle convenzioni sottoscritte.

Il secondo motivo è legato nella entrata in vigore nel 2013 del succitato Piano di Gestione, che, recependo e quantificando anche in termini finanziari le azioni da intraprendere suggerite agli estensori anche dalla nostra esperienza pluri-decennale, confermava l’avvio formale di una ricerca delle soluzioni dei problemi gestionali lamentati da decenni. Con l’approvazione del Piano di Gestione il Parco si assumeva un impegno che andava ben oltre le possibilità di una associazione di volontariato, per cui il Presidente Medri segnalò la necessità indispensabile di procedere ad una revisione della convenzione, come riportato nella nostra lettera (Prot.05/GL/14, del 15 aprile 2013, allegata) con cui si prendeva atto della nuova situazione. Una delle motivazione addotte da Medri come:“difficoltà di codesta Associazione a garantire efficacemente lo svolgimento delle prestazioni convenzionate” si riferiva in particolare alla gestione del nuovo parcheggio. Motivazione del tutto discutibile, in quanto il suddetto parcheggio ricadeva fuori dal perimetro dell’area convenzionata, L’ARCA non era stata coinvolta nella progettazione e messa in opera, per cui la sua gestione non ricadeva affatto nelle ‘prestazioni convenzionate’, come sottolineato nella suddetta lettera.

La lettera chiudeva raccomandando la definizione di una nuova convenzione con la collaborazione di Legambiente, in cui L’Arca avrebbe provveduto a trasmettere conoscenze e documentazioni di quasi mezzo secolo di gestione ai giovani soci della Associazione, perché non andassero disperse. Purtroppo questa raccomandazione non è mai stata accolta dal Comune di Ravenna, e nel frattempo livelli idrici delle Oasi hanno seguito sempre più gli andamenti meteo e il danno dei fontanazzi, mancando la presenza assidua e le segnalazioni tempestive a cura dei volontari de L’ARCA effettuate fino al 2013. In particolare a Valle Mandriole la decisione di abbassare di molto i livelli precedenti ha portato ad una situazione tale che un settembre più caldo del solito ha facilitato l’insorgere della grave moria di anatidi, e non solo, per botulismo aviare. Un disastro ambientale annunciato? Per le alzavole morte a migliaia ed anche per me, vecchio brontolone, si può senz’altro definire tale. Io non sono un giudice, e le eventuali responsabilità le accerterà la Magistratura, visto che la stampa riporta notizia di vari esposti presentati in merito.

Giorgio Lazzari

Associazione di Volontariato Arca

Commenti

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  1. Scritto da Giovanni lo scettico

    Secondo me l’assessore all’ambiente è molto preoccupato.

  2. Scritto da Luigi

    Se non si è d’accordo usa anche dimettersi da certe posizioni scaricare le responsabilità ora mi sembra molto ipocrita