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Gianfranco Spadoni: “Ospedale di Ravenna con fornitura diretta dei farmaci. Ombre e luci”

La distribuzione diretta dei farmaci in ospedale  se da un lato offre all’ azienda Usl  il vantaggio del risparmio economico dovuto all’acquisto diretto dei medicinali, dall’altro comporta non pochi disagi per l’utenza costretta ad approvvigionarsi obbligatoriamente presso la struttura ospedaliera. E i disagi sono sotto agli occhi di tutti.  I limitati punti di erogazione negli ospedali e nelle strutture sanitarie pubbliche e i pochi farmacisti messi a disposizione, (in quella centrale vi sono due farmacisti allo sportello) provocano spesso lunghe file di attesa e, oltretutto, non offrono lo stesso servizio assicurato invece dalla rete capillare delle farmacie in termini di assistenza, di informazione e di rapporto con il paziente. Le principali criticità sono rappresentate, come si diceva,  dalle interminabili file di cittadini in attesa del loro turno e dalla vetustà degli ambienti. Le ore di attesa non si contano. Basti dire che in un’ora e trenta minuti di tempo, il limitato personale, seppur volenteroso,  sia in grado di servire non più di dieci persone, in un ambiente posto nel seminterrato dell’ospedale, peraltro, molto degradato con tubazioni esterne di ogni tipo oltre a un sistema di illuminazione costituito da plafoniere al neon, stile anni 1970, oggi superate dai sistemi Led. Anche sull’impianto di areazione e ricambio dell’aria si nutrono parecchie perplessità.  Probabilmente la stessa Unità sanitaria se dovesse trovarsi a compiere verifiche degli ambienti di una farmacia privata o comunale nelle stesse condizioni di quella ospedaliera, non esiterebbe a richiedere tutta una serie di adeguamenti se non addirittura a chiudere l’esercizio. Ma questo per i  punti di erogazione  dei farmaci all’interno del perimetro ospedaliero non avviene e il disagio è scaricato letteralmente sui pazienti costretti a sopportare  tempi biblici.

Oltretutto la capillarità delle farmacie organizzata per l’intero arco della giornata e anche di notte e nei giorni festivi, renderebbe più agevole oltre che più economico per il paziente il prelievo dei farmaci. Mentre  con il sistema attuale, tra l’altro, si scavalca in buona parte la rete delle farmacie capillarmente distribuita  per creare una sorta di “farmacia di stato centralizzata”  sul modello degli ex paesi socialisti dell’Est. Un modello ormai fuori moda e, oltretutto, senza garanzie di produrre un risparmio effettivo da parte del Servizio sanitario. Risparmio, dati alla mano, tutto da dimostrare  alla luce delle spese  del personale, di quelle della  gestione e della logistica e ad altri fattori non di scarso rilievo che indicono sensibilmente sui costi.   D’altra parte tale servizio  di distribuzione diretta sperimentata in altre Aziende sanitarie pare non aver prodotto risultati economici e sociali positivi  rispetto ai tradizionali  rapporti da secoli instaurati  le farmacie presenti sul territorio.

Andrebbe dunque ponderata meglio questa scelta da parte dell’Azienda sanitaria al fine di  evitare costi sociali per la collettività.

Gianfranco Spadoni