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Un’alternativa europeista per dare spazio a un’area riformista, liberaldemocratica e radicale

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In questi giorni sta girando un appello (https://alternativaeuropeista.it/) rivolto ai militanti di partiti (+Europa, Siamo Europei/Azione, Volt, Energie per l’Italia, ecc) e di associazioni civiche e di base – come la nostra – per dare finalmente spazio e risposta politica al mondo delle competenze, alle nuove generazioni, alle esperienze civiche reali, promuovendo una reale partecipazione dal basso che promuova una crescita di fiducia nelle Istituzioni. Lontano da un’idea di rappresentanza liquida, banale o poggiata solo su interessi diretti, un’idea che non è moderna come si racconta e che sta invece distruggendo la fiducia delle persone nella politica e nelle Istituzioni democratiche.

L’appello parla della ricerca di un’alternativa lontanissima dal sovranismo e dalla narrazione di Salvini o Meloni e certamente distante anche dall’idea di “Stato Etico” e dilazione dei problemi (vedi conferma reddito di cittadinanza e quota 100) portata avanti anche dall’attuale governo Giallo-Rosso e da chi fa di questo una prospettiva politica del futuro.

Personalmente ho firmato questo appello, insieme con altri, che spinge verso una maggiore integrazione europea come “unica strada possibile per affrontare le grandi sfide del nostro tempo: il surriscaldamento del pianeta, la sostenibilità dei modelli di consumo e produzione, le grandi migrazioni, la sicurezza, il bilanciamento delle super-potenze emergenti, la regolamentazione dell’economia digitale e l’accesso alle opportunità di centinaia di milioni di persone che ancora oggi sono escluse.”

Credo che anche in questo territorio – invece di fondare nuovi partiti, rispolverarne di vecchi o insistere nella dispersione – sarebbe utile far partire un percorso programmatico sui temi che nell’appello sono citati: la promozione di un grande piano di abbattimento del debito pubblico; merito ed efficienza nello Stato e negli Enti Locali; libertà individuali e diritti civili al livello dei paesi moderni; ius culturae; difesa di una società aperta nell’ambito di una società fatta di persone protagoniste e responsabili.

Nelle prossime settimane valuteremo le risposte all’appello e vedremo concretamente la possibilità di dar vita a questo progetto.

Nevio Salimbeni – Gruppo “Società Aperta”

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