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Ravenna, non solo dehors o padiglioni: salvare la qualità dell’arredo urbano della città d’arte

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Creare certezza per gli esercizi pubblici, semplificare e rendere trasparente la legislazione, favorire e incentivare la qualità per un settore in crisi, ma essenziale, come quello dei locali di gastronomia nella accezione più vasta (dai ristoranti ai bar, dalle pizzerie alle trattorie) è un obiettivo strategico per far rivivere una città.
Dopo la fase acuta della pandemia Ravenna sta rivivendo e il nuovo regolamento comunale che inquadra la materia, al di là del tema dei dehors, costituisce un importante passo in avanti.
Ci preme comunque riconfermare, come già indicato con il progetto ‘ripensando Ravenna’, che l’obiettivo, certamente non raggiungibile solamente tramite le istituzioni e le ‘associazioni di categoria’, è incrementare l’offerta delle imprese gastronomiche’ di qualità in un contesto di “vivibile identità”.
Per far questo, in particolare da tempo sono impegnate Slow Food Ravenna e RavennaFood/CheftoChef, occorre lavorare sia dal punto di vista della qualità del cibo che per la dimensione estetica nell’ambito di una logica ambientalista e di controllo dello spreco.
Per la parte gastronomica abbiamo avviato l’applicazione di un decalogo comportamentale:
– trasparenza nei menù per indicare i prodotti e promuovere i produttori virtuosi,
– offerta multipla di servizi: dal delivery all’asporto,
– attenzione allo spreco e all’utilizzo di materiali riciclabili,
– disponibilità alla dimensione sociale anche tramite il progetto ‘piatto sospeso’,
– attenzione all’aspetto salutistico, tenendo presente che il recupero del cibo, per minimizzare lo smaltimento per aumentare l’efficienza di raccolta eccedenze e rifiuti, va di pari passo con il decoro cittadino.

Contemporaneamente va visto attentamente l’aspetto estetico sia dei singoli locali che della dimensione urbanistica.
La città imperiale e del mosaico non può non presentarsi con una identità di grande qualità anche come immagine.
Dobbiamo lavorare quindi su questo settore mobilitando le migliori competenze al di là degli importanti assensi delle Soprintendenze.
E così ripensiamo e ampliamo i percorsi ‘dolci’, itinerari tematici da affidare al trekking urbano, in particolare nel centro storico, come pure l‘identità del verde: dalla cultura della classicità di Corrado Ricci (dall’alloro al leccio, dal pino domestico al cipresso e alla quercia della zona dantesca) fino alla rivalutazione delle piante ‘da frutta’ (dalla vite all’ulivo) e delle pinete, e anche in questo caso andando alla radice della ‘coscienza di luogo’, di un’identità cioè proiettata nel futuro che ricomprenda la nostra storia, nell’arte, nel design, nel verde e nella gastronomia.
Insomma, a noi interessa che crescano le imprese sane e di qualità, identitarie del territorio, ma anche innovative, in modo che ricreino ambiti di vivibilità in tutto il territorio.

Per noi e per i turisti, con progetti integrati nella Ravenna storica (dal sistema delle piazze centrali al ‘giro’ delle porte) e in quella dei borghi (dal Borgo San Rocco al Borgo San Biagio), come pure nel forese, nel mare e nelle valli con il loro patrimonio paesaggistico unico.
Rinnoviamo quindi alle associazioni di categoria e alle istituzioni la disponibilità delle nostre associazioni culturali a dare un contributo fattivo affinché riemergano in modo migliore: locali in cui si stia bene e si mangi bene, belli per noi e per i turisti.

Ricordiamo che il Comune di Ravenna negli anni passati ha realizzato un progetto virtuoso di arredo urbano, anche con fondi europei, che è stato il ‘progetto fioriere’, pensato e realizzato in collaborazione con l’Istituto d’Arte e il Liceo Artistico tenendo conto del contesto ambientale storico e degli elementi architettonici in cui venivano inseriti con materiali e interventi musivi compatibili con il contesto, come dovrebbe sempre essere in una città d’arte quale è Ravenna.
Ora si decide che gli interventi saranno definiti ad libidum da ogni imprenditore. Il risultato sarà inevitabilmente un coacervo di vasi e vasetti di vari materiali plastici, come è già avvenuto in Piazza del Popolo.
Sarà cosi vanificato tutto il lavoro precedente di salvare la qualità dell’arredo urbano della città.
Un centro storico trasformato in un affastellamento di fiori e di oggetti come nei luoghi più degradati, senza una visione complessiva e senza il rispetto che una città d ‘arte e suoi cittadini meriterebbero.
Per ora, con molta fatica, abbiamo cercato di fornire contributi con una interlocuzione molto, molto difficile.

Le Associazioni di ‘ripensandoRavenna’:
RavennaFood/CheftoChef emiliaromagnacuochi
AIAPP Triveneto/Emilia-Romagna
Dis-ORDINE
Slow Food Ravenna
Progetto Ecologia di Comunità
Trail Romagna

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Commenti

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  1. Scritto da Alvaro Ancisi

    In consiglio comunale, dopo una lunga fila di interventi entusiastici della maggioranza, l’unico intervento dell’opposizione è stato il mio. Condivido le riserve espresse dall’associazione “Ripensando Ravenna”, una delle ragioni per cui – pur apprezzando il lavoro tecnico veramente egregio compiuto sul nuovo regolamento – ho dichiarato il voto di astensione di Lista per Ravenna, a cui si sono uniti il gruppo Misto, Sinistra per Ravenna e il consigliere Tavoni della Lega Nord. Tutti gli altri acriticamente favorevoli.