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MA ALICE NON LO SA / Denis di Martino fra Pd e Renzi, andata e ritorno, sempre con il porto nel cuore. Niente più ruvidi macho, ora i portuali sono tecnici non facchini

“Per arrivare all’infinito, e credo vi si possa arrivare, abbiamo bisogno di un porto, di uno soltanto, sicuro, e da lì partire verso l’Indefinito.” (Fernando Pessoa)

“Sto vivendo un momento molto bello, come tutti ho attraversato periodi difficili, questo è un periodo molto bello a livello politico, lavorativo e familiare. Sono fortunato perché faccio quello che mi piace, adoro la mia compagna e mia figlia, mi è tornata la passione politica che forse ritenevo una fase archiviata della mia vita.” (Denis di Martino)

Chi ha qualche anno più di me ne conserva memoria, nel 1976 fu organizzato dalla FGCI a Ravenna il primo festival nazionale della gioventù, una mini Woodstock in cui erano previste le esibizioni di Lucio Dalla, Enzo Jannacci, Francesco Guccini e tanti altri artisti. Per alcuni giorni Ravenna fu invasa dal flower power. Ma l’idillio venne messo a dura prova dall’arrivo degli autonomi, che crearono scompiglio al festival e in città. E qui entrarono in gioco i nostri eroi, i portuali. Sì, perché il servizio d’ordine del PCI era allora affidato ai lavoratori comunisti della Compagnia Portuale, che rimisero al loro posto le pretese degli autonomi di mettere il mondo sottosopra. Fu una lezione di vita (e non solo) che qualcuno ricorda ancora. Una vicenda entrata nella storia locale e nel mito.

Festival della Gioventù 1976

(foto Enrico Scuro)

Ma come diceva Che Guevara bisogna essere duri senza perdere la tenerezza… E così era il maggio 2021 quando i lavoratori del porto di Ravenna sostenuti dai sindacati rifiutarono di imbarcare un container di materiale bellico destinato a Israele. E per questo gesto quei lavoratori hanno ricevuto il 25 gennaio scorso una lettera ufficiale di ringraziamento da parte del Ministro del lavoro dell’Autorità palestinese Ahmed Majdalani, in cui si elogia la presa di posizione dal grande significato simbolico sul rifiuto di imbarcare le armi da parte dei portuali di Ravenna. Queste furono le dichiarazioni di Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt nell’occasione: «I lavoratori del porto di Ravenna si rifiuteranno di caricare armi, esplosivi o altro materiale bellico che possano alimentare il conflitto tra Israele e Hamas, ripreso in queste settimane nella Striscia di Gaza. Si rifiuteranno di essere complici nell’alimentare una guerra che sta mietendo soprattutto vittime civili in quel tremendo teatro di guerra… La possibilità che il carico sia destinato ad alimentare il conflitto che in questi giorni sta infiammando il Medio Oriente è altissima. Nel caso la nave dovesse effettivamente presentarsi al carico per imbarcare quei container, i lavoratori del terminal di carico e della Cooperativa Portuale si mobiliteranno e le organizzazioni sindacali di categoria dichiareranno lo sciopero impedendo le operazioni di imbarco. Il mondo del lavoro e i lavoratori del porto di Ravenna vogliono contribuire con questo atto concreto alla ricerca di una soluzione al conflitto che crei le condizioni per la pace tra i popoli israeliano e palestinese e per il loro diritto a vivere pacificamente in un proprio stato libero e indipendente, mettendo fine ad una guerra che da decenni ha mietuto decine di migliaia di vittime innocenti».

Armi Palestina

I portuali, ieri e oggi. Sempre in prima linea. Sempre di sinistra. Anche se la sinistra non è più quella di una volta. E Denis di Martino è uno di loro. Prima di iniziare l’intervista, Denis mi ha fatto fare un giro ai terminal e ho assistito alle operazioni di sbarco dei trailer su una delle navi ro-ro più grandi del mondo… è stato davvero emozionante. Siete pronti per inoltrarvi lungo le calate dei vecchi moli, in quell’aria spessa, carica di sale e gonfia di odori?

Ci farà da Cicerone appunto Denis di Martino, 43 anni, direttore della Compagnia Portuale ma anche segretario del Circolo Pd del Porto. Già segretario del circolo Pd di Porto Fuori dal 2007 al 2013 e consigliere comunale Pd dal 2011 al 2016, di Martino è stato uno dei promotori dei Comitati Renzi a Ravenna, ma dal Senatore di Rignano ha successivamente preso le distanze e per alcuni anni si è preso una pausa dalla politica attiva. Da poco è diventato papà di una bellissima bimba. Ed è tornato in pista. Ecco la nostra chiacchierata.

Denis di Martino

L’INTERVISTA

Denis, lei ha fatto un mandato in Consiglio comunale poi non si ricandidò, si prese una pausa per qualche anno. Ora è tornato a fare politica, cosa ha determinato questa sua decisone?

“Io ho iniziato a fare politica a 18 anni, dopo l’esperienza in Consiglio comunale ho deciso di prendermi una pausa per dedicarmi a me stesso e alla Cooperativa Portuale. C’è stata una fase che è stata determinante e che mi ha imposto di fermarmi per riflettere. Mi riferisco alla fase renziana…”

Lei è stato tra i promotori insieme a Giuseppe Roccafiorita e Roberto Fagnani dei Comitati Renzi a Ravenna: cosa salva di quell’esperienza e cosa invece le ha lasciato maggiore amarezza?

“Sicuramente salvo il nostro gruppo di lavoro. È stata una fase molto intensa dal punto di vista politico, in cui si sono instaurati dei rapporti interpersonali molto importanti che si sono mantenuti nel tempo. Non rinnego nulla: le battaglie che in quel momento Renzi portava avanti erano sicuramente valide. Il problema del renzismo è stato Renzi, nel senso che non ha dato seguito a quello che diceva, fin dal momento in cui è diventato Presidente del Consiglio.”

Che cosa l’aveva attratta principalmente della linea politica di Renzi?

“La necessità di rinnovamento che lui proponeva penso fosse giusta e ce ne sarebbe bisogno anche oggi. La necessità di uscire un po’ dagli schemi, di mettere in atto una politica che andasse a premiare il merito, spezzando le derive nepotistiche. Il problema è che poi ha fatto il contrario di quello che ha detto. La questione del referendum da lui è stata gestita male, ma per quanto mi riguarda mi era già ‘sceso’ molto tempo prima.”

Da qualche mese, come dicevamo, è stato eletto segretario del Circolo Pd del Porto. Come mai non si è candidato in Consiglio comunale e ha invece supportato la candidatura di Buzzi?

“L’esperienza in Consiglio comunale è stata positiva e per certi versi addirittura esaltante, qualcuno sostiene che i consiglieri comunali contano poco, secondo me non è vero, dipende dal lavoro che un consigliere ha voglia di fare e dalle capacità che riesce ad esprimere. Se lo si fa nel modo giusto è un’attività molto importante, molto coinvolgente e attraverso cui si possono fare cose concrete per migliorare la vita dei cittadini. Quando sono stato eletto nel direttivo della Compagnia Portuale questa è diventata la mia priorità, e ho preferito sostenere la candidatura di Buzzi che ha fatto il segretario del Circolo del Porto per 4 anni in un periodo molto difficile, con vicissitudini politiche complicate. È riuscito a tenere in piedi il circolo anche durante la pandemia e quindi un riconoscimento nei suoi confronti era assolutamente necessario. È importante fare il consigliere comunale così come è importante la politica dentro il partito.”

Il Circolo Pd del Porto che obiettivi si pone?

“Innanzi tutto il Circolo del Porto è diverso da tutti gli altri, perché non è un circolo territoriale ma tematico. L’ambizione prioritaria è quella di diventare un centro di discussione e di sintesi politica che possa in futuro condizionare le politiche del Partito Democratico sui temi che riguardano il porto, e indirizzare l’amministrazione nell’effettuare le scelte migliori in questo ambito.”

Attualmente il circolo di cui è segretario ha circa 40 iscritti. Tra un anno auspica di averne quanti?

“Il mio obiettivo è raddoppiarli.”

Come valuta la scelta del Sindaco di aver assegnato la delega al Porto all’Assessora Annagiulia Randi?

“Ho avuto occasione di conoscerla in campagna elettorale ed in un primo incontro tra lei ed il CdA della Compagnia Portuale. Competente, giovane ma già con grande esperienza. Credo che sarà all’altezza della situazione e riuscirà ad affrontare bene i problemi delicati ed importanti che sicuramente le si porranno davanti.”

I portuali di Ravenna sono stati protagonisti di una vicenda che ha avuto risalto nazionale e non solo, e cioè la decisione di non imbarcare un container di armi destinate a Israele. Ci dica qualcosa su questa vicenda.

“È stata una protesta spontanea dei lavoratori del porto, assolutamente lontana da qualsiasi logica partitica. I lavoratori hanno deciso di non effettuare le operazioni di imbarco di questo materiale bellico. I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno interpretato la volontà dei lavoratori portuali e hanno deciso di indire uno sciopero, che poi non è avvenuto, perché subito dopo la presa di posizione dei sindacati la richiesta di imbarcare le armi è stata ritirata.”

Qualche giorno fa sono uscite alcune sue dichiarazioni sulle ricadute negative della pandemia sul vostro settore, ce ne parli.

“La pandemia ha colpito tutti i settori economici, al porto ha reso sicuramente più complicato tutto ciò che riguarda le pratiche burocratiche. Si è resa necessaria un’attività di controllo sugli accessi ai terminal dei lavoratori che ha aumentato la mole di lavoro, inoltre abbiamo riscontrato un aumento dei prezzi di ferro e acciaio.”

Un tema di grande attualità su cui vorrei un suo commento è quello degli incidenti e delle morti sul lavoro. Voi come cercate di rendere il più sicuro possibile lo svolgimento delle attività lavorative nel settore portuale ?

“La prevenzione degli incidenti sul lavoro è un argomento importante e delicato allo stesso tempo, una delle parole d’ordine in Compagnia Portuale è proprio la sicurezza. Non si può non dire che il lavoro al porto ha una componente di pericolo maggiore rispetto ad altri settori lavorativi. Per questo è fondamentale la formazione. Nell’ultimo anno noi abbiamo assunto e formato circa 70 lavoratori interinali. Può sembrare una cosa semplice ma non lo è affatto. E per tornare al tema della pandemia, uno degli effetti più negativi che abbiamo accusato è stato il fatto che ci ha impedito di fare formazione per più di un anno, perché non potevamo avere contatti ravvicinati e utilizzare le sale. Ora siamo ripartiti e quotidianamente abbiamo due sale impegnate nella formazione. C’è una formazione di ingresso e una formazione che segue il lavoratore per tutto il suo percorso. Nella formazione investiamo moltissimo impegno, tempo e risorse economiche. La nostra formazione va di molto oltre quello che prevede la legislazione, facciamo molto di più di quello che sarebbe previsto.”

Quanto è importante il porto per la città di Ravenna? E si può pensare a una Ravenna senza il suo porto?

“Ravenna sta diventando una città sempre più portuale, e di questo ne sono molto contento. Storicamente Ravenna nasce come città agricola, non portuale come potevano essere Genova, Livorno, Venezia. Lì prima è nato il porto e poi la città si è sviluppata attorno allo scalo. Da noi il porto è stato costruito, impiantato, dopo. In questi anni il porto ha acquisito una rilevanza sempre maggiore, in particolare proprio in questi ultimi dieci anni anche grazie alle politiche che sono state portate avanti dall’amministrazione: si è sviluppata una sempre crescente consapevolezza nelle persone sull’importanza e le potenzialità del nostro porto, che è un perno sia economico che sociale per la nostra città. Quindi per rispondere alla domanda ritengo che oggi Ravenna non possa assolutamente prescindere dal suo porto.”

Quali sono attualmente le maggiori criticità del Sistema-Porto di Ravenna?

“Il porto di Ravenna essendo un porto canale entra all’interno della città, le attività portuali di conseguenza possono in alcune occasioni entrare in contrasto con altre attività cittadine. La sfida che dobbiamo vincere è proprio quella di riuscire a migliorare l’integrazione tra porto e città, potenziare il porto mantenendo però sempre un occhio di riguardo ad altre questioni come quella sociale, ambientale, turistica. Non si deve ragionare per compartimenti stagni ma favorire un sistema integrato in cui i vari settori che caratterizzano Ravenna si armonizzino e vadano a migliorare la qualità della vita dei cittadini e esercitare un maggiore appeal in ottica di attrazione e fruizione turistica.”

Iniziamo la parte dell’intervista in cui ci facciamo un po’ i fatti suoi, per conoscerla meglio anche dal punto di vista personale. Lei è diventato da poco papà per la prima volta a 43 anni. Questo le ha cambiato la vita, la prospettiva?

“Principalmente mi ha cambiato il sonno (ride, ndr). Sono cambiati i ritmi di vita, questo è inevitabile, ma è indubbiamente la cosa più bella che mi sia successa nella vita. Un figlio ti dà una percezione diversa del mondo, per la prima volta c’è qualcosa che è più importante di tutto il resto.”

Come se la cava a cambiare i pannolini?

“Sono il re (sorride, ndr).”

Denis di Martino

Io so che lei ha due grandi passioni, Vasco e l’andar per funghi… giusto?

“Sì, tra l’altro facciamo gli auguri a Vasco che il 7 febbraio ha compiuto 70 anni. L’ultimo suo concerto a cui sono andato è stato 3 o 4 anni fa, poi c’è stata la pandemia. Riguardo ai funghi, ho iniziato per gioco, poi è diventata una vera e propria passione. Essendo abbastanza spericolato una volta sono caduto e mi sono perfino rotto tre costole (sorride, ndr).”

Oltre a raccoglierli, li sa anche cucinare i funghi?

“Li so riconoscere e li so cucinare. Sono un discreto cuoco…”

La sua canzone preferita di Vasco?

“Liberi liberi.”

Nell’immaginario collettivo la figura del portuale si associa all’idea di un uomo rude, macho… È solo un luogo comune o c’è qualcosa di vero in questo stereotipo?

“Io non mi sento molto vicino a questo ritratto, del prototipo del macho mi sa che ho solo la barba. Qualche macho in Compagnia Portuale comunque ce l’abbiamo ancora… ma il lavoro del portuale è cambiato molto nel tempo. Esistono ancora delle mansioni di fatica, anche se cerchiamo di limitarle attraverso la formazione, l’addestramento e la professionalità. Direi che circa l’80% del lavoro viene svolto tramite l’utilizzo di mezzi meccanici, quindi il portuale moderno più che essere macho deve essere una persona professionalmente molto formata e in grado di guidare macchinari molto grandi. È più un tecnico che un facchino.”

Tradizionalmente c’è sempre stato un legame molto forte tra Compagnia Portuale e il Partito Comunista. È ancora così con gli eredi del PCI?

“Sì, tradizionalmente c’è sempre stato un legame, anche se questo connubio era molto più spiccato in altre città portuali come Genova e Livorno. La fase grillina dell’antipolitica ha contribuito in modo non trascurabile nell’indebolire questo legame. Oggi c’è un buon rapporto con l’amministrazione a guida Pd, questo è già molto importante.”

Dove sarà Denis di Martino tra dieci anni?

“Dove è adesso… (ride, ndr). Vorrei continuare a fare bene quello che faccio adesso. Questa è la mia ambizione.”

Insomma, come dice Jovanotti, lei è un ragazzo fortunato…

“Fortunato sicuramente, ragazzo forse un po’ meno… ma va benissimo così.”

Chiudo l’intervista a di Martino con una citazione che non ha bisogno di spiegazioni – “… e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino per la gente del porto io sono, Gesù Bambino…” – e con un aforisma (G. Martelloni, Twitter) “Si chiude una porta e si apre un porto. Ma devi essere pronto a salpare subito. Anche col vento contro.”

EcoCatania