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MA ALICE NON LO SA / Marco e Daniela Bravura dalla Russia con amore, una vita da ribelli in cerca della libertà. Da Ardea Purpurea alla nuova opera in Darsena a Ravenna

“Tutto considerato, al mondo ci sono solo due tipi di uomini: quelli che stanno a casa e quelli che non ci stanno” (J. R. Kipling). “La mia natura è di vedere in positivo. Attraverso la bellezza cerco di raccontare il presente con lo spirito di speranza che solo la bellezza può far arrivare. Se fin qui si è creduto che la bellezza avrebbe potuto salvare il mondo, penso sia tempo che debba essere il mondo, cioè noi, a salvare la bellezza rimasta” (Marco Bravura).

Marco Bravura è nato a Ravenna nel 1949. Ha conosciuto la compagna della sua vita, Daniela a soli 15 anni, e con lei ha avuto 3 figli. Daniela non è solo sua moglie: è sua complice, amica, compagna di mille avventure e di mille tuffi nel vuoto. Perché hanno la stessa natura: hanno condiviso l’anticonformismo, lo stile di vita hippy, la ricerca spirituale, da ultimo la vita in Russia. E Daniela è anche sempre stata la sua Musa. Marco Bravura è uno degli artisti italiani più importanti a livello internazionale, in particolare per le sue sculture e le sue opere musive. La sua opera più rappresentativa è l’Ardea Purpurea, di cui esistono due esemplari: uno a Beirut e l’altro a Ravenna.

Ha collaborato con Tonino Guerra in più occasioni, tra le quali spicca la realizzazione della fontana Il Tappeto Sospeso a Cervia. La sua casa è dove c’è la sua bottega. Essere troppo attaccati alle proprie radici impedisce di ampliare i propri orizzonti, per questo Marco Bravura si definisce un’anima ‘nomade’, e afferma “non riesco a stare troppo tempo fermo in un posto, perché la mente si atrofizza, lo spirito si fiacca e l’anima così come l’arte si nutre di stimoli nuovi, di territori inesplorati, di curiosità.”

A causa del conflitto in Ucraina Marco e Daniela Bravura sono rientrati da poche settimane dalla Russia, dove hanno abitato per 12 anni per la maggior parte del tempo. Mi accolgono nella loro casa, adiacente all’atelier di Marco, che ho l’onore di visitare potendo vedere in anteprima l’opera a cui sta lavorando e che sarà collocata in Darsena a Ravenna.

Ci sediamo tutti e tre sul divano, Marco si prepara una sigaretta col tabacco, et voilà, l’intervista.

Marco Bravura
Marco Bravura

L’INTERVISTA

Entriamo subito nel vivo: come è andato il rientro dalla Russia?

“Siamo partiti quando già era stato sospeso il traffico aereo, quindi abbiamo viaggiato in treno e in pullman, da Mosca a San Pietroburgo in treno, da San Pietroburgo in pullman fino all’Estonia, da lì a Francoforte e da Francoforte a Bologna. È stato un viaggio di due giorni abbastanza impegnativo. Ma l’importante è che siamo arrivati sani e salvi.”

In questi ultimi mesi e settimane voi avevate percepito che tiravano venti di guerra? O il conflitto è stato un fulmine a ciel sereno?

“Era nell’aria da settimane. A noi che ci informavamo su internet arrivavano notizie sul fatto che secondo gli americani ci sarebbe stato un attacco imminente all’Ucraina, ma i russi pensavano che fosse solo propaganda e che non ci sarebbe stata nessuna guerra. Fino all’ultimo ne sono stati convinti, e penso che la maggioranza della popolazione non condivida la decisione di Putin.”

Voi da quanti anni vivevate in Russia?

“Da 12 anni viviamo in Russia otto messi all’anno. Tornavamo in Italia solo per le feste e in estate.”

Come mai avete scelto la Russia?

“In realtà è la Russia che ha scelto noi (sorride, ndr). Quando stavo lavorando all’Ardea Purpurea a Beirut, si presentò un imprenditore russo, un importatore di ceramiche dall’Italia. Aveva la passione per il mosaico e voleva fare una rivista ad esso dedicata. Quindi iniziò a farmi la corte, mi invitò in Russia varie volte, io gli chiedevo ‘ma cosa vengo a fare lì?’ e lui mi diceva ‘vieni a fare quello che vuoi!’. Io ero inizialmente non troppo convinto, ma alla fine accettai il suo invito. Effettivamente mi si prospettò una situazione ideale, mi venne messo a disposizione un atelier, e a Daniela venne affidata la direzione della rivista “Solo Mosaico”, dedicata alla storia dell’arte musiva sia antica che contemporanea.”

Come vi siete trovati in questi anni nella Russia di Putin?

“Noi italiani siamo molto benvoluti. C’è molto rispetto e interesse per l’arte e la cultura italiana e in quanto artista ho conosciuto il Governatore della regione del Kaluga Anatoly Artamonov, che mi ha conferito la medaglia di terzo grado per meriti artistici e culturali, nel 2019. Prima abitavamo a Balabanovo nella zona industriale di Mosca, poi nella cittadina di Tarusa, situata nella regione Kaluga e distante circa un centinaio di chilometri da Mosca. La qualità di vita era ottima e questa cittadina è immersa nella natura, un posto molto bello.”

Avete mai avuto la percezione di vivere in una “democrazia anomala” o, meglio, un regime?

“Nello svolgimento delle attività della vita quotidiana non si ha la percezione di una limitazione delle libertà. Questa percezione si avverte quando analizzando lo scenario politico ci si trova di fronte al dato incontrovertibile sull’assenza di un’opposizione a Putin. Loro l’opposizione la chiamano dissidenza. Quindi anche solo per questo la Russia non è una democrazia. Sicuramente è un paese però in cui si è lavorato molto sull’ordine sociale, sulla sicurezza. Si può girare di notte senza la paura di subire violenza. Io ho vissuto anche negli Stati Uniti e lì era impensabile uscire di notte senza temere per la propria incolumità.”

Putin a parte, che paese è la Russia? Immagino sia molto affascinante…

“Estremamente affascinante sì… È un ponte tra l’Oriente e l’Occidente.”

E di questo conflitto che idea vi si siete fatti?

“La mia opinione è che l’attacco di Putin all’Ucraina è inammissibile, da qualsiasi punto di vista. Questa guerra ricorda molto quelle del secolo scorso, anche per le modalità di combattimento che non avremmo mai pensato di rivedere. Le trincee, i sacchi di sabbia, i cecchini appostati nelle vie delle città. Facciamo fatica ad evolverci. L’uomo si è evoluto in mille cose, dalla medicina all’economia alla tecnologia ma in guerra rivela il suo lato più primitivo e brutale. Una cosa che ci tengo a dire è che non bisogna assolutamente fare l’errore di confondere il popolo russo con Putin. Anche il popolo russo è in qualche modo una vittima di Putin.”

Facciamo un tuffo nel passato: voi vi siete conosciuti e innamorati da giovanissimi, come nacque il vostro amore?

“Daniela aveva 14 anni e io 15. Abbiamo fatto insieme l’esame di terza media perché io ero ripetente. Daniela mi passò il compito di latino, erano due compiti diversi, quindi lei prima fece il suo poi fece il mio, lo mise in una penna stilografica e la fece cadere per terra… In realtà avevamo passato l’estate insieme perché mia madre aveva incaricato Daniela di darmi lezioni di latino, dato che era bravissima.”

Interviene Daniela. “Però abbiamo passato l’estate non a studiare latino ma a fare altre cose (ride, ndr)”.

Marco. “Poi Daniela a 15 anni rimase incinta…”

E i vostri genitori come hanno reagito?

“Era il 1965, quando i genitori scoprirono che Daniela era incinta era già di 5 mesi e mezzo, venne portata via nottetempo a Rimini, avvolta in una mantella. Da quel momento per i tre anni seguenti ci siamo visti una volta all’anno, fino a che siamo diventati maggiorenni. Poi io sono andato a fare l’Accademia a Venezia, suo fratello è andato a fare il militare a Padova e con la scusa di andare a trovare suo fratello in realtà veniva a Venezia. In quel periodo è rimasta incinta della nostra seconda figlia Dusciana. Poi ci siamo sposati, quando Paolo aveva già 4 anni. Un giorno mio padre mi disse: ‘Dai, questo Natale vieni da noi con la tua famiglia’. E io gli risposi: ‘Tutta?’. E lui: ‘Sì, tu la Daniela e Paolo’. E io di rimando: ‘A dire il vero ce ne sarebbe un’altra…'”

Ah, la toccò piano, come si suol dire!

“Siamo sempre stati due ribelli.”

A proposito di ribellione, quelli erano gli anni della contestazione, come l’avete vissuta?

Daniela. “Pensa che Marco una volta ha occupato l’Accademia di Venezia da solo!”

E Marco aggiunge. “Anche quella di Palermo! Erano anni ribelli e noi li abbiamo vissuti pienamente. Da veri hippy. Per alcuni anni ogni inverno avevamo preso l’abitudine di andare alle Canarie, io non amo il freddo (e poi sono finito in Russia, ironia della vita). Eravamo sempre in viaggio, nomadi, itineranti, girovaghi. Passavamo dall’America all’India, nel ’71 eravamo in Afghanistan, siamo sempre stati attratti dall’Oriente in particolare (mentre parlano di quegli anni a entrambi brillano gli occhi, ndr).”

Marco Bravura
Marco Daniela Bravura

C’è mai stato un momento di delusione dopo quegli anni animati da grandi ideali e caratterizzati dall’entusiasmo e dalla spensieratezza?

“No, Je ne regrette rien… (sorride, ndr). La nostra vita è stata ed è una ricerca continua, ricerca spirituale, artistica, ricerca di libertà.”

Dopo la stagione dei figli dei fiori, negli anni ’70 alcune frange estremiste del movimento giovanile hanno imbracciato la via della lotta armata, voi come avete vissuto questo passaggio?

“Ci sono stati nostri amici che hanno intrapreso quella strada, quella della lotta armata, alcuni poi sono andati in Francia. Noi siamo sempre stati pacifisti, quindi aborrivamo questa deriva. Ma è stata una stagione complessa, A volte bastava una frequentazione sbagliata a trascinarti negli ambienti che portavano avanti la lotta armata. Ripeto, per fortuna noi da questo pericolo eravamo immuni, perché da buoni sessantottini hippy eravamo intrisi di cultura pacifista, di ‘fate l’amore non fate la guerra’ e questo ci ha messo al riparo dall’avere anche solo la tentazione di scivolare in quelle derive. Noi eravamo stati sempre impegnati politicamente, e gli anni di piombo ci hanno portato a percorrere altre strade, come quella della ricerca spirituale.”

Ricerca spirituale che si è concretizzata in quali modi?

“Eravamo animati dalla ricerca ‘del divino’, un maestro indiano ci insegnò la pratica della meditazione trascendentale, attraverso cui si entra in contatto con la parte più profonda della propria interiorità. Ancora oggi pratichiamo la meditazione e questa è stata ed è una fonte per noi di grande serenità.”

Marco Bravura

Ardea Purpurea è una delle opere d’arte più rappresentative di Ravenna, mi racconta la genesi di quest’opera?

“Ravenna Festival aveva organizzato un concerto a Beirut. I libanesi hanno espresso alla signora Muti l’esigenza di ‘qualcosa di concreto’ come suggello di questo percorso di amicizia e solidarietà. Allora mi contattò lo staff del Ravenna Festival per coinvolgermi in questo progetto. Io gli mostrai il modellino dell’Ardea Purpurea e a loro piacque… quindi la prima Ardea è quella che creai per Beirut, inaugurata nel 1999. Poi sempre Cristina Mazzavillani Muti mi disse: ‘Sarebbe bello se ce ne fosse una anche a Ravenna’. Come metafora di un ponte ideale tra Oriente e Occidente, di fratellanza e unione tra i popoli. Allora iniziai i lavori della seconda Ardea, più grande di quella di Beirut. Quella che si trova in Piazza della Resistenza a Ravenna.”

Cosa rappresenta metaforicamente l’opera?

“L’ispirazione principale si radica nella simbologia orientale dell’araba fenice, che rinasce dalle proprie ceneri. Però invece di rappresentare l’uccello, mi sono concentrato sull’elemento delle ali. Per l’opera di Beirut ho usato come base le macerie della guerra, e le ali sono un simbolo di rinascita, in questo caso dalla guerra. Ma ognuno può dare il suo senso alla rinascita, è un concetto potentissimo proprio perché ciascuno di noi nella sua vita ha attraversato una propria rinascita, a volte anche più di una, e ogni rinascita è diversa da tutte le altre.”

Dei suoi tre figli chi è quello che le somiglia di più e magari ha seguito le sue orme?

“Dusciana. A Paolo e Vijay non gliene poteva fregare di meno. Dusciana fin da bambina disegnava, io non l’ho mai forzata, ha sviluppato la passione per l’arte autonomamente.”

Una curiosità: il nome Vijay cosa significa?

“È un nome indiano, che significa Vittorio. Infatti il nome completo è Victor Vijay.”

Mi parli della scultura a cui sta lavorando, il pallet che sarà esposto in Darsena. Mi faccia fare lo scoop (e stavolta sorrido io).

“Già il nome dell’oggetto pallet è un termine internazionale e il suo compito è di facilitare il trasporto e lo stoccaggio di qualsiasi materiale. La sua storia è recente: dall’ambito militare, per il quale venne creato negli anni ’40, il passaggio a quello civile ne aumentò inarrestabilmente il successo, dagli Stati Uniti a tutto il mondo. Il passo ulteriore fu di abilitarne la libera circolazione, in altre parole i pallet viaggiano senza documentazione che li contraddistingua, come fu invece in un primo periodo, sono cioè ‘materiale a perdere’, interscambiabile. Fra le innovazioni tecnologiche appare forse modesta, ma il numero di pezzi prodotti ogni anno (milioni e milioni) lo pone fra i più utilizzati, imprescindibili e conosciuti strumenti dell’odierna logistica. La scultura a torre formata da pallet sovradimensionati termina con un pallet totalmente in oro mosaico, un quasi ready-made pensato per la Darsena di Ravenna nelle cui vicinanze sorgeva l’antico porto di Classe. Un porto che in epoca romana e bizantina fece di Ravenna un’autentica porta verso l’Oriente. La possibilità di viaggiare liberamente ovunque è il tratto distintivo dell’oggetto pallet sufficiente ad ispirarmi questa scultura e che per il mio sentire supera ampiamente la sua modesta apparenza.”

Come ha ritrovato Ravenna dopo tanti anni (anche se non si è mai assentato del tutto tornando qui due tre volte all’anno)?

“È cambiata in meglio, funziona tutto bene, è una città accogliente. C’è ancora un po’ di provincialismo, questo è l’unico appunto che mi sento di fare.”

Quando sarà possibile pensate di tornare in Russia per voi?

“Sì, ci piacerebbe… Quando l’incubo della guerra sarà finito.”

Marco Bravura

Commenti

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  1. Scritto da Mauro Mazzotti

    Bravi Daniela e Marco M.M.

  2. Scritto da Liliana Calzolari

    Due persone speciali,che ho avuto il piacere di conoscere…un tipo bellissimo lui .. affascinante…e lei Daniela, bella e con una personalità che si impone con dolcezza,tre figli splendidi veramente belli e simpatici…👏👏👏❤️