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MA ALICE NON LO SA / Eliachesuona, bullizzato e salvato dalla musica, “perché avevo bisogno di dare un nome a questo dolore”

«Si prova una vergogna tremenda ad essere vittima di bullismo, perché ad un certo punto cominci a pensare che ci sia un motivo per cui sei stato preso di mira» (Matt Reeves, regista e sceneggiatore).

Eliachesuona

«È facile diventare la preda di un bullo, bastano un paio di occhiali, oppure l’apparecchio ai denti, qualche chilo in più, o dichiararsi gay o lesbica. Dico sempre che nasciamo liberi e senza pregiudizi fino all’età della pubertà. Poi, per il resto della nostra vita, cerchiamo di curare le ferite che ci siamo procurati in quel periodo» (Conchita Wurst, cantante).

Elia Agostini alias “Eliachesuona” ha 25 anni, fa il cantautore e lavora come ingegnere informatico in un’azienda di Bologna. Ha vissuto fino a pochi anni fa a Ravenna, dove vive tutt’ora la sua famiglia. La sua è una storia di musica, di sofferenza e di rinascita. Si fa un gran parlare di bullismo e cyberbullismo, ma pochi in realtà raccontano testimonianze di esperienze vissute sulla propria pelle. Invece Elia, attraverso la musica, ha raccontato la sua infanzia e adolescenza segnate profondamente dall’essere stato vittima di bullismo da parte dei compagni di scuola, di fronte a un’omertosa e silente indifferenza degli insegnanti della sua scuola e dei genitori degli altri compagni. Tutti definivano le vessazioni psicologiche e in qualche occasione anche fisiche cui era sottoposto come bravate infantili: “Massì sò ragazzi, se la vedranno tra di loro”.

E intanto Elia subiva prese in giro, offese, maltrattamenti. Lo chiamavano “Obelia” (termine frutto della crasi tra obeso ed Elia). “Obelia” è poi diventato il titolo del suo primo album uscito nel 2019. Il suo secondo lavoro, composto durante il primo lockdown, è invece uscito qualche mese fa, e si chiama “Talpa dal muso stellato”, il video è sotto forma di cartone animato, e la talpa è la metafora di ogni vittima di bullismo. L’album è stato patrocinato dal centro nazionale contro il bullismo Bulli Stop.

Eliachesuona

L’INTERVISTA

Lei è stato vittima di bullismo. Mi parli di cosa ha subito.

“Ho subito episodi di bullismo per tutte le elementari e le medie. Prima a parole con offese di vario tipo e poi anche vessazioni fisiche: ruote della bicicletta sgonfiate, spintoni, fino ad un bacchetto che mi hanno infilato nell’orecchio. Nel testo del mio ultimo disco – “Talpa dal muso stellato” – ho paragonato la figura della talpa a un bambino vittima di bullismo e l’ho fatto tramite un flusso di coscienza basato su quello che la vittima vive. Volevo raccontare quello che ho vissuto da bambino. Iniziai ad accusare un certo tipo di persecuzione in seconda elementare, ero un bambino parecchio in sovrappeso e così iniziarono a darmi del ciccione e del finocchio, come dicevano loro, anche se in realtà, fin da piccolino ho manifestato la mia eterosessualità. Questo mostra che per la loro educazione, dare del gay a qualcuno era un’offesa pura e semplice come un’altra. Coniarono un nomignolo, “Obelia”, che è una crasi tra obeso ed Elia, che tra l’altro è diventato il nome del mio primo vero disco, uscito nel 2019.”

E poi?

“All’inizio mi prendevano “solo” in giro per il peso e nient’altro. Poi vollero emarginarmi, fecero sì che nessuno uscisse con me. I bulli erano pochi, due o tre, il resto della classe non si esponeva ma non mi ha mai difeso, faceva finta di niente. Poi iniziarono a perseguitarmi fisicamente. All’inizio, come dicevo, mi sgonfiavano le ruote della bicicletta, a volte mi strattonavano quando eravamo da soli, fino a quando mi infilarono il bacchetto nell’orecchio e finii all’ospedale. Per fortuna, non mi successe nulla di grave.”

Che messaggio vuole dare ai ragazzi vittima di bullismo?

“Di farsi aiutare da chi li può ascoltare: principalmente psicologici e Bulli Stop il centro nazionale contro il bullismo. Niente è così potente come parlarne e aprirsi con le altre persone. Non chiudetevi in voi stessi, non siete voi a dovervi vergognare, a dovervi sentire sbagliati.”

Il suo primo album “Obelia” che caratteristiche ha?

“Presenta tutta una serie di sonorità elettroniche che negli anni ho poi raffinato. Ci sono molto legato e ho tanti ricordi legati a quell’album. Negli anni ho ampliato i temi che tratto e ho fatto sì che diventassero più variegati, non solo legati alla mia interiorità, mentre Obelia è pregno di interiorità e di uno sguardo rivolto a me stesso.”

Dal punto di vista musicale qual è il suo genere di riferimento e quali i suoi ispiratori?

“Non ho un solo genere di riferimento, ne ascolto tanti e cerco di prendere spunto da ognuno di loro, in modo tale che pezzettino dopo pezzettino, io possa creare un puzzle che è il mio sound. Diciamo che attualmente il mio sound è un incontro tra Soul/RnB e Cantautorato italiano.”

Ci parli del suo ultimo lavoro.

“Talpa dal muso stellato è stata composta durante il primo lockdown. Dopo un lavoro di due mesi ho creato la prima stesura del testo e della base. A quel punto, ho proposto a Kassie Afo, giovane produttore di Novara, col quale avevo già composto un pezzo, di accompagnarmi nel lavoro di produzione e dopo sei mesi di lavoro e creazione di diverse versioni, lo abbiamo completato nella sua forma definitiva. Per quanto riguarda il video, ho un team di collaboratori: Nicola Bianchi che si è occupato della parte di motion design e Alyssa Sermidi che si è occupata di tutta le illustrazioni. Ognuna di queste persone mi ha lasciato qualcosa, e penso sia iniziato con ognuno di loro un percorso artistico e di amicizia che non finirà con questa esperienza.”

Nel video sotto forma di cartone animato lei fa diversi riferimenti alla cultura cinematografica, ci faccia qualche esempio.

“Sì, ci sono riferimenti e citazioni ispirati a Fight Club, Suspiria, Matrix, e altri che scoprirete guardando il video, non voglio svelare troppo!”

Torniamo al periodo più brutto. C’è qualcuno che in quel periodo l’ha supportata?

“I miei mi sostennero in tutti i modi. Andarono a parlare con i genitori dei bambini, i quali negavano tutto. Andarono a parlare con i professori che in continuazione dicevano frasi del tipo “sono solo ragazzi”. Nessuno fece mai nulla, a parte un amico che si chiama Michele e che tutt’ora è il mio migliore amico. Così all’inizio iniziai a prendere ulteriore peso, tant’è che alle medie pesavo molto. Facevo fatica a lavarmi, ad uscire di casa, a cambiarmi, a conoscere persone, e mi isolavo nella musica.”

La musica per lei è stata una terapia e una salvezza.

“È solo grazie alla musica se oggi riesco a raccontare quello che mi è successo. In questa storia non c’è nessuno che ha vinto, ma solo persone che hanno perso. Loro hanno perso il fatto che non sono stati educati ad amare il prossimo e probabilmente non lo impareranno mai. Io ho perso il fatto che per i primi dieci anni della vita non sono riuscito a farmi amici, non ho provato cosa volesse dire avere un’infanzia tranquilla e spensierata. Ho lottato col cibo per anni e probabilmente, lo farò per tutta la vita. Ho dovuto scoprire cosa sono la depressione, e cos’è l’ansia per poi imparare a conviverci, ma questo, ora posso dirlo, mi ha reso più forte.”

Da qui la collaborazione con Bulli Stop?

“Sì, ho voluto con il brano della Talpa legare all’attività di promozione anche un’attività sociale. In questo progetto sarò affiancato dal Centro Nazionale Contro il Bullismo – Bulli Stop, il quale ha deciso di patrocinare il brano e al quale ho proposto un progetto di sensibilizzazione sul bullismo.”

Progetti per il futuro?

“Suonare tantissimo e fare di quest’arte una professione.”

Eliachesuona

TALPA DAL MUSO STELLATO

Sono la talpa dal muso stellato
Una talpa con il muso scarlatto
Sono la talpa dal muso stellato
Una talpa con

Come va?
Ti vedo un po’ strano
Questa è la cantilena che sento cantarmi da lontano
Non è una situazione facile
Butto giù magoni che ho la gola di un pellicano
Vedi che strano
Ti sento bastian contrario
Le tue botte non sono motivo di scarno interesse
Per la vita che analizzo come fossi uno scienziato forense
Volevo solo
Finire più in fretta possibile ste scuole
Che son per me fosse
È strano che forse
Il peggio non sei tu anchе se mi umili
Ma senza saperе forse
Che umili solo te stesso
Anche se mi ritrovo steso qui nel bagno con un occhio nero
Come un buco da cui non esco

Rit
Sono la talpa dal muso stellato
Una talpa con il muso scarlatto
Se mi cerchi e non mi trovi
Sono diverso dagli altri
Ma sono la talpa dal muso stellato
Una talpa con il muso scarlatto
Se mi cercherai e non mi troverai
Sai
Sono diverso dagli altri

Fin da piccolo fermo a schivare proiettili
Voi per me avete sembianze di rettili
Non è possibile che proprio io
Vi debba ricordare di questo oblio
Vi schivo come se fossi neo
Sai
Bambini uccisi non bastano per smuovere le coscienze di questa nazione
A tutto questo i bambini non sanno dare un nome
Glielo do io
Si chiama bullismo e l’indifferenza genera inquinamento come l’indifferenziata

Rit
Sono la talpa dal muso stellato
Una talpa con il muso scarlatto
Se mi cerchi e non mi trovi
Sono diverso dagli altri
Ma sono la talpa dal muso stellato
Una talpa con il muso scarlatto
Se mi cercherai e non mi troverai
Sai
Sono diverso dagli altri

Bulli Stop

 

“Oggi vi racconto una storia. La faccia mia è seria e a tratti cupa, perché c’ho messo anni ad avere la forza di raccontare.

Mettiamo che io sia stato un ragazzino sovrappeso, impacciato e un po’ disilluso nei confronti della vita. Mettiamo pure che io abbia sempre avuto un modo di pormi un po’ “femminile”, che cazzo poi voglia dire non lo so, ma questo mi è stato attribuito da quando sono nato.

Mettiamo che io sia stato nella scuola sbagliata in cui potevo capitare e mettiamo che solo per una mia conclamata diversità, io sia stato bullizzato per tipo 8 anni della mia vita. Poi mettiamo pure che per questo ce ne abbia messo più di altri 10 per riprendermi e capire cosa mi fosse successo.

Sarebbe assurdo vero? Beh, ahimè, non lo è. E io riesco a parlarne per la prima volta solo a 25 anni.

C’ho messo anni a contornarmi di persone che mi capissero e ho ingoiato merda negli anni in cui un ragazzo dovrebbe essere spensierato.

Avevo due modi di reagire: lasciarmi trafiggere dal rancore e crollare, dando la colpa agli altri di tutto ciò o lavorare come le piante, ingoiare anidride carbonica e rilasciare ossigeno e questo ho scelto, perché forse in fondo questo fa l’artigiano: plasma il disordine.

Un grande amico e artista ha scritto una cosa bellissima: “Se ci mischiassimo con il caos e lasciassimo che il caos diventi ordine?”, beh, se davvero io fossi un’artista, forse è questo il motivo per cui ho iniziato a scrivere: per fare ordine, per creare personaggi, perché avevo bisogno di dare un nome a questo dolore e dialogarci profondamente.”

(Elia Agostini, Eliachesuona)