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Le Rubriche di RavennaNotizie - Ma Alice non lo sa

MA ALICE NON LO SA / A tu per tu con Alberto Ancarani: infranto il sogno di Silvio Presidente, resta intatto quello del centrodestra alla guida di Ravenna

“Avrei potuto perdonare la sua vanità se non avesse mortificato la mia” (Jane Austin)

“I comunisti vogliono la rivoluzione ma preferiscono fare le barricate con i mobili degli altri” (Ennio Flaiano)

“Hai presente che di tanto in tanto si incontra un tizio che è meglio non far incazzare? Beh, quello sono io!” (Clint Eastwood in Gran Torino)

“Io faccio colazione a trecento metri da quattromila cubani addestrati ad uccidermi, quindi non creda di poter venire qui a sventolare un distintivo nella speranza di farmi innervosire” (Jack Nicholson alias Colonnello Nathan Jessep in Codice d’onore)

Alberto Ancarani, nato a Ravenna nel 1982, avvocato, dopo due mandati da consigliare comunale di Forza Italia si è candidato sindaco alle ultime amministrative praticamente da solo: ha ottenuto il 3,3%, risultato che gli ha garantito il seggio a Palazzo Merlato anche per i prossimi 5 anni. A Ravenna Forza Italia è lui, che non ha mai abbandonato il partito del Cavaliere anche quando non navigava in buone acque. Più Silviotto di Silvio, Alberto non l’ha mai tradito neanche nei momenti più bui. Un vero amore. Oggi appena un po’ ammaccato, perché Silvio è stato stoppato nelle sue aspirazioni quirinalizie. Invece lui il suo Silvio là sul colle più alto lo avrebbe visto proprio bene.

Silvio a parte, Alberto Ancarani non ha avuto scrupoli nell’intraprendere battaglie anche contro personaggi del suo stesso partito, battaglie dalle quali è sempre uscito vincitore (su tutti lo scontro con Elio Massimo Palmizio).

Essere di destra in Emilia-Romagna, a Ravenna, la tana delle tigri, è come essere di Potere al Popolo a Verona… bisogna essere ben corazzati. E lui da buon schermidore la corazza ce l’ha, e se serve pure l’arma per combattere. Si è sempre gettato in mezzo ai lupi e magari non ne sarà uscito capobranco, ma ha sempre portato a casa la pellaccia. A volte anche più di quella. Leo Longanesi diceva che “Non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi”: ecco Alberto Ancarani penso sia non solo liberale negli ideali politici, ma anche un uomo libero nel suo approccio alla vita in generale. Libero nelle battaglie anche scomode che ha scelto di sostenere.

Lo incontro al Mercato Coperto. E quando un uomo con la erre moscia incontra una donna con la erre ancora più moscia ed entrambi portano la mascherina, io speriamo che me la cavo… Ma ecco l’intervista. Buona lettura!

Ancarani e Berlusconi

L’INTERVISTA

Alberto, che Presidente della Repubblica sarebbe stato Silvio Berlusconi? Lei era favorevole alla sua candidatura suppongo…

“Sarei stato assolutamente favorevole. Sarebbe stato un Presidente molto abile a tenere in piedi l’unità nazionale, ha già dimostrato la sua abilità nel tener insieme gli opposti, ricordo che il momento di maggior vicinanza tra Stati Uniti e Russia è stato a Pratica di Mare proprio per opera di Berlusconi. Un uomo che ha posto fine in qualche modo alla guerra fredda avrebbe posto fine anche alla guerra fredda tra centro destra, centro sinistra e disperati grillini (non è un caso se uso il termine disperati, ovviamente) in atto nel nostro Paese.”

Tra Draghi e Casini lei chi sceglierebbe?

“Io credo che ci sia un problema di deficit della politica creato dalla politica stessa. Sia chiaro, credo che un Presidente della Repubblica politico sia meglio di Presidente della Repubblica tecnico, e che un Presidente del Consiglio tecnico come è Draghi sia l’unica cosa da salvaguardare nella situazione attuale. Se dovessi decidere io manderei al Quirinale Gianni Letta.”

Dice che si arriverà all’elezione alla quarta o quinta chiama o si andrà oltre?

“Sono d’accordo con Matteo Renzi: entro la quinta chiama penso verrà eletto il Capo dello Stato.”

A proposito di Renzi, pensa che il progetto di un centro riformista frutto di una fusione tra Forza Italia e Italia Viva sia fattibile e auspicabile o lei rigetta questa prospettiva?

“Su questo ho una risposta molto chiara, posso non condividere alcune asperità degli alleati di centro destra, ma io non sono disposto ad alleanze col Partito democratico.”

Ma Renzi non è il Partito democratico…

“C’è un grande non detto in questa vicenda del partito di centro. Cioè poiché il partito di centro farebbe fatica ad avvicinarsi all’8% e quindi per governare dovrebbe allearsi con qualcuno… allora questo qualcuno sarebbe inevitabilmente il Partito democratico. Quindi non potrei mai aderire a un progetto politico simile. Il discorso sarebbe diverso se si ipotizzasse un partito centrista in stile Democrazia Cristiana che prende il 35%, a cui sarebbero i partiti di centro destra o centro sinistra costretti ad allearsi: sarebbe un altro paio di maniche, ma attualmente non ritengo che ci siano le condizioni per un progetto simile. Ci sono molti teorici del centro ma non ci sono gli elettori. Io da uomo di centro destra mi concentro su un’altra prospettiva: cioè rendere il centro destra meno schiavo del sovranismo. Ritengo che il sovranismo sia una parentesi che inevitabilmente il centro destra sta scontando in vari paesi d’Europa, ma è una deriva che può e deve essere superata.”

Lei da liberale di centro destra come vive l’alleanza con partiti sovranisti come Lega e Fratelli d’Italia?

“Per prima cosa bisogna far capire all’elettorato di centro destra che il sovranismo non è la soluzione. Se me ne andassi dal centro destra perché attualmente schiacciato su posizioni sovraniste sarebbe una sconfitta, il sovranismo per come la vedo io si deve combattere dall’interno, ed è quello che ho intenzione di fare. Io non sono di centro, io sono di centro destra. Un centro destra liberale, conservatore, attento alle istanze cattoliche ma che vive nel mondo reale. Al momento mi trovo schiacciato da una destra sovranista, ma se mi trovo schiacciato l’errore è il mio. Se la destra liberale in questo Paese si è fatta superare dalla destra di Salvini e Meloni non è perché sono strepitosi loro, ma perché abbiamo sbagliato qualcosa noi.”

Quando è scattato questo clic a suo avviso, questa inversione di tendenza che ha relegato la destra liberale a un ruolo marginale, sovrastata dalla deriva sovranista?

“Con il governo Monti. Il più grande errore di Forza Italia è stato aver sostenuto il Governo Monti. Lì sono iniziati i guai del centro destra liberale.”

Lei è stato al congresso locale di Azione, il partito di Calenda, nel quale è stato eletto segretario per acclamazione Filippo Govoni. Perché c’è andato? E quali sono le sue impressioni a riguardo?

“Ci sono andato perché sono stato invitato, e so che non è piaciuto quello che ho detto…”

Perché? Che ha detto?

“Ho detto che io non credo al centro. Gli ho dato il benvenuto nel centro sinistra dato che si sono federati con Più Europa, che è un partito di centro sinistra alleato del Partito democratico. Gli ho detto noi e voi siamo l’anima pensante e anti estremista delle rispettive coalizioni. Questa mia dichiarazione so che li ha turbati, perché loro sostengono di non essere la foglia di fico della coalizione di centro sinistra. Io glielo auguro eh, nella loro testa il centro serve per essere più di destra del Pd, ponendosi come soggetto autonomo ma poi di fatto allearsi e fare gli accordi di governo con il Pd stesso. Non lo dicono apertamente, ma è li che si va a parare…”

Parliamo un po’ delle ultime amministrative. C’è una sua dichiarazione che ha suscitato non poco clamore, quella in cui ha affermato “avremmo perso comunque”, riferendosi al fatto che anche presentandosi in modo compatto il centro destra non aveva alcuna possibilità di battere de Pascale. Ci spieghi meglio queste sue parole.

“Beh, la matematica non è un’opinione, se sommiamo i risultati presi da ciascun candidato dell’opposizione si evince che anche con un unico candidato de Pascale avrebbe vinto in carrozza al primo turno. Per Forza Italia era fondamentale assicurarsi la presenza di un rappresentante all’interno del Consiglio comunale di Ravenna, ecco perché per noi era di vitale importanza presentare la mia candidatura.”

Lei fin dalla sua scesa in campo ha rifiutato l’opzione di appoggiare la candidatura di Filippo Donati (sostenuto invece da Lega e Fratelli d’Italia) in quanto a suo dire rappresentava in qualche modo una contiguità con il sistema di potere che da sempre amministra la nostra città. È ancora di questo avviso o ha cambiato idea?

“Io faccio della coerenza un cardine del mio impegno politico. In Donati di coerenza non ne vedo neanche un po’, e glielo dico in faccia in ogni occasione. È stato uomo di Mercatali, grillino, vicino alla Lega, ecc., ma non penso di dire nulla di nuovo. È sempre stato un terminale del Pd, benché non organico. Poi candidandosi contro il Pd ha cambiato rotta e sta mantenendo questa linea, ed è come me tra le fila dell’opposizione. Ma io agli uomini per tutte le stagioni ci credo poco.”

E con gli altri esponenti dell’opposizione in che rapporti è?

“La Pigna non è partita benissimo, perché i loro toni in alcune circostanze non aiutano l’opposizione, ma si concentrano solo a consolidare un elettorato fortemente antagonista a de Pascale senza l’ambizione di allargare il consenso. L’opposizione deve farsi sentire ma non può chiedere le dimissioni del Sindaco ogni 15 giorni.”

Lei del suo risultato elettorale è rimasto deluso o se l’aspettava?

“Io credo di aver fatto un miracolo.”

Parliamoci chiaro, a Ravenna Forza Italia inizia e finisce con Alberto Ancarani. Non c’è un’ampia rosa di dirigenti e di nuove leve che possano insieme a lei rilanciare il partito. O sbaglio?

“Ho tante persone che dietro le quinte senza metterci la faccia aiutano la mia attività amministrativa.”

E perché non ci mettono la faccia?

“Perché evidentemente ritengono che in questa città ne valga la pena solo quando si arriva a momenti di governo, è un po’ il destino che hanno storicamente in questa zona tutte le forze di opposizione. Comunque ci sono personalità come Eleonora Zanolli e Nicola Tritto che sono in prima linea.”

Lei oltre alla politica ha un’altra passione, la scherma. È consigliere nazionale della FIS Federazione Italiana Scherma e pratica questo sport sin dall’infanzia. Come nacque questa passione?

“Mi piaceva Zorro quando ero bambino, a 11 anni mi iscrissi al Circolo Ravennate della Spada, di cui sono ora un dirigente.”

Alberto Ancarani
Alberto Ancarani

Sui social le è capitato di postare foto in cui si mantiene in forma in palestra, si ritiene una persona vanitosa?

“Chi fa politica inevitabilmente deve anche guardare a come viene visto dal punto di vista estetico, poi sono ariete, quindi ho anche una componente di vanità innata, ma conosco politici anche locali molto più vanitosi di me (sorride, ndr).”

Ci dica una cosa che ha in comune con Michele de Pascale?

“Crediamo entrambi nella prevalenza della politica sulla società civile.”

E una cosa positiva che ha fatto nell’arco del suo primo mandato?

“Ha reso leggermente meno lento il percorso in treno tra Ravenna e Bologna… Ma potrebbe fare di più (sorride di nuovo, ndr).”

Lei è stato protagonista di alcune battaglie mediatiche che sono state al centro di polemiche, ne cito alcune: la bagarre contro le “femministe malmostose” della Casa delle Donne, quella per richiedere di rimuovere lo striscione in Comune dedicato a Regeni, o contro Greta Thumberg e i “gretini”, il busto di Bulow… c’è una presa di posizione tra quelle che ho citato che col senno di poi non riproporrebbe? Insomma, mannaggia quella volta, se mi stavo zitto…

“Sì, a proposito di Giulio Regeni riformulerei il mio ragionamento. Non era mia intenzione denigrare la persona di Regeni, ma esprimere la mia perplessità circa il metodo con cui a volte un’amministrazione sceglie di portare avanti una campagna per Tizio e non per Caio. Quando partono queste campagne non riesco a non pensare a tutte le altre che non sono state fatte. Per esempio continuo a chiedermi perché non si fa una campagna per avere verità e giustizia, come per Regeni, anche su David Rossi.”

Quale gaffe di Silvio ritiene sia stata la più inopportuna? Gliene cito qualcuna… Obama “abbronzato”, Schultz “kapo”, le gare di burlesque, oppure Ruby “nipote di Mubarak”…

“La frase su Obama…”

Allora Ruby era davvero la nipote di Mubarak?

“(ride, ndr) Ma io non lo so come è andata. Però so che anche la candidata al Quirinale attuale Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati votò a favore di quella cosa. Io non ho approfondito oltre…”

Ultima domanda, c’è qualche politico di centro sinistra che in questi anni ha stimato?

“Io ero lontanissimo dalle sue idee ma Valentina Morigi come amministratrice era bravissima. Un attuale assessore della maggioranza con cui ho un rapporto di amicizia è Fabio Sbaraglia.”

Le viene in mente qualcosa che ci tiene a dire e che non le ho chiesto?

“Sì, secondo me dobbiamo guardare con ottimismo al futuro del Paese, persino in questo momento di difficoltà. Dobbiamo crederci ed essere meno fatalisti e disfattisti. Io sono un ottimista nella vita come in politica. Per la nostra città l’elemento di ottimismo che auspico è la realizzazione prima o poi del principio dell’alternanza, il destino di questa città non è ineluttabile.”

Alberto Ancarani
Alberto Ancarani