Le Rubriche di RavennaNotizie - Ma Alice non lo sa

MA ALICE NON LO SA / Davide Ranalli, cresciuto sui libri di Simenon e leggendo Marx, che sogna il ritorno nel Pd di chi se ne è andato ma non di Renzi

“Ma non ti rendi conto di quant’è bello? Che non ti porti il peso del mondo sulle spalle, che sei soltanto un filo d’erba in un prato? Non ti senti più leggero?” (Zerocalcare, “Strappare lungo i bordi”)

“L’attenzione è una virtù morale. Essere attenti significa essere giusti con se stessi e con gli altri. Le persone attente sono curiose e attive; studiano e lavorano con entusiasmo, coinvolgimento e passione; scrutano i bisogni degli altri e sono capaci di aiutare.” (Gianrico Carofiglio)

Arrivo a Lugo in treno in una splendida giornata di sole e mi dirigo alla Rocca Estense. Mi accoglie in Municipio la portavoce del Sindaco Davide Ranalli, Giusi Marcante, una persona squisita che mi mette subito a mio agio e mi avverte che il Sindaco è leggermente in ritardo. Dopo qualche minuto arriva e ci trasferiamo nel suo ufficio. Non resisto alla tentazione di chiedergli se posso fare una foto seduta sul suo scranno, da mandare alla mia mamma. Lui acconsente e mi fa da fotografo, poi ci sediamo e iniziamo l’intervista.

Davide Ranalli è un Sindaco molto colto e curioso, di larghi interessi. È un politico intellettuale e un piddino molto di sinistra. Già tutto questo ha una sua verve. È innamorato di Lugo e del suo lavoro. In più ammette di avere litigato qualche volta con Michele de Pascale, di avere immaginato perfino di lasciare il Pd renziano e oggi sogna il ritorno a casa dei figlioli prodighi Errani e Fiammenghi. Ce n’é quanto basta per raccontarvi la nostra chiacchierata.

Ranalli Lucchi

Davide Ranalli con l’intervistatrice Alice Lucchi

L’INTERVISTA

Sindaco, partiamo con un commento sulla recente iniziativa “la Lugo che verrà”, durante la quale ha incontrato la cittadinanza per fare un po’ il punto su questi sette anni e mezzo di mandato, e per illustrare i progetti che intende portare a compimento nei restanti due anni e mezzo della sua amministrazione.

“L’iniziativa è andata molto bene, erano presenti più di 100 persone in teatro, tutte molto attente e partecipative. Fare il Sindaco è un’esperienza molto complicata e difficile, e lo è stata soprattutto durante la gestione della pandemia. Chi ha la fortuna di amministrare pro tempore il proprio comune si trova di fronte a grandi responsabilità così come a grandi soddisfazioni. Sono soddisfatto di aver realizzato una serie di progetti che a inizio mandato erano sfide da concretizzare. Siccome io credo molto che l’azione non debba mai essere slegata dal pensiero, ritengo che in questi sette anni e mezzo siamo riusciti a costruire molto a partire dall’idea di città che avevamo. In realtà, quello che stiamo per fare è molto coerente con quello che abbiamo fatto, questo indica una grande chiarezza negli obiettivi e nelle modalità con cui li perseguiamo. Fondamentale è il tema della rigenerazione e della realizzazione di luoghi come possono essere nuove palestre, nuovi spazi per la musica, nuovi spazi per l’intrattenimento.”

Il suo fiore all’occhiello facendo un bilancio di quanto realizzato in questi anni?

“Piazza Savonarola ha rappresentato la sfida più grande, più coraggiosa, quella che ci ha anche esposto, ad un certo punto, alle maggiori critiche. Il Museo e L’Auditorium sono due progetti fondamentali su cui ho lavorato e a cui sto lavorando. In particolare, la realizzazione di un Museo  come quello a cui stiamo pensando è una cosa assolutamente innovativa per Lugo: vogliamo caratterizzare il nostro Museo con un legame molto forte con il 900.”

Inaugurazione piazza Savonarola riqualificata

Il Sindaco Ranalli inaugura Piazza Savonarola riqualificata

La pandemia è stata uno tsunami nella vita di tutti noi, lei da Sindaco come l’ha vissuta?

“Ci sono state diverse fasi che hanno caratterizzato la pandemia. La prima è stata quella iniziale in cui è prevalsa una sensazione di grande smarrimento. Poi c’è stato un secondo momento legato alla gestione sanitaria, che ha avuto come perno il covid hospital, operativo a Lugo. La terza fase è stata quella dell’attuazione di misure straordinarie per far sì che gli effetti della crisi sanitaria non generassero una crisi economica, portando alla chiusura di centinaia di imprese del territorio. Poi c’è stata la quarta e ultima fase incentrata sulla gestione della ripresa, a partire dall’estate del 2020, in cui si diffuse un po’ la percezione da parte di molte persone che il covid fosse ormai passato. Questo lassismo e l’abbassamento della guardia andava scongiurato per evitare ulteriori chiusure: infatti ci siamo mossi prontamente per contenerlo.”

Il lockdown cosa le ha lasciato? Come affrontò quel periodo?

“Per me è stato un trauma, perché io ho sempre interpretato il mio ruolo di sindaco come un costante stare in mezzo alle persone. Dover stare in casa mesi e mesi lavorando attraverso il monitor di un computer mi ha messo di fronte a una modalità “impiegatizia” completamente nuova. Questa è stata la cosa più difficile: dover fare il Sindaco da casa e da una scrivania invece che in mezzo alla gente.”

Nei suoi concittadini ha prevalso il senso civico di responsabilità o un approccio recalcitrante e ostile di fronte alle regole di contenimento che nelle varie fasi sono state messe in atto ?

“Devo dire che c’è stata una grande attenzione e un grande senso civico da parte dei miei concittadini, poi come spesso accade nel dibattito pubblico prevale la negatività, a fronte di migliaia di persone che si sono comportate in maniera attenta e accorta. Quelle poche decine o centinaia di cittadini che non si sono allineate alle normative hanno fatto più rumore, anche mediatico, rispetto agli altri, proprio per il principio che fa sempre più rumore l’albero che cade rispetto alla foresta che cresce… Ribadisco però che la stragrande maggioranza delle persone si è attenuta con rigore alle normative messe in atto.”

Lei è diventato sindaco a 28 anni, ci racconta gli esordi della sua carriera politica?

“Io sono di Cotignola, e ho iniziato lì la mia esperienza politica. Sono stato segretario comunale dei Democratici di Sinistra e poi del PD a Cotignola, poi diventai consigliere comunale e venni eletto nel Consiglio dell’Unione dei 9 Comuni della Bassa Romagna. In seguito mi sono trasferito a Lugo, e mi venne chiesto dalla dirigenza del PD dell’epoca di ricoprire il ruolo di Coordinatore dell’Unione. Io ho svolto questo incarico con grande senso di responsabilità e impegnandomi al massimo. La mia candidatura a Sindaco di Lugo si fonda sul lavoro svolto in quegli anni. La prima volta non vinsi al primo turno ma al ballottaggio. E prima di candidarmi mi chiesi più e più volte se una volta eletto sarei stato in grado di assolvere a questa grande responsabilità. È stata una riflessione durata mesi e alla fine mi sono candidato.”

Perché?

“Per tre ragioni. La prima è che quando sei il dirigente politico di un partito e ti viene chiesta la disponibilità di fare una cosa deve prevalere su tutto il senso di responsabilità. In secondo luogo in me c’era il desiderio di mettermi alla prova con una grande sfida. E da ultimo ha giocato il fatto che io sono innamorato di questa città. Il desiderio di fare bene per Lugo ha prevalso su tutte le angosce e i timori che mi avevano attraversato. Quando leggo interviste in cui Sindaci o amministratori raccontano la loro esperienza nei termini di ‘ho detto sì subito con entusiasmo’ avverto sempre un senso di fastidio, perché questo tipo di decisioni non si devono prendere sull’onda dell’entusiasmo, ma sulla base di una riflessione molto profonda, che ha a che fare anche sulla comprensione dei propri limiti. Se non comprendi quali sono i tuoi limiti e non sei in grado di capire come li puoi superare non potrai mai fare questo lavoro, come del resto qualsiasi altro.”

Traspare per Lugo un amore profondo dalle sue parole…

“Io Lugo la amo più della città dove sono cresciuto, più della città nella quale ho studiato, più delle città in cui mi sono divertito… la amo in modo totalizzante. Ha una piazza che racchiude mille anni di architettura, è piccola ma ha mille complessità: ha una fondazione bancaria, un ospedale, la sede dell’Unione dei comuni, le scuole superiori… ha mille sfaccettature e ogni suo angolo racconta una storia.”

Quando era ragazzo e le chiedevano cosa avrebbe voluto fare da grande, lei cosa rispondeva?

“Beh l’astronauta! (ride, ndr), no, scherzi a parte, io volevo fare l’insegnante, sin da piccolo pensavo che questo sarebbe stato il mio mestiere e la mia vocazione.”

E quando terminerà questo suo secondo mandato sa già cosa vuole fare dopo?

“No, è prematuro pensarci ora, rischierei di non fare al meglio il lavoro che mi aspetta in questi anni.”

Lei è diventato Sindaco molto giovane, così come Michele de Pascale, a cui la lega una grande amicizia. Siete cresciuti insieme in questi anni…

“Io e Michele ci siamo sempre interfacciati moltissimo, il rapporto umano è sempre andato di pari passo col rapporto istituzionale.”

Vi siete anche dati dei cicchetti a volte?

“Certo, è successo come succede in ogni rapporto sano. Poi le sgridate lui ha la tendenza a darle, io ho la tendenza a prenderle, quindi un incastro perfetto! (sorride, ndr) Comunque sì, in alcuni casi ci siamo confrontati anche molto aspramente.”

Ricorda un episodio particolare in cui vi siete trovati in contrasto?

“Sì ai tempi del congresso con le candidature di Renzi e Orlando, lo rimproverai perché decise di sostenere Renzi. Io vengo da una tradizione politica “comunista”, sono stato uno di quelli che ha avversato Renzi, appoggiando nei vari congressi o primarie i candidati che si opponevano a lui. Ma alla fine ho sempre sostenuto chi veniva eletto segretario del Partito democratico, chiunque egli fosse.”

Ranalli Cuperlo

Davide Ranalli con Gianni Cuperlo

Lei è molto legato a Gianni Cuperlo: una volta si sarebbe detto “corrente” cuperliana, o non le piace parlare di correnti?

“No, no chiamiamola pure “corrente” anzi bisogna diffidare di quelli che dicono che le correnti sono malsane… con Gianni Cuperlo oltre a esserci una profonda comunanza ideale e culturale c’è soprattutto una grande amicizia, che nel corso degli anni si è sempre più consolidata. Il nostro obiettivo è quello di provare a spostare l’asse del PD più verso sinistra, creando le condizioni per riaccogliere all’interno del partito chi in questi anni l’aveva abbandonato. Il PD deve saper essere il più inclusivo possibile.”

Ha toccato il tasto Renzi…

“Penso che ormai sia evidente a tutti che Renzi abbia fatto delle scelte che lo collocano al di fuori del centro sinistra. La tattica e la strategia politica dovrebbero andare di pari passo, penso alla metafora delle bacchette cinesi che si basano sul principio della strategia che resta ferma e la tattica che si muove, invece Renzi muove la tattica e la strategia contemporaneamente, quindi non riuscirà mai a prendere il boccone di sushi dal piatto.”

Chi sarà secondo lei il Presidente della Repubblica?

“Questa sarà una partita molto complicata… penso che lo schema attuale, con Mattarella alla Presidenza della Repubblica e Draghi alla Presidenza del Consiglio, sia uno schema che per ora sarebbe da mantenere invariato, anche vista la fase delicata in cui ci troviamo nella gestione della ripresa dopo la pandemia. Se Mattarella non dovesse essere disponibile a un bis mi auguro comunque che l’ipotesi Berlusconi non si trasformi da fantapolitica a realtà.”

Sindaco, chi sono i suoi riferimenti politici e ideali, quelli da cui ha tratto ispirazione ed esempio?

“La mia passione per la politica è nata da un’altra passione che ho coltivato sin dalla più giovane età, ovvero la passione per la letteratura, che mi ha trasmesso mio zio. Grazie a lui ho scoperto i gialli di Simenon, che sono state in assoluto le mie prime letture. Leggere mi ha aperto la mente e l’impegno politico è poi venuto naturale. Alle superiori sono stato rappresentante di istituto, poi c’è stata l’esperienza nella sinistra giovanile molto formativa.”

Com’era da ragazzino? Ribelle?

“Ero come adesso, non ho perso questa tendenza allo scontro anche forte se necessario… poi ovviamente ero molto più radicale di quanto non sia adesso, ma di base sono sempre quel ragazzo.”

Se la sente di definirsi comunista?

“Mi sento di definirmi molto di sinistra. Una sinistra che si rispetti non può prescindere da una lettura approfondita delle teorie economiche e filosofiche di matrice marxista. Ovviamente questa lettura deve essere aggiornata, rivista, collocata nel nostro tempo. Ma ritengo ci siano troppe persone nel Partito Democratico che si definiscono di sinistra senza avere nemmeno letto Marx.”

In questi anni di impegno politico le è mai capitato di avere la tentazione di lasciare il PD?

“Devo dire di sì. Dopo la seconda vittoria di Renzi, contro Orlando. Quando si costituì l’esperienza di Articolo 1 per qualche settimana ho riflettuto sull’eventualità di aderire. Ma non sono stato tirato per la giacchetta, non ho ricevuto alcun pressing da parte di Errani o Fiammenghi, questo denota la grande esperienza e capacità di queste persone. Ho trovato molto rispettoso da parte loro l’aver evitato qualsiasi forma di ingerenza, consapevoli che queste scelte devono essere maturate intimamente e non indotte dall’esterno.”

Sarebbe contento se Miro e Vasco tornassero “a casa”?

“Sì, moltissimo.”

A Lugo si svolge da alcuni anni un importante mercato del vintage, a lei piace il vintage?

“Beh sono di sinistra, già questo è essere vintage in un certo senso (ride, ndr). Questo festival è una delle espressioni più belle della città, in cui si incontrano diverse generazioni, la piazza si anima, c’è un’atmosfera bellissima.”

È quasi come trovarsi in un mercatino di Londra…

“A Londra non hanno il monumento a Baracca però!”

Lei ha fatto anche il dj in gioventù, che ricordi ha di quell’esperienza?

“Mi sono divertito moltissimo. Mettevo musica deep house, in alcuni locali a Marina di Ravenna. Sono stati anni spensierati.”

Ci dica la cosa che la fa più incazzare in assoluto della sinistra attuale.

“Mi fa molto incazzare, ma proprio incazzare, il fatto che questa sinistra non sia in grado di parlare di diritti civili e diritti sociali contemporaneamente, come se una cosa escludesse l’altra. Approccio sbagliatissimo.”

E una cosa che la fa molto incazzare della destra?

“Il fatto che fondamentalmente una parte della destra nel nostro paese è ancora fascista e liberticida.”

Lei l’ha vista la serie di Zerocalcare “Strappare lungo i bordi”?

“Sì ed è l’ultima cosa che mi ha fatto piangere. Io penso che il Partito Democratico dovrebbe ristabilire una connessione con il mondo degli intellettuali, senza che questo rappresenti una clava contro i ceti popolari. Una delle più grandi menzogne cavalcate dalla destra è l’aver cercato di far passare il concetto che essere colti significa essere distanti dal popolo. Dovrebbe esserci un’interazione costante tra mondo politico e mondo culturale. Gianni Cuperlo organizzò un’iniziativa nel 2019 a Bologna (“Tutta un’altra storia” era il titolo) orientata proprio in questo senso. Tornando a Zerocalcare, la sua serie riesce a darci una perfetta rappresentazione della generazione di noi quarantenni, e in generale delle fragilità degli esseri umani. La sua genialità sta nella capacità di coniugare e mixare aspetti empatici e malinconici e aspetti ironici.”

Oltre a Zerocalcare chi sono secondo lei gli intellettuali che dovrebbero essere un punto di riferimento per la sinistra?

“Carofiglio, Ivano Fossati, Saviano…”

È un fan di Gomorra? Venerdì andrà in onda il finale della serie…

“Sì l’ho guardato durante il lockdown.”

Team Ciro di Marzio o Genny Savastano?

“Sono due personalità sicuramente molto forti, narrativamente costruiti alla perfezione. Ma non mi rispecchiano. Nessuno dei due, fortunatamente.”

Davide Ranalli

Commenti

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  1. Scritto da batti

    una domandina se la dovrebbero fare anche gli elettori del pd,renzi è sicuramente figura come minimo sgradevole, ma non si è eletto segretario da solo lo hanno eletto, ma dove avevano la testa QUEL GIORNO? questo errore si pagherà per molti anni