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Le Rubriche di RavennaNotizie - L'opinione

Maria Paola Patuelli: “Ravenna dia un segnale di solidarietà ai profughi intrappolati tra Bielorussia e Polonia”

La concreta realtà delle migliaia di esseri umani, intrappolati fra Bielorussia e Polonia e da ogni parte respinti, impone a tutte le persone di  buona volontà, ognuna secondo il proprio ruolo e le proprie competenze, di farsi carico di una situazione intollerabile da qualsiasi punto di vista la si osservi.

Purtroppo la partita che si gioca sulla vita di queste persone è  dettata da calcoli e preoccupazioni che si situano unicamente nell’ambito della geopolitica.

Perché dal punto di vista pratico, la risoluzione del problema immediato sarebbe tanto semplice, che nessuno –  se venisse attuata – nemmeno se ne accorgerebbe.

Stiamo parlando di circa quattromila persone. Significa che se anche un solo Paese, poniamo l’Italia (che conta ottomila comuni) decidesse di farsene carico per scelta totalmente autonoma, in pratica  si tratterebbe di accogliere una (una!) persona ogni due (ogni due!) comuni. Nella pratica, se qualche città si offrisse di ospitarne anche solo una decina, la maggioranza delle località non ne verrebbe nemmeno sfiorata.

Qualcuno, e purtroppo non solo a destra, dirà che si rischierebbe di “creare il precedente”.

Ma non è che, invece, “creare il precedente”  è proprio  quello che bisogna fare oggi?  Dimostrerebbe che una politica di accoglienza praticata dalla volontà anche dei singoli Paesi e delle singole Comunità locali, senza aspettare le decisioni delle cancellerie internazionali, è in grado di affrontare i problemi, anziché acuirli, allentare le tensioni anziché esasperarle, e soprattutto di salvare vite umane anziché abbandonarle al loro destino di gelo, violenze e naufragi.

Ma forse i governi europei (ahimé sostenuti da un consenso non minoritario dei loro popoli) non hanno intenzione alcuna di allentare le tensioni e risolvere i problemi, perché i calcoli della geopolitica suggeriscono altro, che assume di volta in volta le sembianze di gas, di armamenti, di aree d’ influenza.

Sarebbe importantissimo che una città come Ravenna, che in diverse occasioni ha mostrato di saper usare  saggezza e solidarietà, desse un segnale preciso alla propria comunità, a tutti i Comuni, al Paese e a tutta l’ Europa.

Chiediamo al Sindaco e agli assessori di agire, subito, e dichiarare la volontà di Ravenna di ospitare almeno una famiglia, o un gruppo di profughi, imprigionati fra i fili spinati di  Bielorussia e Polonia. Certi che vorrete prendere in seria considerazione questa idea, Vi inviamo rispettosi saluti.

Maria Paola Patuelli

Comitato Rompere il silenzio – Ravenna

Associazione Avvocato di strada – Sportello di Ravenna

Associazione Femminile Maschile Plurale  Aps – Ravenna

Casa delle donne – Ravenna

Associazione Dalla parte dei minori – Ravenna

UISP Comitato Ravenna-Lugo Aps

Comitato in Difesa della Costituzione – Ravenna

Arci Ravenna APS

Amici di Rekko 7 – Ravenna ODV

Gruppo Amici di Lourene – Ravenna

Lucertola Ludens Aps – Ravenna

Terzo Mondo Odv – Ravenna

Collettivo La Gruppa – Ravenna

Dock 61

SpazioFiaba

Avvocato Andrea Maestri

Gabriele Tagliati

Alberto Giorgio Cassani

Joanna Olszewka

Alessandro Perini

Erika Minetti

Giovanni Paglia

Marina Morellato

Ivano Mazzani

Alexandra Calathaki

Mariella Garavini

Bettina Chiadini

Mirna Saporetti

Isa Mariani

Consuelo Zondini

Giovanni Capponi

Maria Guidotti

Francesco Stringa

Alessandro Stringa

Chiara Stringa

Mattia Salimbeni

Sabrina Cellini

Turchese Caletti

Filippo Benzoni

Commenti

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  1. Scritto da graziano

    Purtroppo a Ravenna e non solo, sono tutti troppo impegnati a far battaglie per i diritti lgbt, per salvare tutti i gatti randagi o per protestare contro Jovanotti. Tutte battaglie sacrosante, ma a volte si perde di vista l’obiettivo centrale ed i problemi più seri!