Le Rubriche di RavennaNotizie - Ma Alice non lo sa

MA ALICE NON LO SA / Andrea Maestri si confessa: “mi piacerebbe che il Pd si trasformasse in modo così radicale da tornare a essere la casa di tutti noi”

“Sinistra è una bellissima parola, sta dentro di noi, è un insieme di valori, di passioni. Sono di sinistra se, di fronte alla solitudine di un’anziana malata, mi accorgo che anche la mia vita perde qualcosa; sono di sinistra se le rinunce di una famiglia di quattro persone rendono la mia più povera; sono di sinistra se vedo un bambino che muore di fame, e in quel momento è mio figlio, mio fratello piccolo. [essere di sinistra] non è appartenere ad un partito di quell’area, ma quello per cui mi batto. Ciò per cui mi batto mi descrive più di ogni altra cosa.” (Walter Veltroni)

“Quando tra gli imbecilli ed i furbi si stabilisce una alleanza, state bene attenti che il fascismo è alle porte.” (Leonardo Sciascia)

“Il fascismo si cura leggendo e il razzismo si cura viaggiando.” (Miguel de Unamuno)

Andrea Maestri, 46 anni, avvocato, storico esponente della rive gauche ravennate, consigliere comunale Ds, poi capogruppo in Consiglio comunale del Pd, candidato alle politiche del 2013, cui segue di lì a poco l’uscita dal Pd. Entra in Parlamento come deputato di Possibile. È stato candidato alle elezioni politiche del 2018 con Liberi e Uguali ma senza essere rieletto. Attualmente è vicino alle posizioni di Coraggiosa. Attivo da sempre sui temi legati all’immigrazione, all’antifascismo, alla tutela dei più deboli, è sempre stato uno che non le manda a dire. Le sue dichiarazioni e posizioni fortemente antisalviniane l’hanno reso oggetto di insulti e attacchi sul web da parte della “Bestia”. Ma lui non è stato zitto e ha fatto diventare gli attacchi che lo colpivano duramente sul personale un caso politico, diventando tra i primi a sollevare il tema della pericolosità della strategia comunicativa della bestia salviniana.

La passione politica trae le sue radici nel profondo legame col nonno Libero, partigiano che ha combattuto la resistenza a fianco di Bulow. Laureato in giurisprudenza con una tesi in diritto parlamentare, ha conseguito un master in diritto dell’ambiente e dei beni culturali. Si definisce innamorato pazzo della nostra costituzione. Tra le sue battaglie storiche quella contro la piaga del caporalato, la lotta alle vecchie e alle nuove mafie, l’impegno per una riforma della norma sull’immigrazione. È anche volontario presso la onlus Avvocati di strada. Tra i suoi successi da avvocato spicca una Class action vinta contro la Rai.

Il protagonista di Jack Frusciante è uscito dal gruppo diceva della sua amata “Questa non è una ragazza ma un intero disco di Battisti”. Parafrasando, Maestri “non è un uomo, ma un intero disco di Guccini”. Ecco la nostra chiacchierata.

Andrea Maestri

L’INTERVISTA

Andrea Maestri, cosa vuole fare da grande?

“Mi piacerebbe insegnare o diventare magistrato amministrativo. Per quanto riguarda l’insegnamento, mi piace molto il contatto coi giovani, mi è capitato di fare delle docenze per i mediatori culturali o nelle scuole, per parlare di costituzione e antifascismo. Credo molto nella formazione, nella cultura come strumenti per creare una società migliore.”

Cosa vuol dire per lei essere un uomo di sinistra?

“Una persona di sinistra è una persona perennemente insoddisfatta, alla ricerca di soluzioni concrete per i più deboli, molto critica, sempre attiva e sempre pronta a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Essere inappagati è una componente intrinseca dell’essere di sinistra. Le persone di destra sono generalmente molto appagate, spesso appartengono a ceti sociali diversi dai nostri e sono abituati ad avere la pappa pronta e la pancia piena. Noi di sinistra siamo sempre alla ricerca di qualcosa. Nel mio caso io sono da sempre alla ricerca di una giustizia sociale che più passano gli anni più sembra una chimera, sempre più difficile da raggiungere. Ma io non mi arrenderò mai.”

Quali sono le sfide prioritarie attualmente per la sinistra, secondo lei?

“Ci sono tante riforme che la sinistra ha scansato nel corso di questi anni. La riforma della cittadinanza, lo ius soli, i diritti civili… a questo riguardo l’affossamento in senato del DDL Zan è stato un episodio gravissimo, e credo che abbia una parte di responsabilità anche il PD. Poi è di primaria importanza una riforma organica della legge sull’immigrazione, questa è una grave lacuna che è causa di moltissimi mali, a partire da una lettura distorta della realtà. L’attuale legge genera tanto contenzioso inutile perché è scritta male, è criminogena, non favorisce l’integrazione delle persone che vengono a vivere nel nostro paese, non ne tutela la dignità.”

Bonaccini ha scritto un libro dal titolo “La destra si può battere”. Le giro la domanda: la destra si può battere? E se sì, con quali strumenti?

“Io leggo tantissimo ma confesso che il libro di Bonaccini non l’ho letto, non mi attira così tanto (ride, ndr). Però sì, anch’io penso che la destra si possa e si debba battere, innanzi tutto unendo le forze. Per esempio a livello locale alle ultime amministrative mi sono mosso proprio in questa direzione: nel mio piccolo ho cercato di favorire l’aggregazione delle forze progressiste, pur nella consapevolezza delle differenze enormi tra il Pd e la sinistra più radicale. L’unità è un presupposto assolutamente necessario per assumere posizioni di governo di una città, di una regione e del paese. E purtroppo la frammentazione è un male endemico della sinistra. Io sono molto geloso del pluralismo che caratterizza la sinistra, perché è anche una cosa bella, un arricchimento, però nel momento in cui si tratta di fare scelte di governo e dare rappresentanza alle idee che si vogliono portare avanti, bisogna realisticamente unire le forze se no non si arriva da nessuna parte.”

Facendo un tuffo indietro nel tempo, quali furono le motivazioni scatenanti che la portarono a lasciare il Pd?

“Ero in disaccordo da tempo sulla linea del partito sia a livello locale che nazionale, e c’erano i cursus honorum prestabiliti per chi faceva carriera nel partito. Quando ci furono le primarie per selezionare i candidati al Parlamento nel 2012, si diceva pubblicamente che erano primarie aperte ma di fatto c’erano dei candidati predestinati all’elezione, tant’è che furono eletti Alberto e la Sefi (Alberto Pagani e Iosefa Idem, ndr), persone che per altro stimo, ma il mio dissenso riguardava il metodo che si era adottato. Io arrivai terzo, poi a metà legislatura per un gioco di incastri fui “ripescato” in seguito alle dimissioni di Pistelli (galeotto fu Lapo è il caso di dire) e così entrai alla Camera dei Deputati.”

Andrea Maestri

Lei si definisce un apolide politico, ci spiega perché?

“Mi definisco apolide perché la mia casa definitiva non l’ho ancora trovata, o meglio ritrovata… e non nascondo che mi piacerebbe che il Pd si trasformasse in modo così radicale da tornare a essere la casa di tutti noi. Come me tanti altri in questi anni hanno lasciato il partito, e penso che per tutti sia stata una scelta dolorosissima che ha lasciato un segno indelebile.”

Dopo aver lasciato il Pd sposò la linea politica di Pippo Civati e aderì a Possibile, diventandone anche vicesegretario nazionale. Si trattò di un’infatuazione o rivendica quell’esperienza come tappa significativa del suo percorso?

“È stata un’esperienza assolutamente fondamentale. Quando entrai per la prima volta alla Camera Pippo Civati fu una delle prime persone che incontrai e con cui iniziai a parlare. Nacque un feeling da subito, poi scoprii che lui si era già informato su di me, mi stava già “puntando” insomma. Dico che è stata un’esperienza fondamentale quella con Civati perché tutte le cose in cui ho sempre creduto e per cui ho sempre battagliato, con Possibile le ho potute concretizzare, una cosa di cui vado particolarmente fiero è stata l’elaborazione di una proposta di riforma riguardo la legge sull’immigrazione, dedicai un anno di lavoro a questa mozione, collaborando con illustri esperti della materia.”

Lo sente ancora ogni tanto Civati?

“No, devo dire che non ci sentiamo da molto tempo, quando lasciai Possibile ci rimase male, io feci quella scelta perché a un certo punto presi coscienza dei limiti di quell’esperienza. Nonostante la mia stima nei confronti di Pippo, riscontrai un grosso limite, cioè il fatto che in un piccolo partito come era Possibile tutto ruotasse attorno al leader, questo portava inevitabilmente all’incapacità di dialogare all’infuori di noi, eravamo un “circolo chiuso”, una realtà piccola e con poca possibilità concreta di incidere sulle cose. Il prendere atto di questo limite ha determinato la mia decisone di lasciare Possibile.”

Nel 2012 in occasione della sua candidatura alle primarie del Pd scrisse in una lettera ai suoi simpatizzanti queste parole: “Non basta sapere fare squadra, essere fedeli ad una linea di partito, bisogna anche saper portare dentro la squadra un elemento di qualità, di capacità creativa e ideativa, di spinta emotiva, di conoscenza, di sapere, per far crescere la squadra e non semplicemente aiutarla a sopravvivere e a perpetuare se stessa. Sì, attingo a piene mani a categorie che oggi definiremmo renziane ma lo faccio con un pragmatismo tipicamente bersaniano!” C’è mai stato un momento in cui ha rischiato di cadere nell’incantesimo di Renzi? Se sì, quando?

“Io Renzi all’inizio l’ho un po’ seguito, dico la verità. Non mi entusiasmava il concetto di “rottamazione”, ma il tema dell’esigenza di rinnovamento non era per nulla peregrino. Alcune suggestioni erano condivisibili. Ma attualmente sono uno dei suoi più feroci oppositori.”

Parliamo ora di un tema di attualità a Ravenna: l’affaire Sigarone…

“Vedere un titolo sul Carlino che avvicinava i rifiuti agli esseri umani mi ha fatto una grandissima impressione. Qui mi rivolgo direttamente all’amministrazione, come è possibile che da mesi queste persone vivessero in condizioni precarie e non dignitose e nessuno si sia accorto di loro? Si è iniziato a parlarne solo quando la situazione è andata via via degenerando diventando un problema di ordine pubblico, trattandosi di un’occupazione abusiva, ma nessuno si è chiesto cosa avesse portato queste persone a cercare rifugio nello stabile abbandonato. A questo punto, lancio al Sindaco e all’amministrazione la proposta di adibire come dormitorio l’Ostello Dante, di cui il Comune è proprietario per il 40%, l’altro 40% è della regione e il restante 20% è privato.”

Con sua moglie Fatou condivide la passione e l’impegno politico, vi capita mai di discutere o di non essere d’accordo su certe questioni?

“Certo, lei è molto più equilibrata di me, io sono più impulsivo e “pasionario”. Confrontandomi con lei riesco a mitigare la mia parte più emotiva che a volte tende a prendere il sopravvento anche nelle valutazioni politiche. Condividiamo le stesse idee politiche, ma capita di avere vedute diverse sulle modalità di approccio ad esse. Io sono più “casinaro”, lei razionale… un bel mix insomma.”

Le è mai capitato di innamorarsi di una donna di destra?

“No, per fortuna no! (ride, ndr)”

C’è qualcosa che non rifarebbe nella sua carriera politica? E il suo successo più grande?

“Rifarei tutto, perché ogni scelta mi ha fatto maturare e mi ha reso la persona che sono. Il mio successo più grande ritengo sia l’aver contribuito a scrivere una proposta molto articolata riguardo le modifiche alla legge sull’immigrazione, di cui parlavamo prima. L’ho scritta insieme alle migliori competenze italiane in materia. Vado fiero anche di aver lavorato quando ero alla Camera al pacchetto di riforme sulla laicità e sull’antifascismo. Una delle mie battaglie storiche è quella contro le celebrazioni dedicate al gerarca fascista Muti, noi tutti gli anni presentiamo un esposto alla Procura della Repubblica di Ravenna e confidiamo che prima o poi la Procura persegua i responsabili di queste manifestazioni di stampo fascista, che sono un’aperta violazione dei principi della nostra costituzione.”

Facciamo un altro passo indietro: l’esperienza di Ravenna in Comune. Aspetti positivi e negativi di questo progetto?

“Io penso che sia stata un’esperienza molto preziosa per la città, ma si è conclusa perché a un certo punto ha esaurito il suo corso. Raggiungemmo un risultato ottimo alle precedenti elezioni conquistando circa il 6% e benché non si sia presentata come lista a questa tornata, continua a sussistere come associazione.”

Alle amministrative di ottobre lei ha sostenuto Michele de Pascale e ha fatto un endorsement a favore di Emanuela Casadio e Luca Cortesi, entrambi candidati nella lista Ravenna Coraggiosa ed entrambi provenienti dall’esperienza di Ravenna in Comune. Luca Cortesi è stato eletto, lo perderà di vista o lo accompagnerà in questa avventura con consigli, stimoli e suggerimenti?

“Assolutamente sarò a completa disposizione di Luca nei modi e nelle forme che riterrà più utili: sul mio supporto potrà sempre contare.”

Che ne pensa della composizione della giunta? È di suo gradimento?

“Sono ancora in una fase di sospensione del giudizio, di osservazione. Io ho dato fiducia al Sindaco, vedremo se deluderà le mie aspettative. Mi auguro di no.”

Che consiglio si sente di dare al Sindaco de Pascale?

“Io vorrei che mandasse un segnale importante dando una risposta efficace, rapida sui diritti umani fondamentali. Il mettere a disposizione l’Ostello Dante ai senza tetto sarebbe un bellissimo punto di partenza di questo suo secondo mandato. L’Ostello Dante non deve essere semplicemente un dormitorio, ma può diventare un vero e proprio esperimento sociale per la città, un centro culturale, dove si fanno laboratori, biblioteca, una prima accoglienza per gli sfrattati, il più possibile autogestito. Sarebbe la realizzazione di un progetto bellissimo per la sinistra ravennate. L’incentivare luoghi di integrazione e di supporto alla povertà è anche un modo efficace per affrontare il tema spinoso della sicurezza. Un modello di sicurezza inclusiva, non escludente e verticale che tende a tracciare solchi sempre più profondi tra le classi sociali. Un altro tema che dovrebbe essere prioritario per l’Amministrazione è quello ambientale. Poi quello della sicurezza sul lavoro. Su questi temi vorrei un’impronta molto più di sinistra.”

Il Comune ha deciso di dedicare una via a Bulow, se un giorno i suoi figli le chiederanno di spiegarle il senso della frase “Abbiamo combattuto per chi c’era, per chi non c’era e per chi era contro” lei cosa risponderà loro?

“Vale la pena di spendere la propria vita per degli ideali alti, il senso della resistenza e della riconquista della libertà, i partigiani hanno combattuto non solo per se stessi ma anche per chi all’epoca non aveva capito tutto il male che il fascismo portava con sé, e per chi oggi può vivere in democrazia grazie al sacrificio di chi ha fatto la resistenza. Mio nonno era fra questi e il suo insegnamento mi ha sempre accompagnato e mi accompagnerà. Così come io ho cercato di trasmettere ai miei figli fin da piccolissimi la passione per la politica, portandoli alle manifestazioni, facendogli respirare i principi e i valori in cui ho sempre creduto.”

Lei ha scritto anche libri di filastrocche per bambini. Da dove è nata questa idea?

“La mia più grande passione è scrivere, ora in particolare sto lavorando a un saggio su temi legati alla lotta alla povertà. Le filastrocche sono nate dalla mia vena creativa molto marcata, mia madre faceva la maestra d’asilo e l’ho sempre aiutata a preparare materiale didattico per i bambini. Poi da sempre ho una passione per Rodari.”

Andrea Maestri

Qualche anno fa divenne virale un video delle iene in cui lei davanti alla Camera si rollava una canna al basilico. Da sempre è un sostenitore della liberalizzazione delle droghe leggere, in ottica soprattutto di lotta contro le mafie, che traggono linfa vitale da questi traffici. Pensa che il referendum per cui si è attuata la raccolta firme nei mesi scorsi passerà? Il nostro paese è pronto per compiere questo passo?

“Mi auguro che il referendum passi, spesso il popolo dimostra di essere più evoluto della classe politica che lo rappresenta, sarebbe uno dei colpi più grossi assestati alla malavita.”

Lei fu bannato da Salvini su twitter. Le è mai capitato di bannare un politico?

“No, non ce la faccio a bannare nessuno, io amo il confronto fino all’ultimo respiro, non riesco a chiudere una discussione anche aspra chiudendo la bocca agli altri.”

Churchill disse “chi non è di sinistra a vent’anni è senza cuore ma chi è di sinistra a cinquanta è senza cervello”. Lei cosa ne pensa?

“(Ride a crepapelle, ndr) Ah, Winston ma che stai a dì? mi verrebbe da rispondere! Però tornando un attimo serio penso che la prima parte della frase sia giustissima, la maturità deve portare se mai ad avere ulteriore consapevolezza di quanto gli ideali di sinistra siano fondamentali per costruire una società più giusta. Bisogna affinare il proprio modo di essere di sinistra, saperlo modulare e riadattare alla società che cambia, senza però snaturarlo.”

Mi commenti questa frase di Macron: “La sinistra classica è una stella morta. L’ideologia della sinistra classica non permette di pensare al reale per come è”?

“Per me Macron politicamente non esiste, quindi non commento il nulla…”

Lei è un simpatizzante di Coraggiosa, realtà molto poliedrica in cui convivono pezzi di establishment come Errani e Fiammenghi, volti nuovi che portano freschezza e persone come lei tradizionalmente orientati su posizioni radicali. Il coesistere di più posizioni e istanze all’interno di questa area politica può essere un punto di forza o alla lunga prevarranno attriti e frizioni generate proprio da questo pluralismo d’anime? 

“La mia adesione da simpatizzante a Coraggiosa si fonda sul rapporto speciale che ho con Elly Schlein. Penso che possa contribuire in modo determinante a una fase di rinnovamento della sinistra. Ho enorme fiducia e stima per Elly. Coraggiosa dovrebbe puntare sulla freschezza e l’innovazione, e infatti io riscontro la presenza di tanti giovani che hanno voglia di impegnarsi. Il successo di Coraggiosa dipenderà proprio dalla capacità di saper puntare o meno su questi giovani. Chi ha già una carriera politica quarantennale alle spalle forse dovrebbe sapere quando è il caso di fare un passo indietro per lasciare maggiore spazio alle nuove leve.”

Prima di salutarci Andrea mi regala una busta piena di libri sui temi che gli stanno a cuore, e anche una copia del suo libro di filastrocche per bambini. Non vedo l’ora di leggerlo alle mie nipotine.

Andrea Maestri

Commenti

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  1. Scritto da Giuseppe Tadolini

    Andrea Maestri è persona e personaggio sempre stimolante, le sue sollecitazioni aprono discussioni su problemi veri. Tuttavia in questa fase della nostra storia, planetaria, nazionale e ravennate, in cui soprattutto a partire dalla gravissima criticità ambientale, è necessario un vero e proprio “cambiamento di paradigma” per disegnare il futuro, sperare che la politica, anche nel campo progressista, sappia trasformare sé stessa per aprire nuove strade, è probabilmente illusorio. La casa di tutte/i, auspicata da Andrea, non può essere un partito (e la fiducia che possa essere il PD è da parte mia assai scarsa), ma la mobilitazione delle persone, delle idee e della società. Poi è chiaro che portare le forze che si dicono progressiste ad assumere posizioni inequivocabili sulla strada da percorrere, ovviamente è un obiettivo auspicabile. E fra le priorità deve esserci la radicale svolta nelle politiche ecologiche, fuori da operazioni di “greenwashing” cui anche la sinistra non è estranea.

  2. Scritto da Marco Maiolini

    Una persona eccezionale che meriterebbe molto di più. Purtroppo il nostro livello politico evolutivo non ci consente di capire quali sono le persone valide a rappresentarci. Speriamo nella prossima vita!