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Le Rubriche di RavennaNotizie - Ma Alice non lo sa

MA ALICE NON LO SA / Ilaria Cerioli e Francesca Viola Mazzoni protagoniste di “Evulvendo” e scrittrici impegnate sul vissuto delle donne

“Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza” (Rita Levi Montalcini)

“Perché a noi l’uomo intelligente affascina e a voi la donna intelligente spaventa?” (anonimo)

Ilaria Cerioli, ex archeologa ed etruscologa, è insegnante di lettere alle scuola superiori, scrittrice, tra i suoi lavori “Diario erotico sentimentale di una signora perbene”, e “Il viaggio di Ausonia” scritto insieme all’ex marito Andrea Baravelli. È ideatrice di Evulvendo, progetto che sta portando avanti da anni insieme all’amica Francesca Viola Mazzoni, attrice di teatro e anch’essa scrittrice, tra le sue opere “Una mente Insolente” e “La fata sdentata”.

Francesca dice di sé: “Io non faccio l’attrice e la scrittrice ma sono un’attrice e una scrittrice, il mio lavoro coincide con la mia identità, mi connota profondamente, parla del mio essere, della mia persona. In me coincide sempre l’essere e il fare. Ho debuttato in teatro a 14 anni, è il mio primo grande amore e pensavo che il palco fosse il mio habitat naturale, recitare il mio destino. Nel 2014 è uscito il mio primo romanzo edito da Pontevecchio “Una mente Insolente” e la scrittura da quel momento ha assorbito una parte importante delle mie energie, del mio tempo, dei miei sogni. Quindi oscillo tra questi due amori, la recitazione e la scrittura, che mi reclamano, a volte litigano tra di loro, ma sono due parti che devono per forza convivere. Ed è una convivenza che a me fa star bene. Un progetto per me molto importante è il libro scritto a 4 mani con Cinzia Messina, sulla storia di Greta Berardi.”

Ilaria invece: “A gennaio dovrebbe uscire il mio terzo libro, nel titolo il nome della persona che mi sta raccontando la sua storia, Lina Sassi di Fidenza, uscita dopo sei mesi di terapia intensiva dal covid e dopo 4 mesi di coma. Ha perso gran parte della sua famiglia tra cui il marito, il barelliere che ha portato la prima malata di covid in ospedale durante la prima ondata. È una persona meravigliosa, mi ha colpito tantissimo la sua forza, la capacità di rinascere. Questa pandemia mi ha insegnato tantissimo, mi ha fatto capire quanto amo la mia famiglia: entrambi i miei genitori si sono ammalati nella prima ondata e per la prima volta nella vita ho avuto paura di perderli.”

Cerioli Mazzoni

L’INTERVISTA

Parlatemi del vostro rapporto con la fisicità.

Ilaria: “Sin da piccola ho avuto un rapporto conflittuale con la mia fisicità, ho sofferto di disturbi alimentari non indifferenti, ero una bambina molto problematica, chiusa, timida e riservata. Ero molto procace e formosa già a unici dodici anni e mi sentivo gli sguardi addosso, che mi pesavano. Facevo anche la fotomodella, ero uno e settanta con un seno abbondante: il mio corpo non corrispondeva alla mia interiorità. Non accettavo il mio corpo, mi sentivo goffa e brutta. Ho iniziato ad avere un buon rapporto con la mia immagine dopo i 23 anni. Prima non mangiavo. C’è stato un episodio che mi ha cambiato e probabilmente salvato la vita. Ero in una trattoria a Roma con una mia amica, che a un certo punto mi ha detto “adesso tu mangi questi cavolo di involtini, sentirai come sono buoni, e vedrai che è molto più divertente mangiare che scopare!”. Queste sono state le sue parole, che mi porto ancora dentro, perché da quel momento ho smesso di odiare il cibo, ho iniziato a mangiare, mi ricordo il sapore di quegli involtini e il bicchiere di vino che ordinai per la prima volta, prima non l’avevo mai fatto per paura di perdere il controllo. Non mi lasciavo andare, ma da quella sera la mia vita ha preso un’altra direzione. Non ho più avuto problemi alimentari, neanche in gravidanza, sfoggiavo il mio pancione con fierezza. Mangiavo un sacco di brioches… ne prendevo 4 alla volta e poi toccava al povero Andrea finirle.”

Francesca: “Io ho sofferto di disturbi alimentari per tantissimo tempo, sono stata una ragazza molto fragile, molto insicura, con degli abissi interiori importanti. Io mi perdevo nell’amore, cercavo nell’altro la conferma del mio poter esistere, senza lo sguardo di un uomo io non esistevo, diventavo invisibile. Sono caduta in voragini da cui ho temuto di non riuscire a risalire. Quando ho capito che per esistere non avevo bisogno che qualcuno mi guardasse è iniziata una lunga e travagliata rinascita, e così mi sono salvata.”

Cos’è per voi la seduzione: si seduce più con la mente o con il corpo?

Ilaria: “Sicuramente con la mente, anche perché non punto su un abbigliamento succinto, lascio scoperte solo le caviglie, sono molto vittoriana in questo… ho sempre usato molto lo sguardo per sedurre.”

Francesca: “La seduzione risiede nella mia serenità interiore, nel mio modo di fare spumeggiante. So da dove vengo e so dove voglio andare. Niente è così attraente come la mia sicurezza interiore, la mia grinta, che ho conquistato con sofferenza e anni di terapia. Tutto questo penso traspaia anche dal mio sguardo, se mi si guarda negli occhi, di me si capisce tanto, direi quasi tutto.”

Parlatemi di questo progetto, Evulvendo.

Ilaria: “Evulvendo nasce sei anni fa dal blog Spocchiosamente ilare, organizzavo delle serate a tema erotismo, sensualità, femminilità, relazioni di coppia, e stavo cercando una compagna di avventure, così quando mi hanno presentato Francesca ho capito subito che lei sarebbe stata la persona giusta per questo progetto.”

Francesca: “Di Evulvendo mi piace la componente di gioco, di leggerezza, di divertimento… Soprattutto mi permette di parlare di emozioni, io mi definisco “un’esperta nel sentire”. Evulvendo è un contenitore perfetto, mi permette di scrivere, recitare (tra i miei cavalli di battaglia alcuni monologhi di Anna Marchesini). Il rapporto col pubblico poi è fondamentale, e anche questo è un ingrediente molto presente nell’avventura di Evulvendo. Mi piace sdrammatizzare e poter parlare con leggerezza di temi come possono essere la sessualità, le relazioni di coppia , le fantasie erotiche più recondite. Con Ilaria poi si è creata una complicità speciale, pensare che all’inizio io ero abbastanza restia a questa collaborazione, il tema dell’erotismo non mi aveva mai attratto in modo particolare. Poi invece…”

Che rapporto avete con il passare del tempo? Avete paura di invecchiare ?

Ilaria: “Io mi trovo molto più in forma adesso rispetto a qualche anno fa, ci sono stati periodi in cui ero molto magra, molto trascurata. Per come sono fatta io, dei canoni che mi impone la società me ne fotto proprio. Faccio palestra, mi curo, amo l’intimo in pizzo nero, quello sì… ma sono cose che faccio per me stessa. Non ho paura dell’invecchiamento in sé, ma della malattia. Ho avuto delle nonne che fino ai 90 anni e passa erano supersprint, per questo non vivo come trauma l’idea di invecchiare. Quando ero ragazza vivevo le relazioni sentimentali in molto sperimentale e bulimico. Tra le altre cose ho studiato a lungo il poliamore, partecipando ai loro incontri, dibattiti e workshop. Ho intervistato chi ha fatto questa scelta di vita e approfondito le dinamiche di relazione. Dai 20 ai 30 anni ho viaggiato tantissimo, ero sempre in giro quindi era difficile avere una relazione fissa e duratura, la prima volta che mi sono innamorata è stata quando ho incontrato mio marito, avevo già compiuto 30 anni e siamo stati insieme 21 anni. Abbiamo tre figli meravigliosi, e c’è un ottimo rapporto tra noi.”

Francesca: “Anche per me le nonne sono state un insegnamento. Sapevano indossare la vecchiaia con dignità e allegria. La terza età si può vivere con gioia e grazia. Quindi non mi fa per nulla paura l’idea di invecchiare. Anzi è un grandissimo privilegio. Il segreto per affrontare gli anni che passano è la serenità interiore. È la capacità di sapersi accettare. E poi vuoi mettere che liberazione il fatto di non essere più obbligata a piacere a tutti i costi? Non devi dimostrare più nulla a nessuno… Poi se mi va di giocare alla femme fatale lo faccio, ma è una mia scelta, non subisco i diktat della società coi suoi sempre più spietati canoni estetici.”