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MA ALICE NON LO SA / Veronica Quarti, storica con piercing e tattoo, fra Mieli, Kennedy e il Passatore, Neri e Byron, che sogna una cena con Churchill

“L’imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi.” (Marylin Monroe)

“Il professor Johnston diceva spesso che se non sapevi la storia, non sapevi nulla. Eri una foglia che non sapeva di essere parte di un albero.” (Michael Crichton)

Prof. Keating (Robin Williams): «Cogli l’attimo.» «Cogli la rosa quando è il momento.» Perché il poeta usa questi versi? Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza, un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà. [indicando una foto antica nella bacheca dei trofei della scuola]. Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato: li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio di capelli, pieni di ormoni, come voi, invincibili, come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi, i loro occhi sono pieni di speranza, proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi ora, sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi. Ascoltateli. Sentite? Carpe… Sentito? Carpe… Carpe diem… Cogliete l’attimo, ragazzi… rendete straordinaria la vostra vita… (da “L’attimo fuggente”)

Veronica Quarti è nata nel 1993 a Lugo, si è laureata in filosofia a Ferrara facendo la tesi sull’omicidio Kennedy in storia contemporanea con il prof Andrea Baravelli. Poi ha conseguito la Laurea triennale in Storia e conservazione dei beni culturali presso l’Alma Mater a Ravenna. Infine una Laurea magistrale di Scienze Storiche – curriculum inglese Global Cultures sempre presso l’Alma Mater. È responsabile del Museo Dante di Ravenna. Cura la rubrica “Fata roba” su un giornale locale (Settesere) e conduce la trasmissione “Storicamente vero” in onda sulla radio web RSE live streaming. Collabora con il programma Rai di Paolo Mieli “Passato e presente”. 

Al liceo molti suoi insegnanti le sconsigliarono di proseguire gli studi, ma lei l’università la voleva fare, e quando ha manifestato l’intenzione di volersi iscrivere a filosofia il suo prof le disse: “ Ma te che problemi hai Quarti per buttarti in una cosa del genere?” I suoi prof le dicevano che era scarsa, mediocre, che l’università non faceva per lei. Ma lei non ha ascoltato nessuno, ed è andata avanti. E i successi che ha ottenuto nella sua giovane carriera dimostrano che, a conti fatti, aveva ragione lei. Niente è più odioso di quelli che stanno fermi e ti vogliono insegnare come correre. E la corsa di Veronica per ora è tutta in salita. Ecco la nostra chiacchierata.

Veronica Quarti
Veronica Quarti

L’INTERVISTA

Veronica, come è nata la sua passione per la storia?

“Lo studio della storia mi ha sempre affascinato perché permette di acquisire più strumenti per decifrare il mondo di oggi. Spesso si ha la percezione leggendo un manuale di storia di avere a che fare con un romanzo, che parla di situazioni e personaggi così lontani da noi da sembrare frutto di fantasia. Invece io cerco di calarmi nelle epoche e nei fatti che studio avendo sempre presente che c’è una continuità tra ciò che è avvenuto in passato e la contemporaneità. È come dare un significato più profondo anche alla nostra vita individuale, cercare radici, connessioni, stabilire legami di causa effetto. Non siamo fili d’erba nati per caso in un terreno incolto, ma ramificazioni e germogli che hanno radici profonde e studiando queste radici possiamo capire meglio non solo il mondo in cui viviamo ma anche noi stessi.”

Se potesse scegliere, che personaggio storico le piacerebbe essere?

“Robert Kennedy.”

E in che epoca storica avrebbe voluto vivere?

“Negli anni ’60, negli Stati Uniti: avrei combattuto le grandi battaglie per i diritti civili che hanno caratterizzato quel periodo. Mi piace l’idea di scardinare gli schemi sbagliati, frantumarli e avere la possibilità di cambiare le cose.”

E di che personaggio si sarebbe innamorata?

“John Fitzgerald Kennedy: non avrei saputo resistere al suo fascino (sorride, ndr).”

Kennedy

Come è nata la sua collaborazione con lo storico e divulgatore Paolo Mieli?

“Io guardavo “Passato e presente”, il programma in cui Paolo Mieli era affiancato da giovani storici. Un giorno, senza pensarci troppo, ho mandato una mail e poco dopo mi hanno ricontattato per un colloquio online, e così è iniziata questa avventura…”

E come è Mieli?

“Sembra molto severo ma sin dall’inizio mi ha messo subito a mio agio, e ci tiene molto a dare spazio e risalto ai giovani. Questa non è una cosa scontata e gliene va dato merito.”

Lei è una bella ragazza, ha piercing, tatuaggi: per questo è stata anche molto criticata e vittima di cyber bullismo sui social. Perché siamo ancora vittime della mentalità retrograda e stereotipata che una donna di cultura non possa allo stesso tempo avere anche un bell’aspetto e magari avere anche il piercing al naso?

“Ho ricevuto sempre tanti commenti negativi a questo proposito e praticamente sempre da parte di donne, dettati forse da invidia. Ma io non ho mai voluto cambiare per compiacere gli altri, sono sempre rimasta me stessa. Scrivevano commenti tipo “non si può vedere una storica con il piercing al naso”, si concentravano su quello piuttosto che sui contenuti dei miei programmi o dei miei articoli. Quello che dicevo passava in secondo piano, come se quel piercing fosse una nota stonata o addirittura di cattivo gusto. Il modo migliore per scardinare questa mentalità è non darla vinta a chi ti vorrebbe diversa da come sei .”

Se in un colloquio di lavoro le ponessero come condizione per assumerla il togliere il piercing lei che farebbe?

“Ci ho pensato più di una volta e rifiuterei, non tanto per il piercing in sé, ma perché trovo profondamente sbagliato che una cosa del genere venga usata come parametro per valutare la qualità del mio lavoro. Se faccio bene un lavoro voglio essere apprezzata per quello, non per come mi vesto o per i miei tatuaggi.”

Lei in un articolo per la sua rubrica “Fata roba” ha completamente rivisitato il personaggio del Passator cortese, definendolo passatore NON cortese… cioè ha scardinato un mito del folklore e della tradizione romagnola. Ci spieghi il motivo.

“Il lavoro dello storico richiede un approccio non condizionato da preconcetti, soprattutto se fondati su racconti tramandati di generazione in generazione, su cui la tradizione popolare ha spesso confuso e mischiato pezzi di verità con innesti folkloristici o frutto di fantasia. Io mi sono imbattuta in documenti storici sulla vita di Artusi e ho scoperto che Stefano Pelloni, il Passatore, aveva fatto razzie a casa sua, ha violentato una delle sue sorella, ha fatto vivere nel terrore le campagne romagnole compiendo anche omicidi. Insomma nella sua condotta di “cortese” c’è molto poco.”

E da dove nasce allora l’operazione di mitizzazione di questo personaggio?

“Lo si deve soprattutto a Garibaldi e alla tradizione romantica di fine ottocento che hanno proposto una narrazione volta a mitizzare la figura del brigante, una sorta di Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Ma lui e la sua banda non rubavano per aiutare i poveri, come vorrebbe la vulgata. Al massimo lasciavano qualche loro “avanzo” alle famiglie povere delle nostre campagne. Mio babbo scherzando spesso mi dice che con questo articolo ho mandato in rovina una buona metà delle aziende agricole romagnole, che usano come logo proprio l’immagine del Passator cortese (ride, ndr).”

La statua del Passatore
Romeo Neri

In un podcast di Rayplay, in cui ha collaborato con Matteo Cavezzali e Gianni Gozzoli, invece, si è occupata di una figura sempre del nostro territorio poco conosciuta, cioè Bruno Neri un calciatore vissuto all’epoca del fascismo. Ci parli un po’ di questo personaggio e del perché la sua storia merita di essere raccontata.

“Bruno Neri era nato a Faenza nel 1910, ha giocato nella Fiorentina e poi anche in nazionale. È importante prima di tutto per il suo rifiuto di aderire al fascismo, divenuto emblematico per una foto in cui tutta la squadra faceva il saluto romano e lui invece teneva il braccio abbassato. Ma non si è limitato a un gesto simbolico, ha partecipato alla lotta partigiana ed è morto combattendo. In una sua famosa frase affermò che “quando ti arriva la palla devi aver già pensato a cosa fare”. In oltre secondo varie fonti e documenti che abbiamo consultato possiamo ragionevolmente affermare che era omosessuale, questo non è una notizia degna di interesse in sé e per sé ovviamente, ma è interessante però sviscerare come era vissuta l’omosessualità ai tempi del regime fascista. Si viveva come una cosa da tenere segreta, da nascondere. Anche se nel codice civile fascista non c’era una norma che puniva l’omosessualità, di fatto però era una pratica comune da parte delle squadracce compiere azioni di violenza e intimidazione verso gli omosessuali.”

In questi giorni la Corte costituzionale ha bocciato il referendum sull’eutanasia legale (oltre a quello sulla legalizzazione della cannabis, ça va sans dire). Lei come valuta questa decisone?

“Io sono totalmente a favore dell’eutanasia legale, purtroppo nel nostro paese è ancora in atto un rapporto “tossico” tra lo stato italiano e il Vaticano. Ricordiamoci che i Patti lateranensi del 1929 non sono mai stati annullati, la religione cattolica di fatto è ancora religione di stato, se si toglie un crocifisso da un’aula scolastica succede un pandemonio.”

Nel suo futuro si immagina come una donna sposata, con dei figli, oppure no?

“Io sono felicemente fidanzata con Alberto, che fa l’antropologo, insegna inglese ed è una guida ambientale. Non parliamo ancora di matrimonio, ma nemmeno lo escludo in futuro.”

Lei crede in Dio?

“No, assolutamente no.”

Ci parli un po’ di “Storicamente vero”, il suo programma su RSE live streaming.

“L’anno scorso ogni puntata era dedicata alle ricorrenze storiche, quest’anno le puntate sono divise in due parti e hanno come protagonisti i personaggi storici, per esempio abbiamo parlato di Roosevelt, Maria Antonietta, Elisabetta di Baviera e prossimamente vorrei trattare anche JFK.”

C’è un personaggio con il quale sarebbe uscita volentieri a cena?

“Sì, Winston Churchill, senza dubbio.”

Che progetti ha per il futuro?

“Parteciperò alla rassegna teatrale “Storie di Ravenna” organizzata da Ravenna Teatro in collaborazione con il direttore della Biblioteca Oriani Alessandro Luparini. Io parlerò di Byron, il poeta inglese che ha vissuto a Ravenna e di cui è noto il  legame sentimentale con la contessa Guiccioli, che da questi luoghi ha tratto ispirazione per molti suoi componimenti. Oltre a Byron parlerò di un altro personaggio che è stato cruciale per la nostra città, e cioè Raul Gardini. Poi mi piacerebbe continuare a fare formazione nelle scuole, e perché no, fare l’insegnante.”

Ci dica un suo grande difetto e un suo pregio.

“Sono molto testarda, faccio fatica a perdonare se mi si fa del male. Quando dico basta è basta, non torno indietro. Ma quando voglio bene a qualcuno, voglio bene incondizionatamente.”

Cosa direbbe a un giovane che sogna di fare lo storico?

“Che è un periodo molto duro quello che stiamo vivendo, ma che a maggior ragione proprio per questo ha ancora più senso scegliere questa strada. Anche avendo tutti (o quasi) contro. Proprio come ho fatto io.”

Veronica Quarti

Commenti

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  1. Scritto da PORTER

    Complimenti vivissimi per l’ipotetica cena con Churchill, uno statista che mai avremo in Italia nei momenti difficili.

  2. Scritto da b

    PORTER, CHURCHILL, era inglese, un altra cultura, da noi non avrebbe funzionato, senza togliere niente a nessuno ognuno ha i suoi meriti e difetti